Flannery O’ Connor – Scrivere racconti

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I consigli che seguono sono tratti dal volume di Flannery O’ Connor Il territorio del diavolo, edizioni Theoria, 1997, 158 pagine, recentemente ristampato da Minimum Fax (2003, Euro 7,50)

I consigli che seguono sono tratti dal volume di Flannery O’ Connor Il territorio del diavolo, edizioni Theoria, 1997, 158 pagine, recentemente ristampato da Minimum Fax (2003, Euro 7,50)

Flannery O’ Connor esordisce nel 1952 con il romanzo La saggezza nel sangue (Garzanti 1985), seguito nel 1955 dai racconti A Good Man is Hard to Find e nel 1962 da un secondo romanzo Il cielo è dei violenti (Einaudi 1965). L’edizione integrale dei racconti è stata pubblicata da Bompiani nel 1990.

La scrittura e i sensi

La natura della narrativa è in gran parte determinata dalla natura del nostro apparato percettivo. La conoscenza umana ha inizio attraverso i sensi, e lo scrittore di narrativa inizia laddove inizia la percezione umana. Agisce attraverso i sensi, e sui sensi non si può agire con delle astrazioni. Ai più riesce molto meglio enunciare un’idea astratta anziché descrivere e quindi ricreare un oggetto che hanno davanti agli occhi. Ma il mondo dello scrittore di narrativa è colmo di materia ed è proprio questo che gli scrittori di narrativa principianti sono così restii a creare.La narrativa opera tramite i sensi, e uno dei motivi per cui, secondo me, scrivere racconti risulta così arduo è che si tende a dimenticare quanto tempo e pazienza ci vogliano per convincere tramite i sensi. Se non gli viene dato modo di vivere la storia, di toccarla con mano, il lettore non crederà a niente di quel che il narratore si limita a riferirgli. La caratteristica principale, e più evidente, della narrativa è quella d’affrontare la realtà tramite ciò che si può vedere, sentire, odorare, gustare e toccare.L’apprendistato infinitoSe frequentate una scuola di scrittura creativa, dovrebbero insegnarvi non a scrivere, ma piuttosto i limiti e le potenzialità delle parole, e il rispetto loro dovuto. Una cosa che accompagna sempre lo scrittore – non importa da quanto scriva o quanto sia bravo – è il continuo apprendistato della scrittura. Non appena lo scrittore “impara a scrivere”, non appena sa cosa troverà, e scopre un modo per dire quanto ha sempre saputo, o, peggio ancora, un modo di non dir nulla, è finito. Se uno scrittore vale qualcosa, ciò che crea avrà la propria fonte in un reame assai più vasto di quello che la sua mente cosciente può abbracciare, e sarà sempre una sorpresa maggiore per lui di quanto non potrà mai esserlo per il suo lettore. Il racconto e il mistero della personalità
Il racconto è un’azione drammatica compiuta, e in quelli più riusciti i personaggi si svelano mediante l’azione, e l’azione è a sua volta condotta mediante i personaggi: il significato che se ne trae deriva dall’esperienza nel suo complesso. Personalmente, preferisco definire il racconto un evento drammatico che coinvolge una persona in quanto persona, e persona particolare – in quanto, cioè, partecipe dell’umana condizione, e di una specifica situazione umana. Un racconto implica sempre, in forma drammatica, il mistero della personalità. Ne ho prestati alcuni dei miei a una signora di campagna che abita in fondo alla mia strada, e lei me li ha restituiti dicendo: “Beh, – ‘sti racconti ti fanno vedere come certa gente si comporta comunque”, e io ho pensato che avesse ragione; quando si scrivono racconti, bisogna accontentarsi di cominciare proprio da lì: facendo vedere come certa gente si comporterà, si comporterà malgrado tutto.Calarsi nell’azione raccontataHo notato che i racconti dei principianti sono solitamente infarciti di emozioni, ma di chi siano queste emozioni è difficile determinare. Il dialogo procede sovente senza il sostegno di personaggi che sia dato vedere, mentre il pensiero fuoriesce incontenibile da ogni angolo del racconto. Ciò avviene perché il principiante è tutto preso dai suoi pensieri ed emozioni, anziché dall’azione drammatica, ed è troppo pigro o ampolloso per calarsi nel concreto, dove opera la narrativa. La voce dei personaggi
Bisogna scavare a fondo nei personaggi, rivelare il loro carattere, mostrare la loro personalità. Nei racconti degli esordienti spesso i personaggi non hanno una giusta voce loro per rivelarli; e talvolta non hanno nemmeno tratti propri a contraddistinguerli. Alla fine hai la sensazione che nessuna personalità emerga perché non c’è nessuna personalità. Spesso in un buon racconto è proprio il carattere del personaggio a determinare lo sviluppo dell’azione. Mentre nei racconti dei principianti sembra quasi che lo scrittore abbia prima pensato all’azione e poi rimediato alla meglio il personaggio in grado di compierla. Facendo il contrario, di solito, le cose riescono meglio. Se cominci da una personalità vera, da un vero personaggio, qualcosa accadrà per forza; e non c’è bisogno di sapere che cosa sia prima d’iniziare. Anzi, devi scoprire qualcosa di nuovo dai tuoi racconti, perché se non ci riesci tu, sarà difficile che ci riesca qualcun altro.

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