Carlo Verdone: “La prima telecamera la comprai da Isabella Rossellini”

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Carlo Verdone all’assalto degli Stati Uniti. Il regista romano, i cui personaggi da lui stesso interpretati sono rimasti nell’immaginario degli italiani a rappresentarne vizi e nevrosi...

Carlo Verdone all’assalto degli Stati Uniti. Il regista romano, i cui personaggi da lui stesso interpretati sono rimasti nell’immaginario degli italiani a rappresentarne vizi e nevrosi, giunge a Taormina, al festival del cinema, appena conclusa la trasferta di New York.
Al Lincoln Center ci sono state le proiezioni di Il mio miglior nemico, co-protagonista Silvio Muccino.

Verdone è soddisfatto?
Ci sono stati diversi spettacoli, molte persone sono rimaste fuori e mi è dispiaciuto parecchio. Credo che il prodotto sia stato ben accolto, ora speriamo che qualcuno compri il film per metterlo in distribuzione, anche se sappiamo quanto è difficile penetrare nel mercato americano.

A chi avanza il dubbio che la comicità “alla romana” di Verdone e Muccino potrebbe non essere capita dal pubblico di lingua anglosassone, Verdone risponde così: Non credo vi sia questa difficoltà, il lavoro di traduzione è stato ottimo, e gli applausi ed il gradimento è sembrato convinto.

In attesa di conoscere quale sarà l’esito della missione americana, Verdone ha trascorso due giorni a Taormina per altrettante lezioni di cinema.
Fra un discorso tecnico ed un consiglio sulla carriera ai giovani aspiranti, si scoprono i particolari dei suoi esordi:
Ero molto influenzato da alcune programmazioni che facevano nei cineclub romani, in particolare sul periodo della sperimentazione, con Andy Wharol, Yoko Ono e altri. La prima telecamera la comprai da Isabella Rossellini per 80 mila lire, che all’epoca era una cifra considerevole; uno dei miei lavori “sperimentali”, con mia grande sorpresa, vinse un premio a Tokio.

Questo successo lo portò ad un esame con Roberto Rossellini, che dirigeva la Scuola sperimentale di cinema nella Capitale.
Fu una proiezione assurda, su una parete, le immagini avevano le dimensioni di un francobollo. Alla fine Rossellini mi disse: bravo, diventerai un grande regista drammatico.

La svolta comica arrivò grazie ad un piccolo teatro, che metteva a disposizione il proprio palcoscenico per artisti emergenti. Verdone scrisse una serie di monologhi, alcuni li proporrà poi in televisione e diventeranno un pezzo di storia italiana. Una sera, la sala era vuota, si presentò solo uno spettatore.
Lui voleva andare via, dicendo che sarebbe ritornato; ma io credevo che non avrei mai più fatto uno spettacolo, visto il risultato, e lo convinsi a rimanere. A conclusione del mio show, ricevetti i suoi applausi. Solo dopo venni a sapere che era il critico del quotidiano “Paese sera”. Scrisse una recensione strepitosa, con un titolo che annunciava: E’ nato il nuovo fregoli. Da quel momento la mia vita artistica cambiò in modo determinante.

Fra le “manie” di Verdone, quella della raccolta di cimeli musicali – ha persino una lettera scritta da Hendrix – e di autografi di grandi personaggi del cinema. La sua icona era Lauren Bacall, ed una sera ebbe l’opportunità di andare ad una cena conviviale dove la incontrò.
Fu molto gentile, parlammo per diverso tempo, lei mi chiese se volevo sedermi al suo tavolo. Non stavo nella pelle, quando mi fece notare che portava il gesso ad una gamba, e per raggiungere il nostro posto, l’avrei dovuta prendere in braccio. Io avevo appena fatto una operazione di ernia, avevo ancora una trentina di punti sulla schiena. Eppure non potevo sottrarmi: la portai, cercando di far presto, lei mi chiedeva di andare piano. Un dolore lancinante, rischiai di tornare in ospedale. Eppure, ancora oggi conservo la dedica dell’attrice, in ricordo di una serata unica.

Conclusione degna di Carlo Verdone, a chi gli chiede il segreto per essere un buon regista: Avere una salute di ferro.

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