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Una cosa che vedo tutti i giorni

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Il sole spunta dietro le colline. Il cimitero non si vede, ma intorno c’è sempre. Gli operai entrano nella fabbrica con delle vecchie giacchette mal ridotte.

Il sole spunta dietro le colline. Il cimitero non si vede, ma intorno c’è sempre. Gli operai entrano nella fabbrica con delle vecchie giacchette mal ridotte. Sono le sette e un quarto e l’aria inizia già ad essere fredda, anche se è solo metà settembre.
– Hanno voglia di lavorare come poche persone. E poi hanno questi fisici che gli permettono di sopportare il doppio delle fatiche di un italiano. L’altro ieri dietro al garage ne ho beccato uno che si era fatto per pranzo cinque etti di mortadella e un litro di Tavernello. Per quanto mi riguardava era fatto… quanto vuoi che duri nel pomeriggio. Niente, ha tirato dritto fino alle sette e mezza.
L’insegna sopra al garage indica: OFFICINA-CARROZZERIA. È in un giallo acceso che si scontra con il rosso dei muri delle case popolari di Labaro – periferia a nord di Roma. L’officina è dietro la piazzetta principale delle case popolari.
– Poi io li pago come si deve. Lavorano otto ore e si beccano mille euro al mese. Non sono pochi per niente. Qualcuno che lavora in nero ce l’ho, brava gente che si spacca la schiena come si deve. Ne ho uno che si sta lasciando dietro una storiaccia. Era sposato da cinque anni e questa è andata a fare la donna di servizio a casa di un tizio che abita quassù… niente, si sono messi insieme. Quella puttana ha sentito odore di soldi.
Il proprietario dell’officina è il signor X. È nato a Labaro poco dopo la guerra e ha rilevato l’officina in cui ha lavorato una vita. Con i soldi guadagnati si è fatto una villa poco dopo Prima Porta, sulla Flaminia. Ha due figlie che manda all’università privata “La Cattolica”. Nell’officina i rumeni lo chiamano boss.
– Ti piace? È uno spettacolo vero? Una Topolino di quarant’anni fa. La stiamo restaurando per un mio amico che qui su vende auto d’epoca. Ieri i ragazzi hanno fatto il lavoro di undici. Vedi, quando vedo queste cose sono contento. I rumeni hanno una capacità di abbassare la testa e tirare come muli. L’ultimo italiano che si è presentato ha esordito, si era anche presentato in ritardo a lavoro, con: ”Quanto mi dai?”.
Davanti la piazzetta dell’officina c’è un enorme prateria che scende fino al Tevere. Dall’alto si contano le baracche dei rumeni lungo un piccolo boschetto di querce. Proprio davanti l’officina c’è un sentiero che si perde nell’erba alta e punta verso quelle baracche.
– Un altro italiano è venuto un paio di mesi fa. L’ho messo in prova, era giovane e poi io cerco qualche cazzo di ragazzo italiano che abbia voglia di imparare il mestiere. Insomma questo era sempre piuttosto smunto e pallido. Come anemico mi spiego. Anche di forza fisica non c’era proprio. Durante la pausa pranzo non l’ho trovato qua dietro nel boschetto che si stava facendo la dose. L’ho preso a calci finchè non è arrivato sulla strada.
Dopo essersi spogliati e cambiati i cinque operai rumeni iniziano a lavorare. Le auto in officina sono tante e molte vanno consegnate entro la fine della settimana.
– Comunque io li difendo tanto ma sono un gran casino tutto sommato. Qua giù nella piazza di Prima Porta sono più rumeni che italiani. C’è il bar che è il loro punto di ritrovo. Bevono tutto il giorno e attaccano dalle sette di mattina. Eh non è possibile… poi noi qui abbiamo il trenino locale che porta al centro. Se lei lo prende la mattina per andare a lavoro c’è una puzza di alcol e sporcizia da far schifo. Se lei lo prende la sera invece vede gli operai, che si sono guadagnati la giornata con qualche lavoretto in nero, dare una percentuale dei guadagni al pappa di turno. È una cosa che vedo tutti i giorni. Comunque vada ti viene lo stesso il voltastomaco. Ho dovuto fare la macchina a tutte e due le mie figlie. Non riuscivo a stare tranquillo altrimenti.
Verso le nove esce fuori dal boschetto un gruppo di dieci rumeni. Fanno tutto il sentiero fino a davanti l’officina del signor X. E entrano dentro un Eurospin. Hanno le facce di fantasmi scolpite nel ferro.
– Io ho già fatto la richieste per un arma. Mi compro un fucile a pompa e buonanotte. E che diamine le case accanto alla mia le hanno già svaligiate. Io ho due figlie e devo pensare a proteggerle.

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