Paolo Gazzara: “Oggi Cicerone verrebbe distrutto”

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Corruzione di testimoni, di avvocati, di giudici. Sotterfugi di ogni tipo ideati al solo scopo di guadagnare tempo per il processo. Amici influenti pronti a ricambiare favori, totale indifferenza per la giustizia.

Corruzione di testimoni, di avvocati, di giudici. Sotterfugi di ogni tipo ideati al solo scopo di guadagnare tempo per il processo. Amici influenti pronti a ricambiare favori, totale indifferenza per la giustizia. O, in alternativa, promulgazione di leggi “ad personam”. Forse oggi qualcuno potrebbe reclamare anche con un certo orgoglio l’originalità di simili azioni. E invece rimarrebbe deluso nel sapere che c’è stato un illustre predecessore che può perlomeno competere in disonestà ed egocentrismo: Gaio Verre, Governatore di Roma nella provincia siciliana, 70 a.C. Alle 64 città dell’isola va riconosciuto il coraggio di aver intentato una causa per concussione contro l’ex-governatore, che per tre anni ha saccheggiato e impoverito le loro terre. E la parte civile era affidata ad un giovane avvocato che aveva già dato prova della sua abilità oratoria ed era orientato verso la carriera politica: Marco Tullio Cicerone.
Paolo Gazzara, studioso di storia e drammaturgia antica, autore e regista di numerose trasmissioni Rai, ricostruisce nel suo “Processo per corruzione” – edito da manifestolibri – il dibattito giudiziario che si è tenuto nel Foro Romano due millenni fa, attingendo a piene mani da Le Verrine di Cicerone. “La sfida che più mi affascinava affrontare – ammette lo scrittore – era cancellare i ricordi scolastici di una lingua ciceroniana ostica per generazioni di liceali, mentre in realtà ha una forza orale unica. Volevo restituire a questo grande arringatore la lingua parlata”.

Qual è stato il metodo usato per riadattare un’opera come Le Verrine in un linguaggio moderno?
Innanzi tutto in questo libro c’è una parte di interpretazione personale e una in cui le parole di Cicerone vengono riportate fedelmente. Sono convinto che per una buona traduzione sia importante conoscere molto bene la lingua nella quale si vuole tradurre, non soltanto quella dalla quale si traduce. Ho posto una particolare cura nel trovare parole in italiano corrispondenti a quelle in latino senza eccessive preoccupazioni di ordine filologico che spesso bloccano il lavoro in partenza. Ad esempio, ciò che veniva rimproverato a Verre era il tentativo di rimandare il processo nella sessione successiva nella quale avrebbe avuto controllo sui giudici. Nella lingua corrente ciò si tradurrebbe con il verbo “slittare”. E’ chiaro però che Cicerone non pronunciò questo termine, e che nell’utilizzarlo saranno fischiate le orecchie a qualcuno. Tanto per fare nomi e cognomi, parlo di Cesare Previti, che si è prodigato affinché un certo processo “slittasse”, permettendo così alla lingua italiana di arricchirsi di questo nuovo vocabolo.

In quest’opera di semplificazione ha reso accessibile a tutti un linguaggio non sempre facilmente comprensibile, rimanendo fedele dunque ad un ideale di divulgazione su larga scala. Cosa ne pensa di operazioni simili, come la fiction “Roma” recentemente trasmessa dalla Rai?
Non credo che per raggiungere un grande pubblico si debbano dire delle sciocchezze. Non credo che raffigurare i romani antichi esattamente come i romani di oggi sia indispensabile. La modernità e l’universalità dell’antico si coglie di più se a farlo è il lettore o lo spettatore. E’ questi a dover dire: “sembra si stia raccontando una storia di oggi”. Per ottenere questo scopo non devo truccare e pettinare Messalina come la Ripa di Meana affinché l’identificazione risulti più immediata, è fuorviante oltre che inutile. Si tratta di scegliere se voler raggiungere otto milioni di spettatori oppure due. Nel primo caso temo non si possa sfuggire alle regole ferree del gossip, della volgarità trasferite nel mondo antico. Non è importante conoscere esattamente com’era Roma, ma non si deve dare una visione banale della vita di un tempo; così non si stimola neppure la curiosità. Questo non significa affatto rinchiudersi in un circolo ristretto di intellettuali. La ricompensa migliore per il mio lavoro sarebbe se a partire da questo qualcuno fosse indotto a conoscere meglio Cicerone.

Calvino scriveva che un classico non ha mai finito di dire quello ce ha da dire. Cosa può raccontarci oggi questo capolavoro?
Indubbiamente questo testo ha un’imbarazzante attualità per ciò che riguarda i personaggi, gli atteggiamenti. La situazione di corruzione dilagante dell’epoca – tanto da venir accettata quasi come normalità – è solo uno dei tanti punti che lo avvicina a noi. Quando ho iniziato a lavorarci però ad un certo punto mi sono fermato, perché mi sono reso conto che il riferimento a certe persone era talmente inquietante, persino letterale a volte, che temevo che questo lavoro potesse essere inteso come libello di tipo politico. Non mi interessava tanto questo, perché in tal modo sarebbero andati perduti i valori della scrittura di Cicerone. Poi però, intendiamoci, la denuncia morale che viene da questo grande oratore è molto forte, dunque proseguendo il parallelismo non mi dispiacerebbe che arrivasse anche più in là di Verre.

Immagini Cicerone in un processo ai giorni nostri contro un imputato che si deve difendere davanti allo Stato e all’opinione pubblica dalle accuse di corruzione, promulgazione di leggi “ad personam” e di poca chiarezza nell’accumulazione di enormi ricchezze.
Sono sincero: lo avrebbero distrutto. Gli accusatori avrebbero fatto il possibile, anche l’illecito per dimostrare che Cicerone aveva degli scheletri nell’armadio. Non solo non avrebbe potuto fare la sua arringa e mostrare la sua splendida oratoria, ma sarebbe stato vicino all’essere arrestato. Non per i suoi delitti, ma in quanto uomo ambiguo e ambizioso, libero e franco. Qualcosa l’avrebbero trovata, e la sua carriera sarebbe finita in maniera ignominiosa.
Una cosa però dovrebbe consolare: bisogna considerare che un uomo disonesto e meschino come Verre è passato alla storia solo perché ha avuto la fortuna di avere Cicerone come accusatore. Il suo nome sarà sempre legato alla fama di questo grande personaggio. Se un Cicerone moderno avesse partecipato al processo del moderno Verre, avremmo corso il rischio che quest’ultimo fosse ricordato per molti secoli.

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