Perfino Batman ha un pensiero politico

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Alla libreria Bibli di Trastevere si parla per quattro giovedì della “relazione pericolosa” tra cinema e politica. L’iniziativa, in collaborazione con The European Centre of Political Affairs, è curata da Giuseppe Sacco,

Alla libreria Bibli di Trastevere si parla per quattro giovedì della “relazione pericolosa” tra cinema e politica. L’iniziativa, in collaborazione con The European Centre of Political Affairs, è curata da Giuseppe Sacco, ordinario di Politica Economica Internazionale, con importanti esperienze al MIT di Boston, all’OCSE e autore di numerosi libri tra i quali l’ultimo, Critica al nuovo secolo, che raccoglie parecchie riflessioni anche in ambito socioculturale.
Batman incarna la visione politica americana mentre i suoi nemici non sono altro che metafore dei poteri pericolosi della società occidentale. Tutti i film su Batman sono un’enorme critica filologica. Nulla è spiegato, non ci sono simboli dichiarati in significati. Svelarli è dunque una rottura di un tabù. E’ questa la tesi di Sacco, dimostrata grazie all’interpretazione in chiave politica di tre dei cinque film sull’uomo pipistrello. Oltre ad apparire bizzarro, l’assunto si rivela via via convincente grazie alla visione diretta della scene dei film, nelle quali la visione politica americana si intreccia inevitabilmente con la visione sociale.
In Batman di Tim Burton del 1989 ad esempio la scena festosa in cui Joker (Jack Nicholson) distribuisce denaro in un’orda colorata e kitch è chiaramente la metafora dell’uomo politico raffigurato a metà tra un gangster e un clown. Il politico vero, colui che ha il potere su Gotham City, è una sorta di istrione-gangster lontano dalla visione di Batman, un giovane che ha ereditato l’impero industriale del padre, morto con la madre quando Batman aveva dieci anni. Batman, al contrario di Superman, è un uomo traumatizzato, senza superpoteri. Affronta con visione psicologica la vita e l’impegno per poter combattere il crimine e regge una faticosa doppia vita e personalità: di giorno playboy sempre pieno di belle donne e di notte combatte i criminali. Paga il prezzo del suo ruolo con la solitudine e il suo nemico principale, l’assassino dei suoi genitori (che è lo stesso Joker), viene raffigurato come uno psicopatico dannunziano decadentista. Batman può adempiere al suo ruolo perché ha due caratteristiche essenziali: è un uomo molto ricco e ha l’attrezzatura tecnologica. E’la perfetta metafora dell’America nel mondo, che mantiene l’egemonia unipolare. Ma da che cosa è legittimato Batman? Dal suo dolore, quello della perdita dei genitori e in più è un uomo che vive in completa solitudine, tanto da rinunciare alla storia d’amore con la bellissima Kim Basinger. Ricorda addirittura quanto ammetteva De Gaulle: “Io ho salvato due volte la Francia e ho pagato con la totale solitudine”.

In Batman e Robin di Schumacher del ’97, Batman non è più solo, ha una sorta di famiglia costruita con i pezzi di risulta, gli avanzi di una società che ha distrutto la famiglia: Robin l’acrobata, il vecchio maggiordomo e batgirl, sua lontana nipote. E allora, mentre nel primo film Batman, che lotta contro il clown gangster Joker, appare come difensore solitario della società civile, qui invece è un ricostruttore, che è il ruolo che l’America in quegli anni aveva intrapreso. E i suoi nemici sono da un lato le armi chimiche e dall’altro la natura che si ribella. Questa visione politica appare quanto mai esplicita analizzando l’ultimo film della serie, quello di Nolan, uscito lo scorso anno. Bruce Wayne (il vero nome di Batman) si mette in viaggio dopo la morte dei genitori. Già da come viene rappresentato e da ciò che dice, il padre appare un liberal roosveltiano. Wayne, per affrontare il suo dolore, cerca la risposta guarda caso in Oriente, cerca sollievo in una filosofia arcaica. E invece cade nello sbando più totale, in una degenerazione di brutale violenza. Ma verrà salvato da una sorta di istitutore, Ducard, francese non per caso, che grazie al duro lavoro fisico e psicologico di educazione all’arte ninja, lo aiuta ad affrontare il nemico principale: la paura. Come non leggere in questo la tremenda paura del terrorismo? E come non leggere una critica alla civiltà orientale, piena comunque di violenza? Certo, dice Sacco, qui non siamo nella critica feroce alla Cina, che viene apertamente fatta ad esempio in Sette anni in Tibet, ma il meccanismo è ancora più sottile proprio perché non è palese.
Ma ci sarà un sesto film su Batman? Sacco anticipa che ci sarà e che pare che il potere politico avversario della società occidentale e quindi dell’America sarà questa volta la comunità protestante calvinista.

Infine, secondo Sacco, con Batman si ha la sensazione di essere di fronte a qualcosa di corale come l’Iliade: pur essendo la storia sempre la stessa, viene vista in modo diverso a seconda degli anni in cui viene rappresentata. D’altronde l’America è un paese nel quale c’è un veloce avvicendamento dei presidenti e questo produce enormi cambiamenti sociali, oltre che politici. Noi siamo abituati a vederla sempre come una nazione immobile, senza mutamento. E invece è il contrario. Di questi tempi c’è da sperare che Sacco abbia ragione.
Di certo dopo la conferenza si percepivano tra il pubblico anche dissensi, c’era chi pensava che fosse eccessivo dare tutto questo peso politico a grandi produzioni cinematografiche messe su solo con un unico bieco scopo: fare soldi. Sacco avverte però che “La potente macchina hollywoodiana produce non solo grandi spettacoli, drammi o effetti speciali, ma anche consenso politico: attraverso messaggi che passano soprattutto a livello subliminale. E passano tanto più facilmente in quanto lo spettatore, convinto di aver comprato con il biglietto il diritto a due ore di relax, si trova nella posizione di un pugile che ha abbassato la guardia”. Io i guantoni, per sicurezza, cercherei di portarli sempre in borsa, non si sa mai.

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