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Capotondi cotta e mangiata

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Ricetta: prendete una ragazza normale alta un metro e sessanta circa. Mescolatela ben bene con un cespuglio di ricci castano/biondi.

Ricetta: prendete una ragazza normale alta un metro e sessanta circa. Mescolatela ben bene con un cespuglio di ricci castano/biondi. Aggiungete, con moderazione, una voce da oca. Spruzzateci sopra una manciata di lentiggini e nei. Sulla pancia disegnate, coi nei, la costellazione di Orione. Aggiungete un nasino alla francese. Non scordatevi di sbatterci due occhi azzurri e due tette, mele renette. Amalgamate con aria da quella-che-se-la-tira-al-liceo e bilanciate i sapori con un po’ di tocco trasteverino. Cuocete il tutto, per ventisei anni, con una dose abbondante di pubblicità, televisione e cinema popolare. Risultato: avrete preparato Cristiana Capotondi. Da consumarsi preferibilmente su una spiaggia deserta, nuda, senza particolari contorni.

La Capotondi appare, un giorno imprecisato, sulle scale della facoltà di lettere della Sapienza. È attorniata da teli spara luce e divide una telecamera con la cantante Dolcenera. Stanno girando un film. Tutti gli studenti sono in subbuglio e le studentesse si chiedono, ignorate, che cosa abbia lei di più di loro. Perché incontrarla è una epifania? Per il motivo che la Capotondi è un’icona super-inflazionata e super-sfruttata del mondo dell’immagine. Te ne innamori perché te l’hanno inculcata nel tuo inconscio immaginario televisivo. Abilmente riesco a superare i tecnici del suono, le giraffe e i segretari di produzione e le strappo un sorriso prima che la sicurezza mi ricacci dietro i nastri di plastica bianco-rossi. Indignata dal divieto impostomi e sempre attenta ai diritti dei fan, Capotondi si alza e mi stringe la mano e le chiedo un’intervista, pretesto per rivederla. Ma niente da fare: mi devo accontentare di un’intervista telefonica. Però intervistare una cover-girl è più difficile di intervistare uno scrittore. Che domande farle? Ho visto solo un film con lei protagonista, forse una pubblicità del MaxiBon, tutte le mie conoscenze su di lei sono ristrette al numero di agosto di quest’anno di Max in cui è immortalata senza veli sulla spiaggia di Capocotta. Il risultato è un’intervista assonnata alle due del pomeriggio in cui Cristiana parla dei suoi soprannomi (Tegolino e Titta), della sua carriera e bla bla, del fatto che legge tanto e vede tanti film, delle sue attrici preferite (Mezzogiorno, Magnani e Mangano), che le piacciono gli uomini intelligenti ecc ecc. Alla domanda se crede in dio risponde: “Fermamente, non ho dubbi”. Alla domanda più semplice e scontata ce-l’hai-il-fidanzato? (in realtà un po’ demodé perché ormai non si dice neanche più “ragazzo”, ma “uomo”), Capotondi sembra un po’ in imbarazzo, dice che è innamorata di una persona e spera di essere ricambiata.

Vabbè come prima intervista a una ragazza-copertina mi posso accontentare: sebbene non l’abbia rincontrata, ho conquistato il suo numero di telefono privato. Argh! Sono uno schiavo della maledetta società dello spettacolo. Basta una attricetta per farti andare in pappa il cervello. Capotondi all’inizio di questo articolo ti volevo cucinare, ma in realtà sono cotto di te.

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