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Sten: “Sto cercando di spoppizzare la mia espressione di strada”

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Volti spaventosi e spaventati invadono i muri della città. Negli angoli più bui e di notte quando Roma assume quel colorito funebre arancione da vecchia bagascia.

Volti spaventosi e spaventati invadono i muri della città. Negli angoli più bui e di notte quando Roma assume quel colorito funebre arancione da vecchia bagascia. Sembra che in questi anni un allievo della fabbrica di Andy Warhol di New York sia stato liberato a Roma per perseguitarci con i suoi ritratti pop. La tecnica non è più serigrafia ma stencilica. Delle mascherine di gomma ritagliate dalla televisione, dal cinema, dalla pubblicità e dalla fotocamera digitale da far aderire per imprimerle al muro di travertino del nostro immaginario collettivo. Ancora una volta la cultura pop ci viene sbattuta in faccia in tutta la sua bruttezza e in tutta la sua ispirante bellezza. Chi conosce Sten lo ha incontrato di notte in qualche angolo buio sotto forma di zombie, di De Niro con la pistola puntata alla tempia, di ragazza drogata dalla Coca Cola, di volti urlanti e inquietanti.
Riusciamo ad incontrarlo per fare un’intervista. Ci da appuntamento, una sera, all’ultimo piano di un palazzo vicino a Termini. Sulla terrazza, tra i panni stesi e la città sotto che stanca entra nella notte, lo intervistiamo. E’ un uomo di mezza età. Parla poco.

Sul catalogo della tua mostra “–sten- bianco su nero” ed. stampa alternativa dici di aver fatto stencil dal 1975 al 1987. Come è stato quel periodo? Come lo ricordi?
E’ stato un bel periodo, giravo per le strade anche di giorno, con i miei stencil… finchè non mi hanno beccato.

Da quanto tempo è che ritagli stencil? E poi: hai iniziato su cartone o subito su strada?
Ritaglio stencil da tre anni iniziando per strada, lo stencil su cartone lo uso per poi venderlo per continuare la mia piccola attività.

È difficile ritagliare gli stencil? Come si inizia e perché?
Si tratta di una tecnica molto semplice e praticabile da chiunque. Consiste nel ricopiare immagini su un supporto che poi verrà ritagliato con un taglierino. Spruzzando sullo stampo ne esce fuori lo stencil.

A Parigi c’è un tuo alter-ego Amour che disegna stencil dappertutto, a Londra si parla da qualche anno di Stencil Revolution. Hai iniziato a dipingere vedendo la tecnica nelle altre città europee o hai iniziato autonomamente. E soprattutto che filosofia c’è alla base della pittura metropolitana su stencil? Il desiderio di migliorare la propria città? Lo stencil è solo una tecnica decorativa?
E’ stata una delle power puff girl a darmi lo spunto iniziale. Si tratta di un’amica che faceva lo stencil di questo cartone animato. Lo stencil è una tecnica vicina alla stampa, permette di riprodurre immagini realistiche che un writer difficilmente riuscirebbe a riprodurre a mano libera. La filosofia è personale data la tecnica ognuno è libero di adoperarla a suo piacimento.Lo stencil lo uso come espressione personale non penso né ad abbellire né a decorare.

Preferisci il centro o la periferia per dipingere? Cosa pensi dell’urbanistica di Roma? Qual è il tuo quartiere preferito? Potresti dipingere in una altra città?
Dove mi trovo lo faccio, mi porto sempre uno stencil appresso anche se la maggior parte li ho fatti a S. Lorenzo. Il quartiere che preferisco è Trastevere. Certo, a me piacerebbe girare anche in Italia e nelle varie capitali europee.

Ritieni che la cultura dei writers sia demonizzata e repressa in una città antica come Roma? A Milano e a Napoli alcuni writers sono diventati degli artisti affermati e riconosciuti dalla comunità. Hai mai dipinto su un rudere antico? Quante volte sei stato arrestato?
Io non mi sono mai occupato di writing, conosco pochissimi writers e la mia cultura in materia è pressoché nulla. A me piacciono poche cose per strada, mi piace il writing figurativo, mi piacciono le api di SME, alcuni stikers e alcuni posters.

Sai dipingere con l’olio, insomma con metodi tradizionali?
Ho fatto qualcosa ad olio ma il mio tratto non è realistico, più impressionante che impressionistico nel senso che non so tenere un pennello in mano.

Per la scelta dei soggetti trai ispirazione dai film anni ’20 e ’30, d’horror o grandi classici, ma anche foto, fumetti, icone e pubblicità. Ti senti uno degli ultimi esponenti della pop-art? Quali sono le tue fonti di ispirazione artistiche? Warhol?
Inizialmente usavo immagini della cultura pop, da un po’ le evito, riprendo immagini che ritraggono persone sconosciute. In più gli ultimi stencil riproducono foto scattate da me personalmente. So anche che finché farò stencil non riuscirò mai a sdebitarmi dall’influenza della pop-art. Sto cercando di spoppizzare la mia espressione di strada.

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