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Lucarelli e Camilleri, sonata a quattro mani

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Mittente: Grazia Negro Destinatario: Salvo Montalbano Oggetto: indagine delitto in Toscana Caro Salvo, le indagini per l’omicidio in Toscana sono a un punto morto. Ti sarei grata se tu potessi aiutarmi, a quattro mani si lavora meglio”. Aspetto tue notizie Grazia Negro

Mittente: Grazia Negro
Destinatario: Salvo Montalbano
Oggetto: indagine delitto in Toscana

Caro Salvo,
le indagini per l’omicidio in Toscana sono a un punto morto.
Ti sarei grata se tu potessi aiutarmi, a quattro mani si lavora meglio”.
Aspetto tue notizie
Grazia Negro

L’epistolario fra i commissari più amati dai lettori di Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli potrebbe cominciare così.
Già, perchè i due maestri del noir italiano hanno deciso di scrivere un romanzo a quattro mani. L’idea è di Daniele di Gennaro, editore della minimum fax. Bisognerà aspettare il 2007 per trovarlo fra gli scaffali delle librerie.
Un assaggio di quello che potrebbe diventare il caso editoriale dell’anno si è visto giovedì 13 luglio. All’interno della rassegna “Libri e Autori al Cineporto”, è stato proiettato in anteprima il film documentario “A quattro mani” di Matteo Raffaelli, prodotto da Rosita Bonanno della minimum fax media.
La prima inquadratura è di una pasticceria, mani che impastano, riempiono, friggono. Un cannolo. Pronto a viaggiare dalla Sicilia all’Emilia.
Sullo schermo appaiono i due scrittori. Quarant’anni di vita li dividono. La voce lenta e cavernosa di Camilleri, il viso rubicondo, la sigaretta sempre accesa anche davanti la telecamera.
Più pallido Lucarelli, lo sguardo algido e il parlare quasi telegrafico.

Camilleri legge stralci da “il birraio di Preston” e “il cane di terracotta” . Mentre parla scorrono vecchi filmati in bianco e nero della sua Sicilia.
Legge anche Lucarelli, più abituato alla telecamera. Solo che questa volta è la sua storia ad essere al centro dell’attenzione.
Ne viene fuori un piccolo corso di scrittura.
Carlo scarabocchia qualche cosa su un foglio. “Questo è lo schema che utilizzavo all’inizio della mia attività. Scrivevo quella che per me era una buona idea. Più o meno a un terzo del racconto arrivavano tre giorni di crisi. Ed era una tragedia. Un pò come quando vieni lasciato per la prima volta da una ragazza. Con il tempo ho imparato a gestire sia l’uno che l’altro. Scrivevo con in mente l’epilogo della storia, mancava però il collante fra i pezzi. Per razionalizzare ho cominciato a disegnare su un foglio di carta lo schema del racconto: dei blocchi con i personaggi e le situazioni collegati fra di loro. Quando dai racconti sono passato ai romanzi, ad Almost Blue in particolare, il foglio di carta non bastava più e allora ho optato per i post-it”.
La telecamera inquadra la lavagna accanto alla scrivania, tappezzata di bigliettini colorati. Lucarelli fissa la telecamera e sorride.
Ha cominciato a scrivere a 13 anni. Ricorda che era domenica e si annoiava. L’ idea di una storia gli frullava in testa. Doveva scriverla, era l’unico modo di vederla raccontata, quella storia che altri non avevano già scritto.
Parla di come ha iniziato a inviare i manoscritti a quattro case editrici alla volta, per avere il tempo di leggere e digerire le risposte.
E’ il dicembre del 1989 quando riceve una telefonata di Elvira Sellerio:” le pubblichiamo il suo romanzo, è contento?”.
Espressione incredula: “Mi stanno forse prendendo in giro?”
Fu addirittura Leonardo Sciascia a metter una buona parola con la padron ‘Ntoni della Sellerio. Quello stesso Sciascia che andava a prendere il caffè a casa dell’ancora poco conosciuto Camilleri. E lo invitava a scrivere un romanzo.
Gli occhi di Andrea si perdono dietro le montatura degli occhiali, i denti sono ingialliti dalle sigarette. La sua è una riflessione sul compito della letteratura che “deve permettere al lettore di trascorrere un buon quarto d’ora. Poi, chiuso il libro, la vita torna a scorrere come prima. Qualche mese fa un giornalista de l’Unità si chiedeva se Camilleri, in quanto – immagine di quello che ha scritto – sopravviverà al tempo.
A una frase così, scusate, c’è da toccarsi i cabbasissi”. Risate in sala.
E’ alla mano, Camilleri, anche quando regala una breve lezione di scrittura. ”Oggi nei libri gialli non è più importante sapere chi è l’assassino ma perché ha ucciso. Descrivere il contesto e l’universo che ruota intorno ai personaggi occupa un ruolo rilevante. Il giallo smette di essere un genere per diventare un romanzo qualunque. Creare storie è pensare alla lunghezza dei capitoli e delle frasi, fino a dare musicalità al racconto. Qualcosa che può essere definito il respiro della storia, da ascoltare e seguire. Scrivere gialli è stato per me il modo per imparare a darmi una disciplina.

Il documentario finisce qua.
Sulla scrivania di Lucarelli c’è un pacchetto con la carta a fiori. Lo apre, sul fondo troneggia il cannolo siciliano. Fra la crema e la frutta candita estrae un foglio di carta malconcio. E’ la risposta di Montalbano. Chissà se deciderà di aiutare l’ispettore Negro.

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