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Agostino Ferrente: “Un lieto fine per l’orchestra di Piazza Vittorio”

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Alle 19 già 150 biglietti erano stati venduti. E senza prenotazione telefonica; questo vuol dire che un numero considerevole di spettatori si è assicurato personalmente un posto per lo spettacolo serale.

Alle 19 già 150 biglietti erano stati venduti. E senza prenotazione telefonica; questo vuol dire che un numero considerevole di spettatori si è assicurato personalmente un posto per lo spettacolo serale. Non male considerando che le poltroncine sono in tutto 300 e che mancavano ancora due ore all’inizio dell’ultima proiezione. Sì, è vero che al cinema “Nuovo Sacher” di Nanni Moretti si respira un’amichevole atmosfera di fratellanza comune a molti ambienti di sinistra – unici luoghi a parte qualche passerella di alta moda d’élite in cui è possibile vedere pantaloni color salmone indossati con disinvoltura. Si potrebbe credere ingenuamente che i numeri qui siano vissuti come un pensiero superfluo da lasciare volentieri agli altri. Ma non è così: alla fine della giornata i numeri contano, eccome.
Ci ha visto giusto Nanni Moretti nel voler riproporre nella sua sala il docufilm – o documusical se si preferisce – “L’Orchestra di Piazza Vittorio”, distribuito dalla Lucky Red nei cinema a settembre dopo esser stato accolto con entusiasmo al Festival di Locarno. Un film inizialmente auto-prodotto, legato ad un progetto che ha coinvolto intellettuali, artisti e militanti uniti nell’Associazione Apollo 11. Questi gli elementi della storia: un cinema da salvare dalla trasformazione in Sala Bingo e l’idea di creare un’orchestra multietnica. Se poi si specifica che il cinema in questione era l’unico del quartiere Esquilino a Roma, e che Piazza Vittorio Emanuele è la zona a più alta densità di popolazione straniera, si può intuire il collegamento tra questi due progetti. Creare un ritrovo culturale da restituire al quartiere, in cui proiettare magari vecchi capolavori che i cinema – occupati con le prime visioni – ormai ignorano, e farlo diventare anche un punto di incontro per coinvolgere i molti stranieri che vivono nei dintorni. Questo l’obiettivo iniziale che Agostino Ferrente, documentarista e Presidente dell’Associazione, puntava a raggiungere. Ma non ha esitato ad appassionarsi anche ad un’idea proposta da Mario Tronco, tastierista degli Avion Travel: riuscire a raggruppare musicisti provenienti da diverse parti del mondo con diversi background musicali, e tirare su dal nulla un’orchestra. Inizia così una estenuante ricerca di musicisti stranieri, ed è subito chiaro che non è così facile trovarne. Perché non cercavano dilettanti, ma la parte più ambiziosa del progetto prevedeva il fatto che fossero coinvolti solo professionisti. Senza contare poi le difficoltà derivanti da tutt’altri motivi. Era da poco passata la fatidica data dell’11 settembre, e gli immigrati non avevano molto piacere ad essere avvicinati da due italiani che li sottoponevano a strane domande. Avevano paura che si trattasse di poliziotti in borghese. Con molta pazienza e grazie al passa-parola sono riusciti comunque in pochi mesi a mettere insieme trenta elementi e ad essere ingaggiati per la prima esibizione. Si trattava niente poco di meno che della serata conclusiva del Romaeuropa festival. Le avventure – e disavventure – dell’Orchestra sono state documentate da Agostino Ferrente e trasformate in un film: “L’Orchestra di PiazzaVittorio”, per l’appunto. Fa riflettere, sorridere e induce anche ad un cauto ottimismo, che ogni tanto non guasta. “Se questo film avesse riguardato una storia di fantasia – confessa il regista, che ha concesso l’intervista al Nuovo Sacher conteso tra la redazione di Serena Dandini ed altri impegni – sarebbe stato poco verosimile: troppo lieto il finale”. Già, perché sono state vendute circa 25000 copie del cd dell’Orchestra, che ora ne ha appena stampato un secondo, “Sona”. “Chiaramente – prosegue Ferrente – si tratta di una convivenza multietnica basata sul linguaggio universale delle sette note. Non è detto che tutto andrebbe così liscio nella società allargata. Però nessuno vieta di provarci. Anzi, ci si deve provare”.
Per quanto riguarda il suo documentario, Ferrente è visibilmente orgoglioso che venga proiettato “nella più bella sala di Roma, dove i film vengono scelti perché rappresentano qualcosa a livello culturale, non per una mera convenienza commerciale”. Si parla del diavolo, e spuntano le corna. Eccolo apparire sulle scale esterne del cinema Nanni Moretti, che si dimostra disponibile nel rispondere a qualche domanda, anche se ammette di non aver idea di cosa sia una rivista online. Una piccola oasi il Nuovo Sacher, dove si mostrano sogni che diventano realtà e i “vip” non si comportano da tali.

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