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Enrico Valenzi: “Bisogna esser capaci di danzare con la penna”

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Uomini con capelli rasta si muovono a occhi chiusi cadenzando movimenti lenti al ritmo di una linea di basso in levare, due headbangers lungocriniti agitano freneticamente la testa ruotandola come il cesto di una lavatrice al ritmo di chitarre rumorose come seghe elettriche, un ragazzo in giacca e cravatta batte la suola della scarpa elegante in cuoio sulla pista lampeggiante di una discoteca al ritmo di una cassa che batte impietosa in quattro, infine una ballerina accompagna con movimenti soavi le armonie sofferte di Mahler e Ciaicovskji. La musica fa muovere le persone, le porta a compiere movimenti che in assenza di essa non farebbero.
Nella letteratura un ritmo misterioso, che dall’esterno non si vede, genera il ballo silente del lettore. Tu guardi chi legge e vedi solo una persona immobile con lo sguardo fisso davanti alle pagine di un libro in quella che viene chiamata azione del leggere. Chi ha provato questa emozione sa cosa vuol dire sentirsi trascinati in una storia, dove il ritmo del battito cardiaco vive sulla pelle e sul proprio animo l’apprensione di emozioni di personaggi veri, narrati e viventi non più solo nella fantasia dell’autore, ma nella mente del lettore. A volte però questo abbandona il libro dopo poche pagine. Sono mancate le onde dell’emozione. O qualcos’altro? Eppure la storia sembrava promettere bene, originale, interessante. Gino, il personaggio principale del libro, chiedeva solo di essere ingoiato in una spirale di eventi, che sono stati descritti in maniera inefficace, fiacca. Lo stesso protagonista esce dalla scena del libro come un attore sconsolato ai ferri corti con un regista inadatto, non appena il lettore abbandona le pagine. Cosa si è inceppato nella macchina narrativa? Uno degli strumenti dell’orchestra dello scrittore non genera groove letterario? Come sciogliere il dado arrugginito su cui dovrebbero snodarsi i periodi meno trascinanti?
Ne parliamo con Enrico Valenzi, il direttore della Scuola di scrittura Omero, autore di un recentissimo libro: La palestra dello scrittore. Il ritmo e il movimento. Il protagonista uscito dal libro prova a girare il macinino della macchina narrativa, noi proviamo ad avvicinargli un bravo meccanico.

Dopo il primo La palestra dello scrittore esce La palestra dello scrittore. Il ritmo e il movimento. Come è nata l’intenzione di passare a un approccio più monografico per un libro di scrittura creativa? Puoi farci un esempio di ritmo e movimento?
Nella scelta di pubblicare i due volumetti della serie La palestra dello scrittore abbiamo cercato di mettere a disposizione degli appassionati di narrativa dei testi agili e divulgativi che ospitassero gran parte della nostra didattica e delle nostre riflessioni sulla letteratura. Materiali, per altro, elaborati nel corso di molti anni, visto che in Italia Omero è stata la prima scuola di scrittura creativa, avendo iniziato l’attività nel 1988. In entrambi i libri ci sono delle impostazioni ricorrenti, come l’organizzazione dei testi in lezioni o come la presenza di esercizi di scrittura. Ma questo secondo volume si sgancia con più libertà di pensiero dal taglio tipicamente didattico della manualistica. Decidere di trattare il ritmo e il movimento, sia nei nostri corsi di narrativa di secondo livello che nel nostro libro, ha significato togliere di mezzo le tante barriere e pastoie della scrittura creativa e puntare su aspetti più intuitivi e aperti della composizione letteraria. Come esempio di ritmo e movimento mi piace ricordare l’epigrafe di Nietzsche che apre il nostro libro:

la danza in tutte le sue forme non può essere esclusa da una nobile educazione, danzare con i piedi, con le idee, con le parole, e devo aggiungere che bisogna esser capaci di danzare con la penna?

L’inizio del libro è trascinante e grondante di emozioni riportando come caso scuola lo splendido racconto Una pallottola nel cervello di Tobias Wolff. Un caso di incipit anomalo per quanto riguarda il ritmo.
Nella selezione degli autori e delle opere più adatti alla Palestra dello scrittore ci siamo fatti coinvolgere soprattutto da quegli esempi letterari che risultassero più forti ed emozionanti nella rappresentazione di un ritmo e di un movimento particolari. Il racconto di Wolff, tra l’altro, era approdato alla redazione di Omero accolto da un grande scetticismo per un incipit davvero sottotono. Ma l’efficacia straordinaria e crescente del suo ritmo e del suo movimento ci avevano conquistati e commossi al termine della lettura. E poi l’aver conosciuto di persona l’autore e averlo trovato eccezionalmente simile al racconto anche in quel suo “capischio” (lapsus ricorrente nel racconto) ci ha convinti del tutto sulla perfetta esemplarità della presenza in apertura di libro di Una pallottola nel cervello.

…capischio. Di certo non è un caso che citiate il racconto di uno degli autori più stimati da Raymond Carver. Qual è la lezione principale che si può imparare dal maestro americano? Come il movimento nella scrittura dei racconti di Raymond si amalgama con quella che lui definiva un acuta sensazione di attesa?
Credo che le piccole sospensioni di senso e di emozione presenti nei racconti di Carver siano il tratto di un’arte così pura e personale che sia meglio non prendere come modello all’interno di un manuale di scrittura. Il rischio sarebbe quello di farne solo un’imitazione e una ripetizione scolastica. Meglio affidarsi a un autore come Wolff che ha lavorato sul ritmo e sul movimento in condizioni meno proibitive e non al limite della sottrazione drammaturgica di un Carver.

I meccanismi letterari di intreccio e generazione della suspense non sono cambiati molto da scrittori classici se non antichi come Omero, Shakespeare, Manzoni. Nell’introduzione al tuo lavoro si legge che come esempio di ritmo e movimento hai scelto i cosiddetti “classici di domani”. Il libro scorre via divertente tra letture ed esercizi. Questi libri evergreen fanno della loro leggerezza la dote più importante? In cosa si differenziano dagli eventuali classici di ieri?
Abbiamo evitato i classicissimi della letteratura per non cadere nella semplificazione parodistica o dissacratoria nei confronti dei grandi maestri della storia della letteratura. Meglio rintracciare il proprio battito personale tra le pagine di autori che si amano e si ammirano, ma che nello stesso tempo muovono e suonano le loro storie dentro sonorità e invenzioni contemporanee.

Quanto nel ritmo ci può stare della personalità di uno scrittore? Oppure chi scrive deve essere dissimulatore delle proprie emozioni? Deve avere della volpe e del leone come diceva Machiavelli nel Principe?
Il ritmo in un flusso narrativo è la parte dell’invenzione che parla alle nostre viscere, che ci porta all’emozione anche quando non capiamo bene il senso di quello che stiamo leggendo. E questo può succedere persino con gli autori più aristocratici ed elitari che riempiono i loro paragrafi di frasi lunghe e complesse. Quindi anche chi dissimula le proprie emozioni o si presenta con una voce cinica e distaccata può arrivare al cuore del lettore col suo ritmo.

Gli esercizi vengono subito dopo la lettura di un brano che scatena, sfruttandola a fini didattici, una sindrome da emulazione che si annida nell’animo sensibile di tutti i lettori/scrittori… E’ il meccanismo che genera un classico di domani nei testi di scrittura creativa?
L’unico augurio che ci possiamo fare per il nostro libro è quello di aver scelto un’antologia di brani davvero efficaci nel rappresentare la nostra idea di ritmo e movimento. Perché, per quanto possano essere centrate le pagine dedicate alla teoria, il libro avrà la giusta presa sui lettori solo a patto che dalle citazioni letterarie arrivi loro un’ondata di ritmo e movimento tale da suscitare una gran voglia di mettersi subito in ballo, sia come lettori che come autori.

Appurato che ogni narrazione ha il suo ritmo e il suo movimento, possiamo attribuire genericamente un ritmo ad alcuni generi letterari? Per i neofiti: qual è il ritmo più adatto a un romanzo giovanile a un noir, a un giallo o a un romanzo storico?
Non esiste un ritmo uguale da autore a autore e neanche nei libri di uno stesso autore. Tanto più non ci sono ritmi da considerare adatti in particolare a un genere letterario. Tra De Cataldo, Lucarelli e Carofiglio, tanto per fare i nomi di tre eccellenti autori di genere, ci sono notevoli differenze di ritmo. Ma queste differenze di ritmo le troviamo anche in ognuno dei libri di De Cataldo come in quelli dei suoi colleghi.

Hai citato e coinvolto protagonisti di tutto il panorama letterario. Da Joyce a Wu Ming, da Calvino a Cortàzar citando perfino La rosa purpurea del Cairo di Woody Allen. Attraverso quale percorso sei giunto ad una conoscenza così profonda e vasta della letteratura mondiale? Hai lavorato solo in ambito letterario?
Credo che nello stesso modo in cui uno scrittore debba avere delle forti competenze per ciò che racconta (competenze esistenziali, di conoscenza pura e direi persino istintive), così chi si occupa di formazione credo debba avere una conoscenza ampia e duttile su più ambiti narrativi, sia alti che bassi, popolari che colti, per dare ai suoi allievi le accensioni e le possibilità di collegamento più ariose possibili.

Hai certamente offerto ai lettori del manuale dei mezzi per periodare in maniera adatta al contesto narrativo e alla trama. Quanto hai tenuto per te? Fino a che punto il tuo amore di docente verso gli allievi si è spinto. Quando è intervenuto il veto della gelosia per i tuoi trucchi letterari?
Non lasciamo in sospeso un solo consiglio che sia nelle nostre possibilità. Nel nostro lavoro di formatori c’è probabilmente una scintilla in più che ci spinge alla generosità ed è quella che ci fa immedesimare pienamente nel successo di tutti coloro che nel tempo siamo riusciti a traghettare verso la pubblicazione di un libro. In quei casi l’emozione e la gratificazione per il risultato artistico raggiunto dall’allievo è la più grande ricompensa per la nostra ricerca didattica.

Nella musica il ritmo fa ballare il danzatore o battere il piede di chi ascolta. Nella letteratura a seconda dei generi che effetti si possono ottenere nel lettore agendo sapientemente sui potenziometri di ritmo e movimento?
Quando il ritmo e il movimento di un’opera letteraria funzionano la nostra mente si stacca da noi e viene trasportata in un luogo diverso, fatto di giri di parole mai sentiti. E lì, finché dura l’incanto, si rimane a far battere il cuore così come vuole lo scrittore.

Qual è l’errore che gli studenti dei laboratori di Omero fanno con maggior frequenza? In che percentuale influiscono l’incapacità di gestire i due elementi della narrazione approfonditi nel tuo libro?
Per il ritmo e il movimento non si può parlare di errore nel senso di una mancata resa tecnica. È una ricerca che gli studenti dei laboratori devono fare su loro stessi. Noi possiamo solo aiutarli a trovare le soluzioni che in modo più naturale li portino a dare la massima espressione alla loro voce interiore. E spesso, nei primi tentativi di scrittura, ci basta rintracciare una sola frase riuscita all’interno di più pagine mediocri per indicare una nuova possibile via di sviluppo. Ma finché non si arriva a una conoscenza più profonda di sé e della propria scrittura non si troveranno mai un ritmo e un movimento giusti e autentici per le proprie storie.

La Casa Editrice Omero ha effettuato un editing spietato della tua opera? (se vuoi chiudere con una battuta… si intende)
L’editing e le correzioni più spietate le hanno fatte i nostri allievi del percorso editoriale ai quali, in modo decisamente masochistico, ho offerto in pasto il mio testo per la loro formazione. Lo hanno “suonato” come fosse uno spartito gommoso e lo hanno tirato in tutte le direzioni. Alla fine del loro trattamento l’ho ripreso in mano un po’ ciancicato, ma il solo fatto che fosse sopravvissuto ai tanti partner di lettura mi ha confortato e mi ha spinto a ricompattarlo.

Concludiamo con le istruzioni per l’uso del libro agli studenti e dando una mano a Gino, il personaggio in cerca di movimento incontrato prima.
Le istruzioni per l’uso del nostro libro sono solo quelle di considerarlo come un piccolo punto di avvio nel rapporto con gli elementi fondamentali della narrativa. Ma questo libro va anche letto con spirito agguerrito e dialettico. Consigliamo di lasciarsi andare ai ritmi e ai movimenti suggeriti, ma anche di provare a danzare da soli, cercando tra una frase e l’altra quella più giusta per dar vita all’unica coreografia che cerca la vostra scrittura.

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