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Genio italico: il coglioliva di Duilio Monti

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Per la penisola si aggira un genio che da Leonardo a Marconi, passando per Galileo, ispira l’inventiva dei suoi abitanti.

Per la penisola si aggira un genio che da Leonardo a Marconi, passando per Galileo, ispira l’inventiva dei suoi abitanti. È il genio italico responsabile della registrazione annuale di migliaia di brevetti tra i più disparati e creativi. Da qualche parte, in qualche provincia sperduta d’Italia, in questo preciso istante, il genio sta ispirando qualcuno. Molto probabilmente un’invenzione che non ci cambierà la vita, ma almeno ce la migliorerà. Nella maggior parte dei casi queste nuove invenzioni restano sconosciute ai più, nel senso che non raggiungono una produzione industriale, poi dieci anni dopo qualche progettista giapponese o tedesco compra il brevetto e diventa milionario. È per questo motivo che voglio descrivervi una di queste invenzioni bistrattate ingiustamente. Andiamo quindi in Umbria, nel sud, nella provincia di Terni, tra le frazioni di Amelia, la cittadina con le splendide mura ciclopiche, c’è Montenero dove abita Duilio Monti, il genio locale. All’ingresso del paesino, proprio dietro il cartello con scritto MONTENERO, c’è un altro cartello scritto a mano in verde: A 500 METRI COGLIOLIVA. Sulla sinistra, seguendo una freccia dopo i cinquecento metri, si scende per una ripida discesa al cui termine si apre un grande garage trasformato in officina. Nel momento della nostra visita, l’officina è piena di contadini burberi che azionano e provano degli strani spazzoloni meccanici. Questo spazzolone è il famoso “coglioliva”, l’invenzione di Duilio Monti anche nota come “Olivar”, lo strumento, inventato nel 2001, che ha cambiato il modo di raccogliere le olive per migliaia di coltivatori del centro-italia, che l’hanno acquistato. L’Olivar è esteticamente molto bello: è formato da un tubo telescopico in vetro resina allungabile fino a quattro metri al cui termine è fissato una sega elettrica Bleck&Decker collegata a delle spatole flessibili di plastica bianca. L’intuizione che ha fatto gridare “eureka” al Monti è stata molto semplice: sfruttare il movimento della sega per azionare una mano di gomma che aprendosi e chiudendosi fa cadere le olive dagli alberi senza rovinarle. Questo braccio meccanico è silenzioso e leggero. Sembra un’opera d’arte: starebbe a pennello esposto alla Biennale di Venezia. Ma perché proprio un coglioliva elettrico? In questo periodo tutte le campagne d’Italia sono unite dalla stessa incombenza: la raccolta delle olive. È incredibile come questa coltivazione sia presente su tutto il territorio nazionale dalla Puglia alla Liguria. Infatti l’olio extra vergine è un lusso a cui nessuno vuole rinunciare. Un lusso perché è molto costosa e lunga la raccolta, da fare assolutamente a mano a causa dell’irregolarità delle piante. In Spagna si sono inventati delle macchine che scuotono alla base il tronco dell’albero, ma a lungo andare lo rovinano. In Puglia, grazie alla pianura, montano sui trattori dei bastoni meccanici che bacchettano i rami. In Tunisia hanno abbattuto i costi facendo raccogliere le olive dall’esercito. Ma per il resto, la raccolta delle olive si deve fare a mano stendendo sotto gli alberi delle reti e salendo sui rami con le scale o come le scimmie. Ma salire sugli ulivi è fonte di incidenti e cadute spesso con conseguenze dannose. Proprio quest’anno, in Toscana, molti raccoglitori sono stati multati perché sprovvisti di una assicurazione privata. Lo Stato, pare, non vuole sobbarcarsi le spese mediche per gli incidentati da oliva. È qui che il genio italico, nella persona di Duilio Monti, interviene a risolvere il problema. Con la sua invenzione, si evita di salire sugli alberi e si dimezzano i tempi di raccolta. Inoltre lo strumento è alimentato solo da 47 volt, quanto una lampadina per intenderci. Tutte queste informazioni il signor Monti me le dà seduto al suo tavolo da lavoro, mentre sta squagliando con un phon una barretta di colla. Dietro di lui ci sono tutte le scatole vuote dei trapani. Davanti, tutti in fila, i colgioliva fabbricati a mano, aspettano i compratori. Si tratta di un artigianato molto particolare. In un momento di orgoglio il Monti si vanta di averne venduti più di cinquecento nel 2002, l’anno di maggior produzione, ognuno a seicento euro. Insomma una bella sommetta.

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