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Per colpa di chi?

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La questione dell’aborto è una cosa seria e le cose serie richiedono ascoltatori con le palle. È una legge di natura. Per quanto ne so si può campare benissimo scrivendo di cose poco intelligenti e via dicendo.

La questione dell’aborto è una cosa seria e le cose serie richiedono ascoltatori con le palle. È una legge di natura. Per quanto ne so si può campare benissimo scrivendo di cose poco intelligenti e via dicendo. Ma per l’aborto la via è unica. Lo sanno tutti? Forse, quel che importa è che comunque è un tema tremendamente reale e tutt’altro che leggero. Cioè accade. È un fatto con cui bisogna fare i conti al di là di leggi, prediche e paternali. E va bene fin qui non abbiamo niente di nuovo da dire. Ma qualcosa sarà pur cambiato dall’italietta cattolica e democristiana che faceva i suoi primi passi verso la realizzazione di un paese laico. Da quell’italietta che votò la famosa 194.
Una buona idea per fare il punto della situazione allora mi è parsa andare a vedere la presentazione dell’ultimo benedetto libro dell’Armeni. Per chi avesse vissuto sulla luna negli ultimi anni è la conduttrice di Otto e mezzo con Giuliano Ferrara. Infatti nemmeno a dirlo alla presentazione c’era anche lui. L’hanno fatta alla Feltrinelli della galleria Alberto Sordi, anche questa volta nemmeno a dirlo il giorno della festa della donna. Non erano soli però, un politico in queste situazioni deve assolutamente esserci. Lui non vorrebbe lo so, ma per qualche motivo ce lo trascinano. Quello per questa occasione era la Livia Turco.
La sala conferenze era stracolma e a fatica ci si stava. Di donne ovviamente ce n’erano a bizzeffe. E di mimose tante quante metterebbero in pace il wwf. Ma l’onore di cominciare è stato concesso a Ferrara. Ferrara ha detto che quello dell’Armeni era un testo amico. Per onestà e vivacità. Che il nodo portante del libro era il termine salute e che lo svolgimento di quel termine nell’ambito della legge 194 era: quanto è salutare l’aborto per la donna. E fin qui ci siamo. Poi per un motivo o per un altro si è finito ovviamente sul piano morale. Che cavolo siamo in Italia e certe tradizioni vanno rispettate. Ferrara ha esposto la sua tesi dicendo che lui per ovvie ragioni era contrario all’aborto, ma che non se ne può fare a meno per altrettante ovvie ragioni. “Una volta reso possibile l’aborto”, ha detto, ”sarebbe dovuta iniziare una battaglia contro la pratica dell’aborto, ma nel senso di una battaglia culturale”.

Poi è stata la volta della Turco. Cos’ha detto la Turco? Be’ che è colpa mia. Cioè mia, mia di Ferrara e di tutti gli uomini presenti che non erano in grado di stabilire patti eterosessuali ma solamente omosessuali. Ha aggiunto che quello di cui si sentiva una forte assenza era la figura paterna nella simbologia collettiva. E ha chiosato che il principio etico era il non dover scegliere davanti all’aborto. E che comunque la possibilità di scegliere dà responsabilità alla donna – quindi non vero che una donna con un figlio è irresponsabile. Il regresso è avvenuto là dove una scelta non è più fattibile. Là dove si deve scegliere tra lavoro e maternità.
Al termine dell’intervento io ho scritto sul taccuino: ”sembra un cattolicesimo laico”. Non ci posso far nulla ma quell’intervento mi pare il principio culturale su cui si è basato l’umanesimo. Solamente al contrario. Petrarca in fondo si è sempre sentito un cattolico pentito di esserlo. Qui invece si è di fronte alla migliore tradizione italiana. La lunga e dissanguante tradizione di logiche cattoliche e massoniche. E di sorrisi in sala, di complicità tra donne a cui solo loro erano adepte, era pieno. No. Nessuno scrittore ha lavorato bene per far capire quello che realmente è successo. E vi giuro che è questa la sacrosanta verità. La denuncia dell’italietta che per tutta la seconda metà del novecento ha nutrito la grande e media letteratura non è mai esistita. Hanno tutti fatto fiasco. Perché dico questo? Perché alla conferenza è andata così e c’è ben poco da dire. Ferrara almeno ha avuto cuore di ammettere che sebbene lui fosse ateo, non si riteneva totalmente esente da una visione cattolica – ovviamente datagli dalla cultura in cui è maturato. Ma le altre? Sì, anche l’Armeni che cosa voleva dire col suo libro? Lo hanno presentato come un’inchiesta vecchia maniera. Lei sul campo tra medici e consultori – nemmeno fosse stata Cechov nell’isola di Sachalin. Ma a sentirla parlare ci si rendeva conto di quanto lontana fosse dalla realtà dei fatti. Anche lei s’è le presa con gli uomini. Questa volta però siamo entrati un po’ più nel dettaglio: gli uomini costringono le donne a farlo senza preservativo. Peccato dei peccati. Qui fuori non so dove muovermi che è pieno di donne che gridano un silente aiuto. I loro uomini tornano dal lavoro, non parlano e le buttano sul letto applicando l’unico linguaggio a loro rimasto: il sesso. E vi giuro che tutta la letteratura del secondo dopoguerra italiano, tutti quei Flaiano, Pasolini, Calvino, Meneghello ect…furono spazzati via da un applauso corale che tuonò per tutta la sala evidenziando ancora di più una tensione segreta tra donne.
La Armeni dice di essersi resa conto che non solo l’alta cultura ragionava su cosa bisognasse fare, ma anche le donne che erano in ospedale. Capite quello che voglio dire. Io qui sto parlando di scrittori morti che non sono serviti a nulla, di un’italietta che è sempre la cara italietta. Di politici e alta cultura che non sanno nemmeno come la pensa la media italiana. O forse molto più semplicemente una donna che ha abortito. La mia vicina di casa a diciotto anni ha abortito. Perché? Per le ragioni che sappiamo tutti ovvio, e sicuramente quell’evento non è avvenuto perché il ragazzo l’aveva obbligata o che so io. Qui si sta parlando di generazioni che vengono su con parametri di cui sicuramente non ci hanno capito un cazzo. E se è per questo nemmeno io.
Ma un pezzo nel libro degno di nota c’è. È un capitolo che forse non lascia poi stecchita la migliore tradizione italiana di scrittori. Il capitolo Medici. Un capitolo molto crudo e lucido su questi medici che quasi come in una catena di montaggio uccidono embrioni umani. Il loro ribrezzo e la loro saturazione davanti a un evento tragico viene fuori dalle pagine dell’ Armeni, proprio là dove mette un po’ finalmente da parte quelle sue idee medie e, proprio perché medie, accusabili.
Forse noi altri ci saremo troppo innamorati di quelle visioni spietate e lungimiranti della commedia all’italiana. Di quel modo di narrare l’Italia. Ma alla fine dei fatti conta che una morale fortemente cattoliche è ancora totalmente italiana. Conta che di certo non morirà a breve termine. Conta che i più grandi affreschi sull’Italia non hanno dato nessuna coscienza. Bella idea quella di fare lo scrittore in Italia. Comunque compratelo l’ultimo libro dell’Armeni. Nelle librerie lo trovate su qualche bel piedistallo in bella vista.magari vicino a qualche Tolstoj che costa la metà e ha sicuramente più pagine: Ritanna Armeni – La colpa delle donne. ( ponte alle grazie- 200 pg.- 12 euro)

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