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Milena Agus: se Nottetempo un pescecane…

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Milena Agus vive a Cagliari, dove insegna italiano e storia in un istituto superiore tecnico-professionale, ha un figlio che studia pianoforte a Parigi (cosa che l’avvicina alla protagonista del suo romanzo Mal di pietre).

Milena Agus vive a Cagliari, dove insegna italiano e storia in un istituto superiore tecnico-professionale, ha un figlio che studia pianoforte a Parigi (cosa che l’avvicina alla protagonista del suo romanzo Mal di pietre). Alcune case editrici sarde hanno pubblicato suoi racconti. La casa editrice Nottetempo ha pubblicato il suo primo romanzo, Mentre dorme il pescecane, che è velocemente giunto alla seconda edizione. L’abbiamo incontrata per chiederle la genesi di questo volume che viene presentato così dalla casa editrice: “Questo romanzo di una scrittrice esordiente è una vera, felice sorpresa. Una lingua nuova, comica e potente, per raccontare la storia di una famiglia, la famiglia Sevilia Mendoza, sarda sin dal Paleolitico superiore, padre, madre, figlio, figlia, zia e nonna. Chi narra è la figlia che ama un uomo sposato dai gusti perversi (detto il sardo-maso), ma di amore si parla molto, e si parla molto di sesso, e di morte, e di Dio, di cui non si riesce mai a decidere se c’è o non c’è, se vuole o non vuole, e della vita, che è come la bocca di un pescecane, che a volte si addormenta, e allora, se hai fortuna, riesci a sgusciare fuori. Una storia originale, un modo di raccontare che non assomiglia a nessuno. Una rivelazione”.

Milena Agus, come è giunta alla pubblicazione con la casa editrice Nottetempo?
Le cose sono andate così: avevo letto su Venerdi di Repubblica un articolo su questa nuova casa editrice, “Nottetempo”, e su come dovevano essere i libri che avrebbero pubblicato; da leggere di notte, leggeri, ma soltanto come oggetti e non come contenuto, da tenere in grembo, scritti in grande per i lettori non più giovani e per via della luce sul comodino. Insomma, mi ha affascinato tutto, a cominciare dal nome. Allora ho iniziato a comprare i libri di Nottetempo e mi piacevano molto e un po’ mi colpiva il fatto che avevo nel cassetto Mentre dorme il pescecane. Ho mandato il manoscritto, ma così. Tanti mesi dopo ho ricevuto la telefonata di una signora che diceva di essere Ginevra Bompiani di Nottetempo e ho pensato a uno scherzo. Le dicevo: “Adesso per favore mi dica chi è lei e perché mi fa questo scherzo stupido”. E invece no.

Recentemente, ad una presentazione del suo libro ha spiegato di aver cercato una forma accattivante, di non aver voluto appesantire la narrazione. Il processo è stato spontaneo oppure c’è stata una trasformazione dello scritto iniziale dettata da un desiderio di condivisione con un pubblico maggiore?
Al linguaggio ho lavorato tantissimo. Il libro l’ho scritto e riscritto. Ma non per accattivarmi un pubblico maggiore, non pensavo ci sarebbe stato mai un pubblico,i vari episodi pensavo di darli ad alcune persone come avrei dato delle lettere, per fargli capire quello che pensavo e che sapevo dire solo in quella forma. Ci ho lavorato tanto per non renderlo”palloso”. Perché questi destinatari non si annoiassero.

Quanto è cambiato il suo libro rispetto alla versione originale attraverso l’opera di editing della Nottetempo?
Alla casa editrice non hanno fatto richieste di cambiamenti. Sono stata io che quando ho saputo sarebbe stato pubblicato ho fatto dei tagli e delle aggiunte.

Lei è stata assolutamente credibile come io narrante teenager. Come è nata questa empatia letteraria con una protagonista così giovane?
Perché io penso in quel modo, anche se non sono più giovane. E poi perché mi permetteva di non capire come stanno le cose nella vita, di non dare soluzioni. Di non capirci niente e di essere giustificata dall’età. Quando scrivo mi trovo bene solo con un io narrante giovane o matto. Proprio per questo.

L’io narrante pare subire una sessualità deviata e sporca. In qualche modo però ne sembra attratta. E’ il suo unico modo per fuggire ad una realtà che non le piace?
Secondo me l’io narrante, più che essere attratta, esegue gli ordini del suo amore sado-maso perché crede in questo modo di assicurarsi una relazione duratura. Lui le dice che se eseguirà gli ordini non la lascerà ma, neppure vecchia e grinzosa. E poi, in fondo, sopportare il dolore fisico le è più facile che sopportare i dispiaceri.

Quanto c’è di suo o dell’ambiente che la circonda nella realtà, nella famiglia Sevilla Mendoza?
Tutto e niente. In questo senso: ho un quaderno dove scrivo quello che mi succede,le emozioni, le battute degli amici che mi sembrano da non perdere e cose del genere. Ma poi le persone diventano personaggi e acquistano una vita propria, agiscono secondo una loro logica e si allontanano sempre più dalla realtà.

Mauro De Cortes è un personaggio semplice, anomalo che intriga tantissimo…
Mauro De Cortes è il personaggio positivo, proprio perché accetta la realtà, che gli altri fuggono. La accetta con naturalezza e semplicità. E questa è una cosa difficilissima.

Il personaggio della madre pare quello più complesso, protetto in una amorevole campana di vetro. Potrebbe essere definito un modello di angelo del nostro tempo. C’è un cantuccio vivibile nella realtà odierna per queste creature così fragili? Quella del libro è una risposta negativa a questa domanda?
Questa idea dell’angelo è molto bella. Non ci avevo pensato. Però la mamma l’ ho fatta volare e quindi senza rendermene conto anch’io la percepisco così. Penso che non ci sia posto per creature così nel mondo. Né in questi, né in altri tempi. Infatti se n’è andata.

Due immagini del libro rimangono vivide nella mente del lettore: il giardino della madre e la terza neve…
Sono metafore della vita: qualcosa di bello prima o poi succede. Bisogna saper aspettare e coltivare.

Nel suo libro cosa lega il dottor Salevsky alla signora Sevilla Mendoza? Il dottore è l’unica persona in grado di cogliere la sua purezza?
No. Il dottore è l’unico che trova il modo di dimostrarglielo.

Cosa si può suggerire agli allievi di una scuola di scrittura?
Io ho seguito tanti anni fa un corso di scrittura creativa e mi è piaciuto e mi è servito moltissimo. Suggerirei di farlo con piacere, senza fissarsi con i risultati. Anche per il gusto di leggere meglio.

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