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Massimo Bagnato: l’esasperazione del comico

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Ti ritrovi a ridere, e dopo un po’ ti chiedi perché lo stai facendo. Si passa dalla risata gongolante perché tanto questa non tutti l’avranno capita, a quella obbligata...

Ti ritrovi a ridere, e dopo un po’ ti chiedi perché lo stai facendo. Si passa dalla risata gongolante perché tanto questa non tutti l’avranno capita, a quella obbligata, perché proprio non puoi trattenerti anche se ti senti un po’ deficiente a ridere di fronte ad un pupazzo. E’ la bravura del cabarettista a far la differenza tra uno spettacolo mediocre ed uno di alto livello. Perché lì c’è solo un palcoscenico e al massimo qualche costume. Poi, c’è il pubblico che non si tira indietro davanti al suo compito di giudice.
Non esiste un unico modo di intendere la comicità, però esistono dei cliché a cui poter attingere per assicurarsi un buon risultato. Ma si può individuare un’altra strada, certo più difficile, e per questo percorsa più raramente: quella dell’originalità. Non si tratta solo di avere la capacità di inventare nuove gag. La particolarità consiste nello stravolgere l’intero assetto intorno a cui ruota l’effetto-risata. Non raccontare la quotidianità dunque, ma spiazzare continuamente chi ascolta portando la comicità ad uno stadio surreale. La battuta è sospesa, spesso non viene neanche detta apertamente. Più che situazioni che ispirano ilarità, si punta sulle sensazioni suscitate. Massimo Bagnato è un maestro in questo. Trentaquattro anni, una lunga gavetta alle spalle, questo comico romano ha il merito di aver inventato qualcosa di nuovo. Non è semplice riuscire a fare della demenzialità una comicità che si scorge intelligente nel momento in cui si intuisce il ragionamento che vi è alla base. Negli anni ha sviluppato un modo tutto suo di fare il comico, puntando essenzialmente su un elemento: l’esasperazione. Prepararsi un numero, e ripeterlo innumerevoli volte. Si ride perché si vorrebbe farlo tacere, si ride perché non si può credere che stia davvero ricominciando daccapo. Questo avviene ad un primo livello. Solo dopo si apprezza il suo uscir fuori dai soliti schemi, e il coraggio che questo lancio ha richiesto, come avviene in tutti i campi.
E’ stato Maurizio Costanzo – di cui Bagnato è stato ospite diverse volte nelle sue trasmissioni -, a dir di lui che era un genio o un idiota. Questa affermazione probabilmente un po’ troppo forte serve se non altro a chiarire che il suo stile non consente posizioni intermedie: o piace, o non piace. Punto e basta.
Nell’incontrarlo al TinaPika, storico locale del cabaret nella capitale nel quale si esibisce, si è immediatamente travolti dalla sua personalità vulcanica. Questo è quanto si dice di un artista; di chiunque altro si sarebbe detto che è un fiume in piena di parole e idee senza pausa per respirare. La tentazione iniziale è quella di buttare il taccuino con le domande preparate e lasciarlo andare a ruota libera. Poi però diventa impellente la necessità di arginarlo in qualche modo, rassegnandosi comunque all’idea che non sarà un’intervista come le altre. Arrivando alla conclusione che non è detto che questo sia un fatto negativo. Ed infatti si arriva piacevolmente ad una carrellata di personaggi del passato, alcuni veri ed alcuni falsi persino presentati da una fasulla biografia. Poco alla volta si insinua il dubbio della presa in giro, ed una volta identificati a fatica alcuni nomi di fantasia mischiati ad altri reali si arriva a mettere in dubbio quelli dati per scontato in precedenza. No, non è facile intervistare un artista. E poi si è distratti da tutto quel movimento nel camerino, se così si può chiamare una stanzetta ingombra di quadri di attori – tra questi ovviamente spicca Totò – che dà direttamente sul palco. La serata prevede altri comici e piano-bar, e tutti devono passare da lì. “Certo – dice Bagnato – che è cambiata la situazione dei locali rispetto a qualche anno fa. Prima si lavorava dal martedì al sabato, senza contare le feste private. Oggi se i locali lavorano tre giorni a settimana è tanto. Sarà che circolano meno soldi”. Questo significa meno spazio per collaudare nuovi esempi di comicità, e soprattutto meno spazio per i giovani. E’ chiaro: il locale non vuole rischiare il flop con attori emergenti, ma nelle poche serate dedicate al cabaret vuole andare sul sicuro. E con Massimo Bagnato si può star tranquilli: quando entra in scena il palco è suo, e riesce a coinvolgere anche il difficile pubblico del sabato sera, quello che aspetta l’una perché si spengano le luci e inizi la discoteca. Lavoro unico quello del comico, stimolante e talvolta gratificante, ma, alla fine, pur sempre un lavoro. “Ci sono serate – confida l’artista – in cui ti diverti, altre in cui si inserisce il pilota automatico”. E’ qui che si riconosce la professionalità. Nel non lasciar intuire di che tipo di serata si tratti.

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