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Mian Mian – Nove oggetti di desiderio – (Stile Libero Einaudi)

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Linee brevi di parole che partono da zone intime, molto femminili. Sì, le parole di Mian Mian partono proprio da lì. Una scrittura tremendamente fisica, violenta.

Linee brevi di parole che partono da zone intime, molto femminili. Sì, le parole di Mian Mian partono proprio da lì. Una scrittura tremendamente fisica, violenta. Molto di quello che Mian Mian ci racconta descrive personaggi pazzi in modo lucido e romantico. Dopo un po’ che leggiamo però ci viene il sospetto che chi ha qualche rotella fuori posto è proprio la voce narrante di Mian Mian. Ma è talmente disponibile a farsi divorare da una vita piena di casini e intrecci passionali che le perdoniamo ogni candida cazzata in cui si lascia coinvolgere. Nel raccontare situazioni al limite della sopravvivenza la voce di Mian Mian mostra un infantilismo disarmante, pensieri che cozzano in corto circuito e che avvolgono tutto in un turbine di riflessioni. Riflessioni sul suo ruolo di giovane donna cinese e del mondo che ama e che vorrebbe trovare il grande amore di una vita. I raccordi tra passato e presente sono tenuti con grande presenza di spirito, nonostante tutto appaia frantumato e disordinato. Spesso capita di infilare la testa in fatti di ieri pensati con le parole ciniche di oggi. E’ indubbio che la ragazza ha dalla sua un intuito narrativo devastante. Per adesso ci ha conquistato coi suoi modi scomposti e stregoneschi che fanno pensare a quell’attrice pazza e meravigliosa che è (stata) Béatrice Dalle.
Ah, già dimenticavo, che cos’è un libro di racconti, un romanzo o cosa? E’ una specie di radiodramma dove le voci spesso si sovrappongono facendo caciara e impedendoci un ascolto pulito. Ma a chi interesse un ascolto pulito se quello che si sente puzza tanto di verità?

www.mianmian.com

Nove oggetti di desiderio, Stile libero Einaudi, agosto 2001, pag. 179, € 8,26

La la la

Il giradischi suonava le canzoni dei Doors. La mia barbara prima notte è sembrata in rapporto con la violenza, contrariamente alle fantasie sul sesso che avevo nutrito in tutti questi anni. Non avevo il coraggio di guardare il sesso di quell’uomo, mi piaceva la sua pelle, le sue labbra erano molto morbide, la sua lingua mi faceva illudere. Non capivo la strana sensazione dipinta sul suo viso, non avevo modo di trovare i bisogni che immaginavo avrei dovuto avere. Fra le braccia di Sai Ning ero come un gatto, muto e angosciato.

Mi ha seppellito di dolore, una materia sconosciuta mi ha ricoperto, brutale ma viva.

Dal mio corpo non è uscito fuori nulla. Sono andata al gabinetto, lo specchio rifletteva un viso confuso. Per me era uno sconosciuto, c’eravamo incontrati al bar, l’onda che montava nei suoi occhi mi era famigliare, ma ignoravo chi fosse.

Amore acido

Io
Oggi so che sei un pazzo. Sangue e saliva mischiati insieme sarebbero l’amore? Sei pazzo, ma ti amo. Per pietà, prendimi! L’amore è convogliare in modo irrefrenabile verso di te tutti miei sguardi, le mie azioni, i miei umori, far sí che ti ricordi di me per sempre. L’amore mi porta anche l’orgasmo, me lo dai tu. L’idea di noi mi commuove. Mi fido del mio corpo, è la cosa di cui mi fido di più, al suo interno si nascondono infinite verità. Ho bisogno di vivere tra le emozioni. Ci sono occhi che guardano tutti gli stupidi, non c’è bisogno di capire questi occhi. Amano imprimere velocità diverse alle nostre vite. Siamo tutti ugualmente preziosi. Quelle ansie crudeli, da incubo, illusorie! Ma la nostra bontà è la bontà del corpo, la nostra velocità è la velocità del corpo. Questo è quel che si chiama “destino”.

La vasca da bagno

… All’inizio della sua giornata non mette a fuoco le cose che ha davanti, ha bisogno delle lenti a contatto. E’ convinto che le lenti a contatto grigie rendano molto belli i suoi occhi. Però si mette sempre davanti allo specchio del bagno senza occhiali né lenti, e spesso si chiede se il sé che vedono gli altri e quello che vede lui coincidano. Dopotutto gli occhi degli altri non sono i suoi, e i suoi per vederlo hanno bisogno di uno specchio e di lenti a contatto.

Trascorre nella vasca da bagno un tempo molto lungo, ogni giorno.

L’acqua è il suo specchio piú fedele, avvolge il suo corpo come una calda glassa di zucchero trasparente. Disteso nella vasca si conta le dita dei piedi che affiorano in superficie, spesso gli capita di contarne undici o dodici.

Quel giorno, mentre contava si è messo a piangere. Piangeva soltanto nella vasca da bagno, da anni. Nella vasca da bagno le lacrime non gli bagnavano solo il viso, ma la pelle, i pori, le dita, le ginocchia, i talloni, l’interno delle gambe. Nell’acqua della vasca tutti i pori del suo corpo erano aperti, cosí ne sgorgavano le lacrime. Agli inizi piangeva perché aveva pietà di sé o si commuoveva, poi si mise a piangere anche senza ragione, cominciava nel momento in cui entrava nella vasca. A volte apriva il rubinetto e si faceva accompagnare nel pianto dafl’acqua che usciva dalla doccia. Se la doccia avesse gli occhi, pensava, proverebbe pena per me? Quando sentiva di essersi gonfiato fino a somigliare a un frutto di sterculia, si alzava in piedi, le gocce cadevano scivolando lungo il suo corpo come fosse un asciugamano che veniva strizzato. Si sentiva pulito. Si metteva le lenti a contatto e specchiandosi, era soddisfatto di sé: buono, libero intelligente, desiderabile, giovane.

I bambini buoni avranno le caramelle

… Nessuno di noi riesce a trovare se stesso. “Parliamo di emozioni!” Volare, volare, il nostro corpo si mette a volare. Che cosa affascinante! Il nostro corpo si ingrandisce, rimpicciolisce, senza alcuno sforzo raggiunge la felicità, agile come una lepre. Il corso dei pensieri si fa ampio, sereno. Davanti a noi si aprono infinite porte, infiniti binari, qualunque logica, razionalità, perdita, caduta, oblio. Il nostro e corpo è qui, ma noi siamo volati laggiú. Ma dov’è questo laggiù? Sai Ning, il nostro punto debole è che non siamo capaci di controllarci. E’ il prezzo che pagheremo sempre. Le ragazze di oggi cercano tutte l’ebbrezza del volo, non sanno che un giorno gli uccelli potrebbero smettere di cantare, perché non li riuscirerno più a sentire. Il nostro corpo diventa la parte che è volata via, si è perso! Oggi non ho piú passioni, per questo ho facilmente paura. Ieri sera, guardando fuori dalla finestra, a un tratto non ho riconosciuto piú nulla. Che ci faccio qui? Volevo saltare giù. Se una pallottola mi facesse esplodere la testa dovrei provare dolore. Cerco di tenermi su, non voglio andare in pezzi. La morte è la mia destinazione finale, ma non può certo consistere nel gettarmi dalla finestra. Shanghai al chiaro di luna, rughe sulle mie dita, cado per terra e mi rimpicciolisco, ho l’impressione di sentire delle parolacce. Questa sensazione mi scinde. Sono malata, faccio ginnastica tutti i giorni, ma ancora non mi sono ripresa. Devo riuscire a mantenere il controllo, forse faccio ancora in tempo.

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