Home » Rivista "O" » Scrittura e manutenzione del giardino maggio 2010

Giardini di guerra e di guerriglia

 

 


Immagine-manifesto dal sito: http://www.guerrillagardening.it (v. in seguito)

 

Non sempre ‘giardinaggio' è quell'attività piacevole e rilassante che siamo soliti associare alla parola: pigre mattinate di un giorno festivo a tramestare con la terra e le piante; o incantevoli meriggi sospesi, alla ricerca di un profumo di cui ci sfugge l'origine, di un inusuale accostamento di colori...

In altri tempi, o in altre parti del mondo, coltivare è stata - è tuttora - un'attività indispensabile, di sopravvivenza. Anche da noi, in un passato non troppo remoto - quello dei nostri genitori - ci sono stati tempi grami, che qualcuno ancora ricorda e di cui esistono prove documentali.

Nel periodo di poco antecedente alla II guerra mondiale furono istituiti in Italia gli ‘orti di guerra', per propagandare l'autarchia di regime e  spingere al massimo la produzione agricola nazionale...

 

 

 

Roma 1941: un ‘orto di guerra' ai Fori Romani con - in basso - i giardini intorno trasformati in campi di grano

 

"Orto di guerra: piccolo appezzamento che, in tempo di guerra, viene ricavato da un giardino o da un parco pubblico per potervi coltivare ortaggi, verdure, legumi e così sfamare la popolazione. Espediente tipico di un'economia di sopravvivenza. Qualsiasi spazio diventa buono per seminare: minuscoli orti di guerra si possono perfino fare in casa, nella vasca da bagno o dentro scatole di scarpe" (E. Albinati).

 

 

1941. A Milano, in piazza del Duomo, si trebbia il grano degli orti di guerra cittadini [queste foto e le precedenti: dal web]

 

 

Copertina delle due edizioni del libro di Edoardo Albinati: ‘Orti di guerra' (Fazi Editore, 1997; Fandango Libri, 2007)

 

Giusto per dire quali strani frutti possono nascere, a partire da una suggestione, c'è un libro proprio con questo titolo, che tratta di tutt'altro...

Albinati riprende in modo metaforico l'idea degli orti di guerra, in una raccolta di piccoli scritti: "più flusso di pensieri che diario, più almanacco che galleria di immagini simboliche o raccolta di haiku..."

 

"Ho cercato di buttare in un quadrato di righe i semi dell'epoca, sperando che crescesse qualcosa di cui nutrirsi, con cui sopravvivere giorno dopo giorno. Insomma, un'economia di guerra applicata alla prosa. (...) ...semi preziosi piantati in poca terra. È dunque un almanacco compilato nel cuore degli anni novanta..." (Edoardo Albinati)

 

 

 

Il mondo dei giardini è attraversato anch'esso da tensioni, correnti di pensiero, comportamenti - inconcepibili fino a pochi anni fa - che i tempi ci hanno portato a considerare possibili. Di ‘giardinaggio militante' parla questo libro recentemente edito da Kowalski (2009)...

 

Copertina del libro ‘Guerrilla Gardening', opera degli stessi ideatori del sito italiano del movimento, che "nel tempo lasciato libero dalla guerriglia... gestiscono una società di giardinaggio e progettano giardini giapponesi"

 

Derivato dai movimenti hippie degli anni '70, il termine ‘guerrilla gardening' venne usato per la prima volta nel 1973, da parte di Liz Christy e il suo gruppo Green Guerrilla, nell'area di Bowery Houston, New York. Questo gruppo trasformò un derelitto appezzamento privato in un giardino. Il movimento si diffuse quindi a Londra e in Europa ed è stato tardivamente esportato anche in Italia. Guerrilla gardening' in questa forma - cioè fare giardinaggio sulla terra di qualcun altro, o anche pubblica, senza permesso - esiste da secoli. Riconosce i suoi antecedenti illustri nelle comunità dei ‘diggers' (zappatori, scavatori) che ai tempi della Rivoluzione Inglese (1649) si unirono per lavorare le terre comuni secondo principi comunitari.

 

I gruppi sparsi in Europa e Stati Uniti, e rappresentati da un sito sopranazionale [http://www.guerrillagardening.org/], si propongono di modificare con un giardinaggio volontaristico la situazione degradata di parchi e giardini nelle città, in cui ‘il verde' è più che altro un riempitivo per spazi senza altre funzioni. Ai limiti della legalità, ma assolutamente non violento, il movimento ha l'obbiettivo di creare bellezza dove non c'è, nelle nostre vituperate città; l'altra pre-condizione è la gratuità del gesto, il suo essere disinteressato (anzi: anche relativamente dispendioso, per l'adepto): Ars gratia artis!

Si vale della partecipazione entusiastica di ‘guerriglieri del verde', e di ‘azioni esemplari', come il lancio di flower bombs (bombe di semi di fiori); piantumazione selvaggia di aiuole incolte; incursioni notturne per trasformare uno spazio desolato in un piccolo giardino.

Tenta in definitiva di sensibilizzare - i cittadini inerti, gli abitanti della zona e i proprietari dei negozi attigui all'area adottata - alla tutela del verde; in via secondaria crea capacità manuali e una maggior considerazione per le piante in tutte le persone coinvolte nelle ‘azioni'.

 

 

‘Rastrelli ribelli' ovvero giardinieri ‘di zappa e spada'. Militanti del gruppo milanese dei guerriglieri del verde, fotografati dopo un'azione notturna (con la precauzione dell'anonimato)

 

Vegetazioni verticali. Non sono una novità, in natura. Nella foresta pluviale le piante hanno appunto questa disposizione - in relazione al loro fabbisogno di luce, di umidità e di nutrienti - con un abbarbicarsi tumultuoso, le une sulle altre.

Le mura romane della nostra città ospitano in assetto verticale o obliquo una quantità di piante del tutto spontanee...

Piante che crescono su un supporto verticale; da distinguere dalle rampicanti, dotate di un loro proprio apparato di sostegno, siano esse piccole ventose con cui aderiscono al muro, come il cissus  (v. in seguito), o sistemi di avvolgimento dei più vari, a qualunque sostegno disponibile.

 


Parete verde spontanea su antiche mura romane (Mura Labicane) nella zona di viale di Porta Tiburtina

 

Il danno che ne viene alle mura è notevole. Tra le piante che vi crescono spontanee, il cappero e il fico sono quelle con la maggiore forza espansiva delle radici, capaci di infiltrarsi profondamente tra gli elementi della muratura e dissociarli. Quando questo accade, nel lungo periodo, i muri possono esserne danneggiati e infine distrutti. E' quello che è accaduto - con altre piante - ai templi di Angkor [V. su "O": Le piante e il tempo. del 5.08.07].

 

Particolare della foto precedente: sono riconoscibili piante di capperi, Parietaria officinalis (Fam. Urticaceae) e numerose asteracee

 


Mura antiche nelle vicinanze di Porta Pia, a Roma, coperte dalle foglie del Parthenocissus (Cissus) tricuspidata - Fam. Vitaceae

 

Questa rampicante è più ordinata e regolare della specie simile Parhenocissus quinquefolia, di colorito più scuro, capace di formare colonne disordinate di vegetazione. I cambiamenti di colore autunnali dei ‘Cissus', sono spettacolari [V. su "O": Autunno: le piante e i colori (parte prima) del 12.11.07].

 

Sulle stesse mura della foto precedente, Cissus tricuspidata, tra cui si sono intrufolate delle ‘bocche di leone' (Antirrhinum majus  - Fam. Scrofulariaceae) che rampicanti non sono

 


Mura romane a viale Castrense (Roma), colonizzate da una vegetazione spontanea: cuscini rigogliosi di capperi, ‘bocche di leone' e l'onnipresente parietaria

 

Sebbene nel piccolo dell'esperienza quotidiana - anche in città - gli esempi siano sotto gli occhi di tutti, come spesso succede c'è bisogno di guardare in un modo diverso, per vedere le possibili estensioni ed applicazioni della coltivazione ‘in verticale'.

 

In alcuni ambienti naturali le piante vivono usualmente su superfici verticali. A condizione che l'acqua sia disponibile per tutto l'anno - come nelle foreste tropicali o nelle foreste di montagna dei climi temperati - esse possono prosperare sulle rocce, su tronchi d'albero e su pendii scoscesi privi di terra. Altre piante vivono sulle scogliere, sugli ingressi delle grotte o su rocce a picco.

 

Patrick Blanc: parete verticale allestita per l'edificio del Caixa Forum a Madrid. La superficie coperta dalle piante è di 460 m2 ed è alta 24 metri; sono state utilizzate circa 15.000 piante di 250 specie diverse

 

L'intuizione di Patrick Blanc (botanico francese; Parigi, 1953) è partita da una domanda fondamentale: se le piante hanno davvero bisogno di terra. E la risposta è no: la terra è poco più che un supporto. Soltanto l'acqua e i vari minerali disciolti in essa sono essenziali alle piante, insieme con la luce e l'anidride carbonica (CO2), per svolgere la fotosintesi. Da queste osservazioni, e al fine di predisporre una copertura permanente dei muri con un mantenimento ridotto al minimo, Patrick Blanc ha concepito i suoi ‘giardini verticali'.

L'innovazione di base è sfruttare la capacità delle radici di crescere non solo su un volume (di terra, di acqua, di sabbia) ma su una superficie.

Senza nessuna terra, l'apparato di supporto delle piante arriva ad essere  molto leggero, e può essere proposto per qualunque muro, a prescindere dalle dimensioni.

Un giardino verticale può essere allestito anche negli ‘interni' - in condizioni ancora più artificiali e dipendenti dall'uomo - assicurando oltre ai fabbisogni già detti, adeguate intensità di luce alle giuste lunghezze d'onda. Le piante sono scelte in base  alle loro caratteristiche di adattabilità, ai colori e alle condizioni climatiche prevalenti.

 

Il giardino verticale è fatto di tre elementi, oltre alle piante: una struttura di metallo, uno strato di PVC e uno strato di feltro.

Lo scheletro di metallo è fissato o appeso al muro. Lo spazio tra essi interposto costituisce un efficiente sistema di isolamento termico e acustico.

Un foglio di PVC espanso dello spessore di 1 cm. è fissato con rivetti alla struttura metallica; esso garantisce l'impermeabilità così come la rigidità e l'omogeneità della superficie da far vegetare.

Lo strato che provvede all'irrigazione è un feltro di poliammide, dello spessore di 3 mm., che è fissato sul PVC con delle graffe. È su questo feltro imputrescibile, a forte potere di capillarità e di ritenzione d'acqua, che si sviluppano le radici delle piante.

Le piante infine, possono essere disposte sul feltro in forma di semi, piantine o piante già cresciute.

 

Patrick Blanc: Athenaeum Hotel, a Londra

 

Il peso complessivo dell'installazione, incluse le piante e lo scheletro di metallo, risulta inferiore ai 30 Kg. per metro quadrato; perciò si può proporre per qualunque superficie, o muro, senza limiti di estensione e/o di altezza.

Il giardino verticale, secondo Blanc, permette in definitiva di ricreare un sistema vivente molto simile all'ambiente naturale, in luoghi dove è difficile disporre di ampi spazi in orizzontale; grazie inoltre alla sua efficienza termica, aiuta ad abbassare i consumi energetici sia d'inverno che d'estate, ed è anche efficace nel ripulire l'aria. Infatti, a parte la funzione fogliare, le radici disposte sul feltro intercettano le minute particelle in sospensione e lentamente le decompongono in sostanze più semplici e in minerali, fino a farle diventare fertilizzanti.

 

Un'altra realizzazione di Patrick Blanc - Musée du quai Branly, a Parigi - con variazioni stagionali dei colori: in primavera e alla fine dell'inverno [Questa foto, come le precedenti sui ‘giardini verticali', da: http://www.verticalgardenpatrickblanc.com/]

 

Alla tendenza, che trova la sua massima espressione nei giardini verticali, di far crescere le piante in condizioni totalmente artificiali - come un elemento architettonico tra altri - si possono opporre le ragioni dei ‘puristi' del giardino naturale.

Per essi: "...bello è un giardino in cui vengono piantate specie per le quali è possibile compiere per intero il ciclo vitale, perché il loro fogliame riflette nel modo giusto la luce del sole, il loro colore si armonizza con quello delle altre piante e con quello del cielo - fanno parte della storia e della cultura di un luogo, sono da secoli in quel luogo; da secoli l'uomo le ha viste e conosciute..." (U. Pasti).

 

Copertina del libro di Umberto Pasti ‘Giardini e no - Manuale di sopravvivenza botanica' (2010)

 

Gli strali del ‘moralista' e del ‘polemista' adattati al giardinaggio: ne vengono colpiti i diversi ‘usi impropri' di un giardino - e le indegne motivazioni a realizzarne uno - da parte di intellettuali, riccastri, signore snob, garden stylists e amministrazioni comunali. Dopo una lunga e severa disamina di cosa ‘non' deve essere un giardino, l'Autore si mostra benevolo verso i giardini contadini e quelli spontanei, come quelli dei benzinai, ad esempio; e nutre una vera ammirazione per un giardino selvaggio del Marocco - dove occasionalmente vive -, paese minacciato, specie nelle sue zone costiere, dalle ruspe e da una omologazione forzata...

 

Anche le viti, con le loro radici molto profonde, hanno la predilezione di insinuarsi tra le rocce. Qui in una zona pedemontana del Trentino

 

Terra Madre. Su un versante diverso -  non personalistico e ludico come ‘Guerrilla gardening', né tanto meno polemico - di enorme impegno sociale ed etico, e su scala planetaria, si muove una organizzazione molto critica nei confronti delle tendenze dominanti e dell'impiego delle risorse (alimentari).

‘Terra Madre' è una rete di comunità del cibo impegnate, ciascuna nei propri contesti geografico e culturale, a salvaguardare la qualità delle produzioni agro-alimentari locali. Le comunità condividono i problemi generati da un'agricoltura intensiva nociva per le risorse naturali e da un'industria alimentare di massa, che viene ritenuta responsabile dell'omologazione dei gusti. Entrambe costituiscono un pericolo per l'esistenza stessa delle piccole produzioni.

Il movimento costituisce un tentativo di dare voce e rappresentatività a contadini e produttori di tutto il mondo, coordinati da Carlo Petrini e dalla Associazione ‘Slow Food'. A partire dal 2004 il movimento tiene  un convegno biennale in ottobre, a Torino, in concomitanza con il ‘Salone del Gusto'.

 

"Qualcuno era arrivato con i suoi fagioli nel sacchetto, qualcun altro con il riso e l'orzo. Semi cresciuti in Messico, in Perù, in Cina. Uguali nel nome, diversissimi per aspetto, colore, sapore. Scuri, chiari, rugosi... Come i volti di chi li aveva piantati, innaffiati, raccolti. Contadini di tutto il mondo, uniti". [Giuseppina Manin, da ‘Ermanno e i contadini' - Corriere della Sera; 2009]

 

 

Locandina del film-documentario ‘Terra madre' (Ermanno Olmi, 2008) 

 

Prodotto da Slow Food e Cineteca di Bologna, presentato al Festival del Cinema di Berlino nel febbraio 2009, il film è dedicato al Forum di Torino del 2008 e alle storie di alcuni dei partecipanti. Contiene inoltre dei racconti di vite esemplari - ai limiti della follia -  sotto il profilo della coerenza ecologica. Il film - coordinato da Ermanno Olmi -  si avvale della collaborazione di Maurizio Zaccaro, per le riprese indiane, e di Franco Piavoli, che ha registrato "foglia per foglia come crescono le colture sotto i monti Lessini"



Immagini dal film ‘Terra Madre': risaie in India e battitura manuale del riso

 

Altre immagini dal film. Sopra: un contadino al lavoro nel suo piccolo podere. Sotto: tra le mani callose di un coltivatore, alcune varietà di mele. Da sin.: mela selvatica; mela ‘Musetto'; mela ‘Gran Alessandro' o ‘Prussiana'

 

"Al Forum di Terra Madre ho riconosciuto i contadini come li ricordavo nelle nostre campagne, al tempo della mia infanzia. I volti dei contadini si somigliano in ogni angolo del mondo. Sono volti su cui si riconoscono le medesime tracce di vita, così come le fisionomie dei paesaggi con i campi arati, le colture, i pascoli".

[...]

"...E noi cittadini metropolitani, che viviamo inscatolati nelle nostre città, senza più i colori e i profumi delle stagioni, forse, in un giorno molto prossimo, se ci capiterà di passare accanto a un orto dove un nonno e una bimba colgono i frutti maturi, allora potremo ancora riconoscere la vera casa dell'uomo" [Ermanno Olmi].

Le ricorrenze delle piante

 

"Nulla è mai veramente perduto, o può essere perduto,
nessuna nascita, forma, identità; nessun oggetto del mondo,

né vita, né forza, né alcuna cosa visibile;
l'apparenza non deve ingannare, né l'ambito mutato confonderti il cervello.
Vasti sono il tempo e lo spazio; vasti i campi della Natura.
Il corpo lento, invecchiato, freddo; le ceneri rimaste dai fuochi di un tempo,
la luce degli occhi divenuta tenue, tornerà puntualmente a risplendere;
il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e meriggi;
alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della primavera,
con l'erba e i fiori e i frutti estivi e il grano".

[Continuità - Walt Whitman (1819-1892)]

 

Scordarelli di tutto il mondo, unitevi! 

Solidarietà, e una parola di speranza, per coloro che con pervicacia sospetta si scordano di compleanni e anniversari e a ogni scadenza dimenticata rischiano crisi matrimoniali e drammi esistenziali.

Perché, diciamolo, ricordare le ricorrenze è contro natura! In cicli - e vite - più naturali, sono le piante a ricordare per noi... Le incrociamo per strada - i nostri pensieri persi in altri mondi - e la loro presenza ci si impone...

Ecco di nuovo il glicine. È già primavera avanzata! Quasi non l'avevamo sentita venire quest'anno, tra piogge e ritorni di freddo... Sul filo dei ricordi si ricostruiscono brandelli di vita, emozioni, interi discorsi... Quanta vita scorre dietro gli occhi di quelli che guidano con lo sguardo  apparentemente fisso alla strada!

 

 

Le due colorazioni più diffuse del glicine (Wisteria chinensis - Fam. Fabaceae), una rampicante comune, molto vigorosa: viola chiaro (color glicine, appunto) e bianca. Altre varietà hanno sfumature rosa

 

 

 

Altre ricorrenze stagionali di metà aprile: le peonie, qui fiorite insieme al glicine bianco

 

Come per il glicine di poche settimane fa in questi giorni è fiorito il maggiociondolo, che a scanso di equivoci ha il memo inserito nel nome!

 

 

Laburno o maggiociondolo (Laburnum anagyroides - Fam. Fabaceae), nella foto parzialmente sovrapposto ai rami ancora spogli di una Jacaranda

 

A differenza del glicine, a portamento rampicante, il laburno è un vero  alberello. I numerosi semi neri presenti nel legume alla fine della fioritura contengono citisina, un alcaloide tossico per l'uomo e per alcuni animali.


 

Visto che parliamo di fiori a grappoli, non dimentichiamo i fiori bianchi dell'acacia, sempre in questi ultimi giorni d'aprile, che anche nelle strade cittadine diffondono il loro delicato profumo. Importata in Europa nel 1601 dall'America del Nord, da Jean Robin, botanico del re di Francia, da cui il nome; ampiamente diffusa in Europa e in Italia, dove è considerata una infestante, per la velocità di crescita e la frequenza dei ricacci da polloni sotterranei.

 

I fiori bianchi e profumati dell'acacia (Robinia pseudoacacia - Fam. Fabaceae)

 

Il bello con le piante, è che non bisogna ricordarne le ricorrenze: sono loro a riproporle, con una costanza rassicurante. Con maggior forza  quando si vive in campagna; ma il terrazzino di una casa di città non è da meno a mantenere l'aggancio con i cicli e i ritmi della natura, nelle nostre vite centrifugate: è anche per questo che lo si mantiene.

 

Forse più saggi di noi i giapponesi, che prevedono dei giorni di festa per l'arrivo della primavera, e la fioritura dei ciliegi (sakura) è un evento nazionale [V. su "O": Passeggiate per i giardini del mondo
del 13.05.07]

 

La sorpresa e l'attesa sono molto presenti nei brevi  componimenti poetici di ispirazione giapponese (haïku) sulla primavera

 

Certo chi ha un legame con la terra non deve temere di perdere il contatto con i cicli delle stagioni; piuttosto deve difendersi da una

consapevolezza troppo acuta del tempo che passa.

 

Convallaria majalis - Fam. Convallariaceae (già Liliaceae) o giglio delle valli di maggio (non c'entrano i maiali!). Anche le rose (sullo sfondo) hanno in maggio la loro fioritura più intensa

 

Il mughetto portafortuna. Il primo maggio in Francia - ma anche in Svizzera e Belgio  - si usa regalare mazzolini di mughetto portafortuna. Per alcuni solo gli steli di mughetto che spontaneamente recano tredici campanelline portano fortuna. In campagna si dice che l'usignolo, a primavera, aspetti la fioritura del primo mughetto per volare nel bosco a cercare la sua compagna. Nel linguaggio dei fiori il mughetto simboleggia la felicità che ritorna. Le spose di maggio hanno sempre il virgineo mughetto nel loro bouquet.

Abbiamo già incontrato il mughetto tra le piante profumate [V. su "O": Il giardino e gli odori
del 30.04.07] e ancora tra quelle tossiche (angelo e demone insieme) [ V. su "O": Piante tossiche, medicamentose, allucinogene (prima parte)
del 10.06.07], per il suo contenuto in glicosidi cardioattivi. Soprattutto le bacche rosse che si sviluppano a fine estate, possono essere messe in bocca dai bambini piccoli.

 


Particolare del fiore del muhetto, con un afide che tenta la scalata di una piccola campanula
(Foto da Flikr®)

 

Se c'è una stagione privilegiata per andare per strade di campagna e tratturi montani, per boschi e siepi, quella è l'inizio della primavera. Sorprese ad ogni passo e tante idee da riportare indietro; o anche bottini più reali, come gli asparagi, i germogli di clematis vitalba e del pungitopo (ruscus aculeatus: attenzione! In alcune regioni è specie protetta) e quelli meno conosciuti del luppolo (detti bruscandoli), che in mani esperte diventano vere prelibatezze.

Ma dalle uscite si portano sempre indietro un fiore sconosciuto da classificare, o qualche piantina del sottobosco di cui tentare l'attecchimento in vaso. Come questa piccola pianta strisciante dall'attraente fiore blu...

 

Ajuga reptans - Fam. Labiatae - è una pianta delle siepi e del sottobosco umifero che attecchisce bene in vaso, anche su un terrazzo di città, purché in posizione ombrosa

 

La primavera è anche il periodo prediletto per la fioritura del maggior numero di varietà di clematide; altre hanno fioritura estiva [V. su "O": Le clematidi, o della meraviglia del 05.07.09].

 


 

 

 

Le clematidi primaverili si arricchiscono, proposte dai vivai, di sempre nuove varietà; qui la "Garland - Evison" Hybrid, dalla generosa fioritura bianca e viola

 

Un esercizio interessante - non che si faccia apposta, ma qualche volta accade - è il collegamento delle stagioni ai fatti della vita. Forse non sarà un dato statisticamente accertato, ma nel sentire comune la primavera è collegata con il risveglio della vita e della sessualità... - I giardini di marzo si vestono di nuovi colori / e le giovani donne in quel mese vivono nuovi amori - cantava Lucio Battisti, nella preistoria degli anni '70. Di certo c'è la montata della linfa, che continua a gemere dalle piante, quando si arriva troppo tardi a potarle (per cui in campagna si dice che ‘piangono'). In primavera inizia la stagione riproduttiva degli animali. Anche molti ritmi umani sono collegati con la luce e il fotoperiodo, e una scienza apposita - la ‘Cronobiologia' - studia questi fenomeni.

All'opposto, nella stessa selva del luogo comune e della sapienza popolare, l'autunno è associato - insieme alla caduta delle foglie - al letargo degli animali e alla quiescenza; negli umani alla malinconia.

Comunque sia, aprile è il mese che più fa pensare alla gioia... Forse per l'abbondanza di fiori e colori della primavera - che però entra ufficialmente il ventuno di marzo - o per quel ‘ri' celato dentro la parola, che fa presagire un sorriso... Marzo, più grave, non ce l'ha! 

 

La copertina del vinile originale di Paul Simon e Art Garfunkel del 1966, da cui la colonna sonora del film ‘Il laureato' (The Graduate; 1967) diretto da Mike Nichols. Il penultimo brano del lp è ‘April come she will'

 

Una filastrocca in forma di canzone. "A child's counting rhyme, a cuckoo calling, a country walk, a changing love, a changing year, a tune that lilts like soft wings across the trees".

("Una filastrocca per bambini, il richiamo di un cucù, una camminata in campagna, un amore che cambia, un anno che se ne va, una melodia che suona come il fruscio di ali delicate tra le foglie di un albero").

Così è presentato questo breve componimento musicale in una nota del ‘Paul Simon Songbook' del 1965. Il brano fu inserito nella colonna sonora de ‘Il Laureato' e molti lo ricorderanno da quegli anni... L'abbiamo riascoltato di recente - insieme ad altri brani sempre di Simon e Garfunkel -  nel film di Salvatores ‘Happy family'.

 

April, come she will / when streams are ripe and welled with rain

May, she will stay / resting in my arms again

June, she'll change her tune / in restless walks she'll prowl the night

July, she will fly / and give no warning to her flight

August, die she must / the autumn winds blow chilly and cold

September, i'll remember / a love once new has now grown old

 

E questa che segue è la filastrocca originale, che si riferisce al cuculo; mentre nella canzone - e nel breve filmato - viene riproposta come metafora del ciclo di un (breve) amore:

 

The cuckoo comes in April

She sings her song in May

In June she changes her tune

In July she prepares to fly

In August go she must.

 

 

 

April come she will / Video da Youtube 

 

 

Aprile, lei verrà

Quando i ruscelli sono pieni e gonfi di pioggia

 

Maggio lei si fermerà

E riposerà tra le mie braccia ancora

 

Giugno, lei cambierà musica,

in passeggiate senza pace lei si aggira nelle sue notti

 

Luglio, lei volerà via

E non darà alcun avvertimento del suo volo

 

Agosto, lei deve morire

I venti dell'autunno soffiano brividi freddi

 

Settembre, io ricorderò

Un amore una volta nuovo, che ora è diventato vecchio

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