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Troppo caldo a Black Rock

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È ottobre e l’aria sembra comunque bollente. Richard è dietro una roulotte con il cappelletto della Exxon calato sul viso. Accanto a lui Glynne e Ron. – Allora l’ultimo controllo...

È ottobre e l’aria sembra comunque bollente. Richard è dietro una roulotte con il cappelletto della Exxon calato sul viso. Accanto a lui Glynne e Ron.
– Allora l’ultimo controllo segna più sei… – dice Glynne senza voltarsi.
– È buono… si va.
I tre si alzano da sotto l’ombrellone piantato nel mezzo del Black Rock Desert. La squadra intorno alla macchina è tutta inglese. Tutti, perfino i meccanici e il pilota. Richard sputa uno gnocco di saliva e stringe nella mano destra il cartellino con le temperature dell’ultimo controllo delle gomme.
Ron gli va vicino e gli fa:
– Il tempo ormai è a trentacinque. Dobbiamo muoverci se vogliamo fare qualcosa di grande!
Richard se lo ricorda questo deserto. Quindici anni fa lui è stato il primo uomo a superare i mille km\h su terra. Proprio qui a Black Rock. Bonneville non era andato bene per via del tempo. Anche questa volta non è andato bene e se n’è tornato qui. Ma oggi sono passati quindici anni ed è novembre, anche se il caldo è dovunque.
Andy Green è già nel siluro da due ore. Hanno controllato tutto ben sei volte. Questa volta ci sono, non ci si può tirare indietro, quelli del World Motor Sport Council hanno fatto partire il tempo ormai da mezz’ora. Bisogna farlo due volte il percorso. Avanti e indietro. E per due volte bisogna scendere sotto il record precedente. Questa volta però si tratta di scendere sotto il muro del suono.
– Finiamola e molliamo gli ormeggi. Andy è ormai dentro da troppo. Proviamoci e buona notte, è tutto positivo.
Non tira un filo di vento intorno alle postazioni logistiche. Discovery Channel si è beccato l’esclusiva del record e le sue telecamere sono ovunque. Ma comunque non tira un filo di vento e sembra che si faccia fatica a parlare.
– La temperatura del carburante a quanto stava, l’avete ricontrollata? Non voglio che sia come a Bonneville.
– Ron, è a posto. Si va che sì.
– Va bene. Dai l’ordine: entro dieci minuti rullaggio su pista. Non si torna indietro.
Ron, Glynne e Richard sono i tre progettisti dell’auto. Gente in gamba che prima di sedersi a progettare correva sopra siluri al limite dei mille km\h. L’auto che hanno portato qui monta due motori a reazione Rolls-Roy Spey. Vengono usati dall’aviazione inglese e americana negli F4 Phantom 2. I caccia usati nella guerra del Vietnam. La macchina si chiama ThurstSSC è larga 3,7 metri, lunga 16,5 ,pesa 10,5 tonnellate e non ha per niente la forma di una macchina. Sembra più un razzo nero su ruote. Anche se le ruote non si vedono.
La macchina inizia rullare. La folla in lontananza applaude e un paio di elicotteri fanno ombra sulla pista.
– Allora Andy come la senti?
– Dati nella norma. È ok, la sento bene. Rispondono bene anche i comandi.
– Va bene, va bene, ma non la tirare subito. Avvicinati piano alla pista così facciamo gli ultimi controlli.
– Ok Richard.
Poco meno di dodici secondi dopo l’auto è su pista e inizia a prendere velocità. I tecnici non parlano tra loro. Solo le telecamere si muovono.
– Siamo a settecento…sette e cinquanta.
Sopra i monitor un corvo in picchiata orizzontale sfreccia sul terreno bianco del Black Rock. Dietro di lui si solleva una scia di polvere alta almeno dieci metri e un sibilo, come se stesse bucando l’aria con il suo becco.
– Andy come procede? Le sospensioni e i comandi soprattutto.
– Il tachimetro segna ottocentoventi in aumento. Le sospensioni sono a posto e i comandi iniziano solo a pesare.
Ron dall’altra parte fa solo un ok a Richard che si mette l’indice in bocca e continua a mangiarsi le unghie.
– Mille e cento dieci. – Dice a bassa voce un tecnico dai capelli lunghi e unti.
– Ci siamo.- Risponde Glynne.
Il primo è un giornalista di una rete televisiva del Nevada. Si mette a cono la mano intorno all’orecchio destro. Come se aspettasse qualche rumore. Dopo di lui lo fa una ragazza lì accanto e poi tutti. Nessuno parla più. Giusto a terra un paio di formiche continuano a lavorare come se nulla fosse. Poi il boato.
A quel corvo che picchiava orizzontale si è aperta l’aria e lui se l’è lasciata alle spalle.
– È fatta porco diavolo!
L’applauso è enorme. Ma Richard rimane serio, sa che manca ancora il ritorno e il tempo stringe.
La vettura viene raggiunta e iniziano i controlli. Molto più veloci ora. Glynne fa ruotare i meccanici a velocità supersonica. Poi il via libera dagli ultimi controlli. La macchina riprende a rullare, questa volta il tragitto sarà da sud a nord.
– Ho paura per le ruote. Se si sollevano non avremo il tempo di rimettere in piedi un’altra partenza. Quindi o la va o la spacca.- Fa Richard guardando Ron e picchiando con la mano a coltello il palmo rivolto in alto dell’altra.
Se le ruote si alzano non ci sarà più nulla da fare per quel corvo. Sarà squalificato.
Prende velocità, si lancia. Il pubblico non emette ancora un suono. È rimasto il tempo solo per questa prova.
– Novecentosei…novecentoventi.
– Andy, parlami…come risponde.
– Va benone. Sento poco la ruota anteriore. Come se non attaccasse al terreno!
– Lo sapevo.- Dice Richard fuori dall’auricolare. Ron lo guarda come a dire che ormai quel che succederà, succederà.
– Ma forse è solo una mia sensazione.- Chiude Andy.
I tre progettisti chiudono gli occhi tutti e tre a poco meno di mille e duecento km\h. Giusto Ron guarda il monitor in cui ci sono le immagini dell’abitacolo e per un attimo guarda Andy là dentro incitandolo. Poi di nuovo quel boato e delle grida infinite.
L’auto apre in lontananza il paracadute. Andy si sente urlare dagli auricolari. Richard si accascia e battendo le mani sul terreno butta la via tutta la tensione di quei giorni.
Ron va incontro alla macchina che sta lasciando la pista e getta il cappello per aria. Un elicottero atterra e ne scende un piccola troupe televisiva. I giudici confermano il record è stato battuto per due volte con le velocità: chilometro lanciato 1223, 985 km\h e miglio lanciato 1227,985 km\h.
Glynne corre incontro a Richard urlando:
– È fatta eh, è proprio fatta!
I due si abbracciano, poi Richard va verso la sua sedia e prende la giacchetta. Adesso non fa più tanto caldo a Black Rock.

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