Mille e una notte e altre nuove avventure

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Ci sono storie che non finiscono mai di generare nuove storie. Non bisogna stupirsi che non si resista alla tentazione di ascoltare un altro pezzetto di quel racconto e poi...

Ci sono storie che non finiscono mai di generare nuove storie. Non bisogna stupirsi che non si resista alla tentazione di ascoltare un altro pezzetto di quel racconto e poi ancora e di continuarlo aggiungendo qualcosa di personale. È il destino fortunato di certe storie in cui ci si immerge come in un marsupio, in un oceano nutriente che esisteva prima ed esisterà dopo e che continuerà ad appartenere a tutti. In questo modo misterioso è accaduto che l’ immaginario delle Mille e Una Notte, con le sue spezie, i mercanti, i califfi, le splendide donne, il Medioevo della città di Baghdad, si sia installato al centro dell’ immaginario collettivo. Perché il tessuto fiabesco, che scalda i giochi di tutti i bambini, per fortuna è un incantesimo resistente, perfino più resistente della realtà.
Tutti restiamo innamorati della narrazione voluttuosa di Shahrazad e restiamo prigionieri dell’utopia di poter cambiare lo stato delle cose con una storia talmente bella da trasformare il corso di un destino già tracciato. L’intelligenza e la fantasia al potere? Mah. Comunque la nostalgia di storie una dentro l’altra o agganciate l’una all’altra, in un ritmo esotico, in un sapiente ballo seduttivo. E non ci sono epoche così robuste e disincantate da poter rinunciare alla magia di un bel racconto. Così è accaduto che all’alba dell’Illuminismo, quando l’ Europa andava così fiera del suo balzo dal mondo del pressappoco all’Universo della precisione, e fiorivano i cultori del metodo scientifico, in Francia si stampasse la prima edizione delle Mille e Una Notte. Già da sola, la storia del libro meriterebbe un romanzo. L’insospettabile Europa dell’epoca dei Lumi, invece di andare a disseppellire l’ arte matematica delle stelle di Averroè o il Canone della medicina di Avicennaar-Razi, studiare le origini di strumenti come l’astrolabio, la sfera armillare e i quadranti orari presenti a Bagdad già nel IX secolo, cosa fa? Sviluppa una passione divorante per l’oriente medio ed estremo quando il bibliotecario francese Antoine Galland pubblica una prima raccolta di fiabe proveniente dalla Siria, tradotta in francese Les Mille et une nuits, contes arabes traduits en français. Il successo è tale che Galland compone gli innumerevoli codici che sono la fonte dell’edizione originale e ci aggiunge altre storie, ricavandone ben dodici volumi, per farne dono a Madame la Marquise d’O, figlia di monsieur Monsieur de Guilleragues, dama di palazzo della duchessa di Borgogna. Ben presto l’ avvocato parigino Thomas-Simon Gueulette, sulla scia del successo de I Racconti delle mille e una notte, scrive Le nuove mille e una notte, ovvero Le trasmigrazioni del Mandarino Fum Hoam. Libro scomparso fino ad oggi quando Ivo Mej, giornalista/autore/fantasista de La7, decide di riscriverlo. E siamo ai giorni nostri, alla presentazione del libro Le nuove Mille e una notte, di Ivo Mej alla Libreria Mondadori Trevi, Roma, mercoledì 27 settembre. L’evento condotto nelle sue autorevoli linee guida da Andrea Pancani e da Mariano Sabatini, ha offerto al pubblico autentici mandarini cinesi (nella loro versione vegetale) insieme a letture di brani scelti in maniera randomica da Greg, della grande coppia Lillo e Greg.
Del resto le scelte dell’autore appaiono tutte poco prevedibili, surreali e divertenti, come la costante del numero diciassette, ripetuta sia nel numero di reincarnazioni del Mandarino sia nel numero di capitoli del precedente romanzo-parodia Melassa P. Considerate le premesse, sarà facile arguire che l’Oriente, medio ed estremo, del romanzo di Ivo Mej, non è quello dell’attualità giornalistica, ma un mitico e fiabesco luogo atemporale, vicino alla Cina antica. La sfida è stata proprio quella di continuare la narrazione in un tono onirico, psichedelico che capovolge la realtà in uno stupore continuo. Insomma resta fedele al tesoro fiabesco e riproduce il ritmo, il respiro, i sapidi gusti e gli aromi delle storie originali, le astuzie e i prodigi dei geni, la magica bellezza delle donne. Scommessa questa che è stata accolta dall’editore Luca Barbera.
La riscrittura del libro settecentesco si propone di rendere più flessuoso e moderno il ritmo, di eliminare le ampollosità e il paludamento del linguaggio e di valorizzare invece la trama ricca di prodigi, eventi straordinari, una sorta di archetipo del fantasy, con note di efferata violenza, in variazioni protosplatter.
Il fil rouge del libro, come annuncia il titolo Le trasmigrazioni del Mandarino Fum Hoam, è la continua trasmigrazione di una vita nell’altra, in un ciclo di rinascite che permette di esplorare, tra gli altri, il destino della schiava che si trasforma in un uomo, del sovrano che si trova carcerato accanto ai ribelli, destituito proprio per l’eccessiva crudeltà con cui li puniva, della scimmia venduta ad un giovane cinese. La catena delle reincarnazioni si confonde e sconfina forse nel nirvana? La vita, in questa sua coralità e nelle alternanze e nei controsensi dei suoi capovolgimenti, nel succedersi degli eventi, sicuramente diventa eterna e riesce pure a sfuggire un po’ la vacuità del pasticcio di ogni singola vita umana.
E l’immaginario resta un bel mare profondo che rimescola tutto e che rimane abbastanza capiente da contenerci tutti, senza distinzioni.

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