Folletti notturni

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Questa storia è successa la settimana scorsa ai Parioli quartiere per bene di Roma nord. Un ragazzo si sveglia nel cuore della notte con le lenzuola ammucchiate sulla spalliera del letto.

Questa storia è successa la settimana scorsa ai Parioli quartiere per bene di Roma nord. Un ragazzo si sveglia nel cuore della notte con le lenzuola ammucchiate sulla spalliera del letto. Il freddo lo avvolge. Scende dal letto e va in bagno tenendosi con le mani la testa. E’ una figura esile che cammina sulla moquette. I genitori hanno guardato la tv fino a tardi e lui è stato il primo a ritirarsi in camera. Ha guardato un po’ di tv, poi ha spento tutto e ha cercato di prendere sonno.
Raggiunge il lavello, tappa lo scarico e apre il rubinetto. Continua a scuotere la testa. Non si guarda allo specchio, fissa un tappeto sgualcito e i suoi piedi. Sono magri e le ossa spuntano dandogli un aspetto deforme. Non appena il lavandino e colmo d’acqua ci infila la testa due volte, poi la ritira fuori e respira con fatica. Con uno scatto prende l’asciugamano e si tampona la testa. Prima piano, poi preme forte. La luce del bagno è spenta, ma ne viene un po’ dal corridoio.
Lo psicologo lo ha descritto come un sintomo classico della mania depressiva. La voglia di sciacquarsi e pulirsi.
Il ragazzo continua a tenere le mani sulle tempie e fa delle smorfie tremende. Sembra che stia per esplodere. Non si sa bene che cosa abbia immaginato. Ha parlato di un ometto che era saltato dalla finestra sul televisore e poi da lì dentro la sua testa. L’ometto l’ha descritto panciuto e vecchio, con una barba lunga da saggio. Prima di entrargli nella testa l’ha svegliato con una musica dei Queen a tutto volume. Poi gli ha fatto un balletto e infine gli è saltato nel cervello.
Esce dal bagno e entra nella camera dei genitori. Va verso la figura addormentata del padre. La madre è molto irascibile di notte. Si siede su un angolo del letto e per un attimo trova pace. Sente il padre russare e annusa la camera. Qualcosa di dolce gli si schiude in petto. Qualcosa che lo calma e gli fa sembrare tutto un brutto sogno. Poi sveglia il padre con due scossoni.
Le imposte sono chiuse e i fari delle macchine proiettano la loro ombra sul muro bianco. Sembrano delle sbarre.
“Papà ho qualcosa in testa…un folletto. Mi dice che devo spaccare tutti vetri di casa”.
“Ste’ vai a dormire è solo un brutto sogno”.
“Ma mi continua a parlare. Non riesco a dormire… ”.
“Prova a tornare a letto e a rilassarti. Dai che domani sarà una brutta giornata”.
Il ragazzo va al letto. Stefano è alto un metro e settantacinque. Ha dei capelli castani tagliati corti e un viso già da adulto nonostante abbia compiuto sedici anni il mese scorso. E’ campione di atletica e capitano della squadra di pallavolo al liceo Farnesina. Non ha più una ragazza da sei mesi. L’ultima gli ha spezzato il cuore e lui fa fatica a riprendersi.
La stanza è poco illuminata. Si siede sul letto, ma la testa sembra scoppiargli. Inizia a pensare che quel folletto gli abbia impiantato delle uova nel cervello che ora si stanno schiudendo. Vede tanti vermetti che si rotolano e mangiano i neuroni. Sente che sta per perdere il controllo della mano destra. Il corpo gli trema e una puzza di marcio lo attanaglia.
Si rialza e va verso la finestra. Dietro di lui c’è uno specchio e vede il riflesso della sua testa. Sembra illuminata come un riflettore. Riesce a malapena a tenere gli occhi aperti. Vede i raggi di luce tagliare a fette la camera e la voce da dentro continua a dirgli: ”Spaccali tutti i vetri. Dai che poi ti sentirai meglio. Soltanto dopo… non prima!”.
Il padre si sveglia la mattina alle otto. Sente un gran freddo e trova la finestra della sua camera aperta. Va in bagno e con un brivido fa la pipi. Poi si lava e si veste. La moglie scende in cucina e prepara la colazione. La camera della stanza di Stefano è aperta e il letto sfatto. Non è in casa perché deve essere in classe alle otto e mezzo.
Il Padre accende il televisore e sente di altri due morti a Napoli. Beve un caffè e la moglie appunta qualcosa sulla lavagna del tipo: “comprare il latte e i biscotti”. Il padre dice qualcosa e ingoia mezza banana. Poi dice un’altra cosa a bocca piena. Sembra sazio e la pancia gli sbatte la cravatta sul lato. Si aggiusta tutto e allaccia la giacca. In ufficio si sono accorti tutti che ha preso qualche chilo. Si è inscritto al circolo per il tennis, ma non trova mai tempo. Ha comprato tutto il kit di racchette e una bella borsa che tiene sempre in macchina casomai gli andasse uscito dal lavoro.
In garage trova la porta aperta e la Bmw con tutti i finestrini spaccati. Il parabrezza e il lunotto sembrano essere stati colpiti con una violenza inaudita. La piccola Mercedes della moglie anche ha i finestrini spaccati. Perfino gli specchietti. Il padre non riesce a capire e si guarda intorno. Non ricorda niente di quello che gli ha detto la sera il figlio. Esce dal boxe e incontra un suo amico.
“ Cristo mi hanno spaccato la macchina.” L’amico allunga il collo e vede una montagna di briciole di vetro per terra. Il parabrezza della Bmw non solo ha due fori enormi, ma è stato anche sfilato e poggiato per terra. La scena blocca il padre che non sa cosa fare. Per un attimo non si muove. L’amico chiama la polizia e denuncia il fatto. Parla di un’infrazione avvenuta durante la notte.
“Sono state rubate parecchie cose. Il mio amico è sotto shock… ”.
Il padre riprende coscienza. E si avvicina alla macchina. L’infrazione deve essere stata compiuta da due persone robuste. Forze due romeni che l’anno visto rientrare. Si accorge di non aver visto se hanno portato via qualcosa. Nella macchina non c’è niente di valore. Forse nella macchina della moglie, dove lei lascia sempre il computer. Non gli sembra vero di aver subito un furto nel suo palazzo. Quello è un posto per bene, con gente importante.
Fa il giro della sua macchina e non gli pare manchi nulla. Non ha il coraggio di aprire il portabagagli, vuole aspettare la polizia e raccontare prima tutto. Guarda la macchina della moglie e si accorge che anche le frecce sono state divelte. E’ un bel danno. Poi va avanti e vede una figura rannicchiata sul sedile posteriore. E’ ancora in pigiama e dorme con la faccia distesa. Su un tappetino vede una mazzetta da cinque chili. Il padre non sa cosa dire e si volta verso l’amico che è rimasto fuori dal boxe. Poggia le mani sul tetto della macchina e lascia una piccola scia di sangue. Non sa come, ma in qualche modo si è tagliato.

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