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Alfonso Berardinelli: A, B, C, del mondo contemporaneo… Autonomia, Benessere, Catastrofe

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Alfonso Berardinelli, critico letterario e critico del sociale, parte da tre parole, che non sono Sole, Cuore e Amore, come cantava il tormentone estivo di qualche anno fa, ma Autonomia, Benessere e Catastrofe.

Alfonso Berardinelli, critico letterario e critico del sociale, parte da tre parole, che non sono Sole, Cuore e Amore, come cantava il tormentone estivo di qualche anno fa, ma Autonomia, Benessere e Catastrofe.
Elementi chiave di un’indagine sociale, di una ricerca di vita, fotografia del mondo contemporaneo.
In questo “mini” saggio, rivolto anche ad una platea di non addetti ai lavori, Berardinelli ritrae il mondo nel punto in cui si trova oggi.
Un saggio pubblicato da Minimum Fax, minuscolo nelle dimensioni, (100 pag. circa) ma grande nel contenuto.
Divertente e profondo al tempo stesso, ci fa riflettere non soltanto sulle varie forme e formati che questo genere letterario può assumere, ma sul fatto che ogni idea e valore, compresi quelli di socialità e individualità, non debbano mai superare un certo limite, oltre il quale tutto si snatura, tutto diventa caos.

“Questo non è certo un libro ideale, ma insegue un ideale: è nato da una scommessa con l’editore: fare un libro di saggistica il più leggero possibile, concentrato e insieme rarefatto, saggistica per chi non legge saggistica e vorrebbe cominciare”
(da il Parafulmine – prefazione di A, B, C, del Mondo Contemporaneo)

Lei ha detto che il saggio ricerca la verità. Può fare un’indagine su un fatto o sullo stato dell’arte di una situazione. Per questa sua vena indagativa, a volte anche di denuncia, possiamo considerarlo come il genere letterario più coraggioso?

Ogni genere letterario, ha la sua forma di coraggio. L’audacia del saggista sta nel fatto che analizza, indaga, scruta cose e situazioni, cercando di capirle, di trovarne un perché. Parte da un dato di fatto, da uno status, ma non si espone mai direttamente. Può essere una trattazione di denuncia o una semplice constatazione, ma nel farlo la sua opinione non è mai svelata completamente. Non si presenta in prima persona ma, nelle righe possiamo leggere e capire quello che è suo: il suo pensiero o suo percorso di vita. Nel libro, si percepisce il percorso personale, la spinta propulsiva e la ricerca legate alla sete di autonomia, al benessere inteso come valore fisico e morale, come ricerca di equilibrio e di equilibrato, quando oggi niente più lo è.

Sempre nel libro, fa il punto della situazione. Cosa vede in Italia? Cosa la preoccupa?

L’Italia è un paese troppo vecchio, reso quasi scettico dalla presenza del passato ed il nostro presente è semi barbaro. Mi spiego meglio: prendiamo in considerazione la situazione culturale.
La cultura, in Italia, è come un enorme museo, un contenitore immenso di reperti che non riusciamo a valorizzare, né tanto meno a vivere. E le tradizioni, poi, non sono vere, forse sono abitudini che possono sfociare anche in qualcosa di comico. Consideriamo, ad esempio, il cibo. In questo campo diventiamo maniacali e non ammettiamo cadute di livello e di stile. Non vogliamo e temiamo confronti.
In tutti gli altri campi, la musica, la letteratura, il teatro, ecc. non abbiamo, invece, grandi autori o un passato importante a cui rifarci.
Oppure, prendiamo la narrativa. L’Italia oggi è un grande laboratorio, vedo e sento un forte fervore tra i giovani. Tutti vogliono scrivere romanzi. Tutti diventano scrittori, ma alla spalle che cosa abbiamo? Il vuoto,oserei dire.

C’è qualcosa di cui è contento?

Mi sembra che, più di prima, cerchiamo di resistere alle accelerazioni imposte dall’economia e dalla tecnologia. Stiamo riacquistando quel sale di saggezza che ci consente di recuperare la qualità della vita. Resto impressionato dal mostro economico, l’unica entità al mondo che deve sempre crescere senza calare mai!
A questo vortice tumultuoso, stiamo reagendo. Come potremmo definirlo? Un elogio della lentezza nel senso buono del termine.

E’con una lieve vena malinconica che, ad un certo punto del suo libro, afferma: Niente si acquista senza che qualcos’altro si perda, spesso per sempre. E allora in Italia che cosa abbiamo acquistato e perso?

Abbiamo acquistato il benessere nella sua accezione positiva ma anche l’affanno spasmodico con cui cerchiamo di raggiungerlo. La sicurezza legata ad una democrazia fragile perché siamo un paese giovane e per
l’atteggiamento che abbiamo nei confronti della classe politica. Se gli effetti delle azioni del Governo non sono allarmanti, se la classe politica è più o meno corrotta, (mi vengono in mente le vicende personali di Berlusconi) la società è mediamente tranquilla. Possiamo scaldarci, ma finisce lì. Scendiamo in piazza, invece, quando in ballo ci sono i grandi temi: la lotta alla criminalità diffusa, i salari, ecc.

Da quale esperienza è partito per scrivere il libro?

Da una apparente motivazione oggettiva: l’intento di realizzare un’opera didascalica rivolta a tutti, anche ad un pubblico di non lettori. Un manuale leggero sulla società attuale.
Poi, c’è l’elemento autobiografico, rappresentato dal mio percorso interiore, quasi ossessivo legato soprattutto all’esigenza di autonomia, a qualcosa che è autonomia anche da sé, alla scoperta di quello che è effettivamente dentro di noi, al benessere come salute mentale e fisica. L’analisi, continua prendendo in considerazione anche la sua forma degenerativa per poi arrivare alla catastrofe. La consapevolezza che tutto può finire da un momento all’altro. Il mondo può lacerarsi, in tutte le sue strutture e la mente umana non può arrivare a tenerne conto. Il caos non si controlla.

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