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MOBBI DICCHE Oppure CALVINISMO, LA COLPA, IL PECCATO

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Da un po’ di tempo Telecom Italia (e il suo alter ego Tim) organizzano eventi culturali, concerti e mostre. Non si tratta di una semplice sponsorizzazione, ma di una dottrina.

Da un po’ di tempo Telecom Italia (e il suo alter ego Tim) organizzano eventi culturali, concerti e mostre. Non si tratta di una semplice sponsorizzazione, ma di una dottrina. Non a caso l’ultima iniziativa della compagnia di comunicazione nazionale ha un titolo esauriente: Progetto Italia, neanche fosse un programma elettorale. Il sottotitolo è Il classico di una vita, collegato al Festival delle Letterature a Massenzio, e la sede eletta è la basilica paleocristiana di San Lorenzo in Lucina a Roma. Il tutto lascia presagire il solito salotto di borghesi che chiacchierano del libro che gli ha cambiato la vita e la realtà non tradisce le attese. Tralasciati importanti intellettuali del calibro di Monsignor Ravasi, Dorfles, Asor Rosa e Mirabella si decide di andare a udire il 23 Marzo, all’ombra del crocifisso di Guido Reni, delle statue di Bernini e di Chateaubriand, il grande Gigi Proietti che legge “Moby Dick” di Melville assistito da Marino Sinibaldi, il celebre conduttore di “Fahrenheit”, programma radiofonico letterario della Rai.

La chiesa è stracolma e una fila chilometrica taglia in due la piazza già un’ora prima dell’inizio. È incredibile quanto questi eventi culturali mediocri (due chiacchiere improvvisate) attirino tanta gente. Forse perché l’ingresso è gratuito e consentito fino ad esaurimento posti. All’ingresso una addetta dice preoccupata: “Controlliamo che esistano le vie di fuga”. A cosa si riferisce? Lo show farà cagare e sarà necessaria una rapida uscita o stasera rischiamo la strage per soffocamento da massa in preda al panico? Nella chiesa su in alto, vicino al soffitto, ci sono dei caloriferi arancioni che hanno le bocche verso la folla. Un uomo riprende l’evento col suo cellulare. Le vecchiette protestano che non hanno un posto a sedere. Sull’altare due sedie trasparenti di plastica.
Apre le danze l’uomo Telecom dalla voce tremante che ringrazia tal don Nazzareno e ci ricorda di essere ospiti di un luogo sacro. La platea freme in religioso silenzio ed entrano Proietti con Sinibaldi con le mani impegnate dal libro e da varie fotocopie. Proietti dice di aver letto tre volte “Moby Dick” e che “non capisce, ma capta la sua potenza”. Sinibaldi, da perfetto maggiordomo della serata, gli alza la palla: il confronto con Don Chichote e il significato della balena bianca. Proietti recita allora tre parti un po’ enfaticamente: l’incipit, il sermone nella chiesa di Nantucket, e il monologo finale di Achab. Dopo la seconda lettura Sinibaldi sfoggia tre parole chiave: calvinismo, la colpa, il peccato. Proietti risponde con due o tre battute a raffica e racconta tre aneddoti. Bisogna dire che quest’ultimi sono i momenti più felici della serata.
Breve parentesi: (“Moby Dick” si presta a una quantità enorme di interpretazioni, dalla politica alla religione, e pare che negli Stati Uniti sia cresciuto in questi anni un gruppo di fanatici del romanzo denominato “melvillians”, dal nome dell’autore. Pare che questi fans, non dissimile da un club de “Il signore degli anelli” o da una cricca fedele a Nostradamus, abbia incominciato a spiegare il reale attraverso il suddetto libro. Ad esempio: Melville aveva previsto l’11 settembre perché all’inizio parla di movimenti militari in Afganistan).

Il momento più infelice della serata è quando Proietti cede alla demagogia culturale di sinistra paragonando Berlusconi ad Achab quando, verso la fine del romanzo, il capitano delira e vaneggia conscio della fine. La platea, eccitata, si lascia andare anche a qualche “Bravo!”. Di per sé la politica potrebbe anche rientrare in una serata del genere in cui il pubblico è prevalentemente e palesemente schierato a sinistra, ma è inaccettabile questa omologazione degli argomenti e questa retorica banale e semplice. Il paragone è fastidioso e, da un certo punto di vista, nobilitante per il Presidente del Consiglio che si avvia al suo declino politico.

La rassegna Il classico di una vita (che potrebbe essere lo slogan di una marca di brandy) continua fino a giugno. Il 6 Aprile Ozpetek legge Hikmet, il 27 Aprile Mentana legge Fenoglio, l’11 Maggio Ranieri recita Pratolini, il 25 Maggio Mazzucco legge Petronio e conclude Margherita Hack l’8 Giugno col “Pinocchio” di Collodi.

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