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La mostra Luna Park

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Ritorna, in questi ultimi mesi del duemilasei dal 29 settembre al 9 dicembre, nel pout-pourri di festival della capitale, il Romaeuropa Festival cioè arte e tecnologia, rave party di lusso, mostre di istallazioni, teatro d’avanguardia e la solita lezione di Baricco. In poche parole il Festival che ogni anno ci ripete che non siamo provinciali, che anche noi siamo europei, che la nostra città non è vecchia e che sì: siamo tutti contemporanei.

L’evento di apertura è la mostra SENSI SOTTO SOPRA al Teatro Palladium a Garbatella fino al 20 ottobre, una mostra di istallazioni interattive, l’ultima tendenza. Una mostra attraente che in tutti i modi ti promette di sconvolgere le tue percezioni, di trasgredire la fruizione dello spazio-teatro e di sorprenderti, facendoti partecipare alle opere d’arte. Insomma un enorme capannone: un luna park. Non dovevano suscitare diversa curiosità le “case dell’orrore” quando furono inventate: ora ci sono i video e le luci, allora i fantasmi e gli scheletri. Oppure le mostre interattive ricordano la casa dei balocchi di Pinocchio, dove è possibile fare di tutto con le opere d’arte, trasgredire la prima regola del “non toccare” e altro. Il gruppo T, avanguardia italiana, già negli anni sessanta aveva previsto questa interattività con la prima “Opera da prendere a calci” (una riproduzione della quale ho personalmente rotto alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna con un poderoso calcione).
Eppure queste mostre contemporanee non sono proprio un divertimento. Paradossalmente sono anche più faticose di una mostra tradizionale nella quale lo spettatore è solo un soggetto passivo. Visitare una mostra del genere significa, ad ogni opera, interrogarsi sul “come funziona?” ed agire di conseguenza. Lo spettatore è provocato sempre a una azione o a una reazione. È un soggetto attivo e, anche se l’opera è una semplice video-installazione, provoca malessere allucinatorio e disturbi visivi. In conclusione alla fine della visita uno si sente un po’ debilitato (infatti alcune opere sono sconsigliate ai malati di cuore).
La mostra ospita le istallazioni di Romy Achituv, Gregory Barsamian, Richard Fleischer, Holger Förterer, Ulf Langheinrich & Jeffrey Shaw, Marie Maquaire, David Moises, Sébastien Noël @ Troika, Christian Partos, Pierrick Sorin, Studio Azzurro, Time’s Up, Du Zhenjun. Non potendo descrivere ogni singola opera e non potendo scrivere un articolo interattivo seguendo lo stile della mostra, mi limiterò a segnalare le opere che più mi hanno colpito in un modo disturbante. Anche questo è un articolo sottosopra.

Hemisphere di Ulf Langheinrich & Jeffrey Shaw: Una colupa di 10 mteri ssoepsa slula paleta per una sitomalizone milutessonraile. Sbrema di srate stoto un clieo slettalo e itantfi ci snoo prue i cnisuci per aropigagipe la ttesa. Si stonneo ahnce vseri di alanimi sgagevli e l’igammine cbamia strutruta. Ilatolizasnte iversimma. Vniee vlogia di priciomae stoto le sleale. (anagramma interno)

Cancello la tua traccia di Du Zhenjun: C’è un cinese che, cuando cammini, cancella carponi con un canovaccio il calco del carpo. Cavolo che cazzo di cancellatore! Corbezzoli che capace contestatore della camminata. Corro che così cessa di cancellare. (tutto in c)

Helikopter di Holger Förterer: Tap tap: squash squash. Flush. Splash e stile libero. Zzzzzzzzzz (infrarossi). Pattern: b12- c34. Zzzzzzzzzzzzzzz (ancora infrarossi). Sciuhhhhhhh (nube di fumo). (descrizione sonora: acqua-scacchi-fumo).

The Scream di Gregory Barsamian: Yelp, screma, bawl, strillare, gritar, glapir, schreien, therres, xisclar, gil, kriaci, kisendama, rikaksol, eiulare, riwriwun, wrzeszczec, goa, bagirmak, cridar, khala, larm. (in tutte le lingue: in Ligure si dice ramadan).

Il soffio dell’angelo di Studio Azzurro: Iproc idun alla avired arpos al alopuc. Is edev li mlif, el inigammi allad airellag led ortaet, llad’otla, ertnem ilg ilegna onnats ottos. Is onappargga da nu odnom, nu olabmecivalc, anu abmort de ertla inigammi ercas. (al contrario).

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