Tea Ranno è una delle penne più brillanti uscite dalla Scuola Omero e, se non la conoscete, leggendo il modo con cui sceglie le parole di quest'intervista, potrete appurarlo da voi. Tea Ranno ha pubblicato tre libri, Cenere (e/o), romanzo ambientato nella provincia italiana del Seicento, In una lingua che non so più dire (e/o), storia di un magistrato siciliano di sessant'anni che ritorna nella sua Sicilia e il recentissimo La sposa vermiglia (Mondadori). Tea è nata a Melilli, in provincia di Siracusa, è laureata in giurisprudenza ma ha preferito dedicare la sua vita alla narrativa invece che agli atti e agli incartamenti. Con Cenere è stata finalista al premio Calvino e successivamente si è aggiudicata il Premio Chianti. Scoprite con i noi i segreti librari di Tea.
1. Il libro più bello che hai mai letto in vita tua?
Il libro più bello che credo di aver letto è "Horcynus Orca", di Stefano D'Arrigo. Mi è sembrato di trovarci il mondo, là dentro, e una poesia, una visionarietà, una tenerezza, un gioco, un senso dello spazio, dei tempi narrativi che non mi è capitato di riscontrare altrove.
2. Il libro che più di tutti ti ha fatto guadagnare punti con i ragazzi?
Ahi, ai tempi in cui le altre ragazze cercavano di guadagnare punti coi ragazzi, io me ne stavo in disparte, a guardare i ragazzi, e le ragazze che cercavano di guadagnare punti con essi. Comunque, il libro che più di altri mi ha procurato amici cari è stato "L'amante" di Yehoshua.
3. Il libro che ti ha fatto guadagnare più punti agli occhi avidi degli studenti della Scuola Omero?
Credo sia stato "Cenere". Forse perché a scuola se n'è parlato, forse perché ha rappresentato la scommessa di una "testa dura", capace di portare fino in fondo il suo ideale di scrittura, il suo modo di raccontare storie, la sua tenacia, il suo desiderio di non arrendersi davanti ai sorrisetti di chi diceva: "E' troppo letterario, roba da élite. Incommerciabile". E invece...
4. Con l'eroe di quale libro avresti voluto scappare via?
Con chi sarei voluta fuggire? Ma con il principe Ahmed, sposo della fata Parì Banù, ero pazza di lui, ce ne saremmo andati sul tappeto volante e avremmo girato il mondo.
5. Il primo libro per il quale hai pianto?
"Piccole donne". Ho trascorso interi pomeriggi nascosta dietro una poltrona a piangere la morte di Beth.
6. Il libro che ti ha insegnato qualcosa?
Un libro che mi ha insegnato molto: "Donne che amano troppo". L'avevo sfogliato per definire meglio - senza troppe sbavature - alcune mie "eroine", e ci sono rimasta incagliata. Mi ha fatto capire quanto profondo e tormentoso può essere, talvolta, l'amore.
7. Il libro che quando ci pensi ancora ridi?
"I Civitoti in pretura", l'atto unico composto da Nino Martoglio. Ho avuto modo di leggerlo e rileggerlo e sempre mi ha fatto ridere.
8. Il personaggio di quale libro avresti tanto voluto salvare ma non ci sei riuscita?
Nino, il protagonista di "Un bellissimo novembre" di Ercole Patti. Così stupida mi è sembrata quella morte, così inutile, e però struggente, perfettamente inserita nel cerchio della narrazione.
9. Il libro brutto che non sei mai riuscita a toglierti dalla testa?
Il libro brutto che non sono riuscita a togliermi dalla testa? Il manuale di diritto privato.
10. Il libro col quale vorresti essere seppellita?
Vorrei essere seppellita con la Bibbia, perché, se potessi continuare a leggerla, avrei, per l'eternità, spunti di ulteriore conoscenza dell'uomo, dei suoi istinti, delle sue leggi, dei suoi bisogni, dei suoi sogni. E la vicinanza di un Altissimo che forse è solo il nostro bisogno di Altrove. Dunque illusione? Sì, forse. Ma senza illusioni, la morte, che morte è?