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Un’estate a Capocotta

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Basta. Fa troppo caldo vado al mare. Dopo un inverno passato tra le librerie, i convegni, le carte, i tasti del computer, i clic del mouse...

Basta. Fa troppo caldo vado al mare. Dopo un inverno passato tra le librerie, i convegni, le carte, i tasti del computer, i clic del mouse, mi merito un giorno al mare, il primo mare dell’anno, il primo bagno, la prima sabbia, il primo sole. La meta scelta è poco letteraria: Ostia. Il giorno: uno qualsiasi della settimana, tanto ormai la spiaggia è sempre affollata. Ho bisogno di vedere un po’ di mondo, di sporcarmi nel Tirreno. Sulla Cristoforo Colombo, ad ogni pino mediterraneo che la costeggia, la mia macchina rovente sobbalza sulle radici che hanno deformato l’asfalto. L’avvicinamento ad Ostia è sempre un viaggio nel tempo, a ritroso. Ad esempio vedi Spinaceto sulla destra e ti sembra di ripiombare negli anni ’70, così via fino ad Ostia che sembra una cittadina litorale anni ’30. Ma non mi fermo ad Ostia, continuo verso Torvaianica perché voglio andare a Capocotta, la spiaggia con i “cancelli” e le dune ancora intatte, quella degli studenti romani quando fanno “sega” a scuola i primi di giugno ogni anno. Capocotta rappresenta la degenerazione della spiaggia in Italia: è una concentrazione di nudisti, palestrati, transessuali siliconati, massaggiatrici cinesi, famiglie obese in pic-nic permanente, studentesse in top-less, tatuati neofascisti e anche (lo giuro) ballerine brasiliane di Rio. Un catalogo a parte meritano i venditori sulla spiaggia che, talmente tanti, si susseguono con un intervallo di tempo di 2 minuti mostrandoti la merce: senegalesi stracarichi di parei e asciugamani, ivoriani con i cd e i dvd, egiziani che fanno i tatuaggi all’hennè, indiani con gli anelli d’argento, capoverdiani che fanno le treccine e vendono i cappelli dei mondiali, rumeni che ti vendono le Marlboro di contrabbando, uno urla “acquabirracocacola”, un altro “cocco fresco”, un altro ancora “ciambelle-ciambelle”. La cosa più affascinante, e triste al contempo, sono i rifiuti che il Tirreno ci restituisce di notte con le onde o con l’alta marea della luna piena. Un tempo, poco tempo fa, i bambini camminavano sulla spiaggia alla ricerca di conchiglie, ora possono fare lo stesso con i mozziconi di sigaretta imbevuti di sale. Tra le altre cose si possono rinvenire e magari collezionare: fusti di detersivi di differenti colori, bottiglie integre o rotte marroni e verdi lisciate dall’acqua di mare, reti e nasse, tappi e bottoni, lische, bucce, monete, buste di plastica, lattine scolorite dal sole, preservativi seccati e siringhe senza ago. I tipi da spiaggia sembrano comunque noncuranti della sporcizia e praticano tranquillamente tutti i giochi sulla sabbia o nell’acqua bassa: calcio, racchettoni, “schiaccia sette” (una pallavolo a sette tocchi con eliminazione), frisbee, boomerang, volano e pistole ad acqua. Oltre a questi giochi e giochetti, i tipi da spiaggia amano mostrare i loro status symbol: tutti accessori, annessi e connessi che la cultura da spiaggia ha portato con sé dai più semplici ai più elaborati: ombrellone, lettino, crema da sole, olii abbronzanti, vaporizzatori, radio a tutto volume, piscinette gonfiabili, cappelli con ventilatore incorporato, borse termiche autonome, e dulcis in fundo il tivufonino (ebbene sì come nella pubblicità). Anche i ristorantini sulla spiaggia di Ostia sembrano essersi sprovincializzati. I menù sono sempre più raffinati: leggete questo che ho copiato da uno preso a caso: antipasto: toast con uova e salmone, carpaccio di pesce spada, cocktail di gamberi in salsa rosa, pesce marinato con aneto. Primo: risotto mantecato ai frutti di mare, risotto salmone e asparagi, pennette mare e monti, risotto con zucchine e gamberetti, pasta con zucchine e gamberetti. Secondo (con contorno di stagione): salmone gratinato al forno, filetto di pesce persico dorato al burro e salvia, trancio di spada alla livornese, cernia in salsa limone al forno, fritto di calamari con gamberi alla griglia.
Ma la cosa più bella del mare, resta sempre la sera, la fine del giorno quando il sole diventa più tenue e la spiaggia si spopola. E anche questo aspetto del “primo mare”, come gli altri dell’articolo, merita un catalogo, un lista di diapositive: un secchiello abbandonato, un bagnino che chiude gli ombrelloni, un cane che corre sulla bagnasciuga, il sale tra le sopracciglia, le spalle rosse, un bicchiere nero di Coca Cola e un raggio verde al tramonto.

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