Rick Moody – Demonology (Bompiani)

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La storia di una sorella morta, ancora in giovane età, raccontata attraverso puzzle temporalmente disordinati della sua vita. La storia di due fratelli ripercorsa al ritmo vertiginoso di una corsa sulle montagne russe.

La storia di una sorella morta, ancora in giovane età, raccontata attraverso puzzle temporalmente disordinati della sua vita. La storia di due fratelli ripercorsa al ritmo vertiginoso di una corsa sulle montagne russe. Rick Moody è uno scrittore post-moderno che alla “linearità” del racconto oppone la virtuosistica spirale del suo stile che disarticola gli schemi temporali per arrivare all’essenza delle storie dei suoi protagonisti. All’amore e alla morte. Temi che il suo sguardo originale e acuto riesce a raccontare con partecipazione ed emozione. Peccato che siano soltanto due i racconti pubblicati (Demonology – Bompiani – p. 54 e. 5,16 £ 10.000). Speriamo in una prossima raccolta completa.

Maschietti entrano in casa, maschietti entrano in casa. Maschietti, e con essi entrano in casa idee da maschietti (idee grevi, riduttive, inflessibili). Entrano in casa due bei maschietti, ancora in confezione ospedaliera, maschietti con la tonsura neonatale, bramosi di seno, aggrovigliati ai genitori. Entrano in casa due bei maschietti, maschietti gemelli, maschietti gorgoglianti di biberon, maschietti infilati dentro quegli orrendi zaini di plastica che le giovani coppie di Edison, New York, portano sul petto anziché sul dorso, in un tripudio di saliva e vomito lattiginoso e staffilococchi. Entrano in casa due bei maschietti, uno dei quali picchia l’altro con un hot-dog di gomma dura. Entrano in casa due bei maschietti, uno dei quali picchia l’altro sulla testa e sulle spalle con un rametto di salice, e l’altro piange. (…) Maschietti entrano in casa appiccicati al padre quasi fosse Dio In Persona, e si precipitano nel seminterrato a guardare il baseball. Maschietti entrano in casa, sito di devastazione, e si precipitano in cucina, dove miscelano quantità liberali di benzina da accendini e budino alla vaniglia e gel sturalavandini e aceto balsamico e colorante alimentare blu e ricotta e formiche e una lucertola di plastica che uno dei due ha ricevuto con la calza della befana e puntine da disegno e balsamo alla calamina e resti di purè di patate e detersivo per piatti e fagioli surgelati e cioccolato liquido in una padella di medie dimensioni, riscaldando a fuoco basso fino ad amalgamare ben bene il tutto e poi trasferirlo in una scodella di Pirex che infornano per diciannove minuti esatti, e poi cercano di convincere la sorellina a mangiare quell’intruglio; successivamente finiscono chiusi in camera per aver messo a soqquadro la casa e rotto tre cimeli di famiglia (l’ultimo dei quali, un uomo di vetro, intenzionalmente), segregazione dalla quale vengono liberati dopo tredici minuti. Maschietti entrano in casa freschi di catechismo domenicale, inamidati dentro camicie stirate e pantaloni di flanella che pizzicano da morire, chiome (rispettivamente) bionde e castane domate dalla brillantina, ma da cui tuttavia aggettano riottose ciocche dalle angolazioni bizzarre, maschietti sconsolati e avviliti, incerti se le cose da maschietti – cose del tipo sparare al cane del vicino con la carabina ad aria compressa e soffocare con un fazzoletto il cicciobomba della casa all’angolo e mostrare alla sorellina i rispettivi piselli – siano o meno disciplinate dal precetto: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e la tua anima, e il tuo prossimo come te stesso. (…) Maschietti con la pagella entrano in casa alla fine del semestre e si aggirano guardinghi come spie, alla ricerca di un posto dove nascondere le suddette pagelle in attesa di un’atmosfera più propizia (sotto il tostapane? nell’armadietto dei medicinali?). Entrano in casa un maschietto con un occhio nero e l’altro senza. Entrano in casa maschietti con l’acne e cercano la sorellina per spruzzarle addosso un po’ di pus dai loro brufoli. Maschietti con prodotti antiacne nascosti sotto la camicia entrano in casa. A pochi metri da casa, maschietti fumano di nascosto una sigaretta dietro il salice del giardino degli Ely, agitano le mani per allontanare il fumo delle fibre naturali dei loro maglioni, tossiscono furiosamente, hanno un attacco di nausea, poi entrano in casa. Maschietti si danno reciprocamente del finocchio, mongoloide, deficiente, e, in seguito, pappone, ameba, ed entrano in casa insolentendosi ulteriormente. (…) Maschietti entrano in casa con femminucce bruttine, e tentano di convincerle a infilarsi nella loro stanza – poiché hanno ancora la stanza in comune, le femminucce rifiutano. (…) Maschietti entrano in casa dopo essersi masturbati in cessi di stazione, boschi, case al mare, spalti di stadio e notti sotto le stelle, automobili (riparati da una coperta), docce, quinte di teatro, aerei, maschietti si masturbano in maniera costante, praticamente all’unisono, in certi casi tre volte al giorno, posseduti dal desiderio come da una demenza, al semplice suono di certe parole, parole che suonano come altre parole, segno gli fa venire in mente seno, scavare gli fa venire in mente scopare, cesso gli fa venire in mente sesso, e così via, i maschietti sono ancora molto ingenui, e , quando entrano in casa, avvertono sempre un’immensa vergogna di fronte alla portata di questa smania masturbativa, di questo vedere una compagna di classe, un cartellone, un idrante antincendio, cose che non dovrebbero provocare pensieri masturbatorii (per es. la sorellina) e poi comunque pensare a masturbarsi. (…) Maschietti entrano in casa angosciati; litigano. I maschietti sono brutti, sono dei perdenti, nessuno mai gli vorrà bene, entrano in casa. Maschietti entrano in casa e baciano la madre, che se li vede davanti ormai più alti di lei.. maschietti entrano in casa, baciano la madre, lei gli spiega la gravità del problema della sorellina, la diagnosi. Maschietti entrano in casa dopo aver cercato senza successo di individuare il punto esatto dove, otto o nove anni prima, hanno seppellito le bambole della sorellina; vanno nella stanza della sorellina, si siedono sul letto. Maschietti entrano in casa e alla sorellina completamente calva raccontano barzellette sui calvi. Maschietti stringono ciascuno una mano della sorellina, mettendo da parte le differenze, entrati in casa con aria cupa. Maschietti saltano le lezioni, entrano in casa, accudiscono. (…) Maschietti entrano in casa portando confezioni di birra. Maschietti entrano in casa ormai terribilmente angosciati, non immaginavano che fosse possibile addirittura altra angoscia. (…) Maschietti entrano in casa portando sostanza vietate dalla legge, nessuno dei due avendo detto all’altro di avere con sé sostanza vietate dalla legge, benché le circostanze giustifichino ampiamente un certo tipo di conforto chimico. Maschietti entrano in casa in lacrime e sentendo lacrime intorno a sé. Maschietti entrano in casa, imbarazzati, muti, affranti, arrabbiati, addolorati, disperati. Maschietti entrano in casa, in vacanza e discutono accanitamente di politica (altri temi non sono più argomento di conversazione), un maschietto appoggia la rivolta maoista in un certo paese del Sud-Est asiatico, l’altro è convinto che “per cambiare il sistema occorre farne parte”; un maschietto minaccia di spaccare il culo all’altro, e rifiuta la creme brulée nonostante sia stata preparata dalla madre per farli star buoni. Un maschietto scrive a casa e quindi entra in casa solo attraverso la feritoia della posta: sostiene che l’altro maschietto sia un cripto-fascista, convinto com’è che “il mercato può trovare da solo il giusto equilibrio in fatto di etica”; maschietti entrano in casa in vacanza e annunciano future professioni; maschietti entrano in casa in vacanza e cambiano idea circa le annunciate professioni; maschietti entrano in casa in vacanza e un maschietto porta in casa una fidanzatina, ma pianta un gran casino quando affiora il proposito di far dormire la fidanzatina nel divano-letto in mansarda: l’altro maschietto, essendo privo di fidanzatina, è distante e chiuso in se stesso, e preferisce parlare fino a notte fonda di membri della famiglia non più di questo mondo. (…) Maschietti entrano in casa, in differenti anni solari, e, appena entrati, sembrano interessati solo a sciorinare modelli di vita a beneficio dei genitori; inseguono la madre in giro per casa esponendole i loro punti-chiave a suggello di una nuova indipendenza. “Mamma, la mattina voglio restare a letto fino a tardi a guardare i quiz in tv,” oppure: “Da oggi in poi uscirò solo con artiste, pazze, sognatrici, cultrici della magia nera,” oppure: “Gli uomini dovrebbero nutrirsi quasi esclusivamente di mortadella, gli insaccati fanno un gran bene,” oppure: “Un vero americano dovrebbe giocare a bowling almeno una volta l’anno,’ ma questi punti-chiave hanno un fascino di breve durata, dopodiché vengono scartati o sovvertiti. (…) Un maschietto entra in casa, sorretto da amici dopo essere stato fermato per guida in stato di ubriachezza (dopo il matrimonio), pallido come un cencio; l’altro maschietto ha un gran voglia di alzare la voce: la macchina è caduta in un canale, la macchina ha il cofano schiantato da un albero, la macchina ha tamponato un’altra macchina che a propria volta ne ha tamponato una terza, “L’avranno visto tutti”. A un maschietto manca orrendamente l’altro, gli manca il passato, gli manca un’epoca degna di nostalgia, un’epoca mai esistita, in cui era bello incendiare la casa delle bambole della sorellina, l’altro maschietto evita qualsiasi riferimento a quell’epoca; a entrambi capita di essere il maschietto che entra in casa da solo e cui manca l’altro, entrambi a turno affezionati ed entrambi insensibili, e nel corso dei mesi interpretano entrambi la propria parte, per telefono. (…) Maschietti entrano in casa sorreggendo il padre, esanime. Succede in fretta. Maschietti irrompono in casa e indicano agli infermieri dell’ambulanza il divano dove giace il corpo, maschietti entrano in casa, maschietti entrano in casa. Maschietti tengono aperta la porta di casa, maestosa porta che li ha accolti quando non erano in grado di accogliere se stessi, che li ha accolti quando occorreva accoglierli, ecco il batacchio annerito, ecco la melodiosa campanella, ecco lo stipite scartavetrato dai maschietti per non farlo strusciare contro il telaio, ecco i graffi sul legno di quando i maschietti erano sul lato sbagliato della porta, a pretendere, ecco dove un tempo c’erano le bottiglie vuote per il lattaio, ecco dove atterrava immancabilmente il giornale, ecco la feritoia per la posta, ecco la luce sul primo gradino, accesa, ecco dove i maschietti si fanno da parte, mentre il loro adorato padre viene portato fuori. Maschietti, ormai solo maschi, escono.

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