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Carlotto, le scorie del Nord Est

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Direttamente dal “mondo altro” letterario, giungono come ologrammi racchiusi dalla cornice delle mura antiche di Cagliari Hercule Poirot, Philip Marlowe e il nostro Montalbano.

Direttamente dal “mondo altro” letterario, giungono come ologrammi racchiusi dalla cornice delle mura antiche di Cagliari Hercule Poirot, Philip Marlowe e il nostro Montalbano. Seduti come ad una rassegna stampa delirante e controversa iniziano un duello verbale con il noirista Massimo Carlotto.
A Cagliari lo scrittore di Padova, cagliaritano di adozione, sceglie il Bastione Santa Croce, nello spazio davanti al Cafè Libarium dall’alto delle mura vertiginose del quartiere “Castello”, 50 metri sopra il livello della città, per la prima presentazione italiana del suo romanzo Nordest. Con lui, le tre icone del giallo impersonate rispettivamente da Luciano Marongiu, Giacomo Casti e dal cantante lirico Gianluca Floris, fanno ridere e riflettere circa duecento persone.
Come riesumato dai libri di Raymond Chandler, Philip Marlowe rivolge la sua schiettezza irriverente prima a Carlotto e poi ai suoi esimi colleghi, ciascuno apologo di se stesso e del proprio ambiente. Montalbano, presente in scena armato di pistola spara, a salve, per interrompere un discorso fuori luogo di un Poirot alla fine senza baffi, o forse per scacciare gli spiriti reali di un’Italia messa a nudo dove l’apparenza ha smesso di soccorrere i giochi di potere.

Micchia, la maffia in Secilia attro che Noddest dirà Montalbano provando a sminuire l’opera di Carlotto, provando ad insinuare la poca importanza del tema tutto industriale di “Nordest”: in realtà sarà un assist per permettere allo scrittore padovano di poter esprimere più chiaramente il tema del suo romanzo.
Carlotto sbriciola nella serata fresca i cancri morali delle famiglie Visentin e Calchi Renier. È un Nordest che perde le sue pagliette e lustrini, il cerone e il fondotinta di donna fertile di industria e iniziativa, il suo orgoglio di “terra abitata dalle persone del fare”. Lo scrittore mostrerà il viso moribondo di una regione che ha perso la sua identità di territorio in luogo di capannoni industriali, in media quattro per ogni comune, di un’industria costretta dalle difficoltà di sviluppo e dalla recessione a delocalizzare le sue strutture. Quest’ultima azione, nelle parole dei personaggi di Carlotto, altro non è che una scusa delle imprese per potersi avvantaggiare di leggi meno severe sull’ambiente e di norme sul lavoro che permettono lo sfruttamento dei lavoratori.
Alla fine gli attori si spogliano degli abiti della finzione, lasciando al Sudovest di Cagliari la realtà: mentre Massimo Carlotto firmerà gli autografi, tra le persone che compongono la folla del pubblico inizia a svilupparsi il controesodo di chi si appresta a riprendere la vita reale, inevitabilmente spuria delle scorie del peggior Nordest, anche se stavolta sarà esorcizzato dalle pagine di un libro irriverente verso il potere.

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