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Sex and the plants. Botanica per principianti

 

Se è vero che SEX è una della parole più cliccate in assoluto su Internet, provo a contribuire nel mio piccolo alla scalata della rivista "O" di Omero ai vertici dei motori di ricerca. Nel modo abituale, sempre parlando di piante: del sesso delle piante.

 

Tutto nasce da una domanda apparentemente frivola che spesso mi sento ripetere durante l'annuale raccolta dei kiwi: ormai lo sanno anche i bambini che i kiwi sono maschio e femmina...

- Mamma mamma... dov'è che i kiwi hanno il pipolino?

La risposta non è tanto facile da dare, specie ai bambini; infatti le due piante non sono distinguibili tra loro tranne che nel momento della fioritura, quando producono dei fiori di aspetto leggermente diverso. Il kiwi è una pianta dioica, che porta le cellule germinali (gameti), maschile e femminile, su piante diverse; i maschi servono solo per l'impollinazione, mentre le femmine sviluppano i frutti.

All'impianto le piante vengono disposte nel campo in proporzione variabile - 1 maschio ogni 5-10 femmine, sottovento queste ultime - in modo che durante la stagione della fioritura, a fine maggio, ricevano il polline trasportato dal vento...

 

 

I fiori maschile (sopra) e femminile (sotto) della pianta del kiwi (Actininidia Chinensis - Fam. Actinidiaceae) tipica pianta dioica, la cui impollinazione è assicurata dal vento (impollinazione anemofila) [per i kiwi, v. anche su "O": Piante e frutti tropicali in Italia del 20.10.08]

 

Già benemerite, le piante, per le imbarazzate spiegazioni sul sesso che ci propinavano da bambini; come storica è l'associazione con le ‘apucce' che volano di fiore, e altre amenità... Erano proprio altri tempi!

Eccoci allora a parlare del sesso delle piante per spiegare come e perché il kiwi è una pianta dioica... Ma niente è facile, a questo mondo - diffidare dalle scorciatoie!

 

Dovremo partire dalla radice del sesso: vaste programme! ...Ma ci fermeremo per il momento alla radice etimologica.

Dunque... ‘Sesso' deriva dal latino sècus e sèxus, participio passato del verbo sec-are: tagliare, separare; nello specifico: ciò che distingue il maschio dalla femmina.

 

Il rovello di base dell'uomo occidentale, dalla cultura greca in avanti, è stato quello di fare ordine nel caos. Ci sono state ricordate - qualche anno fa, in occasione del trecentesimo anniversario della nascita di Linneo - le tappe fondamentali della Tassonomia (da tàssein: ordinare, classificare; e nòmos: norma, regola)...

Nella categoria dei tassonomisti incontriamo nobili menti.

Aristotele in primis (384-322), che si interessò soprattutto del regno animale in tre libri fondamentali; ma già il suo allievo e successore Teofrasto (373-288 a.C.) allargò l´attenzione al mondo delle piante e coniò il termine ‘botanica', classificando 480 piante sulla base della loro generazione (spontanea, da seme, da radice, da un ramo, dal tronco). Ancora Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) compilò un'opera monumentale (in 37 volumi!), la ‘Naturalis Historia' - includente anche animali fantastici, piante miracolose, leggende e mitologia - che costituì la base dei cosiddetti ‘bestiari medioevali', coacervo inestricabile di scienza e credenze popolari, ricerca sistematica e tradizione fiabesca.

 

Né si può dimenticare, per originalità e fantasia, un saggio-invenzione di Jorge Luis Borges che cita un'antichissima enciclopedia cinese: "Emporio celeste di conoscimenti benevoli", che dividerebbe gli animali in maniera alquanto curiosa in: "a) appartenenti all'Imperatore; b) imbalsamati; c) ammaestrati; d) porcellini da latte; e) sirene; f) favolosi; g) cani randagi; h) inclusi in questa classificazione; i) che si agitano come impazziti; j) innumerevoli; k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello; l) eccetera; m) che hanno finito per rompere il vaso; n) che da lontano sembrano mosche".

[Da: Jorges Luis Borges, L'idioma analitico di John Wilkins, in ‘Altre inquisizioni'  - Feltrinelli, 1973]

La scienza ha avuto un suo lentissimo procedere nel corso dei secoli, con pause, accelerazioni e improvvise illuminazioni; i successori sulle spalle dei giganti che li hanno preceduti cosicché ‘anche un mediocre della generazione successiva può oltrepassare il punto raggiunto da un genio della generazione precedente' (Max Gluckman).

 

Gli antichi popoli del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente (Babilonesi, Assiri, Egiziani, Cretesi) conoscevano il ruolo del polline di alcune piante utili e praticavano l'impollinazione artificiale. Ne sono testimonianza i testi cuneiformi di Ur (2300 a.C.) e i bassorilievi del palazzo del re assiro Ashuirnasirpal II (895-883 a.C.).  

 

 

Bassorilievo assiro che rappresenta una figura mitica dalla testa di falco nell'atto di agitare le infiorescenze maschili della palma da dattero - da un sacchetto che tiene nella mano sinistra - sopra quelle femminili

 

Che i fiori fossero gli organi sessuali delle piante era stato quindi empiricamente intuito in passato, ma fu dimostrato scientificamente solo alla fine del '600 da Rudolf Jakob Camerarius (De sexu plantarum epistola; 1694). [V. su "O": Piante e uomini in viaggio (seconda parte)
 del 22.10.07]. Furono identificati gli organi maschili negli stami e quelli femminili nel pistillo e strutture correlate.

 

 

Schema delle parti del fiore con i suoi organi riproduttivi: (Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Perianzio; modif.). Nelle immagini in basso: pistillo di Hybiscus (a sin.) e stami di Hyppeastrum (a dx)

 

Da queste basi partì il lavoro di Linneo (1707-1778).

Il tipo di classificazione delle piante adottato da Linneo nel suo "Preludia Sponsaliorum Plantarum" del 1730, noto come ‘Sistema sessuale', si basava essenzialmente sui rapporti numerici e sulla morfologia di stami e pistilli e suddivideva le piante in 24 (23 + 1) classi, ricorrendo a una metafora coniugale. Scriveva Linneo di ‘tre uomini nello stesso matrimonio', oppure di ‘uomini e mogli e non maritati coabitano in stanze nuziali separate', e si capisce come queste analogie potessero essere indigeste alla cultura del tempo...

 

 "Le nozze delle piante (nuptae plantarum), secondo Linneo vengono considerate o pubbliche o nascoste. Sono pubbliche qualora le piante portano dei fiori che abbiano i loro organi sessuali visibili ad occhio nudo; all'incontro sono nascoste o clandestine, se le parti della loro fruttificazione non si rendono discernibili che da occhio armato da ottico stromento"

[Dal ‘Nuovo Dizionario di Botanica di Pellegrino Bertani, Mantova, 1817]

Da questa classificazione discende anche la distinzione delle piante in fanerogame [dal greco phaneròs, visibile e gaméin (gàmos), unirsi in matrimonio] e crittogame (o cryptogamae): a nozze nascoste, in cui gli organi sessuali non sono chiaramente visibili ad occhio nudo, come Alghe, Funghi, Felci e Muschi.

 

 

L'edizione originale della classificazione di Linneo ‘Species plantarum' (del 1753) con l'introduzione del sistema binomiale; a fianco la copertina che la rivista ‘Nature' ha dedicato allo studioso svedese, nel marzo 2007 

 

Che cosa resta di Linneo a trecento anni di distanza? - si chiede l'editoriale della prestigiosa rivista scientifica ‘Nature'.

Non il sistema di classificazione delle piante basato sul sistema sessuale, che fu utile per un tempo limitato ma ben presto superato; non la sua visione del mondo. Linneo, in conformità con i tempi in cui visse e malgrado la sua sterminata cultura, fu profondamente creazionista; non erano ancora maturi i tempi per la teoria evoluzionista, che si affermò grazie all'intuizione di Charles Darwin - il suo testo fondamentale ‘L'origine delle specie' fu dato alle stampe nel 1859 - [per quanto riguarda Darwin, v. su "O": Piante e animali di Lemuria. Cronache di viaggio (seconda parte)
del 15.02.09].

Linneo credeva che ci fosse un limitato, ancorché enorme numero di specie, create ‘in principio' ed enumerabili dall'uomo; e in effetti i diversi ‘inventarii' da lui prodotti nel corso degli anni, andavano diventando sempre più voluminosi.

Di Linneo rimane invece la classificazione binomiale, utilizzata tuttora correntemente in botanica (e anche su queste pagine di "O"). Il genio ordinatore di Linneo fu fondamentale nella classificazione di ogni specie vivente in classi e ordini, dividendo poi in famiglie, generi e specie.  L'intuito di Linneo nel mettere insieme nella stessa famiglia piante di apparenza anche molto diversa, messo alla prova con le sofisticate tecniche attuali di determinazione del DNA, si è dimostrato sostanzialmente corretto.

Ma a distanza di trecento anni, mentre le conoscenze si vanno espandendo in molti altri campi, alcune - quelle più importanti per la Tassonomia - si riducono. Di fatto molte specie sono irrimediabilmente perdute per la scienza, ad un ritmo che sta diventando sempre più rapido e preoccupante.

Lo stesso Linneo, se vedesse l'edizione più recente di quel catalogo universale che aveva sognato, così ristretta rispetto alla precedente, ne soffrirebbe certamente: "But the realization that the second edition of his dreamed-of universal catalogue would be slimmer than its first, would surely strike him as a melancholy one".

[Dall'editoriale della rivista ‘Nature' dal titolo: "Taxonomy in an age of transformation" del marzo 2007]

 

Biologia e botanica; ricordi di studio. La forma di riproduzione più semplice è la riproduzione vegetativa o somatica, molto comune nei vegetali. E' una parte del corpo, o soma, a dare origine ad un nuovo individuo per un processo di divisione, come avviene con i bulbi, i tuberi, i rizomi e gli stoloni; fare una talea o una propaggine di una pianta sono altre modalità di divisione vegetativa. Essa è presente anche nel regno animale, come le gemmazioni dei Celenterati e dei Tunicati e le scissioni degli Anellidi.

Quindi la riproduzione delle piante può certo avvenire per questa via, producendo una pianta geneticamente identica alla pianta di partenza, ma è facile comprendere come la riproduzione vegetativa dia luogo ad  una progenie estremamente uniforme per struttura e comportamento, e con una scarsa resistenza ai fattori offendenti, quali che siano.

 

Salendo nella scala zoologica, le possibilità di una riproduzione vegetativa vanno scemando; la si può ritrovare ancora nelle fasi molto precoci della vita embrionaria, quando si possono staccare dei gruppi di cellule dal primitivo insieme di cellule embrionarie. Condizione possibile anche nella specie umana, come nel caso dei gemelli monocoriali.

 

Il passo successivo messo in atto dalla natura per assicurare un'ampia varianza della progenie è la comparsa della riproduzione sessuata, cioè l'unione di materiale genetico proveniente da soggetti diversi a formare un nuovo individuo; esso si sviluppa da una cellula detta zigote (da zygòn, coppia) derivata dalla fusione di una cellula germinale maschile con una femminile.

 

"Il significato biologico della sessualità è chiaro: produce nuove e differenti combinazioni delle caratteristiche ereditarie. Le mutazioni e la riproduzione sessuale sono i materiali fondamentali dell'evoluzione" [Da: Arthur Cronquist: ‘Introductory Botany' (1961); Ed. ital. ‘Botanica'; Zanichelli (1979)]

 

Fondamentalmente le piante, a differenza degli animali, stanno ferme, quindi nelle loro storie di sesso tutto si svolge in modo alquanto passivo; esse possiedono - nel fiore - gli organi connessi con la riproduzione, ma è poi necessario un evento esterno per mettere in contatto i gameti maschili (il polline che si raccoglie sugli stami) con i gameti femminili (pistillo e strutture correlate).

 

Il processo della fecondazione, ossia dell'unione della cellula maschile con quella femminile, deve essere preceduto, nelle piante che hanno fiori, dall'impollinazione.

 

Questo evento esterno è, a seconda dei casi, costituito dal vento, dagli insetti, dagli uccelli, dai pipistrelli, da piccoli marsupiali o dai mammiferi, dall'acqua o dall'uomo stesso [per l'impollinazione della vaniglia, v. su "O": Piante e animali di Lemuria. Cronache di viaggio (seconda parte) del 15.02.09]. La fantasia della natura in questo campo non ha limiti...

 

  

Impollinazione entomofila per cui le piante hanno messo a punto varie tecniche di attrazione nei confronti degli insetti: il colore, il profumo, il nettare ...e altre diavolerie

 

Esempio eclatante di impollinazione entomofila è l'orchidea Orchis insectifera (o bombifera) il cui fiore imita passabilmente l'addome di un insetto, oltre a liberare sostanze odorose analoghe ai feromoni sessuali della femmina-bombo. L'insetto cerca inutilmente di accoppiarsi con il fiore ingannatore e dimenandosi adempie alla sua funzione di trasportare il polline

 

La maggior parte delle piante sono ermafrodite, ossia lo stesso individuo  è portatore sia dei gameti femminili che di quelli maschili.

Sono ermafrodite le angiosperme - ossia piante con fiori che formano i semi all'interno di un ovario, che diventa il frutto. I loro fiori - ermafroditi, o perfetti - portano sia gli elementi maschili (stami), che quelli femminili (pistilli).

Allo stesso tempo le angiosperme hanno evoluto particolari meccanismi per evitare l'autoimpollinazione, meno vantaggiosa dell'impollinazione incrociata al fine di favorire la comparsa di nuove combinazioni genetiche, per cui può accadere che gli elementi maschili e femminili abbiano una maturazione sfasata nel tempo.

Esistono piante che presentano un ermafroditismo particolare, le piante monoiche, in cui fiori maschili e fiori femminili sono presenti in strutture diverse dello stesso individuo. Sessi separati si hanno invece nelle piante dioiche, in cui i fiori maschili e i fiori femminili sono portati da individui differenti.

 

In sintesi: una pianta è ermafrodita se possiede stami e pistilli nello stesso fiore; esso può essere autofecondante, anche se questa è una modalità scoraggiata in natura.

Monoica è una pianta che porta fiori di aspetto diverso - maschile e femminile - come elementi distinti nello stesso individuo.

Nelle piante dioiche è invece presente un solo tipo di fiore, maschile o femminile; per ottenere la fecondazione - e quindi il frutto e i semi - è necessaria la contemporanea presenza della pianta maschio e della pianta femmina.

 

Applicazioni pratiche ed esempi. Non so gli Assiri (v. sopra), ma i contadini delle nostre parti applicano empiricamente i principi della fecondazione artificiale all'impollinazione delle zucchine. Essa avviene comunemente ad opera di insetti della famiglia dei bombi, ma  - in mancanza, o per essere più sicuri - può funzionare anche la pratica mattutina di sfregare manualmente il fiore maschile su quello femminile.

 

  

Fiori di zucchina (Cucurbita pepo - Fam. Cucurbitaceae). Pianta monoica: i fiori, maschile e femminile, sono presenti nella stessa pianta come strutture distinte. In alto, fiore femminile con pistillo quadripartito; in basso a sin.: fiore maschile, con spadice unico. Nella foto in basso a dx. è evidente la differenza tra i fiori maschili (sterili) e quelli femminili, che hanno legato il frutto

 

  

Il larice è una conifera monoica; i coni maschili, gialli, e quelli femminili, viola, sono portati come entità separate dallo stesso individuo. Il larice, come altre conifere, è una Gimnosperma, in quanto matura i frutti all'esterno (v. sopra la differenza con le Angiosperme)

 

  

Il mais (Zea mays - Fam. Poaceae) è una tipica pianta monoica, con i fiori, maschile (a panicolo, in alto nell'illustrazione) e femminile (a ciuffo, più in basso), portati da due differenti strutture della stessa pianta [Da: Flora von Deutschland, Österreich und der Schweiz - Prof. Dr. Otto Wilhelm Thomé 1885, Gera, Germany]

 

  

Il lentisco (Pistacia lentiscus - Fam. Anacardiaceae), tipica pianta mediterranea, è una pianta dioica, con fiori femminili (sopra) e maschile (sotto) portati da piante differenti. A dx. i frutti maturi (drupe) del lentisco

 

  

Altre piante molto comuni, come i pioppi (Populus spp. - Fam. Salicaceae), sono dioiche. Le piante femminili hanno rami grandi e chiome voluminose, mentre le maschili sono più slanciate. Queste diversità sessuali hanno portato in passato a farle classificare come due specie diverse

 

I frutti del pioppo, che maturano a metà estate, contengono numerosi piccoli semi marroncini, dispersi dal vento tramite una struttura lanuginosa (detta pappo), da cui il nome anglosassone di cotton tree, ‘albero del cotone'. 

 

 

Ginkgo biloba (Fam. Ginkgoaceae) è una pianta notevole per molti aspetti [V. su "O": Piante e uomini in viaggio (terza parte)
del 28.10.07]. Relativamente al tema che stiamo trattando, il ginkgo è una pianta dioica, con fiori maschili e femminili su piante separate.

 

Nei parchi le piante femmine di ginkgo sono rare da vedere perché i giardinieri tendono a privilegiare gli esemplari maschili e ad evitare l'impollinazione - e quindi la fruttificazione. Infatti l'involucro carnoso dei semi (di cui è commestibile l'embrione dopo la torrefazione) ha un odore sgradevole quando fermenta sul terreno alla base delle piante.

 

La cannabis (Cannabis sativa - Fam. Cannabaceae) è anch'essa una pianta dioica (ma l'ermafroditismo è possibile); l'impollinazione avviene ad opera del vento.

 

Nell'immagine di sin. infiorescenza della pianta femmina adulta, ricoperta di resina. A  dx in alto: fiore maschile; in basso: fiore femminile [per la cannabis v. anche su "O": Piante tossiche, medicamentose, allucinogene (seconda parte) del 24.06.07]

 

Le piante, il diavolo e l'acqua santa. Una correlazione del tutto particolare tra le piante e il sesso si trova nell'iconografia sacra. Decine di dipinti, dalla pittura medioevale fino a Gauguin, hanno raffigurato la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, sempre sullo sfondo dell'Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Che albero era - un melo? Un fico? - quello di cui il Signore aveva proibito di mangiare i frutti? Comando che Eva per prima trasgredì, tentata dal demonio in forma di serpente...

 

 

Masaccio (1401-1428). Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre (affresco). Cappella Brancacci (1425-1426), Chiesa di Santa Maria del Carmine, Firenze. A sin. la versione risultante (1642) dall'intervento di copertura dei genitali delle figure con delle foglie (non certo di fico, forse di melo). A dx, dopo l'intervento di restauro del 1990 che ha eliminato le coperture, ripristinando lo stato originale

 

Figurazioni del peccato originale in due distinti dipinti di Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553): Adamo ed Eva, rispettivamente del 1526 
(Courtauld Institute of Art Gallery, Londra) e del 1533 (Kunsthistorisches Museum di Vienna). Il frutto in questione è classicamente una mela

 

Per Michelangelo (1475-1564) invece, il serpente tentò Eva con un fico. Infrangendo il divieto divino, Eva - sobillata dal Serpente - colse e mangiò il frutto dell'‘Albero della Conoscenza del Bene e del Male'. Questa - istoriata nella volta della Cappella Sistina a Roma - è la versione comunemente nota della disubbidienza che portò alla cacciata della prima coppia dal giardino dell' Eden. Michelangelo introdusse, riunite in un'unica scena, delle immagini in sequenza, che si riferiscono a due momenti diversi della narrazione biblica.

I due sono dipinti all'ombra di un grosso fico, con Eva che prende alcuni frutti dalle mani di un serpente antropomorfo, mentre Adamo allunga la mano per coglierne altri.

Ma in molte opere d'arte gli antichi pittori raffigurarono frutti diversi dalla classica mela. La comparsa del melo nel giardino dell'Eden pare sia da attribuire a un errore di San Gerolamo che traducendo la Bibbia in latino incorse in una errore fonetico e tradusse ‘frutto' con ‘melo', per l'assonanza che c'è in latino tra malus (melo) e malum (male).

 

Foto 16. Michelangelo (didascalia) - Michelangelo (1475-1564): ‘Il Peccato originale' e ‘La cacciata dal Paradiso terrestre' sulla volta della Cappella Sistina (1508-1512) a Roma. Notare le foglie dell'albero (in alto a sin.): indubbiamente delle foglie di fico

 

Ancora al fico rimanda la tradizione secondo la quale i due, dopo il Peccato Originale, coprirono le loro nudità con foglie di fico.

E fu degli anni successivi al completamento della cappella Sistina - tra il 1508 e il 1512 - l'innesco di un'aspra campagna di censura (nota come ‘campagna delle foglie di fico') da parte del Cardinal Carafa della Curia di Roma, nei confronti di Michelangelo, per coprire le nudità ‘offensive delle figure, considerate ‘oscene', massimamente nel tempio della cristianità.

Ma ben altro ci sarebbe stato proposto, dalle arti visive, nei secoli a venire...

 

 

 

I fiori come organi sessuali, fotografati da Robert Mapplethorpe (1946-1989) fotografo americano più noto per le sue fotografie di nudi, in specie in bianco e nero, a soggetto prevalentemente (ma non solo) omoerotico

 

 

 

 

 

 

 Altre immagini da Robert Mapplethorpe. Il modo, classicamente formale, in cui sono sviluppati i soggetti floreali, può ricondurre anche i suoi nudi - indifferentemente maschili o femminili - ad una forma di studio naturalistico

 

I fiori sono stati variamente usati e abusati nell'immaginario mediatico. Un'intera generazione - nata negli USA nel 1965, sull'onda delle proteste contro la guerra nel Vietnam (1962-1975) - si è data il nome di ‘Figli dei fiori' ed ha fatto del ‘Flower Power' quasi un modo di pensare e di vivere alternativo; certo una potente immagine di penetrazione di massa per veicolare messaggi eterogenei.

 

Della ‘Woodstock generation' - così chiamata per il concerto ‘epocale' tenutosi vicino a Woodstock (N.Y) dal 15 al 18 agosto 1969 - è ricorso in questi giorni il quarantesimo anniversario e siamo stati costretti, con un certo rimpianto, a rivedere quelle immagini; a ripensare a quelle illusioni.

 

Il poster del primo dei grandi concerti pop-rock: Woodstock '69. "Nessuno dei partecipanti sarà più lo stesso"

 

Un profluvio di immagini floreali seguì al fenomeno, agli inizi soltanto americano, poi europeo [per il Festival rock dell'isola di Wight del 1970, v. su "O": Piante tossiche, medicamentose, allucinogene (terza parte)
dello 08.07.07]

 

La copertina del disco ‘Sgt. Pepper's Lonely Heart Club Band' dei Beatles (1968) mette insieme in una immaginaria foto di gruppo numerosi personaggi simbolo, tra cui Karl Marx, Stanlio e Ollio, Marlon Brando, Edgar Allan Poe, Bob Dylan, Marilyn Monroe , Oscar Wilde, William Burroughs, Aldous Huxley, Lawrence d'Arabia e molti altri...

 

Al disco seguì un film a cartoni animati, essenzialmente veicolo per le canzoni dei Beatles, ma con una grafica e un'animazione molto lontane dallo stile Walt Disney imperante a quel tempo, con paesaggi ‘psichedelici' che combinano surrealismo e pop art.

 

La locandina del film a cartoni animati ‘Yellow submarine' dei Beatles e una delle sue scene floreali. Il film (1968) fu diretto da George Dunning, con la collaborazione dell'illustratore e designer tedesco Heinz Edelmann

 

Erano gli inizi del movimento, la sua ‘fase nascente'.

In ben altro modo - inquietante, angoscioso - si sarebbero utilizzati i fiori negli anni successivi.

"Where have all the flowers gone?

Long time passing

Where have all the flowers gone?"

...Cantava Pete Seeger, con notevole preveggenza.

 

E' del 1979 l'album ‘The Wall' dei Pink Floyd  e del 1982 il film parzialmente animato che ne fu tratto: ‘Pink Floyd The Wall'. In esso è contenuta la famosa flower scene in cui, al di fuori di qualunque attendibilità - anzi in stridente contrasto con ogni verosimiglianza botanica -, quello che è un fenomeno di vita viene trasformato in esperienza di violenza e di morte. Perduta l'innocenza, volate via le colombe, rimangono l'angoscia per il futuro e una distruttività senza sbocchi. Un mondo molto diverso da quello che ‘i figli dei fiori' sognavano, e che noi stessi avremmo mai immaginato...

 

 

 


La sequenza ‘flower scene' del film ‘Pink Floyd The Wall' tratto dall'album omonimo, per la regia di Alan Parker; l'animazione della flower scene fu realizzata da Gerald Scarfe. Il film fu presentato fuori concorso al 35° Festival di Cannes

Di nuvole e giardini (pochissimi i giardini)

 

- Iiiiih... E che so' quelle?

- Quelle... Sono... Sono le nuvole!

- E che so' ‘ste nuvole?

- Bah!

- Quanto so' belle! ...Quanto so' belle! ...Quanto so' belle!

- Ah straziante meravigliosa bellezza del creato!

 

[Dialogo tra Ninetto Davoli (Otello) e Totò (Jago)  in: "Cosa sono le nuvole?"

di P. P. Pasolini (1967) - 3° episodio del film ‘Capriccio all'italiana' (1967)]

 

Ho avuto una visione, in un momento imprecisato della mia infanzia, che mi ha segnato per numerosi anni a venire, finché la sua importanza non è evaporata, improvvisa com'era venuta. Ho ben preciso il ricordo di dov'ero e cosa facevo, quando è successo: al tramonto, con il sole che calava dietro cumuli di nuvole. E' stato allora! Ho alzato gli occhi e ho visto, senza ombra di dubbio, ‘il segno'.

La tipica irradiazione, come nei libri - soprattutto nei miei libri delle elementari - è raffigurato lo ‘Spirito Santo': il triangolo con l'occhio dentro, e i raggi che si dipartono da esso. A dire il vero, proprio l'occhio non l'ho visto - certo sarà nascosto dietro la nuvola, avrò pensato - ma i raggi erano precisi, e il messaggio indubitabilmente per me. Un segno. La chiamata.

Mi sono guardato intorno; ero solo, né avrebbe potuto essere altrimenti.

Non ne ho parlato a nessuno per anni, ma ero convinto di essere predestinato, speciale: un ‘unto' ante litteram. A un bambino basta poco!

 

  

L'effetto ‘raggi da dietro le nuvole' della mia esperienza era dello stesso tipo mostrato in questa foto, ma ben più impressionante. Ally Summey. Stratocumulus. A linesman gets some illumination from above to assist him in his work. Spotted on a drive to South Carolina. U.S..

Da: www.cloudappreciationsociety.org (v. in seguito)

 

Quando si vive all'aperto, lontano dalle città - in campagna, al mare, in montagna - le nuvole si incontrano più spesso. In genere tutti gli eventi naturali acquistano una maggiore rilevanza nella vita di tutti i giorni: la pioggia, il caldo e il freddo, lo stesso succedersi delle stagioni... O anche il vento [V. su "O": La danza dei fiori. Leggerezza
del 05.04.09]

E' che quando si esce all'aperto, uno sguardo al cielo è quasi istintivo. Una maggior attenzione al tempo che farà è uno degli automatismi di chi sta in campagna, ha delle piante o cura un giardino, un terrazzo...

 

Mi piacciono le persone mono-maniacali; coloro che sono presi da passioni divoranti. Gli appassionati ossessivi della montagna, della vela, della cucina, del cinema, della coltivazione delle orchidee: di qualunque cosa, in realtà, la fertile mente umana riesca ad escogitare. Immagino che nella vita di tutti i giorni la frequenza con queste persone possa essere asfissiante; a me piace frequentarli per brevi periodi, nella forma socialmente accettata di piccole associazioni di appassionati; partecipare per tempi limitati alla loro visione del mondo.

La specializzazione può associarsi a capacità eccezionali. Non solo: questi aspetti, a volte, costituiscono un efficace espediente letterario e possono dar luogo a formidabili personaggi; come Monsier Dupin (1841), di E. A. Poe o Nero Wolf, l'investigatore obeso, amante del buon cibo e delle orchidee, nato dalla penna dello scrittore americano Rex Stout (1886-1975)

Sono mono-maniacali molti dei personaggi di Baricco - ad esempio in ‘Oceano mare' e ‘Castelli di rabbia' -, irreali e con un lato del loro carattere così estremizzato da renderli quasi archetipi.

 

‘Il senso di Smilla per la neve' - è un romanzo di Peter Høeg del 1992 (Ed. ital. Mondadori, 1998). In esso Smilla - figlia di una donna eschimese e di un danese, con un'infanzia tra i ghiacci - ha una superiore conoscenza della neve, in tutte le sue forme e implicazioni. Ne è stato anche tratto un film, dallo stesso titolo, di Bille August (1997)

 

 

 

 

Ne ‘Il Profumo', romanzo di Patrick Süskind del 1985 (ed. ital. Tea, 1988) Jean-Baptiste Grenouille è un personaggio fantastico dotato di una sensibilità sovrumana per gli odori. Ne è stata fatta una trasposizione cinematografica ‘Profumo - Storia di un assassino' diretta da Tom Tykwer (2006)

 

  

 

Una simile attenzione - interesse esclusivo fino alla passione ossessiva - per altri aspetti proficua, si ritrova in un particolare campo dei fenomeni naturali e colpisce di appassionati della ‘nefologia' (dal greco néphos, nuvola e légein, discorrere), ossia la scienza e lo studio delle nuvole.

 

Ci piacciono molto le nuvole... Come puro e semplice - semplice? - fenomeno atmosferico, e per i loro aspetti estetici; ma anche nelle loro forme traslate, metaforiche e surreali.

Dalle nuvole di fiori - vedi su "O", per le tamerici: Notizie dai giardini - Giardini veri e sognati
, del 02.04.07; per i fiori di ciliegio: Passeggiate per i giardini del mondo, del 13.05.07] - alla ‘testa tra le nuvole', ai ‘pensieri nuvolosi'.

 

Come tramite o congiunzione tra la terra e il cielo, le nuvole sono state variamente considerate, nel tempo e nelle varie culture: di volta in volta ‘greggi del cielo', ‘castelli in aria', ‘frammenti di un sogno perduto', ‘eternità fluttuante', ‘segni nel cielo'...

 

Di questi aspetti - tra scienza delle nuvole ed esoterismo - tratta un libro, ormai introvabile, di Fosco Maraini (1912-2004), gran viaggiatore e conoscitore di culture diverse, con le fotografie di Fulvio Roiter. Maraini inventa per l'occasione la categoria dei cloud-busters, o ‘acchiappanuvole', che includono non solo gli studiosi paludati di nimbologia (o nefologia), ma anche quelli meno ortodossi, come la scuola dei ‘pornòscopi' che si applica alle interpretazioni erotico-sessuali (!) delle forme delle nuvole.


Ancora di nuvole tratta un'antologia di vari autori coordinati da Jacqueline Kelen sul tema: ‘Il simbolismo delle nuvole. L'universo fluttuante' (‘Les nuages et leur symbolique') dedicato alle nuvole attraverso le varie culture, dall'antichità ai nostri giorni, nel mito, nella letteratura, nella filosofia, nelle religioni e nelle arti; ma anche nel folklore, nella divinazione e nell'alchimia.

 

 

 

Le copertine dei due libri citati nel testo: ‘Il nuvolario' di Fosco Maraini (Marsilio Ed. 1998) e ‘Il simbolismo delle nuvole', una raccolta di scritti di vari Autori, a cura di Jacqueline Kelen. (‘Les nuages et leur symbolique' (1995); traduz. italiana Ed. Mediterranee, 2008)

 

E come dimenticare l'importanza delle nuvole - specchio dell'anima e mutevoli come i pensieri - nell'opera dei surrealisti; Magritte, sopra ogni altro.

René Magritte (1898 - 1967), il ‘sabotatore tranquillo', come è stato definito, rappresentava il reale, nella maniera che è stata poi ripresa dagli iperrealisti americani, insinuando in esso un elemento di dubbio, a mostrarne - e denunciarne - l'indefinibile mistero.

 

  

Un florilegio di nuvole nei dipinti di René Magritte. Nell'ordine, dall'alto a sin. e in senso orario: Falso specchio (‘Le faux miroir', 1928); La grande famiglia (‘La grande famille', 1963);  La corda sensibile (‘Corde sensibile', 1960); La condizione umana (‘La condition humaine', 1933)

 

  

Per filiazione diretta da ‘'I viaggi di Gulliver' di J. Swift e del paese di Laputa, la terra volante che fluttua nell'aria, il film ‘Il castello in cielo di Laputa', ‘Laputa's castle', di Hayao Miyazaki (1986): un'altra delle incredibili invenzioni visive del mago giapponese dell'animazione

 

  

Un'antologia di Urania, storico periodico di fs della Mondadori (n° 487 del 1968) dedicata a racconti di James Ballard (1930-2009), prendeva il titolo - con la copertina di Karel Thole - da uno dei racconti presenti all'interno: ‘Gli scultori di nuvole',  ‘The cloud-sculptors of Coral D', 1967 - del ciclo di ‘Vermilion sands'

 

Il cinema ha fatto molto spesso riferimento alle nuvole - ‘Nuvole passeggere' (‘Till the Clouds Roll by', Usa 1946); ‘Giorni e nuvole' Italia 2007; ‘Cloud nine' (‘Settimo cielo), Germania 2008 - in genere con finalità metaforiche. La ‘nona nuvola' ad esempio era quella più alta, secondo una classificazione delle nuvole che è stata mantenuta per qualche tempo, prima che una nuova ne prendesse il posto, in dieci tipologie.

Citeremo solo qualcuno dei film, tra quelli che in anni recenti abbiamo più amato, in qualche modo collegati con le nuvole: ‘Nuvole in viaggio' (‘Drifting clouds', 1996) di Aki Kaurismaki, un regista finlandese che da poco si è cominciato ad apprezzare da noi; e ‘You the living', di Roy Andersson: storie di stralunati personaggi con ‘la testa tra le nuvole', di una disperazione così insistita da riuscire alla fine quasi comica. 

 

 

Due titoli di film che in modo diverso trattano di nuvole; nel titolo e/o nella locandina, con riferimento al significato metaforico delle nuvole (v. testo)

 

  

Ancora due titoli di film quanto mai distanti tra loro, accomunati almeno nel titolo dal tema metaforico delle nuvole, intese come l'indistinto, il possibile: ‘Al di là delle nuvole', di Michelangelo Antonioni (1995) realizzato quando già il regista era vecchio e malato con la collaborazione di Wim Wenders;  accanto un film recentissimo: ‘La casa sulle nuvole' di Claudio Giovannesi (2009) 

 

Possiamo ora tornare alle nuvole come fenomeni atmosferici e prendere atto di questa affermazione di John Ruskin, critico e saggista di epoca vittoriana:
"Mentre l'uomo medioevale non dipingeva mai una  nuvola se non come supporto a un angelo... (...) noi... crediamo semplicemente che le nubi portino con sé determinate quantità di pioggia o di grandine"

[citato in ‘Cloudspotting' (v. in seguito)]

 

Apprendiamo così - o riportiamo alla memoria, da antichi ricordi di scuola - la natura delle nuvole, le leggi fisiche che ne regolano i continui cambiamenti, le tremende forze che al loro interno si scatenano, responsabili dalla semplice pioggia, ai temporali, alle tempeste tropicali, fino alla tremenda forza distruttiva dei tornado.

 

  

Tornado osservato il 3 Maggio 1999, in Oklahoma. Si presenta come un imbuto rotante che si protende dalla base del cumulonembo fino al terreno (o alla superficie marina) - Da: Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

E qui si pone il problema più generale della curiosità e dell'attenzione.

E' vero che ora abbiamo a disposizione tutte le informazioni disponibili su un certo argomento. Questa affermazione ha cominciato a imporsi fin dai tempi della mia infanzia, con l'acquisto delle famigerate ‘enciclopedie' che venivano vendute porta a porta da particolari ‘venditori di sogni', nella piccola Italia che, inconsapevole, faceva le prove del  ‘boom economico':  - Non vorrete che vostro figlio non abbia accesso alla conoscenza? Che sia escluso da questa possibilità!

Poi, senza sapere bene come è successo, siamo stati travolti dai tempi ed è andata come sappiamo: - Dont ask me why, but time has passed us by... - cantavano i Bee Gees, in ‘First of May', già nel 1969.

Così adesso, all'opposto, ci troviamo a fronteggiare un eccesso di informazioni - libri, giornali, Internet - e abbiamo sviluppato tra le malattie del desiderio, una delle peggiori: la mancanza di curiosità.

E' vero che su Wikipedia c'è tutto, ma dove trovare il tempo e la voglia di approfondire qualunque argomento?

 

Ben vengano quindi questi due libri di argomento nefologico che hanno il pregio di farsi leggere fino in fondo e farci fermare a pensare...

Il primo di essi, in ordine temporale di uscita, si intitola: ‘Cloudspotting'.

‘Una guida per i contemplatori delle nuvole' chiarisce il sottotitolo, ed è un excursus quanto mai completo sull'apprezzamento delle nuvole, fornendone una rigorosa trattazione scientifica e i diversi aspetti ad esse collegati, nelle arti e nel pensiero in genere, insieme ad una ricca bibliografia e un accurato indice analitico.

L'autore - Gavin Pretor-Pinney - è un entusiasta assoluto delle nuvole ed ha inaugurato nel 2004 un sito web che raccoglie i vari contributi nel campo. Il sito contiene anche una immensa ‘photo gallery' ed ha avuto finora più di quattro milioni di visitatori: www.cloudappreciationsociety.org

 

‘Cloudspotting' di Gavin Pretor-Pinney (‘The Cloudspotter's Guide', 2006 - Ed. italiana Guanda 2006). All'Autore è collegato un sito web (v. nel testo)

 

Apprendiamo che il problema della nomenclatura è stato fondamentale, che avere un terreno comune per intendersi, tra i cultori del campo, e che il primo tentativo universalmente accettato non è poi tanto remoto, risalendo al 1803 e all'opera di un appassionato, più che di uno scienziato, un certo Luke Howard, un giovane farmacista e chimico inglese.

Facciamo ancora la conoscenza dei nomi delle nuvole, proposti inizialmente da Howard: termini come ‘cirri', ‘cumuli', ‘strati' e ‘nembi'. Classificazione che si è poi modificata e arricchita nel tempo - a partire dalla compilazione  di un ‘International Cloud Atlas' le cui basi furono poste nella Conferenza di Parigi del 1896 - e quindi le nuvole furono messe in relazione con la diverse altezze a cui si formano; fu definito inoltre come alcune di esse possono trasformarsi e passare da un tipo ad un altro. Spesso si dimentica che le nuvole pesano tonnellate: cosa che si fa fatica a concepire, vedendole sospese nel cielo con tanta leggerezza. E' stato anche chiarito il fenomeno dell'aggregazione delle minutissime particelle di vapore intorno ad un nucleo ancora più piccolo (pulviscolo, polvere o anche fumo) e come per ‘coalescenza' le particelle si appesantiscono fino a precipitare sotto forma di pioggia.

 

 

I generi delle nuvole, in relazione alle relative altezze cui sono dislocate. L'asse verticale (estensione della troposfera) va da 0 a 13.500 m. [Da Gavin Pretor-Pinney: ‘Cloudspotting' - op. cit. (modif.)]

 

La trattazione scientifica è intercalata con informazioni di altro tipo, sempre aventi come oggetto le nuvole, nello stile leggero e ‘spiritoso' - a chi piace - del miglior Isaac Asimov: lo scrittore di fantascienza ma anche laureato in chimica e biologia, docente universitario ed eccellente divulgatore scientifico.

Vengono inoltre alla luce le simpatie e antipatie dell'autore, nel campo delle nuvole: ama molto i cumuli, un po' meno i cumulonembi, pericolosi portatori di tempeste; decisamente non sopporta gli ‘strati', deprimenti e noiosi; coltiva aspetti maniacali, come il lungo viaggio intrapreso per andare a vedere una particolare nuvola, che si forma in zone precise dell'Australia o del Brasile, la cosiddetta ‘morning glory', inseguita anche da un'altra tipologia di appassionati-maniaci - quelli degli alianti - che trovano oltremodo eccitante ‘cavalcarla'.

 

  

La ‘morning glory' o gloria del mattino è una nube a rullo - ovvero un particolare tipo di stratocumulo - che può estendersi per chilometri - Osmane P. Ribeiro. Brazilian Morning Glory. Macaé, Rio de Janeiro. Brazil - da: www.cloudappreciationsociety.org

 

Riportiamo qui di seguito alcune foto tratte da quel sito - tra cui è stato veramente difficile fare una scelta - che dimostrano l'incredibile varietà  e bellezza delle nuvole. Come si potrà meglio apprezzare, scorrendo qualcuna delle oltre cinquemila (!) fotografie inviate da esperti o appassionati da ogni parte del mondo, le nuvole possono essere considerate, oltre che con finalità scientifiche, anche dal puro punto di vista estetico.

 

 

Particolare effetto di luminescenza notturna del cielo nuvoloso. Jan Koeman. Noctilucent display. Kloetinge.The Netherlands. Da: www.cloudappreciationsociety.org

 

  

Un particolare tipo di cirrocumuli, cirrocumulus stratiformis varietà undulatus, è più noto con la denominazione di ‘cielo a pecorelle' o, in inglese, mackerel sky (cielo a pelle di sgombro). Queste nuvole sono sempre state considerate presagi di pioggia. Tom Goodliffe. Cirrocumulus over Hethersett. Norfolk. UK. Da: www.cloudappreciationsociety.org

 

  

Tramonto con altocumuli del tipo lenticularis, a forma di lente o di mandorla, di aspetto denso e segnate da ombre marcate. Fouad Henari. Sunset Lenticularis, Nerja, Costa Del Sol, Spain. Da: www.cloudappreciationsociety.org

 

  

Cirrocumuli di grande effetto, all'alba. Roberto Giolitto from Turin, Italy. Photographed over Kings Canyon, Northern Territory, Australia. Da: www.cloudappreciationsociety.org

 

 

Altocumuli della varietà lacunosus, fotografati all'alba. Lainy Ketelaars. Lacunosus sunrise, Brisbane Australia. Da:

www.cloudappreciationsociety.org

 

  

Nubi accessorie di aspetto mammillare (dette mammae) che appaiono sulle propaggini dei cumulonembi, tipiche nuvole temporalesche. Ian. Mammatus over Denholme, Bradford. U.K. Da: www.cloudappreciationsociety.org

 

L'altro libro di cui si voleva parlare è uscito recentemente in edizione italiana: ‘La teoria delle nuvole' di Stephane Audeguy e si propone l'ambizioso traguardo di coniugare l'intento didascalico con la vena narrativa. Ciascuna di queste finalità può essere valutata e goduta dal lettore che vuole farne l'esperienza: una trama articolata che include ipotesi sulla vita privata di alcuni numi della nefologia, dal precursore Luke Howard, ai gusti sessuali di Richard Abercromby, uno dei personaggi di rilievo della conferenza di Parigi del 1896.

Dal libro riportiamo una notizia che già ci aveva colpito a proposito di un altro argomento: che le nuvole sono strutture frattali [V. su "O": Le piante, i frattali e la ricerca della bellezzadel 05.10.08]: " Se si prende una foto di una nuvola a fiocchi e si ingrandisce una parte di essa, ci si accorge che l'orlo irregolare di una nuvola somiglia esso stesso a una nuvola. E questo all'infinito: ogni particolare di una nuvola somiglia alla sua struttura generale".

[Da ‘La teoria delle nuvole' op. cit.]

 

 

‘La teoria delle nuvole' (2005) di Stephane Audeguy (Fazi Ed., 2009)

 

 

Nuvole che somigliano a qualcosa: questo cumulo sembra un gigante che emette un fumetto. Beate Blecher. Bad breath day. Bielefeld in Germany. Da: www.cloudappreciationsociety.org

 

Chiudiamo, dopo tante analisi, deviazioni e pensieri sparsi sulle nuvole, con la versione che ne dà un grande poeta scomparso. Parole comuni, voce umana e musica, di un fascino antico; che ci riportano ad un più semplice e profondo sentire...

 

 

La raccolta di Fabrizio De André: ‘Le nuvole', del 1990, contiene questa perla che si può ascoltare e vedere qui di seguito

  

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