Ooh... Niente fioli nel male? - chiede un signore cinese seduto vicino a me, per avere conferma se ha capito bene...
E' stato così che ha cominciato a girarmi per la testa quest'idea dei fiori del mare...
Certo, non sono fiori nel senso e nella funzione che - con Darwin e Linneo - siamo soliti attribuire loro, cioè organi di riproduzione delle piante. Ma da un punto di vista estetico e dell'impressione che ci fanno, ne hanno tutte le caratteristiche...
Che dire infatti delle immagini qui sotto? Non siamo neanche nel regno vegetale, ma nell'ambito di quelle particolari simbiosi (o cooperazioni) così frequenti in biologia e funzionali alla reciproca sopravvivenza...

Discosoma (appartenenti alla classe Anthozoa, o genericamente ‘Coralli'; ordine Actinaria) colonizzato da zooxantelle (alghe monocellulari; v. oltre, nel testo). Anche conosciuti come ‘attinie a fungo' o ‘anemoni a disco'
Se invece andiamo ad approfondire - è il caso di dire! -, nel mare troviamo due tipi diversi di vegetali.
Le alghe, dalla struttura molto semplice (il tallo), senza organi specializzati, grossolanamente classificabili in alghe verdi, rosse o brune a seconda del colore, che a sua volta dipende dai diversi pigmenti idonei alla fotosintesi clorofilliana, per le profondità a cui vivono.

Altre tre specie di alghe, abbastanza note per motivi diversi (v. testo): a sin. in alto Ulva lactuca; a destraPorphyra tenera. Commestibili e conosciute entrambe come ‘lattuga di mare'. Sotto: Caulerpa taxifolia nota come l'alga killer
La denominazione comune di ‘lattuga di mare' viene data a due diverse alghe (v. foto); la prima, Ulva lactuca, è comune anche nei nostri mari.Porphyra tenera è più nota in Oriente, commercializzata in Giappone in fogli sottili con il nome di nori; è utilizzata per avvolgere diversi tipi di involtini, tipici della cucina giapponese.
La Caulerpa taxifolia (cioè dalle foglie simili a quelle del tasso) è un'alga tropicale decorativa degli acquari ad acqua salata, incautamente disseminata durante le pratiche di lavaggio, che si è diffusa in brevissimo tempo nel Mediterraneo e rappresenta un problema per la sua incontrollata proliferazione, oltre che per la competizione con altre specie vegetali e la tossicità per gli animali che di solito ne frequentano le praterie sottomarine.
Tra le alghe più semplici troviamo le zooxantelle, un genere di alghe unicellulari che vivono in simbiosi con diverse specie di coralli (v. in seguito).
Le piante marine, più complesse, sono strutturate in varie parti che possiamo assimilare alle piante terrestri - ad es: un fusto, delle foglie, le radici...). Ma qui le similitudini si arrestano; niente boschi sottomarini di querce o cose del genere! Per dare un'idea di cosa parliamo, la più conosciuta delle piante marine è la Posidonia oceanica, ben nota ai subacquei ma anche a chi ha familiarità con le spiagge, dove le tipiche foglie nastriformi vanno a raccogliersi, formando estesi cuscini prima verdi e poi bruni, leggermente maleodoranti.
Uno scorcio delle diffuse praterie sommerse di poseidonia (Posidonia oceanica - Fam. Posidoniaceae), tanto utili alla salvaguardia delle coste dall'erosione e come rifugio per gli organismi che le popolano. Nella foto piccola: particolare del fusto rizomatoso
Per quanto possa sembrare strano, le strutture del mondo marino che più somigliano ai fiori - come ‘visivamente' li intendiamo - non sono nemmeno vegetali, bensì organismi animali, di un particolare genere.
I coralli - più propriamente la classe Anthozoa (letteralmente "fiori animali", dal greco "anthos" fiore, e "zoon" animale) - sono piccoli polipi tipicamente raggruppati in colonie.
Benché comunemente percepito come un singolo organismo, il corallo è in realtà formato da innumerevoli individui, geneticamente identici, ognuno grande solo pochi millimetri. Le parti periferiche di questa entità si accrescono per riproduzione asessuata dei polipi (cioè per divisione mitotica, senza scambio del corredo cromosomico), ma anche sessualmente attraverso la deposizione di uova.
I coralli presentano forme e colori tra i più vari; alcuni di essi formano colonie calcaree (carbonato di calcio) ramificate, ancorate alle rocce in grandi ammassi che possono dar luogo a barriere coralline (reef), atolli o vere isole, che persistono anche dopo la morte degli animali che le hanno generate.
I coralli, pur appartenendo tutti alla classe Anthozoa, sono divisi in due sottoclassi a seconda del numero di tentacoli ed altre caratteristiche:Octocorallia ed Exacorallia.
Al gruppo dei coralli ad otto tentacoli appartengono i coralli morbidi (Alcyonacea), le gorgonie (Gorgonacea) e le penne di mare (Pennatulacea).
I Coralli molli o Alcionari, più abbondanti nei mari tropicali, hanno una struttura carnosa sostenuta da alcune spicole calcaree; altre volte presentano struttura arborea e corpo traslucido. Come tutti gli Octocorallia i piccoli polipi che li costituiscono sono dotati di otto tentacoli, si nutrono del plancton trasportato dalla corrente e hanno la caratteristica di poter retrarre i tentacoli entro la massa carnosa.
Diversi tipi di coralli molli (v. testo). Dall'alto e in senso orario: Alcyonarie (Dendronephthya) x 2;Sarcophytum; Xenia spp. x 2 e Lobiphytum
Le Gorgonie formano colonie arborescenti molto ramificate e nei più svariati colori, costituite da un'impalcatura di sostegno di natura organica indurita ma flessibile, e da una parte esterna, viva e vitale, per le attività di nutrimento e accrescimento.

Diverse gorgonie (stessa classe dei Coralli: Anthozoa; sottoclasse Alcyonaria). Nel particolare in alto a dx, i piccoli polipi che le costituiscono Le penne di mare. Sempre degli Octocorallia fa parte quel luminoso esempio di bellezza fragile che sono le pennatule (Fam. Pennatulaceae), o piume del mare. "La pennatula ha la forma di una piuma o un alberello fissato al fondo, con un 'tronco' centrale e una serie di 'rami' laterali, detti lamine" racconta Francesco Turano, che è stato il primo a farle conoscere al grande pubblico per le sue immersioni e foto subacquee nello stretto di Messina - Scilla, alle porte dello Stretto: lo stesso mare dove si muovevano altre creature fantastiche: quelle di Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo - N.d.R.)


Pennatule.Part. (didascalia comune) - Pennatule, alte dai 20 ai 30 cm, ad una profondità dai venti - trenta metri e oltre, su fondali sabbiosi, cui sono ancorate con il piede contro la forza delle correnti. Foto da: "Le delicate piume del mare" di Francesco Turano su http://www.sublandia.it
I coralli con più di otto tentacoli, in multipli di sei, sono chiamati
Hexacorallia, ed includono tra gli altri le attinie o anemoni di mare (Actiniaria) e le sclerattinie o madrepore (Scleractinia).
La maggior parte dei coralli vive in simbiosi con alghe fotosintetiche chiamate zooxantelle (dinoflagellati). In questo tipo di ‘collaborazione', il vantaggio del corallo consiste nel poter disporre di parte degli zuccheri prodotti per fotosintesi dalle alghe; quello delle zooxantelle - che vivono all'interno della struttura stessa del corallo - nel poter attingere ad alcuni nutrienti (fosforo e azoto) loro necessari, presenti tra i prodotti della digestione del corallo.
Le attinie, anche chiamate ‘anemoni di mare', hanno l'aspetto di un piccolo polipo isolato, munito in basso di un disco adesivo col quale si fissano alle rocce e, all'estremità superiore, di una corona di tentacoli più o meno lunghi e numerosi, cosparsi di cellule urticanti. Questa caratteristica era conosciuta fin dall'antichità; in epoca romana erano denominate "ortiche di mare", per le loro caratteristiche di urticare gli altri animali con cui vengono in contatto, ma non i pesci con cui vivono in simbiosi. Gli anemoni di mare in genere non hanno la potenza sufficiente da rappresentare un pericolo per l'uomo, anche se sono descritti casi di ipersensibilità individuale.
Nel Mediterraneo le anemoni sono comunissime e in alcuni punti della costa tappezzano letteralmente le rocce. Tra le più diffuse c'è l'Actinia equina, che molti avranno visto dalla superficie, aderente alle rocce, di color rosso sangue. Estremamente liscia al tatto, scivolosa ma non urticante, quando i tentacoli sono retratti.


Altre attinie, dall'alto a sin. e in senso orario: Aiptasia mutabilis, Calliactis parasitica, Adamsia palliata eLeptopsammia pruvoti
Anche l'Actinia o Anemonia sulcata (attinia a capelli di serpe) è molto comune; di color bruno-nocciola, spesso con la punta dei flessuosi e morbidi tentacoli colorata di cremisi. Nei mari tropicali Actinia sulcata frequentemente ospita tra i suoi tentacoli un pesce commensale, Amphiprion bicinctus più noto come pesce pagliaccio. É interessante notare come il pesce non sia geneticamente resistente al veleno dell'attinia, ma lo sviluppi successivamente e compia per acquisirla un preciso rituale, entrando poco per volta in contatto con il muco dell'attinia.

Aspetti della cooperazione tra l'attinia e diverse varietà di pesce pagliaccio (Amphiprion bicinctus)
Le madrepore o sclerattinie (Scleractinia) sono strettamente affini alle Attinie e come queste appartenenti alla classe Anthozoa; se ne differenziano per la caratteristica di produrre uno scheletro di carbonato di calcio, e simmetria radiata. Molte specie sono organizzate in colonie di polipi molto piccoli.
Tra le madrepore si annoverano le specie dei Fungia (v. foto)
Le Madrepore sono "carnivore", si nutrono di notte di minuto zoopancton o di piccoli pesci. Le madrepore tropicali e le alghe rosse calcaree sono i principali costruttori attuali di scogliere coralline, ammassi rocciosi formati dagli scheletri calcarei di questi organismi viventi o vissuti in ere geologiche passate. Ospitano le zooxantelle, alghe simbionti, che formano molecole organiche con la fotosintesi, contribuiscono all'eliminazione dei rifiuti azotati, e sono determinanti per la deposizione del calcare.
Le scogliere come noi le vediamo sono strutture dinamiche, risultanti da un delicato equilibrio tra la crescita degli organismi costruttori, l'usura meccanica a cui sono sottoposte da parte delle onde e la diffusa opera di distruzione da parte di svariati organismi. Tra i predatori vi sono anche alcuni echinodermi (le stelle di mare) e dei pesci: i variopinti pesci pappagallo ad esempio, hanno un apparato buccale appositamente adattato a triturare del corallo.
Madrepore. Dall'alto a sin e in senso orario: uno sguardo d'insieme di un reef; Dendrophyllidae;Goniastrea (Favidae); Astroides calycularis; Madrepora a fungo (Fungidae); Acropora pharaonis.
Diversi dai coralli e con un grado diverso di complessità nell'ambito nella scala zoologica sono le ascidie e gli anellidi.
Il motivo per cui sono presentati qui di seguito - sempre per quella storia dei fiori - sarà evidente nelle immagini sottostanti.
Le ascidie (Classe Ascidiaceae, subphilum Tunicati) sono degli animali marini dal corpo a forma di otre che si nutrono per filtrazione di grandi quantità di acque marine. Hanno in genere una forma globosa abbastanza semplificata, con una estremità per l'introduzione e una opposta per l'eliminazione. Appartengono al phylum dei ‘cordati', analogamente all'uomo. Si può dire che siano i parenti più stretti dell'uomo, nel mare - oltre ovviamente ai pesci che sono ‘vertebrati' e quindi ad un livello più complesso della scala evolutiva.
La maggior parte delle specie sono solitarie (ascidie semplici), ma esistono anche specie coloniali.

Colonie di ascidie, di varie forme e colori, singole e in colonie. Dall'alto a sin. e in senso orario: Herdmania momus; Polycarpa aurata; Ascidia sp.; Clavelina fusca - Foto by Antidio e Paolo Rossi, da http://www.paulreds.it/ascidie.html
Gli anellidi marini sono dei comuni vermi con una struttura ad anelli; alcuni d essi (i policheti) adattati a vivere all'interno di un tubo chitinoso. All'estremità che protrude dal tubo - corrispondente alla loro ‘bocca' - hanno un ciuffo di branchie con la funzione di respirare ma anche di afferrare tutto ciò che può essere setacciato dalle grandi masse d'acqua spostate dalle correnti. Sensibilissimo alle minime vibrazioni, il ciuffo si retrae in una frazione di secondo.

Lo spirografo (Sabella spallanzanii - Phylum Anellidi) ha un corpo cilindrico-vermiforme e vive inserito in un piccolo tubo di chitina, relativamente molle e flessibile di color grigio-marrone, fissato al substrato (sabbia, rocce, fango)

Altri spirografi. Il pennacchio è una corona di tentacoli disposti a spirale, che fuoriesce dall'estremità libera (l'altra è aderente al fondo); variopinto, bruno-giallastro striato, fino al marrone o al viola

Spirografi.Four(didascalia) - Altre forme di spirografi, in cui è evidente l'andamento spirale dei filamenti a raggiera. In alto Bispira; in basso Phoronidae

Lo spirografo Filogranella elatensis forma ‘colonie' di numerosi elementi, come un prato di margherite sul fondo del mare [Questa e le altre foto degli spirografi: dal web http://www.starfish.ch/ ]
***
"We are such stuff as dreams are made on,
and our little life is rounded with a sleep"
"Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, e la nostra breve vita è circondata da un sonno"
[Prospero, in "La Tempesta", Atto IV. Scena I. (William Shakespeare]
Il mare che è in noi profondo.
Sotto il mare, dove i fiori non sono fiori, tutto è evanescente e sfumato. Anche colori cambiano, con la profondità, fino a svanire del tutto trasformandosi in gradazioni del grigio; per riapparire all'improvviso, vividi e brillanti, alla luce di una lampada.
I fiori del mare hanno la stessa natura dei sogni... E' il mare infatti la grande metafora dell'inconscio umano; ancora più ricco e misterioso perché difficilmente accessibile.
Nelle simbologie appartenenti a culture diverse, l'uomo si è sempre immaginato tra la Terra e il Cielo: - "Urano e Gea nella tradizione greca,Purusha e Prakriti nella tradizione indiana, Tien e Li nella tradizione cinese. In tutte queste regioni del mondo la formula era: "il Cielo copre, la Terra sostiene". Del Mare nulla (...) ...Le linee del mare sono infatti le profondità dell'abisso e il senza-confine dell'orizzonte; due dimensioni che inquietano la ragione, incapace di vivere senza i segni del mondo, ma non il cuore..." - [Umberto Galimberti, ibidem]
Sono molte, in letteratura e nel cinema, le opere di argomento marinaro; da Hemingway de ‘Il vecchio e il mare' alla saga di Patrick O'Brien sul capitano Jack Aubrey (da cui il film ‘Master & Commander', di Peter Weir del 2003). Scarse invece le incursioni sotto il mare, dai tempi del Capitano Nemo della nostra infanzia (Jules Verne: ‘Ventimila leghe sotto i mari'; 1870).
Da un diorama francese del 1900 una ambientazione fantastica ispirata dal romanzo di J. Verne "Ventimila leghe sotto i mari". A fianco: manifesto spagnolo del film (1954), prodotto da Walt Disney
Le storie ambientate sotto il mare sono tra la fantascienza (science-fiction, sf) e il suo filone ‘fantasy'; quel mondo infatti è alieno all'uomo come possono esserlo le sabbie di Marte.
Emblematico al riguardo - anche per ricordare uno scrittore scomparso proprio in questi giorni - ‘Sfera' di Michael Crichton (1987), in cui una trama apparentemente fantascientifica presto evolve in un thriller psicologico e in un viaggio nel subconscio umano.
E per associazione, come non citare l'oceano di ‘Solaris' - romanzo di Stanislaw Lem (1962) e film di Andrej Tarkovskij (1971) in cui l'intero pianeta è una sola massa pesante che si modella a stampo sui pensieri degli uomini della stazione spaziale che orbita sopra di esso.
Ancora, si parla di mare e di immersioni in un libro recente di un recordman dell'immersione profonda, il cubano Francesco ‘Pipìn' Ferreras, abbastanza conosciuto tra gli appassionati subacquei.
"Una storia di amore e ossessione" sul suo sodalizio sentimentale e professionale con la giovane moglie (e discepola), l'apneista francese Audrey Mestre, recuperata priva di vita dopo il tentativo di stabilire un nuovo record di apnea in assetto variabile, su una profondità di - 170 metri (!).
Prostrato dal dolore e dal senso di colpa Pipìn smette di immergersi, non dorme più, prende sonniferi, dimagrisce nove chili. Poi risale...
"(...) riprende da dove aveva lasciato lei: 170 metri. Vuole riscendere, ritrovarla. Proverà a Cabo San Lucas nello stesso giorno del suo anniversario di matrimonio (...) Chiede un favore: ‘se qualcosa va storto, se perdo conoscenza, legatemi una cintura zavorrata alla vita e lasciatemi andare'. Sulle spalle della muta in verde chiaro ha scritto: «En tu memoria, Audrey». Ce la fa. Scende, dov´è arrivata lei, d´un tratto prova la tentazione di non tornare. Facile, basta restare lì. Con la mano sulla valvola, apre gli occhi e la vede. I loro visi quasi si toccano. Poi lui sfreccia su."
[Emanuela Audisio - Amore e morte nel grande blu, da ‘La Domenica di Repubblica' dell'8.5.2000]

Da questa storia James Cameron - il regista di altri "film d'acqua" da ‘The Abyss' (1989) a ‘Titanic' (1997) - ha pensato di trarre un film, attualmente in preparazione: ‘The Dive'. The true story of two divers in love.
Nel pensiero, queste immagini si collegano quasi spontaneamente ad altre. A quella ricerca di un amore perduto - Nella realtà?...Nel sogno? - che il cinema ci ha mostrato con le sue prime sequenze sotto l'acqua, ad opera di Jean Vigo (1905-1934); in ‘Taris, roi de l'eau' ma soprattutto ne ‘L'Atalante', dal nome della chiatta che naviga sulla Senna e che ospita una coppia di giovani sposi...

Film mitico del 1934 - lo stesso anno della prematura morte di Jean Vigo - portato alla conoscenza del grande pubblico dalla sigla di ‘Fuori Orario' di Enrico Ghezzi
Un campo di concentramento in paradiso.
L'aereo sorvola il mare perdendo quota pian piano... A bordo sembra che tutto proceda bene... Lo spettacolo è meraviglioso. Isole come smeraldi incastonati nel blu (qualcuno l'ha già scritto, forse? ...Ma è proprio così che appare: si capisce che sia già stato detto!)
Ad un certo punto l'attenzione di tutti viene distolta, dall'interesse estetico per il mondo intorno, ad un allarme più pratico e immediato: c'è mare a destra e a sinistra; e intanto l'aereo si abbassa... si abbassa. Sembra che stiamo facendo un atterraggio proprio in mezzo al mare... AIUT..!
Sguardi allarmati e sgomenti, ma giusto un attimo prima del panico, l'aereo è sceso tanto da rendere visibile la pista, che prima era davanti al muso dell'aereo e poi sotto la sua pancia.
Molto particolare, l'aeroporto di Hulule, alle Maldive. Praticamente due isole riempite nel mezzo per farne un lungo corridoio, giusto utilizzabile per l'atterraggio; a poca distanza c'è Malè, la capitale di un regno d'acque costituito da quasi 1200 isole.
Le informazioni ce le scambiamo all'aeroporto, scavalcando la barriera Arrival/Departure. E' uno strano modo di darsi ‘le consegne' per il lavoro che stiamo facendo, se lavoro può chiamare...
Un'occasione presa al volo (sono le migliori!): uno dei nostri colleghi esperto in problemi di camera iperbarica ha un contatto con un istruttore sub che lavora alle Maldive per una grande organizzazione di viaggi. Parte una proposta di collaborazione: - Non è che tu e i tuoi colleghi a turno ci assicurate una copertura medica continuativa alle attività di ‘diving', nella stagione in cui il villaggio è aperto? In cambio l'organizzazione offre due settimane di vacanza tutto spesato per due persone e il relativo viaggio aereo.
Detto fatto, cominciamo a partire, per queste inusuali ‘guardie' esotiche. Si prendono le ferie dal lavoro e si va à l'aventure... Avventura! Figuriamoci, in un villaggio vacanze... Per riccastri e sposini in viaggio di nozze!
Ma lo stacco è molto gradevole; anche perché si sta dalla parte del team degli animatori e di quelli che fanno funzionare le attività del villaggio. E soprattutto per il mare. Era prima de El Niño del ‘97, che con il riscaldamento di qualche grado di temperatura del mare ha fatto morire il 90% dei coralli della barriera: le Maldive che ricordo forse non ci sono più.
Si facevano le immersioni con il gruppo dei subacquei e si partecipava a tutte le altre attività che il villaggio-vacanze offriva.
Non le immersioni (...quelle mai!), ma l'organizzazione del villaggio, una volta conosciuta, si impara a odiare per sempre. E' quanto di più vicino si possa immaginare ad un campo di concentramento, con le reazioni degli ospiti studiate in modo scientifico.
Metti sempre la stessa musichetta per annunciare che si mangia e dopo qualche giorno gli ospiti avranno l'acquolina in bocca al solo sentirla.
Il classico riflesso condizionato ‘alla Pavlov' applicato a quasi tutte le attività di quell'universo concentrazionario che è il villaggio... Beach volley, surfing, ginnastica ritmica nell'acqua bassa. E ancora... partenza per il mare, aperitivo, il micidiale spettacolino serale: ad ogni evento la sua musichetta!
Ma le immersioni sono le più belle del mondo: davvero il paradiso per un subacqueo. Dopo i primi giorni passati a conoscersi e a prendere confidenza con un ambiente totalmente nuovo per forme e colori, ci sono - solo per i sub più esperti - le immersioni nel blu e quelli in passeoceanica...
Le immersioni alle Maldive sono particolari. Rispetto al Mediterraneo c'è una visibilità impressionante, sia per la purezza dell'acqua che per la luminosità dell'ambiente sottomarino; poi la ricchezza del mare tropicale, che è senza confronti, e infine la temperatura dell'acqua, gradevole e costante a qualunque profondità.
Le immersioni nel blu. Sono, nel gergo dei subacquei, quelle in cui non si vede il fondo, nel momento in cui ci si immerge. Nel Mediterraneo già un fondale sui 20 - 25 metri non è visibile dalla superficie. Per quei mari invece, il blu è davvero profondo - si parla di 40 metri e oltre, ma è raro che si scenda tanto profondi. Si va in acqua ‘nel blu' sulla fiducia nel capogruppo, un sub esperto di quei mari, che ha fatto i suoi conti perché nel tempo di discesa la corrente trascini verso un fondale più in superficie: una thila, il più delle volte; quelle formazioni coralline in cui sembrano concentrati tutti i pesci del creato.
‘Thila' è il termine maldiviano per indicare una secca. Formazioni coralline con la base a profondità variabile e la sommità a pochi metri dalla superficie
Ancora diverse, anche se abbastanza impegnative, sono le immersioni in passe oceanica, i canali naturali che collegano le acque tranquille degli atolli con l'oceano aperto. Qui l'abbondanza di nutrimento attira i grandi pesci pelagici, le maestose mante, gli squali che sono spesso stanziali e insolitamente pacifici. Soprattutto - ed è il pericolo maggiore - in queste zone di passaggio si hanno delle correnti molto forti di cui bisogna calcolare in anticipo la direzione e l'intensità, a scanso di brutte sorprese. E' necessario non contrastare la corrente, ma abbandonarsi ad essa, e intanto essere attenti a non perdere il contatto con il resto del gruppo. Storie spaventose - in parte leggende isolane, in parte no - si raccontano in proposito, nei pigri pomeriggi di chiacchiere al bar del villaggio, di persone raccolte a distanze di chilometri dal punto dell'immersione...
Ma la paura è lontana - una sensazione sconosciuta, o dimenticata - durante i momenti più belli dell'immersione o anche quando, in una gioia selvaggia, tra risa e grandi pacche sulle spalle, ci si ritrova tutti sul doney, la snella imbarcazione maldiviana, per il ritorno al villaggio.
Nella luce del tardo pomeriggio la meraviglia rimasta negli occhi è quanto mai lontana dall'oscurità e dal mistero che pure costituiscono l'altra faccia del mare. Ora si vuole solo risentire la musichetta insulsa che annuncia il ritorno a casa degli eroici esploratori degli abissi (!).
Ai misteri - fuori e dentro di noi - torneremo a pensare da domani.