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Laura Pisano e il cammino del giornalismo femminile

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Abbiamo incontrato Laura Pisano, che ha da poco curato il volume Donne del giornalismo italiano da Eleonora Fonseca Pimentel a Ilaria Alpi.

Abbiamo incontrato Laura Pisano, che ha da poco curato il volume Donne del giornalismo italiano da Eleonora Fonseca Pimentel a Ilaria Alpi. Dizionario storico bio-bibliografico. Secoli XVIII-XX, Franco Angeli, Milano 2004. Con lei ripercorriamo velocemente la storia del giornalismo femminile in Italia dalla fine del Diciottesimo secolo a oggi.

Laura Pisano, la sua opera è la prima collezione storico-bibliografica di giornaliste italiane. Ci racconti la genesi di questo dizionario storico bio-bibliografico.
Questo Dizionario appartiene al genere storiografico più antico: la biografia storica. Mette a confronto vite di donne dei secoli passati con vite di donne del nostro tempo. E’ stato reso possibile da un criterio unificante che ha permesso di rilevare dati omogenei della vita e delle opere delle donne dal ‘700 a oggi, indipendentemente dal fatto che l’attività giornalistica che esse svolgevano fosse effettivamente riconosciuta come tale. E proprio dall’occasionalità delle loro collaborazioni ai primi giornali e periodici italiani viene secondo me la novità e l’utilità di questo Dizionario: la possibilità di riconoscere finalmente anche a molte scrittrici la qualifica di giornaliste. La difficoltà maggiore che io e le mie collaboratrici abbiamo dovuto affrontare, all’inizio della ricerca, è stata soprattutto questa: il superamento dello stereotipo della scrittrice ottocentesca chiusa nella sua casa, e la scoperta di scrittrici che già dal XIX secolo facevano molto ricorso ai giornali per farsi conoscere, e che quasi senza rendersene conto si trasformavano spesso in giornaliste.

Fino alla fine della seconda guerra mondiale, se facciamo eccezione per alcune parentesi di moda e costume, buona parte del giornalismo femminile rimane legato a movimenti rivoluzionari e patriottici. Pasionarie come Eleonora Fonseca Pimentel e quasi un secolo dopo Anna Kuliscioff legano il vessillo di un socialismo massimalista a istanze femministe paritarie. Quale è stato il processo che ha portato a questa fusione ideologica?
Non tutte le femministe sono state socialiste. E’ esistito anche un femminismo legato a ideologie conservatrici e perfino reazionarie. Ci sono state pasionarie di destra e di sinistra, se vogliamo usare il linguaggio dei nostri giorni: perché anche Matilde Serao e Ada Negri interpretarono, a modo loro, istanze tese all’emancipazione femminile, così come Margherita Sarfatti e Teresa Labriola e molte altre femministe del periodo fascista. Non fu un percorso lineare. Ma in tutte dobbiamo riconoscere un grande desiderio di indipendenza.

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Eleonora Fonseca Pimentel

Dalle sue ricerche cosa ha potuto scoprire in merito al rapporto tra Mussolini e le giornaliste durante il ventennio fascista?
I rapporti tra Mussolini e le giornaliste durante il ventennio sono stati in gran parte studiati grazie a ottime ricerche di studiose degli anni Ottanta e Novanta, che hanno rivelato quanto stretti fossero i legami stabiliti dal “Duce” con le giornaliste italiane; quante riviste fossero portavoce dei Fasci femminili, oppure delle categorie di lavoratrici (maestre, sarte, levatrici, mondine, operaie tessili e dell’industria) irreggimentate dal fascismo. Quegli studi ci hanno fatto capire quanto Mussolini “usasse” le donne che maggiormente aspiravano a rivestire ruoli di leader dei movimenti femminili. Ma il Dizionario, secondo me, permette di quantificare ancor meglio quelle presenze, di mettere a confronto il loro livello culturale, la provenienza sociale, le collaborazioni ad una o più riviste, la brusca interruzione della loro carriera professionale nel momento in cui entrava in crisi il loro accordo politico col regime fascista.

Cosa è cambiato nel giornalismo femminile a partire dal ’68?
Dopo il ’68 le donne manifestano sempre più chiaramente il loro interesse ad entrare nel giornalismo. Alcuni giornali hanno accolto questa richiesta ed ascoltato la loro voce ed hanno dato loro la parola, altri, molti altri, no. In particolare il giornalismo femminile dopo il ’68 si è aperto ad una visione più moderna della vita e della famiglia, ha trasmesso un’immagine della donna non più legata ai canoni etici del passato, ma ha presupposto una donna che lavora fuori casa come l’uomo, e che ha come l’uomo interessi professionali verso la carriera, verso i rapporti sociali, verso le iniziative culturali.

Nel suo studio sul giornalismo femminile italiano, mette in enfasi un aumento degli incarichi di reportage e inviate in missioni di guerra. Ma cosa rallenta ancora una presenza più massiccia delle donne nelle redazioni delle testate nazionali?
Quella della giornalista è una professione segnata certamente dall’audacia, dal coraggio, dal desiderio di libertà, dalla volontà di scoprire, di conoscere. Oggi si svolge sempre più visibilmente anche sui fronti di guerra. Queste “prove di parità” di condizioni di rischio tra uomini e donne che abbiamo visto in questi ultimi tempi affermarsi, mi pare siano coerenti con l’impegno che storicamente le donne hanno riversato nel giornalismo. E credo siano destinate a crescere.

Lei in alcuni saggi ha potuto approfondire l’operato e i limiti lavorativi delle giornaliste in Francia. Pensa che l’approccio delle redazioni francesi verso le donne sia uguale a quelle italiane?
Non credo, sulla base delle testimonianze che mi vengono da giornaliste francesi, che in Francia sia molto diverso questo approccio: le barriere che si frappongono all’accesso delle donne alla professione giornalistica non sono molto diverse da quelle che esistono in Italia

Esistono soluzioni per ridurre il periodo di precariato delle giornaliste italiane che precede l’ingresso nelle redazioni? Nel suo libro si parla persino di un’attesa di 15-20 anni…
Il precariato riguarda uomini e donne indifferentemente. Ed è uno stato di cose molto grave, perché oggi i giovani hanno diplomi e lauree in Scienze della comunicazione, hanno conseguito Master e specializzazioni, spesso hanno anche svolto soggiorni di studio all’estero e conoscono molto bene le lingue straniere: sia gli uomini che le donne hanno una preparazione culturale elevata. Ma il problema, secondo me, non è tanto di annullare il precariato (cosa impossibile), non è quello di annullare un sistema di lavoro che si basa sul contratto temporaneo: il problema è di rendere questi contratti dignitosi per la qualità di vita che garantiscono. E di far sì che il precariato femminile nel giornalismo non costringa a scelte drastiche tra famiglia e lavoro, non respinga, cioè, le donne senza mezze misure fuori dalla professione.

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Ilaria Alpi

In questi ultimi tempi ha trovato qualche nuovo fermento culturale connesso a progetti di comunicazione o giornalismo femminile?
I progetti di comunicazione e giornalismo che favorisco non sono di ispirazione femminile o femminista, ma tendono a stimolare lo sguardo verso il mondo femminile in tutti coloro che si occupano di comunicazione. Faccio parte del collegio dei docenti del Master “L’étique comme moteur de changement” che si svolge a Troina, in provincia di Enna, per iniziativa del Consorzio Euromediterraneo cui aderisce l’Università degli Studi di Cagliari, e ho la possibilità di tastare il polso della creatività di giovani laureati di tutta l’area mediterranea. Credo che questa sia un’opportunità di entrare in contatto con una realtà giovanile euromediterranea che mette alla prova e stimola la capacità critica di approccio ai temi culturali e della comunicazione. Dato che è indispensabile unire all’attività di praticantato quella di formazione culturale e di distacco critico, un Master di questo tipo è quanto di meglio per completare una formazione alla professione. (E’ possibile saperne di più visitando il sito web del Master.

Lei, dopo quasi trent’anni di pubblicazioni di storia e giornalismo ha scritto recentemente un libro sullo scrittore Giuseppe Dessì e partecipato ad un altro su Andrea Camilleri con un valido contributo. Possiamo aspettarci un’altra sua incursione in ambito letterario prossimamente?
Una collega libanese mi ha proposto di collaborare alla rivista che dirige, con un saggio dedicato al “nuovo ordine sentimentale” in letteratura, intendendo per ordine sentimentale come il discorso amoroso è presentato nella letteratura della seconda metà dell’Ottocento, e come è cambiato nel tempo. Le giornaliste offrono molto materiale da analizzare in questa direzione. Credo che non mi lascerò sfuggire l’occasione!

Il prossimo 9 Novembre ci sarà la presentazione del suo libro. È previsto l’afflusso di molti addetti ai lavori ma non solo…
Mi auguro che i giovani che frequentano le scuole di scrittura, come la Scuola Omero, vi partecipino, perché è indispensabile collocare la propria formazione in una prospettiva storica: inoltre la presenza tra i discussant di una giornalista come Sandra Bonsanti, una delle migliori giornaliste italiane, nonché direttore di giornale, consentirà senz’altro un incontro stimolante e proficuo.

Laura Pisano è professore ordinario di “Storia del giornalismo” nella Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Cagliari. Autrice di numerose pubblicazioni, fa parte del collegio dei docenti del Dottorato di ricerca in “Pensiero politico e questione femminile”, è membro dell’ISPROM (Istituto di Studi e Programmi per il Mediterraneo) e fa parte del “Centro interuniversitario per gli studi sulle donne nella storia e nella società” (CISDOSS). Dal 1997 al 2004, è stata nel Consiglio Nazionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal 1998 aderisce alla SIHMED, Société Internationale des Historiens de la Méditerranée.

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