In attesa di ricevere i racconti del nostro concorso "Sul filo di lama" ecco una breve, anzi brevissima, storia della scherma italiana...

In senso etimologico “scherma” deriva da “schermire” verbo che ha come significato l’atto del ripararsi, del difendersi. Nel Vocabolario dell’Accademia della Crusca troviamo questa definizione: “scherma, schermire è riparare con arte il colpo che tira il nemico e cercare di offenderlo sempre”. L’arte della scherma, appunto. L'affascinante arte della scherma.
Sarebbe troppo lungo seguire, attraverso tanti secoli, l’evoluzione della scherma in Italia nonché l’evoluzione delle sue armi (ricordate il gladio romano?), focalizziamo quindi l’attenzione sulla nascita in Italia della vera e propria arte della scherma, con le armi da punta (fioretto e spada) e da punta, taglio e controtaglio (sciabola)
Il duello, via via, si trasforma da una parte in scherma militare, dall’altra si estende nell’uso civile come salvaguardia dell’onore e dei principi morali. Risale al 1400 la nascita delle prime scuole di scherma con i “maestri d’arme”.
Arrivando fino ai tempi nostri, occorre osservare prima di tutto che la scuola schermistica italiana è stata sempre una delle migliori del mondo. L'epoca d'oro fu quella della Scuola Magistrale Militare di Roma (1884) diretta da Masaniello Parise, con Carlo Pessina e Salvatore Pecoraro, a cui seguirono i maestri Agesilao Greco, Candido Santone e più tardi Giuseppe Mangiarotti. La Scuola ottenne risultati di grande prestigio in Italia e all’estero.
Dopo un tentativo senza successo effettuato a Pavia nel 1903, il 3 giugno 1909 venne costituita a Roma la Federazione Schermistica Italiana. L'iniziativa era dovuta all'opera del capitano Augusto Ciacci ed era stata favorita dall'impegno dell'on. Luigi Lucchini, all'epoca presidente dell'Istituto Nazionale per l'Incremento dell'Educazione Fisica. Una apposita Commissione, presieduta dal conte Ezio Ravascheri, venne incaricata di redigere lo statuto della nuova Federazione (che operava tra l'altro la distinzione tra maestri e dilettanti) che fu approvato nel giugno 1910. Il 5 ottobre 1923 il nome venne modificato in Confederazione Italiana di Scherma (CIS).
Dal 1933 ha assunto il nome, attuale, di Federazione Italiana Scherma (FIS).
Nel frattempo le Olimpiadi e la nascita della Federazione Internazionale di scherma (FIE) nel 1913 avevano fatto sì che la scherma si trasformasse definitivamente: accanto al concetto di arte acquistò spazio la configurazione di sport da combattimento.
Nel 1920 alle Olimpiadi di Anversa Nedo Nadi entrò nella leggenda della scherma vincendo cinque medaglie d’oro olimpiche: nel fioretto individuale, nella sciabola individuale, nel fioretto a squadre, nella spada a squadre, nella sciabola a squadre.

In cento anni esatti di gare olimpiche - da Parigi 1900 a Sydney 2000 - la scherma italiana era salita cento volte sul podio dei Giochi. Un record di eccezionale spessore che ha portato (e continua a portare) un contributo fondamentale al prestigio internazionale di tutto lo sport italiano.
Un primato ulteriormente migliorato poi ai Giochi di Atene 2004 dove la scherma azzurra - guidata da Valentina Vezzali, Aldo Montano e dai fiorettisti - ha conquistato altre tre medaglie d’oro, tre d’argento e una di bronzo, portando il “bottino” totale alla strepitosa cifra di 107 medaglie olimpiche
Nessuna disciplina sportiva azzurra è riuscita a vincere tante medaglie alle Olimpiadi come la scherma.
La medaglia azzurra numero uno della scherma fu quella di Antonio Conte, oro nella sciabola maestri a Parigi agli albori del ventesimo secolo. Ed è occorso tanto tempo prima che venisse riconosciuto ufficialmente l’alloro olimpico di questo fenomenale Maestro di Minturno. Il suo “peccato originale” fu quello di essere Maestro, anche se proprio Pierre De Coubertin stabilì che nel programma delle Olimpiadi venissero inclusi gli assalti di fioretto, sciabola e spada “pour amateurs e pour professeurs”.
La centesima medaglia olimpica in ordine temporale fu invece quella conquistata a Sydney nel 2000 dalle impareggiabili fiorettiste del “Dream Team”, la squadra che ha fatto sognare l’Italia raccogliendo ammirazione ed applausi in tutto il mondo: Valentina Vezzali, Giovanna Trillini, Diana Bianchedi.
Tra la prima e la centosettima, ci sono altre 105 medaglie in una passerella fatta di grandissimi nomi della scherma. Centosette medaglie che vanno poste tutte sullo stesso piano perché dietro di esse c’è stata uguale sofferenza, identici sacrifici, medesima determinazione, classe genuina. Dalle 16 conquistate dai fratelli Mangiarotti (13 dal grande Edoardo e tre da Dario) alle sei tutte d’oro di Nedo Nadi di cui abbiamo già parlato, fino al più sofferto dei bronzi a squadre.
Ma l’indiscusso prestigio mondiale della scherma italiana passa anche attraverso altre cifre, anch’esse estremamente significative, come ad esempio le 212 medaglie (una quantità eccezionale) conquistate dagli schermitori e dalle schermitrici azzurre a tutt’oggi ai Campionati del Mondo assoluti
Nessun’ altra disciplina sportiva in Italia è mai arrivata a tanto
Scritto il 12.12.05 alle 00:14