Canto, controcanto, incanto e disincanto – critica a più voci de “I 100 capolavori del premio Strega”

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– CANTO – tratto dalla casa editrice UTET...
– CANTO –

tratto dalla casa editrice UTET
Si legge nella brochure di presentazione dell’opera “I 100 capolavori del premio Strega”:
Una Collezione unica, in cui sono riunite le 60 opere vincitrici del più prestigioso Premio letterario italiano dalla sua prima edizione ad oggi, più una selezione di 40 romanzi in concorso, ma non vincitori.
Il privilegio di possedere una Collezione unica e prestigiosa.
Prefazioni di grandi nomi della critica e della cultura contemporanea;
Volumi in elegante legatura in tela e con sovracoperta in 3 colori (rosso, grigio e marrone);
Ogni volume è contenuto e protetto da un cofanetto;
Segnalibro in seta in colore coordinato con la copertina;
Incipit del romanzo stampato in bassorilievo su ogni volume e sul relativo cofanetto;
La Collezione è arricchita dal DVD-Rom II Tesoro della Lingua Letteraria Italiana del Novecento di Tullio De Mauro.
Solo una grande Casa Editrice come la UTET e una prestigiosa Istituzione Culturale come la Fondazione Bellonci potevano dar vita ad una iniziativa di tale valore, un vero e proprio tributo alla Grande Letteratura e ai Grandi Autori del secondo dopoguerra italiano.
Una Collezione preziosa e imperdibile per tutti gli appassionati della lettura e gli amanti della letteratura.

– CONTROCANTO –

da Promozioni da Strega di Carlo Oliva (conduttore radiofonico della trasmissione “La caccia – caccia all’ideologico quotidiano” trasmessa ogni domenica su radio popolare di Milano, dove è andato in onda questo testo)
con tali argomenti non c’è chi non si senta immediatamente tentato di inviare la cartolina. C’è solo un particolare che può spingere a trattenersi e che, in effetti, mi ha trattenuto, oltre al fatto che l’arrivo improvviso di cento volumi creerebbe, a casa mia, grossi problemi di spazio. È che di quei cento oggetti editoriali rilegati in grigio, rosso e marrone non vengono mai indicati, in tutto il prospetto illustrativo, né il titolo né il nome dell’autore (né, per quanto poco possa contare, quello del prefatore). Di sessanta opere si specifica che sono le “vincitrici del più prestigioso Premio letterario italiano” dalla fondazione a oggi, sicché non sarebbe impossibile, con qualche lavoro di ricerca, scoprire di cosa si tratta, ma le altre quaranta rappresentano soltanto “una selezione” di altrettanti romanzi in concorso e qui vorrei proprio sapere come fare a individuarle. Ed è strano, in fondo, perché di un’offerta di libri, per così dire, anonimi, non mi era mai capitato di avere notizia. Un libro, di solito, lo si vuole acquisire perché lo ha scritto quel tale e perché ha quel particolare contenuto che il titolo indica. Anche le offerte di vini pregiati specificano, di norma, il DOC del vitigno e chi entrando in libreria chiedesse semplicemente “un romanzo” farebbe almeno la stessa brutta figura di chi, oggi, in enoteca si azzardasse a pretendere mezzo litro di rosso. Sì, d’accordo, sono tutti titoli che hanno concorso allo Strega, e sessanta lo hanno anche vinto, ma avete presente, in sessant’anni, quanti scrittori si sono misurati in quella gara e con quante opere, non tutte, ovviamente, al livello del capolavoro? Fare un’ordinazione alla cieca in quella massa di carta stampata significherebbe davvero sperare un po’ troppo nel caso.
Immagino che mi si potrebbe rispondere che a essere offerta, in realtà, era solo la possibilità di richiedere informazioni ulteriori e che tra di esse l’elenco dei titoli e quello degli autori saranno immancabilmente compresi. Ma che titolo e autore di un libro possano rappresentare delle informazioni, per così dire, di seconda linea, successive a quelle sul colore della rilegatura e il tessuto del segnalibro, è la prima volta che lo sento dire. Dovevo proprio arrivare alla mia età per scoprire che esistono degli operatori capaci di offrire in vendita un blocco di cento volumi a prescindere dalle indicazioni che ne farebbero altrettante opere degne di essere lette.
Tanto, mi direte, oggi non legge più niente nessuno e i libri venduti a collane intere, come quelli offerti in edicola agli acquirenti dei quotidiani, sono soprattutto articoli di arredamento, moderno surrogato delle statuette di Capodimonte e delle ceramiche con il pino e il Vesuvio. È vero, naturalmente, ma scoprire che una delle case editrici più blasonate del paese può programmare la propria strategia di mercato sulla base di questa tacita accettazione dell’analfabetismo di massa fa abbastanza malinconia.

– INCANTO –

Li compro!?! di Nicoletta Bartolini

C’è un particolare che può invece spingere a compilare la cartolina e iniziare il percorso che porterà alla “possessione” dei cento volumi cento: la calda e ineffabile emozione di catturare il libro tra le mani, tenerlo forte prima, delicatamente poi, girarlo, sfiorarlo a lungo con lo sguardo e volare con la fantasia. Quale libro? Non è così importante all’inizio conoscerne l’autore, né l’argomento che si sta per affrontare e nemmeno quanto a lungo si protrarrà la storia, né come sarà il finale…
All’inizio, quando vaghi con lo sguardo e l’anima in cerca di qualcosa… magari non è un nome che ti può aiutare. E neanche un’immagine di copertina. Un colore forse, chi lo sa? E così, cercando l’amico giusto per il tuo umore, sposi il grigio della nebbia e il marrone del bosco o il rosso scuro del sangue. Decidi di chiudere col resto, via il telefono, il computer, la tv, la radio.
E’ tuo adesso, mentre ancora chiuso lo stringi tra le mani; adesso che vorresti rilassarti e magari farti coccolare, adesso che sei pronto per una storia nuova che non sai ancora dove ti porterà, che hai voglia di sorpresa, ma di sicurezza anche: non ha importanza il prezzo da pagare, ma non hai tempo da perdere dietro parole vuote. Vuoi una garanzia, vuoi la qualità: un appuntamento vero, un incontro di anime, un ammiccamento dei pensieri, un abbraccio caldo, voluttà.
E lui è lì, è tuo e non lo conosci ancora e sembra infine che sia lui che stia chiamando e ti aspetta e freme…
Così decidi, chiudi gli occhi, lo prendi piano ora, con tutte e due le mani e lo apri di scatto, a metà. L’odore della carta ti avvolge all’istante e torni a respirare. E’ fresco e nuovo quell’odore. Sempre nuovo, eppure intriso di un richiamo antico. Fai scivolare le pagine sotto le dita, di qua e di là, un frullo d’ali, soffi di vento: ti lasci solleticare i sensi e la fantasia, torni studente, torni bambino a scuola, con l’odore dei quaderni nuovi a settembre, le matite, le gomme per cancellare, il grembiule nuovo e la maestra – come sarà? – i colori per disegnare …
Apri gli occhi, cerchi ora il titolo, l’autore, la prefazione. Poi subito all’inizio della storia e via, hai fretta adesso perché è tempo di andare … via, con segreto patto di emozioni e di parole, in un tempo che è di incanto, una malia …
Via, con entusiasmo in due, tu e lui, tu e uno di quei cento libri eleganti e preziosi, accuratamente selezionati.
Resta soltanto una paura: che troppo coinvolgente sia quell’emozione e presto la storia volgerà alla fine, ma alzi lo sguardo e un pensiero ti consola: altri 99 ce ne sono, silenziosi e intriganti, raffinati, ordinatamente allineati sulla libreria.

e … DISINCANTO

FastFood & Cultura – non li compro! di Gianfranco Maccaglia

Ci siamo. Uno degli editori con la E maiuscola ha deciso di scendere in campo.
Lo fa per nobiltà. Giacché da tempo l’interesse è associato alla nobiltà.
Lo fa per il mercato del libro. E anche per il mercante.
Lo fa per favorire la cultura. E anche per la scultura, di materia cerebrale.
Lo fa per pruderie berlusconiane. Dacché tutti lo contestano, ma tutti lo imitano.
Lo fa per stare al passo con i tempi. Perché i tempi per leggere scarseggiano.
Lo fa perché basta con la donna oggetto. La gente pretende anche il libro oggetto.
Lo fa perché non si nega a una famiglia la conoscenza. E neanche la parvenza.
Lo fa perché è moderno leggere anche dal dvd.
Lo fa perché gli italiani leggono sempre meno di quello che comprano.
Lo fa perché chi si comprerebbe cento libri a 28 euro l’uno?
Lo fa perché si conoscano anche i secondi. E chi non conosce i primi?
Lo fa perché il rosso, il grigio ed il marrone arredano con eleganza e sobrietà.
Lo fa perché “ma se lo fanno anche i quotidiani!”
Lo fa perché “ma se lo fanno anche le riviste!”
Ma in fondo, perché lo fa? Ma gli conviene davvero farlo?
E se facessero lo stesso per ogni premio letterario di una certa importanza?
E se altri dieci, cento, mille lettori non si recassero in libreria per i prossimi anni?
E se altri dieci, cento, mille lettori non impareranno mai a scegliere cosa leggere?
E se altri dieci, cento, mille lettori in ogni città avranno tutti libri uguali in casa?
E se tutto questo un giorno fosse vero.
Come possono piacere, ad un lettore degno di tale nome, 100 libri scelti da altri?
Chi entrerà più in una libreria?
A chi venderanno i prossimi libri gli editori?

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