Cessy (Rhône Alpes), 25 Marzo 2012
Nel giorno del capodanno pisano muore a Lisbona Antonio Tabucchi, scrittore cosmopolita mio compaesano. Il tam-tam dei siti sociali mi raggiunge in un paesino francese vicino al castello di Voltaire. È una pigra domenica mattina e sto per mettere l'orata sul BBQ, fuori è esplosa la primavera, se non fosse per l'antenna che domina la sommità del Jura verrebbe da pensare che magari dopo pranzo ci starebbe bene una puntatina alla Marina di Vecchiano, una passeggiata sulla sabbia tra i cacti e i corbezzoli a contemplare le Apuane perennemente bianche.
Tabucchi si faceva ancora vedere a Vecchiano, in una casa nascosta da un cancello verde e da una grande pianta d'edera, a pochi passi da quella dove ho trascorso la mia infanzia e dove tutt'ora vivono i miei genitori. Alessandro, suo cugino, è il nostro medico di famiglia. Suo figlio Michele, di un paio d'anni più giovane di me, è stato compagno di scorribande in moto e di quotidiani interminabili viaggi al liceo scientifico sperimentale di Pisa - nova.
Antonio me lo ricordo poco, una volta l'ho incrociato sulla strada che sale all'ermo colle, il mio posto delle fragole da cui - nelle giornate limpide come oggi - si può vedere la Gorgona. A malapena abbiamo scambiato un saluto. Se mi capitava di incontrarlo al supermercato gli chiedevo di Michele, non gl'ho mai confessato che scrivo. Anche lui sapeva di me, delle mie ricerche al CERN di Ginevra e di tutto il resto ma non ne abbiamo mai parlato di persona perché era normale così.
Ho amato Pessoa ma non ho letto molto di Tabucchi, perché mi fa ancora come l'effetto di svelare un trucco o elementi di vita troppo intimi, personali, ad esempio quando nei suoi libri ho l'impressione di riconoscere i luoghi e le persone vere del paese. "Piazza Italia" non è forse piazza Garibaldi, ovvero il cuore della vita di Vecchiano? Ancora negli anni settanta sull'angolo della piazza che dà verso palazzo comunale c'era il bar che a lungo fu gestito da Adamo, il babbo di Antonio. Anche la mamma Riesa, di professione levatrice, di tanto in tanto si poteva vedere dietro al bancone e probabilmente una parte di lei si vede ancora in "Si sta facendo sempre più tardi".
L'ho letto poco, eppure per me Antonio Tabucchi è stato un esempio immenso di vitalità e di impegno, la dimostrazione che muovere i primi passi da un piccolo paese in odore di mare alla periferia di Pisa non preclude la possibilità di innamorarsi di altri mondi e che intraprendere un viaggio apparentemente impossibile è senz'altro una via per comprendere meglio anche la risorsa che risiede nelle proprie radici.
Scritto il 02.04.12 alle 08:15