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La vittoria di Veronesi

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– Salvate donne e bambini per la miseria…non lasciamo niente a Charlie. – Ero convinto di averlo solo pensato. Ma a giudicare dal modo in cui mi osservava il mio vicino di sedia non doveva essere così:

– Salvate donne e bambini per la miseria…non lasciamo niente a Charlie. – Ero convinto di averlo solo pensato. Ma a giudicare dal modo in cui mi osservava il mio vicino di sedia non doveva essere così:
– Si sente bene? Ha appena gridato. L’ho vista, si era appisolato, così l’ho svegliata ché la conferenza sta per iniziare – Quel tipo sembrava la reincarnazione di Christopher Lee.
– Lasci perdere. Colpa dei film – Non so per quale motivo ma mi ero addormentato e avevo sognato. Solitamente ho il sonno pesante e non sogno nemmeno pagato. Invece lì avevo sognato di essere nel bel mezzo della guerra delle Midway. Qualcosa di veramente trucido. Vedevo gli aerei che si schiantavano sulle portaerei. Io ero addetto alla contraerea e mi divertivo a far fuori quei maledetti kamikaze. Ma comunque la conferenza era appena iniziata e non dovevo più distrarmi.
Veronesi mi era proprio davanti con ai lati due sinistre figure. Aveva da poco preso a parlare quella di sinistra e stava raccontando per quale ragione Sandro Veronesi era un grande artista. Intanto la sala si era riempita di pezzi grossi della mondanità: Nanni Moretti, Giovanni Veronesi, Alessandro Haber…Il meglio del meglio della cultura di sinistra in Italia accorsa per l’ultimo libro di Veronesi: Caos Calmo.
Ma comunque, non passò molto tempo prima che cose macabre presero il timone di quella faccenda. E più precisamente accaddero quando Veronesi prese la parola:
– Devo fare una comunicazione di servizio. La corte di cassazione ha annunciato che il centro sinistra ha vinto le elezioni!
La stanza saltò in aria in un tripudio di applausi e grida di incitamento. Ancora una volta tutti annuivano e sfoggiavano sorrisi ammiccanti allo scrittore. Per Dio quella parte la odio delle presentazioni. Mi fanno sentire come se mi fossi perso qualcosa della faccenda. Qualcosa di talmente importante che nemmeno è pronunciabile. Annuiscono tra di loro, tutti sanno cos’è accaduto e lo scrittore se ne sta lì come garante di tutta la faccenda. Accade sempre…
Stai calmo, non agitarti…ignora la massa stupida e pecorona, pensai. Mi accucciai per terra e mi misi seduto accanto ad un’attrice. L’avevo vista da qualche parte ma non mi ricordavo dove.
Dopo che le due figure minacciose avevano finito di presentare Caos Calmo iniziarono a fare domande a Veronesi che con la sua faccia da omicida guardava gli spettatori. Gli chiesero del perché avesse scelto il tema del lavoro e in particolare della fusione di due aziende per descrivere la nostra civiltà. Lui rispose dicendo che la cultura occidentale si basa su un’economia sbagliata, che lui ha conosciuto gente che aveva fatto fusioni tra due aziende. Così come il protagonista che, ritirandosi in un zona di calma nella confusione di una fusione aziendale, riesce a scorgere una visione superiore che lo porta alla disillusione.

Ora quelle cose saranno state anche vere e sacrosante ma io mi addormentai nuovamente. Porca miseria ma perché poi? E sognai pure nuovamente. Ero davanti ad una fantastica villa sul golfo di Napoli. Che meraviglia. Il sole era alto ed ero alla guida di una macchina sportiva che accelerava da zero a cento in meno di tre secondi. Una roba pazzesca. Dopo un po’ esce fuori da questa villa la coniglietta del mese di febbraio di Playboy. Porca miseria. Miss febbraio tutta per me. Era troppo. La portai sulla costa a fare un giro. Cavolo avreste dovuto vederla con i capelli al vento e la camicetta che le scivolava sul seno bagnato. A quel punto mi risvegliai con la voce di Veronesi che parlava ancora. Questa volta però stava leggendo una parte del suo libro, una parte che mi parve di un melenso raccapricciante. Insomma roba del tipo: “Tesoro mio, devo concentrarmi su di te perché dovrai avere le tue sicurezze quando crescerai ect…” Roba da farti vomitare le budella. Ma alla fine della lettura di nuovo un applauso fragoroso che mi mise in mutande. E di nuovo ripresero tutti ad annuire. Io guardai il mio vicino di sedia e gli dissi:
– Senta io voglio dormire. Non dormo così bene nemmeno a casa mia quindi non si azzardi più a svegliarmi, a meno che non vede Miss febbraio. Ho un appuntamento con lei!

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