La fiction: Luther, il Bene e il Male

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Ha debuttato qualche settimana fa su Fox Crime la nuova serie inglese "Luther", prodotta dalla BBC e ideata da Neil Cross.

Ha debuttato qualche settimana fa su Fox Crime la nuova serie inglese “Luther”, prodotta dalla BBC e ideata da Neil Cross. La serie segue e osserva la vita privata e professionale di Luther, interpretato da Idris Elba, investigatore della omicidi di Londra che torna in attività dopo un lungo periodo di ritiro causato dal fatto che la persona che è riuscito a catturare per una serie di delitti nei confronti di bambini è finito in coma dopo una brutta caduta, che lui non gli ha evitato. L’uomo dimostra buone capacità di intuizione e un forte senso del ruolo della polizia di “protezione” dei cittadini, ma con un carattere difficile che lo rende poco incline a seguire le regole che il suo distintivo gli imporrebbero. Infatti, non sempre riesce a nascondere e tenere a freno il suo carattere cupo, oscuro, instabile e impulsivo che si rivela e si scatena irrimediabilmente soprattutto con le persone a lui più care e vicine.

È proprio la trattazione e la costruzione del protagonista a fare la differenza.

Un personaggio ruvido, brillante ma psicologicamente instabile, straordinariamente intuitivo perché in grado di riconoscere il colpevole al primo sguardo, ne comprende i meccanismi psicologici con precisione e ne prevede in anticipo le mosse, ma si lascia trascinare a fondo da una moralità “flessibile” che fa impallidire i polizieschi più manichei e favorisce una distinzione quasi inafferrabile fra Bene e Male. Altrettanto forte è il rifiuto della costante indispensabile del trionfo della Legge sul crimine a tutti i costi. E così ci troviamo di fronte ad un meraviglioso mix di fisico e intelletto, di correttezza e scorrettezza, di una continua tensione sexy che mostra il fascino di chi ha il senso del dovere e al tempo stesso un’incredibile carattere sanguigno che va oltre le regole.

Una sceneggiatura, con trame realistiche e crude, che permette allo spettatore di immedesimarsi in Luther e nel suo stato d’animo tormentato e sempre più incapace di avvertire i confini tra luce e tenebra, giustizia e vendetta.

Un personaggio che, come dichiarato dal suo creatore, subisce l’influenza sia di Sherlock Holmes che del tenente Colombo. Dal primo, infatti, ha preso la natura dell’intelletto e la sua applicazione alla soluzione dei crimini, mentre l’uso del “formato del detective alla rovescia” (in cui gli spettatori conoscono l’identità dei colpevoli, ma non sanno come saranno smascherati, in contrapposizione allo schema convenzionale in cui il pubblico scopre i criminali nello stesso momento dei personaggi della storia) è stato ispirato alla struttura dei casi di Colombo.

La serie si muove su un doppio binario: uno è quello delle indagini di Luther e dei suoi colleghi, come la Sovrintendente Rose Teller (Saskia Reeves), il detective Ian Reed (Steven Mackintosh) e l’appena arrivato Justin Ripley (Warren Brown). L’altro segue le mosse dell’assassino, la sua natura e la sua paura di essere catturato.

L’amore, poi, è al centro della vita privata di Luther. La moglie Zoe (Indira Varma), vive infatti un periodo di crisi, convinta che il marito non sia più quello di prima. Per il protagonista, quindi, la difficoltà non sarà tanto tornare al lavoro, ma riuscire a far cambiare idea alla moglie. E di mezzo ci si mette una misteriosa donna, Alice (Ruth Wilson), dall’intelligenza superiore e mente criminale che lo porterà alla salvezza o alla perdizione a seconda dei punti di vista.

Fotografia e regia rendono una Londra distante dalle patinature delle riviste, una Londra più vera, a tratti noir, a tratti soffocante, affascinante e pericolosa al tempo stesso. Inquadrature soffocanti, claustrofobiche, nervose, sempre un pò sporcate da movimenti inquieti che non ci permettono di fermarci su qualcuno e di guardarlo con attenzione, ma creano un effetto straniante, aumentando il senso di agitazione. Ritmo veloce spezzato dalle visioni di città e dettagli di oggetti evidenziati da un’intensissima colonna sonora, spezzano l’ansia generale e stilistica, rendendo più facile la visione, ma non solo: portano quel non so che, quel sentimento che concorre al risultato generale, che colpisce l’animo predisponendoci ad una fruizione patetica. Trame realistiche e crude e dialoghi ritmati che rendono questa serie meno indulgente, meno patinata e più dissacrante e potente, più coerente rispetto a quelle americane anche se lo sviluppo narrativo, intenso e tragico, si muove in bilico tra oscurità e buon senso.

L’originalità della serie, comunque, sta nel fatto che tutto, per John Luther, diventa in qualche modo “personale”. Luther rimane sempre coinvolto in prima persona nelle indagini che compie, mettendo spesso a rischio perfino la sua identità e ponendo altrettanto spesso in discussione le sue certezze. Essenzialmente un uomo in crisi. Eroe potente e fragile. Straordinariamente moderno.

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