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Piccole bombe senza importanza

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Forse non avrebbe imparato a scrivere ma probabilmente si vestirebbe meglio. Se fosse andata a una scuola di scrittura. Isabella Santacroce, un nome e un cognome che tengono insieme...

Forse non avrebbe imparato a scrivere ma probabilmente si vestirebbe meglio. Se fosse andata a una scuola di scrittura. Isabella Santacroce, un nome e un cognome che tengono insieme sacro e profano. Una scrittrice ex giovanissima, una via di mezzo tra Morticia della famiglia Addams e Melissa P., nota soprattutto per aver fatto parte della giuria di Sanremo nel 2004. Insomma l’autrice di vari romanzi tra cui l’ultimo Zoo ha dichiarato sabato scorso a “Io donna” (un settimanale che allieta il week-end delle lettrici del “Corriere della sera”): La scuola di scrittura più importante sono le elementari. Nelle altre si potrebbero mettere delle piccole bombe. Sono la truffa del secolo.

A parte il linguaggio lievemente scombinato della frase (il cui merito va però diviso a metà tra la scrittrice e l’autrice dell’articolo che ne riporta il pensiero), siamo abbastanza contenti che nelle scuole pensi di mettere delle bombe “piccole”, invece di quelle grandi, così se un’esplosione dovesse distruggere le nostre aule almeno non farebbe danni agli edifici circostanti.
Quanto al fatto che le scuole di scrittura siano una truffa, adesso basta.
Qui il discorso si fa serio. Nella lingua italiana la truffa è il reato commesso da chi ricava illecito profitto a danno di altri avendoli indotti in errore con artifici e raggiri, per dirla in tre parole è una frode, un inganno, un imbroglio. Ed è punita dalla legge con la reclusione fino a 6 anni, secondo l’articolo 640 del codice penale.

Insomma, questa scrittrice troppo cupa per essere gotica e troppo esplicita per essere erotica, non solo ripete un luogo comune della vecchia cultura italiana ma dice senza accorgersene una cosa pesante.
Noi di Omero quando abbiamo cominciato il nostro lavoro sulla scrittura creativa, abbiamo dovuto superare diversi pregiudizi di questo tipo, espressi in genere da intellettuali più vecchi e meno dark, ma ormai crediamo che una cosa sia sicura, la lista di autori che dopo aver frequentato i nostri corsi ha pubblicato libri per case editrici nazionali, è abbastanza lunga per affermare che frequentare le scuole di scrittura, oltre a permettere agli esordienti di avere a che fare con autori più o meno affermati e imparare l’abc della scrittura, è un modo per accedere al mondo dell’editoria, altrimenti bloccato.
Certo ci sono altri modi. Volete qualche esempio? Ma su, siamo tutti abbastanza adulti per sapere come si fa. E a differenza dell’autrice in questione, non abbiamo bisogno di parlare di cose disdicevoli per fare effetto sul pubblico.

Comunque se vi trovate in libreria e avete soldi per un solo acquisto, invece di scegliere l’ultima opera letteraria di questa che era un tempo una giovane pulp, scegliete a colpo sicuro Tea Ranno, il suo Cenere (recentemente pubblicato dalla casa editrice e/o) è l’esempio migliore di cosa possa fare una scrittrice vera che ha frequentato la nostra scuola.

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