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Alessandro Bergonzoni: “All’allegria preferisco il riso e la crudeltà”

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Dal 21 novembre al 3 dicembre 2006 approderà a Roma (al Teatro Ambra Iovinelli con lo spettacolo Predisporsi al micidiale) Alessandro Bergonzoni, funambolo della parola, scrittore, regista, pensattore.

Dal 21 novembre al 3 dicembre 2006 approderà a Roma (al Teatro Ambra Iovinelli con lo spettacolo Predisporsi al micidiale) Alessandro Bergonzoni, funambolo della parola, scrittore, regista, pensattore.

Umberto Eco, che di parole se ne intende, ha confidato che se non avesse fatto il lavoro che fa, avrebbe voluto fare quello che fa lui. Bergonzoni ha risposto alla lusinga con “Vorrei essere Umberto Eco per fare ciò che lui non sa fare. Cioè nulla”.

Abbiamo intervistato Alessandro Bergonzoni a beneficio dei lettori di “O”. Istrionico funambolo dell’eloquenza, surreale e raffinato giocoliere della parola, Alessandro Bergonzoni si destreggia magistralmente tra ambiguità linguistiche e nonsense, in un profluvio di emozioni che esaltano la ricerca interiore senza trascurare il “divertissement”, pronto, come sempre e come mai prima – ogni spettacolo è spettacolo diverso e nuovo – a stupire, destabilizzare, coinvolgere e insidiare il suo pubblico.

“Predisporsi al micidiale” – La tua scommessa: uno spettacolo che sia mutamento continuo, innovazione, sorpresa. La crescita interiore di un artista diventa suggerimento di vita per il pubblico?
Negli intenti mai, nei desideri forse, nella pratica lo decide solo e solamente il ricevente cioè il pubblico, anche perché non se ne può più dei finti sociali o dei finti insegnanti moral-professionisti che prendendo in giro e facendo le imitazioni simulano e smerciano la retorica del propedeutico.

Nulla di rassicurante, schegge di follia e frammenti di possibilità estreme che scardinano certezze, coinvolgendo oltre ogni possibile immaginazione: ma un “saltimbanco dell’anima” avrà qualche “certezza”?
Sicuramente la saltinbalchitudine, sicuramente l’anima, le conseguenti reincarnazioni, l’essenza del colore, l’amore per il segno, il sogno e le sue teatralità scritturabili.

Lo stile Bergonzoni si può difficilmente riassumere o spiegare: è eversione linguistica, crudele allegria, ribellione. Ribellione contro chi?
Se potessi sostituire la parola “linguistica” con la parola “pensabile” tutto suonerebbe meglio nella sinfonia delle idee, perché è su quelle che vorrei lavorare, non solo sulle assonanze linguistiche o i giochi di parole o le storpiature: tutta roba che è mezzo non fine.
E sotto questo aspetto metto anche l’allegria, a cui preferisco il riso e la crudeltà, quest’ultima che amo solo se intesa come violenza dell’inaudito, dell’impensabile e non come arma contro qualcosa o qualcuno, perché questo lo lascio fare ai calciatori di professione, ai cazzari televisivi a cui permettiamo le più grosse nefandezze, lo lascio fare anche a chi crede che si possa tifare nel mondo dell’arte e come dico fin troppo spesso i fans di David Bowie non saranno mai contro i fans di Baglioni (anche se ne avrebbero forse mille motivi), l’arte non è mai contro qualcosa al massimo è oltre a quel qualcosa o è altro a quel qualcosa. Forse in questo caso anch’io ho dei “non amori”, alcuni esempi: il volemose bene del tutto fa brodo, siamo italiani con gli stessi vizi e le stesse virtù, certe teste cesso che dividono le idee in uomo e donna da bar, certa retorica sulla morte e il dolore fatta da uomini poco uomini e poco esseri, il gossip e l’attualità che vogliono trasformarsi in giornalismo verità, tutti quelli che credono che il facile sia sempre meglio e il complicato sempre peggio, i giallisti di professione, chi fa cinema per raccontare i pruriti delle generazioni, ecc..

Creatività e comicità, ricerca e fantasia: bisogno di sogni? Quali?
Sicuramente come ho accennato nelle risposte precedenti il sogno è condizione sine qua non perché sogno è immaginazione, è fantasia, spossessività dalle cose e dalle persone, atavica anarchia, sanissima malattia incontrollabile e come dice in uno splendido articolo James Hillman “c’è la mancanza di immaginazione dietro i peggiori crimini del nostro tempo guerra e degrado….”. Aggiungerei in ultimo che chi cerca di interpretare troppo i sogni ma soprattutto non si fa coinvolgere sta cominciando a finire.

Un artista poliedrico: radio, cinema, qualche passaggio televisivo in passato, teatro, libri. Campagne pubblicitarie d’impegno civile. Ultimo libro, edito nel 2005 “Non ardo dal desiderio di diventare uomo finché posso essere anche donna, bambino, animale o cosa” (un libro dove si vede ciò che succede prima di pensare, ciò che avviene all’insaputa della scrittura, come se chi scrive fosse scritturato. Il tutto avviene prima di sorvolar il foglio. Fitta rete di cavi-vene sotto la pelle della pagina iceberg, la punta non mi basta più…). Al Bergonzoni 2006 non basta più pungere? abbasso Cyrano e viva Terminator?
In sincerità mi è poco chiaro l’abbinamento degli ultimi due personaggi che saluto perché so che ci stanno leggendo, io non ho mai punto, se con punto si intende fare un libro di critica, di satira, di sberleffo o di parodia certo è che è avvenuta una qual certa metamorfosi quasi clorofilliana che mi ha portato in quest’ultimo libro a una scrittura molto più dura, pura, gettata e dipinta, spero di essere tentacolare e avere altri bracci che scrivano la comicità, che scrivano il sociale, che dipingano, che si grattino le orecchie perchè con questo libro non ho voluto minimamente comprare tutti; comunque credo molto poco in chi è scrittore per tutti.

In un giorno “mai auspicabile” Alessandro Bergonzoni non ha più un pubblico; tutto assorbito e plastificato dalle fiction e dai reality televisivi. Quale ancora di salvezza per le cortecce cerebrali dell’umanità?
Per quanto riguarda la fine del mio pubblico mi auguro che non avvenga. Per quanto riguarda certe cortecce cerebrali e un certo pubblico già questo spopolamento intelligetie è avvenuto, lo schifo è storico, non sono pessimista ma nemmeno ottimista, sono come tutti una vittima che poteva evitarsi che la tv cioè il “Re Merda” trasformasse tutto. Potevamo smettere di ascoltare vedere e preferire certi energumeni e loro manifestazioni non l’abbiamo fatto e ora contagiati e nefandi che possiamo fare? Non sono l’unico a dirlo: arte, arte, arte, altro, altro, altro, oltre, oltre, oltre e se serve scendiamo in piazza a dire che alcuni debbono dormire preoccupati.

Noi possiamo “predisporci” … ma tu ci assicuri il “micidiale”?
Sarei presuntuoso se ve lo assicurassi, sicuramente vi faccio vedere delle strade micidiali o che vi ci portano.

Noi ambiamo, o pure trottiamo o galoppiamo, a diventare scrittori. Ma Bergonzoni che storie vorrebbe leggere?
Non sono un ottimo lettore soprattutto quantitativo, dovrei essere più bravo invece faccio ancora parte di quelli che amano più scrivere che leggere (ho appena cominciato a leggere il mio ultimo libro e non sto soltanto scherzando perché come ho detto nelle risposte di prima alle volte scrivo per mano di qualcosa o di qualcuno….) “Banalmente” da Quenau a Pereq a Marquez fino a gli insoliti Peppe Lanzettta, Derrida, Schile, Artaud, fino al libro della mia vita che ho cominciato per non finire mai che è Finnegans Wake di Joice che è quello che vorrei leggere ripetitivamente, ossessivamente per tutta la vita.
Non ne posso più di leggere la storia vestita da romanzo e viceversa, di leggere l’attualità vestita da storia, di leggere i problemi di tanti che avrebbero più bisogno dello psichiatra o di una grande madre piuttosto che di un editore.

Cosa consiglieresti a uno scrittore emergente, ad esempio Baricco, per incrementare le vendite?
Non mi trascinate dentro una polemica che lascio fare a chi gli tira di fare polemica. Baricco sa quel che fa e se non lo sa presto allora lo imparerà, ma propendo per la prima tesi. Per quanto riguarda il consiglio a uno scrittore sicuramente cercare un’anima inventiva e un inconscio per sconvolgersi, tutto questo prima della passione e della tecnica.

Cosa consiglieresti a Leopardi Giacomo non casanova, per conquistare Silvia?
Gli darei il mio numero che è 8 (e se lo sdraia l’8 diventa il simbolo dell’infinito)

Oltre Pinocchio, qual è l’ultimo libro che hai letto?
Alice nel paese delle meraviglie che obbligherei al pari di Dante e scusate il sacrilegio e una maree di meravigliose biografie dei più grandi pittori viventi e morenti degli ultimi cosmi.

Adesso una domanda seria. Qual è il prossimo libro che leggerai?
“Testamento per una nuova medicina” di Ryke Hamer perché credo che a forza di romanzare il dolore o fare letteratura sulla morte o sulla malattia, ci si dimentichi di quelle meravigliose opere d’arte che sono in mano a chi plasma altri modi di pensare la cura, i suoi segni, i suoi simboli, non solo la guarigione con le sue statistiche e la sua ricerca di laboratorio standard. Credo in questo tipo di scuola e di scrittura.

Un film dell’orrore: un linguaggiodromo con centomila spettatori affamati di sangue mentale. Campione in carica Umberto Eco, è il tuo turno, hai la possibilità di sfidarlo. Useresti parole intrise di curaro o il solito rassicurante napalm?
Se non ci fossi già io direi che volete essere fuori: chissà se lo siete? Chissà se lo siamo? Non userei altro che lo sfoderare essenze con un grande come lui, che spesso vedo sfoderare solo cultura. Sa muoversi di concetto d’assoluto, d’arte: chissà se anche di trascendenza?
Non mi accontento più dei duelli duetto, pseudo giornalistico televisivi che anche certe trasmissioni così dette pacate e intelligenti usano, gradirei altre totalità altre spiritualità altre potenze meno al servizio del cittadino più al servizio dell’essere o del nostro io divino (non è solo una rima ma un grosso voglino).

Come ci convinceresti (oltre che per rispetto alla Dandini o regalandoci il biglietto) ad andare all’AmbraJovinelli a vedere il nuovo spettacolo di Alessandro Bergonzoni? Sai che molti non ci sono più andati dai tempi degli spogliarelli?
Cara Ambra Jovinelli tu non c’entri con la tv delle ragazze o con gli attori belli, fa in modo che chi viene a far teatro abbia una possanza creativa inimmaginabile che non sia solo simpatico virtuoso e abile, affabile, ricordabile e masticabile ma duro, sconvolto e sconvolgente e che non voglia far favori solo alla gente. Se io potessi essere uno di questi sarei felice di aspettarvi perché il teatro è anche un luogo dell’inconscio e dell’altrove non solo un posto da ride.

“Cosa mi aspetto da chi vedrà per la prima volta Predisporsi al micidiale? Che quando introdurrò temi come la reazione dei chiodi claustrofobici, i rapporti tra agonia e agonismo, compasso e compassione, o come la rapidità delle colle o anche la solitudine dei lobi negli spettatori esploda l’idea dell’altro e dell’oltre, dato che ho voluto scrivere di un argomento che è proprio l’inaudito immediato, attraverso il mai detto e il mai pensato estemporaneo esternato a ciò che, e scusami se dico a ciò che, nessuno si possa riconoscere in quello che c’è di rassicurante, vicino e affettuosamente condiviso da loro.” (A. Bergonzoni)

http://www.alessandrobergonzoni.it/

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