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2006: “Sono ancora vivo, bastardi!”

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Se c’è una cosa che non c’entra niente con la produzione di un autore, è proprio la storia delle date di fine e inizio anno, di inizio secolo, di fine...

Se c’è una cosa che non c’entra niente con la produzione di un autore, è proprio la storia delle date di fine e inizio anno, di inizio secolo, di fine secolo, ecc. Mi ha sempre fatto sorridere l’espressione, che i critici usano, di un autore a cavallo di due secoli, o a cavallo tra due millenni… insomma l’idea di Ugo Foscolo con una gamba nella staffa del ‘700 e l’altra in quella dell’800 è buffa, soprattutto per uno che ha scritto una poesia intitolata A Luigia Pallavicini caduta da cavallo
E se pensate che a me pare che il ‘900 sia finito nel 1989 con la caduta del muro di Berlino, mentre il 2000 sia cominciato per davvero solo l’11 settembre del 2001 con la caduta delle Twin Towers va da sé che non starei qui a scrivere fervorini su un anno che comincia e un anno che finisce… E però… e però il 2006 rappresenta per noi di Omero una data di quelle da ricordare. Nata nel 1988, la Scuola Omero nel 2006 compie 18 anni. E quando si compiono 18 anni si diventa maggiorenni. E con la maggiore età – come dicono quelli che capiscono tutto – crescono anche le responsabilità e l’impegno che noi di Omero sentiamo verso tutti quelli che hanno cercato rifugio sulla nostra barchetta alla loro navigazione nel mare difficile e infido della narrativa o dell’editoria, della sceneggiatura o del giornalismo. Quando siamo nati, internet non esisteva ancora e ci affidavamo solo a una rivista di carta, fragile e difficile da distribuire… oggi la barchetta di Omero naviga nella rete con un successo sempre crescente.
Se tutto ciò vi sembra troppo autoreferenziale, avete ragione! Ma quando ci vuole, ci vuole! Diciotto anni fa non era affatto scontato che avremmo retto tanto. Diciotto anni dopo possiamo dire che qualche volta è stata dura ma Omero è ancora qui.
E vai con la citazione finale: immaginatevi Steve Mc Queen, in mezzo al mare, appena scappato dalla prigione dove ha lasciato l’inferno che lo voleva morto e che ha cercato di ucciderlo varie volte, immaginatelo incazzato e trionfante che grida: “Sono ancora vivo, bastardi!”
Ecco, immaginato? E adesso pensate a Omero sulla sua barchetta che guarda verso il passato, malgrado tutti i profeti di sventura e gli scetticismi iniziali, è ancora qui e la pensa proprio come il vecchio Steve nell’ultima scena del film Papillon

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