Home » Rivista "O" » Scrivere Sport aprile 2009

Pre

“Sbrighiamoci. Siamo in ritardo: la gara è già cominciata”

“E' lui?”, chiese Bill mentre si accomodava sul gradone.

“Si”

“Ma come? Va in testa a tirare già dal primo giro?”

“Fa sempre così”

“Un modo dissennato di correre, Charlie”

“Lo so, ma non c'è niente da fare”

“Se vuole fare il salto di qualità dovrà imparare a gestire le forze in modo più intelligente”

“Non credo che riuscirai a convincerlo, Bill. Tu sei un grande allenatore, ma quello è una testa matta”

“Vedremo. Se vuole correre nella squadra della Oregon University, dovrà fare a modo mio”

I due rimasero in silenzio per qualche minuto ad osservare la gara.

Il ragazzo che correva in testa era di statura media, biondo, con una voluminosa frangia che gli ricadeva sulla fronte.

Aveva un modo un po' caracollante di procedere, ma spingeva come un forsennato.

“Eccolo all'ultimo giro: senti la folla come grida, Bill?”

“Si, ma che urlano? Non li capisco, con questo boato”

“Gridano: 'Pre! Pre!' Lo chiamano così”

“Ma che fa? Accelera ancora? Ha un vantaggio di venti metri sul secondo”

“Non credo che gli interessi molto, il vantaggio che ha”

“Eccolo all'ultima curva: ora vediamo se scoppia”, disse Bill con un sorrisetto.

“Non ci sperare: non è mai successo”

Bill si girò per un secondo verso gli spalti zeppi di folla, per poi tornare a guardare la gara: “Ma senti come lo inneggia il pubblico” - disse, indicando col pollice dietro di sé - “non mi era mai capitato di assistere a un entusiasmo simile, per un mezzofondista”

“Lo adorano in tutto l'Oregon: soprattutto se corre e vince come ha appena fatto ora”

“Già, devo ammettere che è stato bravo: sul rettilineo finale mi sarei proprio aspettato che si ammosciasse, e invece ha accelerato e guadagnato metri sugli inseguitori”

“Te l'ho detto: è un fenomeno”

“Non esageriamo. Vediamo il tempo: sul mio cronometro risulta che ha chiuso in otto e quarantuno

“Si, 8'41”5, per l'esattezza”

“Non male: credo che sia il record nazionale di categoria, sulle due miglia. Il precedente era di Rick Riley: 8'48”4, mi pare”

“Si, e resisteva dal '66. Lo ha frantumato: quasi sette secondi”

“I record sono fatti per essere superati”

“Bill, capisco che vuoi buttare acqua sul fuoco, ma te l'assicuro: questo qui è il miglior corridore che sia nato nell'Oregon negli ultimi vent'anni”
“Vedremo. Intanto andiamo a salutarlo, dai. Presentamelo”

“OK. Seguimi”

Charlie e Bill andarono verso il traguardo, dove una piccola folla stava circondando il vincitore, e si fecero strada verso di lui.

Charlie esordì dandogli una pacca sulla spalla: “Ehi, Steve, congratulazioni: un trionfo”

“Grazie, Charlie. E' stata dura, però”

“Per te è sempre dura: non ti risparmi mai. Ti voglio presentare una persona importante, Steve: Bill Bowerman, il coach di atletica della Oregon University”

“Piacere, Mr. Bowerman. E' un piacere per me fare la sua conosenza. Ho sentito molto parlare di lei: è il miglior allenatore in circolazione”

Bill sollevò appena le labbra da un lato, in quello che doveva somigliare a un sorriso: “Beh, ragazzo, ti devo fare i miei complimenti: da tempo non vedevo un atleta correre così forte”

“Grazie. Volevo vincere battendo il record, e ci sono riuscito”

“Si, però hai rischiato: sei partito fortissimo già dal primo giro, ma se ti fosse finito il carburante, negli ultimi quattrocento metri, sarebbero stati dolori”

Steve divenne serio:, e rispose puntando fissi i propri occhi celesti in quelli di Bill: “A me piace correre così, Mr. Bowerman: senza calcoli, tirando al massimo dall'inizio alla fine, e dando sempre tutto”

“Quanti anni hai, Steve?” , chiese Bill.

“Diciotto appena compiuti”

“Capisco il tuo entusiasmo: è l'età. Ma ti assicuro che a livello senior è impossibile vincere senza dosare le energie”

“Non credo che dipenda dalla mia età, Mr. Bowerman. Io...ho una convinzione”

“E quale sarebbe?”
Steve fece un respiro profondo, poi proseguì: “Io credo che correre sia un'arte. Credo che ogni volta che si partecipi a una gara si debba sputare il fegato, soffrire, e creare qualcosa di speciale. Credo che il pubblico debba uscire dallo stadio ricordandosi di quella gara e di chi l'ha vinta. Voglio che qualsiasi mio avversario sappia che per battermi dovrà dare tutto, e non potrà aspettarsi di correre al risparmio con me”

Bill Bowerman rimase in silenzio per qualche secondo, riflettendo sulle parole appena pronunciate da quel ragazzo poco più che adolescente.

Poi, gli chiese: “Vuoi venire a correre nella mia squadra, all'Università dell'Oregon? Ci sono molti atleti forti, e tu saresti il benvenuto. Stiamo preparando le Olimpiadi di Monaco '72”

“Per me sarebbe un grande onore, Mr. Bowerman”

“Allora siamo d'accordo. Da domani, ti aspetto al campo per gli allenamenti, Steve. Ciao”

 

 

 

 

 

Era l'aprile del 1969.

Steve Prefontaine, diciottenne talento del 'track and field' nato a Coos Bay, nell'Oregon, entrò dunque nella Oregon University e iniziò ad essere allenato dal mitico Bill Bowerman, che in effetti era il miglior allenatore di mezzofondo americano.

Bowerman, infatti, seguiva gli atleti in ogni aspetto delle propria vita: dall'allenamento, all'alimentazione, allo stile di vita.

Dava una grande importanza anche all'abbigliamento e, soprattutto, alle calzature, arrivando al punto di creare dei modelli speciali proprio per i 'runners'.

Questa divenne per lui un'attività industriale e, grazie alle sperimentazioni sugli atleti da lui seguiti, nonché alla pubblicità derivante dalle loro vittorie, Bowerman riuscì a creare quella che oggi è una delle maggiori aziende di articoli sportivi al mondo: la Nike.


Il giovane Prefontaine divenne subito il pupillo di Bill, e lo ripagò con una serie impressionante di record e di vittorie.

Bowerman, però, aveva una visione della tattica di corsa del tutto diversa da quella di Steve, perché prediligeva un'attenta gestione delle forze in gara: aspetto, questo, del tutto ignoto al campione di Coos Bay, il quale amava andare in testa al gruppo sin dall'inizio, e vincere sfiancando letteralmente gli avversari.

Questo modo di interpretare le corse, però, rappresentava la ragione principale dello stupefacente successo di pubblico di Prefontaine, che riempiva gli stadi dovunque gareggiasse, proprio perché riusciva ad entusiasmare la gente con il proprio coraggio.


Per questa ragione, nel 1970 il famoso e diffusissimo magazine 'Sports illustrated' dedicò la propria copertina al nuovo fenomeno dell'atletica americana, quando il diciannovenne Prefontaine si era già impossessato di quasi tutti i record nelle discipline che andavano dai 1500 ai diecimila metri.

Steve, inoltre, appariva realmente imbattibile, e in quegli anni furono rarissime le occasioni nelle quali fu sconfitto, sia negli USA che all'estero.


Nel 1972 le Olimpiadi sarebbero state disputate a Monaco.

Si trattava di un'edizione dei Giochi particolarmente ricca e organizzata, nella quale si sarebbero scontrati i migliori atleti di tutti i paesi del mondo, ma soprattutto dei due che caratterizzavano lo scenario politico mondiale e la cosidetta 'Guerra fredda': USA e URSS.


Steve veniva da due stagioni fantastiche, nelle quali si era affermato come il miglior mezzofondista americano.

La sua gara preferita erano i 5000 metri, perché su questa distanza l'atleta dell'Oregon aveva la possibilità di mettere in luce tutto il proprio talento e, in particolare, la propria straordinaria capacità di mantenere dei ritmi di gara indiavolati dall'inizio alla fine.


Per andare alle Olimpiadi, però, c'era da superare l'ultimo ostacolo, rappresentato dai 'Trials': le prove di qualificazione americane.

I trials di atletica si disputarono proprio nell'Oregon, a Eugene, e in quella gara Prefontaine mise in mostra tutta la propria forza, vincendo alla sua maniera: col nuovo record USA, nonché quarto tempo stagionale al mondo.

 

 

 

 

 

La competizione olimpica fu caratterizzata da un evento drammatico: l'atto terroristico dell'organizzazione palestinese 'Settembre nero'.

I fedayn fecero irruzione nel Villaggio Olimpico e sequestrarono nove membri della squadra israeliana, uccidendone due.

La polizia tedesca riuscì alla fine a porre fine al sequestro, ma nell'azione morirono tutti i sequestrati, cinque terroristi, e un poliziotto.

Proprio in quei giorni si doveva correre la finale dei 5000 metri: quella nella quale doveva gareggiare Steve, il quale aveva superato senza problemi i turni eliminatori.

Il favorito della competizione era il finlandese Lasse Viren, il quale aveva già partecipato e vinto in quelle Olimpiadi la gara dei diecimila metri, e si poteva dunque supporre che avesse accumulato un po' di stanchezza.

La sospensione delle competizioni causata dall'atto terroristico consentì a Viren di usufruire di qualche giorno in più di riposo, e di presentarsi al giorno della finale dei 5 mila in condizioni perfette.

La gara fu entusiasmante.

La partenza fu lenta, ma poco dopo la metà Steve iniziò il proprio attacco, e riuscì a disgregare il gruppo.

Gli rimasero dietro solo Viren, il tunisino Gammoudi – vincitore delle Olimpiadi del '68 di Mexico City – e l'inglese Ian Stewart.

L'ultimo giro della gara fu corso a velocità folle.

Prefontaine fu superato, ma reagì e riuscì a riportarsi per un breve tratto in testa: alla fine, tuttavia, dovette arrendersi alla forza di Viren e di Gammoudi, e a pochi metri dall'arrivo crollò del tutto, facendosi soffiare la medaglia di bronzo da Stewart.

 

 

 

 


Malgrado fosse stato sconfitto, però, il pubblico tedesco lo applaudì a lungo, e sia nel mondo che negli USA la popolarità di Steve Prefontaine crebbe più che mai.


Nei due anni successivi, malgrado la delusione di Monaco il campione continuò a mietere successi e record.

In quegli anni, l'atletica leggera era caratterizzata da regole ferree in merito alla qualifica di dilettante.

In altri termini, se un atleta fosse stato pagato per correre, sarebbe diventato a tutti gli effetti un professionista, e avrebbe perso la possibilità di partecipare alle Olimpiadi.

Prefontaine era un atleta superpopolare e amato dalle folle, che riempiva gli stadi, e dunque in quegli anni riceveva offerte faraoniche per partecipare ai vari meeting, ma era costretto a rifiutarle correndo a titolo gratuito.

In sostanza, il giro di denaro che ruotava intorno all'atletica era gestito dai procuratori degli atleti, i quali incassavano cifre astronomiche ed erano gli unici a ricavare un profitto dai vari meeting e dagli sponsor.

Prefontaine iniziò dunque una battaglia contro il modello organizzativo americano, che non consentiva agli atleti più forti di vivere in funzione del proprio sport, ma li obbligava a lavorare per potersi permettere allenamenti e gare.

Steve, ad esempio, era obbligato a fare il barista per poter vivere, e partecipare a proprie spese alle varie competizioni in giro per l'America e per il mondo.

Negli altri paesi mondiali, viceversa, già a quell'epoca gli stessi Governi provvedevano in vario modo al sostentamento degli atleti più forti.


Un'altra iniziativa di Prefontaine fu quella di creare una squadra di atletica in una prigione, per consentire ai detenuti di trovare nella corsa un modo per migliorare le proprie condizioni di vita.

 

 

 

 

 

Nel 1975 il campione si trovava oramai al culmine della propria forza, e stava cominciando la fase finale della preparazione per i Giochi di Montreal '76.


La notte del 30 maggio, a Eugene, di ritorno da una festa in cui aveva bevuto qualche birra, andò fuori strada con la sua MG decappottabile, e morì andando a sbattere contro una parete di roccia.

Aveva solo 24 anni.

La notizia – che in qualche modo riportava alla memoria la fine prematura di un altro grande mito americano, James Dean - gettò nella disperazione gli innumerevoli fans di Prefontaine.


La parete di roccia contro la quale si era schiantata l'auto di Steve divenne ben presto una specie di luogo di culto, denominato 'Pre's Rock'.

Nei pressi della lapide che fu eretta in memoria del fuoriclasse, i visitatori depongono oggetti e cimeli in memoria del proprio beniamino.


Steve Prefontaine, insomma, è diventato una leggenda soprattutto per i valori che è riuscito a trasmettere: quelli di un uomo che ha fatto del coraggio, della lotta contro i soprusi, e della capacità di dare sempre il meglio di sé i propri principi esistenziali.


Ogni anno a Eugene viene organizzata una gara in suo onore.

Nel 1997 e nel 1998 sono usciti due film dedicati entrambi a Steve Prefontaine.

Il primo, intitolato 'Prefontaine', vede quale somigliantissimo protagonista l'attore Jared Leto, e analizza la vita del campione dal punto di vista del coach e della sua fidanzata.

 

 


 

 

Il secondo, intitolato 'Without limits', realizzato dalla Warner Brothers e prodotto da Tom Cruise, sviluppa una trama più complessa, e vanta quali attori principali Billy Crudup nel ruolo di Prefontaine, ma soprattutto un eccellente Donald Sutherland in quello di Bill Bowerman.

 

 

 

 

 

 










archivio