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Artisti di strada

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“Ciò che i più non immaginano neppure è che esiste un altro mondo, parallelo a quello reale”.

“Ciò che i più non immaginano neppure è che esiste un altro mondo, parallelo a quello reale”. Mentre parla si cambia Irene, e rimane sospesa ancora un attimo fra i due mondi con la tuta imbottita che sta per sfilare e la maglietta del dopo-spettacolo. Quella che porta nel mondo reale. A terra c’è ancora il quadrato nero fissato con scotch sull’asfalto, a delimitare il suo “palcoscenico”. In un angolo due sedie, usate poco prima in ogni modo tranne quello per cui sono state costruite. Acrobata ed equilibrista, racconta di portarsi dietro questa passione da sempre: “Da piccola adoravo la ginnastica artistica, e poi, crescendo ho incontrato le amicizie giuste che mi hanno fatto intraprendere la strada del circo. Faccio questa vita da sette anni, da quando a venti ho capito che questa era la mia strada. Così ho frequentato due scuole di circo, una a Torino, e l’altra a Bruxelles”. Alla domanda perché proprio la capitale belga, la risposta è: “Perché ci sono capitata”. E’ questo parte del fascino della sua professione. Annullare le distanze, considerare il mondo casa propria. “Non avrei davvero voluto fare altro” aggiunge sorridendo.
Palestrina, pochi chilometri fuori Roma sud, Festival degli artisti. L’organizzazione della manifestazione – alla sua seconda edizione – è affidata all’Associazione Stradeventi. Giocolieri, mimi, mangiafuoco, trampolieri. Per tre giorni, da venerdì 21 a domenica 23 luglio le vie della cittadina sono animate da artisti di strada. E non c’è da stupirsi nel vedere in un angolo una damina settecentesca tutta di bianco vestita – incluso cappellino con piuma e ventaglio anch’esso vistosamente piumato – e nella piazzetta vicina un vecchio hippie in un gilè arcobaleno.
Osservarli in un solo colpo d’occhio dà l’impressione di essere dentro una macchina del tempo impazzita. Da un lato la statuina di cera che china graziosamente il viso dipinto di bianco, dall’altra una sorta di guru canuto che sembra posseduto da chissà quali spiriti mentre intona antichi canti africani. Ma non è questo il pezzo forte del suo spettacolo: enormi sonagli alle caviglie, tamburelli fissati alle ginocchia e dita che si muovono agili su barrette metalliche poggiate su uno scatolone che funge da cassa di risonanza. Da solo riesce a ricreare il sound di una banda intera, e non sbaglia un colpo. Organetti, campanacci e strumenti non ben identificati accanto a lui fanno presagire che la sua serata non finirà presto.
Ma chi sono gli artisti di strada? Spesso esperti nell’arte circense, o ballerini, o attori che, ognuno seguendo un proprio percorso personale, giungono infine ad esibirsi nelle piazze di tutto il mondo. E non ha più alcuna importanza la nazionalità d’origine. Anche se questo è l’approdo di molti, in pochi sono partiti con l’idea di fare spettacoli “a cappello”, ossia di strada. E’ qualcosa che viene in seguito, naturalmente. Certo il guadagno non è la motivazione principale. In media in una serata si possono ricavare 300 euro. Ma non si lavora tutti giorni, e bisogna considerare le spese di spostamento. Poi ci sono le sere da dimenticare. Si lavora più o meno sei mesi nelle piazze; nel resto dell’anno si allestiscono laboratori teatrali o acrobatici per bambini e adulti. In questa scelta gioca un ruolo importante più che altro la voglia di essere liberi, indipendenti da padroni. “Può capitare – spiega Irene – di conoscere qualcuno che viene dal Cile. Le occasioni vanno prese al volo: decidi di partire a seguito della sua compagnia e stai nel suo paese per un mese. Quando sarà il momento ricambierai l’ospitalità”. Singolare la storia di Andreas, in arte Valentin. “Lavoravo nel campo dell’edilizia, appartenevo alla classe operaia – racconta. Poi vent’anni fa ho fatto questa scelta per condurre la mia vita in libertà. Sono partito dalla Germania, il mio paese, per andare in Francia, Spagna, Slovenia, Croazia. E Italia, ovviamente.”. Lo spettacolo è lungo, dura circa 45 minuti. C’è anche una trama: uno scienziato alla conquista delle stelle. Una corda sospesa ad un paio di metri da terra su cui camminerà come rampa di lancio, un monociclo come astronave con delle fiaccole per razzi, che farà magistralmente roteare con le mani. Il tutto dovrebbe far impazzire i bambini, ma sono gli adulti che esclamano ogni momento “oddio lo fa, lo fa”. Andreas non ha frequentato scuole; “ho seguito corsi qua e là – dice -, ho imparato nei circhi nei quali ho lavorato, ma la mia vera palestra è stata la strada con gli altri artisti”. E’ disposto anche a spiegare la differenza fra il circo e l’arte di strada: “il circo prevede un guadagno minore a spettacolo, ma dà più stabilità. In genere si lavora ininterrottamente da settembre a maggio”. Sorprende la risposta che dà su quali siano le differenze fra l’Italia e l’estero: “La lingua italiana”, dice serio. “Il problema – prosegue – è che ormai manca l’estro creativo. Il tipo di spettacoli che si possono vedere qui sono gli stessi in tutta Europa. Si è capito cosa piace al pubblico, e cosa invece è meglio evitare. Il risultato è una omologazione generale”. I pro e i contro dell’ essere tutti una ‘grande famiglia’. Irene però qualche differenza con l’estero la nota, eccome. “In Francia ad esempio, esiste uno statuto dell’artista. E’ prevista una sorta di cassa integrazione data dallo stato. Se non si lavora per un mese, si possono prendere anche 100 euro al mese come sovvenzione. La cifra viene calcolata in base a quanto si guadagna in un anno. Ma l’Italia è indietro per cose se possibile ancora più basilari.”. Già, perché risale a soli cinque anni fa l’abrogazione dei primi due commi dell’art. 121 del TULPS (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza). In base a tale legge – valida su tutto il territorio nazionale – era necessaria l’iscrizione al Registro dei Mestieri Girovaghi e una richiesta di permesso per le esibizioni. L’obiettivo della sua modifica consiste nel rendere più semplici i procedimenti relativi ad autorizzazioni per lo svolgimento delle attività. La palla ora è passata ai Comuni, che singolarmente hanno il compito di agevolare le procedure di concessione degli spazi dedicati agli spettacoli. Ma non tutti i Comuni si sono adeguati, e in molti la situazione è lasciata in sospeso. “C’è sempre la possibilità – continua Irene – che a metà spettacolo ti caccino via”. Dove questo pericolo non c’è, è Piazza Navona a Roma. Nella deliberazione n. 68 del Consiglio Comunale di Roma è detto chiaramente che nei mesi da giugno a settembre l’artista è libero di esibirsi dalle 16.00 alle 24 all’interno degli spazi pubblici. Lì infatti sussiste un altro problema. “Piazza Navona è una mafia – scherza Irene. Il fatto è che lo spazio va diviso anche con i ritrattisti, dunque alla fine non ne resta molto a noi. E questo viene accaparrato da chi arriva prima. Mi torna in mente un posto in Spagna dove c’è una situazione simile. Gli artisti si nascondono, poi all’improvviso sbucano fuori tutti insieme, e chi arriva per primo fa lo spettacolo”. Alla fine la ragazza corregge il tiro: “in linea di massima riusciamo comunque ad autoregolarci. E finiti i rispettivi spettacoli andiamo a berci una birra in gruppo”. E per quanto riguarda l’essere tutelati sul lavoro? Dal ’99 esiste la Fnas (federazione nazionale arte di strada), che aderisce all’AGIS – la categoria più ampia dello spettacolo. E’ nata, come sostiene il suo direttore Alessio Michelotti, “in seguito al fermento degli ultimi anni relativo all’arte di strada al fine di risolvere i grandi problemi di questo settore. In definitiva per trovare rappresentanza nelle istituzioni. L’abolizione dell’art. 121 del TULP è stato un grande passo avanti.” . L’associazione offre anche assistenza fiscale e la promozione dell’attività degli artisti. Ma i diretti interessati non sembrano entusiasti di questi servizi: “Non serve a molto – chiarisce Irene -, stanno comunque indietro rispetto all’Europa. I siti europei che sponsorizzano gli spettacoli sono sempre aggiornati. Su quello della Fnas sono fermi a marzo”. In effetti la manifestazione di Palestrina non è neanche menzionata. Ancor più critico è Andreas, che pur è iscritto all’associazione: “Non ha un grande rilievo sul territorio nazionale. Rimane un circolo ristretto. Inoltre si creano rapporti tipo datore di lavoro che decide per i suoi impiegati. Tentano di stare sullo stesso piano, ma non sarà mai così”. Niente associazioni, o agenzie a fare da tramite, dunque. Si lavora attraverso il passaparola. Impagabile senso di libertà. Palestrina sorge sulle rovine dell’antica Preneste, che ospitava un famoso tempio dedicato alla Dea Fortuna, la dea romana della sorte. E forse non è un caso che proprio questa città abbia ospitato tale manifestazione, dedicata a chi ha saputo costruire da sé il proprio destino.

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