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Baricco e le cavallette

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Quando scoprimmo che la libreria era infestata dalle cavallette mi venne da ridere. Cavallette. Erano una quantità imbarazzante e piovute giù da ogni parte del globo. Dico cavallette anche di un paio di metri.

Quando scoprimmo che la libreria era infestata dalle cavallette mi venne da ridere. Cavallette. Erano una quantità imbarazzante e piovute giù da ogni parte del globo. Dico cavallette anche di un paio di metri. Enormi insetti che defecavano sul marciapiede antistante la libreria. Dio mio, era impressionante. E dovete credermi perché io c’ero quella sera e con me il mio amico Giovanni. Ma dico le avete mai viste cavallette di anche due metri? si sbranavano a vicenda e rosicchiavano anche grosse parti di marciapiede, ognuna per fare il suo nido. Una alta più o meno un metro e settanta con la corazza bionda e il becco ricolmo di rossetto assalì il mio amico, non appena mettemmo piede sul marciapiede opposto. Cavolo,fummo costretti a liquidarla per bene. Le spezzammo le zampe anteriori e la lasciammo a terra a sputare un liquido verdastro.

Che cosa c’entravamo noi con le cavallette? Cosa facevamo lì di sabato sera a un raduno che avrebbe fatto comodo anche alle più sincere congregazioni cattoliche? Per non parlare poi dell’uso che ne avrebbero fatto gli animalisti o una famiglia italiana media.
Di sabato sera una libreria di via Veneto può anche trasformarsi in una maledetta gabbia per topi. In un lussuoso e comodo via vai bovino della miglior specie, che serva a catalizzare il più possibile, scrittore e attori e produttori e registi… E noi ci eravamo finiti proprio nel mezzo. La sensazione era di quelle peggiori. Come quelle salse indigeste di un tizio con cui andava a letto mia zia. No, non dovevamo avere tempo per quelle cose. Il mio amico Giovanni l’ha ripetuto per tutta la sera. Era troppo anche per lui. E davvero se a me non credete, dovete credere almeno a lui che è uno in gamba. E allora, che cosa contavamo di fare lì quella sera?

Comunque mostrando la tessera della sanità riuscimmo a raggiungere l’ingresso della libreria. Le luci dei flash e delle telecamere ci rendevano nervosi, ma fummo costretti ad entrare quando una cavalletta di un paio di quintali ne montò un’altra proprio davanti a noi. Il posto all’interno era dei migliori e aveva tutta l’aria di un circo equestre dominato da quegli insetti. Libri ovunque sulle pareti cosparsi di quel liquido verdastro che continuavano ad emettere. Giovanni salì su una scala proprio nell’angolo sinistro, mentre qualcuno faceva passare Chopin nelle casse.

– E’ un via vai bovino,ma finché siamo qui siamo salvi… non credi? – Mi disse senza guardarmi dall’alto. Il suo sguardo infatti era tutto preso da una reale cavalletta che era salita sul palco a leggere il suo libro.
– Lascia stare è colpa mia… non avrei mai dovuto accettare, ma visto che ci sono me lo voglio guastare dal basso.

Feci un giro nel sottoscala e santa Maria era pieno anche lì. Sono sempre stato un grande esperto di quelle bestie, ma lì non riuscivo a suddividere i maschi dalle femmine. Era tutto un ammasso di cartilagini e gusci corazzati. Era incredibile con che ritmo si riproducessero di sabato sera e dentro quel baraccone. Tutti lì belli pronti ad ascoltare quanti più scrittori e attori la giunta comunale di sinistra avesse messo nel mazzo per mettere in piedi il grande show. Veri e propri scrittori e attori lucertola che avrebbero dato vita a una qualche cultura da prima pagina. E dovete credermi tutti erano ad aspettare solo questo. Come? Ma nei modi più disparati, fumando, parlando, defecando, ma soprattutto divorandosi l’un l’altro nemmeno fossero state mentine. Lo spettacolo comunque era cominciato. Sul palco presto iniziò la sostituzione degli scrittori che uno dopo l’altro leggevano e spiegavano la loro opera. L’interno della libreria intanto dopo un paio di presentazioni aveva preso un aspetto fetido e quella robaccia sui muri era andata in completa putrefazione – i libri sulle pareti ne erano sommersi.

Quando uscimmo al termine della seconda lettura io ero sul punto di vomitare per la puzza.
Il viale era così colmo di nidi e melme strane che bisognava stare attenti. Uno di quei cosi avrebbe potuto sbranarmi come niente e io vedevo che erano affamati. Quelle lunghe attese per qualche celebrità non avevano fatto altro che aumentare l’appetito. A qualunque ora si fossero presentate sarebbe stato comunque troppo tardi per lo stomaco di quelle cavallette. Ma il pericolo non era per loro, no, quelle divinità non sarebbero mai state toccate. Il rischio era che quelle disgraziate facessero a pezzi noi altri.

Recuperai il mio amico Giovanni dall’altra parte del marciapiede.
-Guarda c’è il signor Alessandro Baricco. È uno di loro… cavolo guardalo come sguazza in quel nido di locuste.
Era stato assalito da un paio di cavallette che lo avevano invitato nel proprio nido. E lui era uno dei lucertoloni che quelli aspettavano.
– Andiamo a intervistarlo!
– Nemmeno morto, io dentro quel nido non ci metto piede. – Dissi guardandolo nelle palle degli occhi.
– Schifoso essere, sai se c’è in giro qualcuno di famiglia cristiana che ti combina, per quello che hai appena detto?
Lo vidi lanciarsi contro il guscio. Fece fuori i due padroni di casa poi tornò con il signor Baricco.
– Salve signore, siamo della rivista “O”. Inviati speciali… due reporter capisce, due seri reporter. – Gli feci.
– Ah la concorrenza!- fa lui.
– Sì la concorrenza… senta come si pone nei confronti dell’industria culturale italiana?
– Fammi un’altra domanda…- ci fa. Il mio amico Giovanni mi si avvicina e mi dice all’orecchio: sa qual è il nostro gioco. Sa tutto qualcuno deve aver confessato.
– Senta, voi venite a queste presentazioni di libri perché vendete tante copie… come si pone con il fatto che molti autori oggi considerati i migliori muoiono soli e poveri… come lo considera mettendolo a confronto con i suoi libri, che come sappiamo vendono e come? – Gli faccio.
– Molti che lei crede poveri in realtà sono morti vendendo molto… Cèline era uno. Poi per un motivo o per un altro, non so spiegarlo nemmeno io, ti ritrovi a vendere molti libri e a sentirti veramente gratificato. Ho conosciuto anche l’altra parte… quando scrivevo e nessuno mi leggeva. Era orrendo. Facevo un lavoro orribile, che mi faceva star male e la sera tornavo a casa e scrivevo.
– Come si può scrivere dopo Carver? – Feci.
– Non è una domanda facile. Tra l’altro noi leggiamo un Carver anche un po’ creato da Gordon Lish che era il suo editor. Gordon Lish sapeva dove metter mano ai racconti di Carver… sai Carver ha scritto molto più di quanto si sappia. Comunque non è un problema.

Poi andammo a casa di Giovanni. Quella rappresentazione ci aveva talmente scosso che passammo il resto della notte a stipar libri nella sua macchina. Libri che non avremmo mai letto, ma che sicuramente erano puliti. Li toglievamo dal suo appartamento e li mettevamo nel portabagagli. L’aver visto cavallette giganti che per tutta la sera si erano ingozzate di caviale e letture da vetrina ci aveva totalmente sparato per aria. L’aver visto lucertoloni reali impellicciati ci aveva irrimediabilmente steso e la macchina sembrò l’unico posto in cui passare la notte.

Il lettore più attento, può, se ci riesce, comprendere quale parte di questo incontro è reale, quale immaginata e quale non sappiamo nemmeno bene noi com’è andata. Il lettore più intelligente non se lo chiederà e leggerà questo articolo per quel che è

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