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Leggi qui: Piante rare e preziose (prima parte)
Leggi qui: Piante rare e preziose (seconda parte)
Leggi qui: Piante rare e preziose (terza parte)
- Dopo i ‘piccoli viaggi' e i ‘primi grandi viaggi', in Africa e centro-America arriviamo alla scoperta dell'Oriente... Perché lasciarlo per ultimo?
L'Oriente nel mio immaginario era di riserva. Sapevo che stava lì e che mi sarebbe piaciuto. Come la ciliegina sulla torta. Alcuni la mangiano per prima, altri per ultima; ci si potrebbe fare uno studio della personalità...
- Oh, per favore! ...Ce ne hai già proposto uno attraverso le piante preferite; uno guarda una pianta, e si trova catalogato!
Ma se non cerchiamo di capirci qualcosa, del mondo restano solo da guardare le figurine!
- Cominciamo con quelle, intanto!
Bon. La porta dell'Oriente per me è stato lo Sri-Lanka. Da lì l'India è ad un passo, da fare più nella testa che nel mondo fisico. Poi si prende coraggio e ci si allarga, in cerchi sempre più ampi. E' una storia lunga; una sequenza di coincidenze - potremmo chiamarle serendipità - di quelle che i viaggiatori imparano a riconoscere e, come da un'onda, a farsene portare.
- C'è una pianta particolare che ha fatto da chiave d'accesso?
Tutto il mondo vegetale lì è meraviglia! Dell'incontro con una particolare thunbergia (Thunbergia mysorensis: di Mysore, India) già si è parlato, per una certa suggestione... [V. su "O": Mudilla & le altre. Esperienze di un giardino ai tropici del 21.01.07]. Ma il genere thunbergia ha un'ampia variabilità di portamento, forme e colori. Alcune di esse si possono acclimatare anche da noi, con un minimo di attenzioni durante la stagione fredda.
Thunbergia - Fam. Acanthaceae - di varie specie (dall'alto, in senso orario: Th. mysorensis, Th. erecta, Th. grandiflora, Th. fragrans e Th. alata (più nota come Susanna dall'occhio nero: black eyed Susan) Le thunbergie sono così denominate in onore di Carl Peter Thunberg (1743-1828), botanico svedese considerato il padre della botanica sud-africana
Ma la meraviglia ti prende appieno quando cominci a trovare nelle siepi, lungo i bordi delle strade, le piante che fino ad allora avevi visto solo nei libri o in alcuni negozi di fiorai; di quelli elegantissimi, dove si va solo per guardare le vetrine. La Gloriosa superba è una di queste!
Gloriosa superba, giglio di fiamma, flame lily - Fam. Colchicaceae è una rampicante dalla fioritura generosa, con un curioso sistema per sostenersi; emette dei filamenti all'estremità delle foglie allungate, che si avvolgono intorno alle strutture circostanti
Gloriosa superba. Il fiore ha un'ampia variabilità di colori, durante i due-tre giorni del suo ciclo vitale: verde-giallo come bocciolo; poi giallo alla base e rosso vivo alle estremità, diventa completamente rosso prima di sfiorire. Il tubero, allungato e contorto, è tossico per un elevato contenuto di colchicina
- Sei andato da turista?
Solo la prima volta; anzi il salto fondamentale di esperienza è stato proprio dismettere i panni e l'habitus mentale del turista e fermarmi a vivere sul posto per un paio d'anni; anche questo è stato possibile per una serie di fortunate circostanze.
Vivere in un luogo è ben diverso che visitarlo; l'interazione con i locali cambia; di colpo diventano ‘i vicini'! Devi andare al mercato, vai a fare compere nei negozi (non per turisti!); impari a cucinare ‘all'uso locale'...
- Quindi grande esperto di curry?
Si, con le centinaia di sfumature quanti sono i curry possibili, cioè praticamente infiniti: in generale si distingue una fascia costiera che utilizza il cocco (il latte, la polpa o il temibile olio) e l'interno del subcontinente indiano, incluse le regioni montuose del Kashmir, che fanno dei curry senza impiegare il cocco.
Il curry indiano è una miscela di numerose spezie, di cui si è già parlato [V. su "O": Il forno tandoori del 15.04.07]. Nei luoghi di origine le pietanze sono arricchite dal sapore particolare della pianta del curry (le foglie fresche sono tostate - deep fried - al momento). La pianta è la Murraya köenigii - Fam. Rutaceae; in singalese karapincha: i mazzetti di foglie vengono dati al mercato come da noi il prezzemolo

Parente stretta della pianta precedente é quest'altra Murraya (Murraya paniculata, Orange Jessamine); stessa famiglia, Rutaceae, come i nostri agrumi arancio e limone. Il fiore, profumatissimo, è molto simile, come anche i minuscoli frutti
- Rimaniamo all'Oriente e alle sue meraviglie, che poi sono anche scoperte di modi di pensare e di utilizzare i simboli.
Sì, l'Oriente è permeato di superstizione e simbolismi di ogni genere. Ne ha dato una testimonianza fedele Tiziano Terzani - soprattutto con due dei suoi libri: "In Asia" e "Un indovino mi disse".
Gli orientali prendono molti simboli dal mondo delle piante; su queste pagine, raccontando sempre di giardini, abbiamo già incontrato l'albero Bo, sacro a Buddha (Ficus religiosa: V. su "O" Mudilla & le altre. Esperienze di un giardino ai tropici del 21.01.07], dalla cui foglia, si dice, sia derivata la forma a pagoda dei templi locali (Dagoba o stupa). Anche il motivo del fiore del loto è ricorrente, nella simbologia buddista.

Dagoba ad Anuradhapura, antica capitale dello Sri-Lanka; la gran parte del complesso monumentale (non questo dagoba!) fu costruita in un periodo tra il 300 e il 200 a.C. (!). Nel riquadro, foglie di Ficus religiosa
Vasca rituale a forma di fior di loto (Nelumbo nucifera) tra i resti del palazzo reale di Polonnaruwa (successiva capitale dello Sri-Lanka, fino al X sec. d.C)
Ma l'intrusione del ‘magico' è capillare nella vita di tutti i giorni, così come nei rituali legati alla salute e alla forma fisica. In tutto l'Oriente, la religione - o meglio, la superstizione - permea ogni aspetto della vita sociale: non c'è matrimonio, inizio di impresa, costruzione di casa che non richieda il preventivo consulto di indovini e veggenti. In Sri-Lanka sono i monaci buddisti ad avere il controllo di queste funzioni.
- Lo Sri-Lanka è davvero il paradiso botanico che si dice?
Si, davvero! L'orto botanico di Kandy è uno dei più antichi e ricchi di tutta l'Asia; preesisteva alla dominazione inglese, ma fu da costoro organizzato con criteri moderni e attualmente, con un'estensione di circa 60 ettari, attraversato da un fiume, è una tappa irrinunciabile del giro dell'isola.

Couropita guaianensis, prosaicamente conosciuto come l'‘Albero delle palle di cannone' (Fam. Lecythidaceae); in singalese ‘sal-mal', ovvero pink flower. E' fiore sacro a Buddha. Alla base della pianta (come alla base degli alberi Bo) si trova spesso un altarino con statuette e offerte floreali
Ipomea quamoclit pinnata, della stessa famiglia delle nostre campanelle rampicanti (Convolvulaceae). Questa specie ha foglie aghiformi molto eleganti e piccoli fiori di color rosso vermiglio nella varietà più comune. Facilmente propagabile da seme
All'interno dell'isola, nella zona montuosa di Nuwara Eliya ad un'altitudine tra i 1500 e i 2000 m., una meraviglia assoluta sono le colline del thé. Le piante del thé, che vengono continuamente cimate per raccoglierne le foglie, diventano come dei bonsai, dell'altezza di poco superiore a 1 m., che coprono intere colline; tra di essi si aggirano i sari variopinti delle raccoglitrici. Uno spettacolo indimenticabile.

Raccoglitrici in fila su un sentiero, tra le piante di the (Camellia theifera - Fam. Theacee, come le camelie da fiore ), nella regione montuosa di Nuwara Eliya (la città degli spazi aperti tra le colline)

Foglie della pianta del thé tra le mani di una raccoglitrice di etnia tamil, come sono la maggior parte delle lavoratrici occupate in questo campo
Sentiero tra le colline del thè, cosparso di fiori rossi caduti dalle piante ad alto fusto sovrastanti: Spathodea campanulata - Fam. Bignoniacee (fiore nel riquadro). Le piante del thè hanno invece piccoli fiori bianchi
- Torniamo a parlare dei viaggi: perché si viaggia?
Come diceva Moravia, che era un viaggiatore instancabile, uno pensa di fare un viaggio nello spazio, in un luogo geografico, invece il più delle volte si trova a farlo nel tempo e nella memoria. Qualche volta nel futuro - per chi ama questo genere di perversioni: per esempio andare in America per vedere come saremo tra qualche anno; più spesso nel passato, a rivivere ‘come eravamo' trenta - cinquant'anni fa. Un universo bucolico, pre-industriale, in cui il fuoco era ancora presente nelle nostre case e il cibo sapeva di affumicato. A questa vita è strettamente associato il ricordo di noi stessi da giovani; quando il mondo era nuovo e il tempo sembrava infinito.
- E' l'unica motivazione?
Nei due anni che sono vissuto in Sri-Lanka, ho raccolto le esperienze degli amici che mi venivano a trovare. E' una posizione privilegiata quella di chi sta fermo in un posto, più o meno fuori dalla mischia. Ci ho pensato di recente, leggendo ‘Caos calmo', di Veronesi. Ricevevo lettere, mail e confidenze come mai più è successo, in altri momenti...
- Cosa raccontavano del viaggio in particolare?
Motivazioni diverse; molti erano spinti da qualcosa di indistinto che provavano a definire, magari proprio in quel momento con me, facendo quattro chiacchiere sotto le palme...
Qualcuno diceva che voleva riposare e stare tranquillo con gli amici; ma poi, nel discorso, affiorava qualche problema irrisolto, come se il viaggio fosse una diversione, un modo per prendere tempo. Qualcuno raccontava, nel modo più classico, che "stava cercando se stesso" e dopo aver guardato dovunque in casa, anche nei cassetti più riposti, andava a cercare fuori. Alcuni dicevano di essere venuti per la pesca subacquea, o per il surfing, ma certo c'entravano anche in senso di libertà, l'avventura, il mettersi alla prova e la sfida del nuovo. Altri erano alla ricerca di una vita meno complicata; di obbiettivi non più lontani del giorno successivo. Certi altri, da sempre interessati ai viaggi e alla conoscenza di altri modi di vivere, semplicemente facevano tappa da me, prima di altri balzi verso l'Oriente misterioso.
Per la maggior parte di loro, il viaggio era la ricerca di un ‘altrove', il luogo mitico della fantasia, tanto più bello e desiderabile quanto più lontano; arrivarci e viverci l'avrebbe reso in qualche modo banale e da abbandonare al più presto; inutilizzabile al fine di continuare a sognarci sopra.
- Capisco... Tante motivazioni diverse ma forse nessuna fondamentale. Mi viene da pensare a una canzone che parla di un soldato... Un soldato che cavalca nella notte... e galoppa, galoppa (Oh.. oh... cavallo oh.. oh...) per sfuggire alla morte...
Si, quest'illusione è molto presente! Prima ancora che in ‘Samarcanda' di Roberto Vecchioni, nell'ultimo romanzo di Somerset Maugham (‘Sheppey', 1933) e in ‘Appointment in Samarra' (1934), di John Henry O'Hara. Entrambi riprendono una novella medio-orientale che racconta questa storia:
"C'era a Bagdad un mercante che mandò un suo servo al mercato per fare provviste, ma il servo ne tornò ben presto, pallido e tremante, e disse: «Padrone, poco fa, mentre ero al mercato, fui urtato da una donna nella folla, e quando mi volsi mi accorsi che era stata la morte in persona, ad urtarmi. Mi guardò e mi fece un gesto minaccioso. Te ne supplico, prestami il tuo cavallo e io abbandonerò questa città per sfuggire al mio destino. Andrò a Samarra (Samarcanda - Ndr), dove la morte non potrà mai trovarmi.» Il mercante gli prestò il suo cavallo più veloce, il servo montò in sella e spronando a sangue l'animale, partì al galoppo.
Allora il mercante si recò alla piazza del mercato e scorse la Morte fra la folla. «Perché hai fatto un gesto minaccioso al mio servo, stamane?» le chiese avvicinandosi. «Il mio gesto non era di minaccia, bensì di sorpresa» rispose la Morte. «Ero stupita di vederlo a Bagdad perché avevo un appuntamento col lui questa notte a Samarra.»"
- Esatto... Non c'è, al fondo di tutte risposte che hai raccolto, il tentativo di ingannare la ‘Nera Signora'?
Forse, ma è talmente inutile accertarlo che conviene lasciarlo nell'indistinto
- Torniamo alle piante e ai viaggi, allora... Qual'è stato il tuo viaggio più alieno?
Quello in Cina, un mese intero nel '94, tra Hong Kong (ancora città internazionale, prima dell'annessione alla madrepatria del 1997), la Cina continentale e Taiwan: tutte e tre Cina, eppure diverse.
- Impressioni del viaggio? Piante particolari?
Strano posto la Cina; confesso di non essere riuscito a capirci molto. Ovvero, non so se c'è altro da capire, oltre a quello che è sotto gli occhi di tutti... Che si sono ubriacati di modernità e di spirito di rivincita a qualunque costo. Ma questo si percepisce soprattutto nelle grandi città.
L'attenzione orientale per la natura è testimoniata dai giardini storici e da alcuni parchi, dalla cura per le piante e per i bonsai; ma tutto è svilito da orde di gitanti da poco approdati al benessere, che coprono le poche testimonianze del passato con le tracce del loro passaggio. Eppure il viaggio tra le minoranze etniche - partendo da quelle al confine con la Birmania e proseguendo verso est - è stato interessante.
Poche vestigia dell'antico. Oltre alle distruzioni operate nella storia recente, ci spiegavano come una cultura che utilizza il legno e la terracotta per le sue costruzioni, non lascia grandi monumenti dietro di sé; non piramidi, non Colossei... Giusto qualche vaso di porcellana dell'epoca Ming.
- ...E un esercito di statue di terracotta!
Appunto, che si sono conservate perché erano nascoste sottoterra! Ma la loro cultura millenaria sembra volatilizzata; quella che lasciò a bocca aperta i primi esploratori e missionari; una completa e originale rappresentazione del mondo, l'arte di incanalare le acque, di disegnare i giardini...
- Senza dimenticare la polvere da sparo e i fuochi d'artificio!
Senza dimenticare... Ma questa cultura e delle tradizioni millenarie si stanno perdendo nello spazio di poche generazione, sopraffatte dal successo planetario e dal nuovo che avanza. Anche se tra le minoranze etniche sembrava di rivivere nel passato...

Panorama dal fiume Li nei dintorni di Guilin, nella regione del Guangxi, con le caratteristiche montagne a denti di sega
Sul fiume Li si pratica ancora la pesca con il cormorano. Gli uccelli sono addestrati a tuffarsi nelle acque e a portare il pesce al padrone, che glielo estrae delicatamente dal becco e dal collo, dove hanno un anello per impedirne la deglutizione
Guilin, impropriamente tradotto a volte come ‘città delle foreste di cassia', deve il nome alla fioritura degli Osmanthus (Olea fragrans - Fam. Oleacee), dai piccoli fiori profumati bianco-crema
Certo la Cina sembra proprio un altro pianeta; a volte dovevo guardare le piante per ricordare che eravamo ancora su questa terra! In proposito, mi piace qui ricordare ancora una volta le parole del non dimenticato Ippolito Pizzetti, maestro di Botanica Applicata (alla vita!):
"...spesso, trovandomi tutto solo in un paese straniero, mi è capitato di essere sopraffatto da un senso di disorientamento e d'angoscia. Così, per trovare qualcosa di familiare a cui ancorarmi, nella grande anonimità circostante, cominciavo a guardare le piante, che dovunque ci si trovi, parlano sempre il medesimo linguaggio..."
[Da: Ippolito Pizzetti. ‘Pollice Verde' - BUR/Manuali 1a ed. Giugno 1982]
- Vogliamo arrivare con questa introduzione a qualche viaggio con problemi?
Beh! Momenti critici in un viaggio ce ne sono sempre, ma un'esperienza di completo spaesamento l'ho vissuta proprio in Cina.
- E racconta...
Non so adesso, ma nel '94 non era possibile muoversi in Cina da soli. Tutte le agenzie di viaggio dovevano contattare l'organizzazione locale (China Travel Service) che disponeva gli opportuni accompagnatori ad ogni tappa del viaggio; solo durante gli spostamenti non si era scortati. Ora era accaduto che il primo accompagnatore ci aveva messi sul treno da Kunming per Guilin, dove saremmo dovuti arrivare alle quattro di notte. Ma per un disguido (noi dormivamo; il personale di bordo non ci ha svegliati) abbiamo proseguito la nostra corsa, oltre Guilin, verso la Cina profonda. Forse non si comprende appieno cosa significhi non riuscire a capirsi. Alla scoperta dell'errore, né a parole, né con i gesti, né dispiegando la carta davanti al personale del treno e a tutti gli altri che ci si erano nel frattempo radunati intorno, è stato possibile capire dove eravamo. Tutti unicamente preoccupati delle conseguenze di quella disattenzione, per cui non volevano neanche farci scendere alla successiva fermata per tornare indietro. Avremmo poi scoperto che l'agente che ci attendeva a Guilin aveva passato una notte d'inferno alla stazione, dove noi saremmo arrivati solo la notte successiva, dopo varie altre avventure. "Due turisti italiani dispersi in Cina!": avevamo causato un incidente diplomatico!
- Altri problemi, con un viaggio?
Posso ricordare un viaggio-disastro. In Indonesia. Ero ospite di un mio amico che faceva import-export di mobili e oggetti d'arredo con l'Italia e si era stabilizzato laggiù, in un paesino di Giava centrale, con local wife & sons; la sua ospitalità fu squisita. Andammo poi a Bali e lo accompagnai nei suoi giri di approvvigionamento di materiali. Ho ricordi strabilianti soprattutto di Ubud, un villaggio dell'interno dell'isola.
- Cosa non funzionò allora?
Mi portavo una negatività addosso per certe mie vicende personali che ebbero ripercussioni su tutto il viaggio! A parte l'umore, mi squarciarono le valige, dimenticai delle orchidee che avevo comprato, sparì il biglietto di ritorno che avevo depositato nella cassaforte del mio amico. Passai non so quanti giorni all'aeroporto di Semarang, cercando di procurarmi il biglietto per tornare in Italia, senza doverlo ricomprare a tariffa doppia...
- Non era un film di Spielberg, con Tom Hanks: The Terminal?
Non a quei livelli, anche se per alcuni aspetti mi ci sono ritrovato. Comunque non fu proprio tutto nero: ricordo che nell'albergo dove ero alloggiato c'era un'orchestrina di musica gamelan... Quella musica aveva fatto da colonna sonora a tutto il mio soggiorno, specialmente dalle parti di Bali, insieme al profumo del vetiver, per la parte olfattiva... E' tra i ricordi più profondi che conservo, di quel viaggio (...insieme alla sfiga!). La musica gamelan è discreta e pervasiva; sembra in naturale risonanza con il suono cristallino delle acque, che costantemente accompagna ogni attività, a Bali e dintorni. ‘La musica dell'arcobaleno', dicono i nativi.
- Beh, senza quel contrattempo non avresti potuto approfondire le tue esperienze con la musica gamelan!
Si può dire anche così!
Ensemble di musica gamelan, con vari strumenti a percussione (xilofoni, metallofoni, tamburi e gong); può includere anche flauti e strumenti a corda. E' un'espressione artistica tipica dell'Indonesia, da poco più di un secolo ‘scoperta' e utilizzata nella musica occidentale
- Ma riuscisti a tornare a casa alla fine?
Lasciamo stare quel viaggio di ritorno! L'ho tanto trasfigurato nella memoria che non ricordo neanche di aver preso aerei...
- A no? ...E cosa, invece?
"...credo che egli approfittò, per venirsene via, di una migrazione di uccelli selvatici" [Antoine de St. Exupéry: "Il piccolo principe"; 1a Ed. Gallimard 1943]
(Piante rare e preziose.4. Fine)
Leggi qui: Piante rare e preziose (prima parte)
Leggi qui: Piante rare e preziose (seconda parte)
Caminante, son tus huellas
el camino y nada màs;
caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace el camino
y al volver la vista atràs
se ve la senda que nunca
se ha de volver a pisar.
Caminante, no hay camino,
sino estelas en la mar.
Viandante, son le tue orme la via, e nulla più; viandante, non c'è via, la via si fa con l'andare. Con l'andare si fa la via e nel voltare indietro lo sguardo si vede il sentiero che mai si tornerà a calcare. Viandante, non c'è via, ma scie nel mare.
[Antonio Machado (1875 -1939) - Proverbios y cantares XXIX, da: Campos de Castilla, 1912]
- Dopo tanti piccoli viaggi, in Italia e dintorni, è venuto il tempo del salto verso il grande mondo. Perché questa distinzione? Non è sempre, il viaggio, un'esperienza di cambiamento, quale che sia la destinazione?
Il grande viaggio è stato per me fare l'esperienza del futuro come un buco nero. Fin dal primo, in Africa, Somalia 1978; quando ancora quel paese esisteva come entità geografica e politica.
Cominciava qualche giorno prima di partire, l'esperienza insieme angosciosa ed eccitante di non sapere niente dei giorni successivi; su che sfondo mi sarei mosso, quali cose avrei fatto detto sentito. Il futuro finiva all'aeroporto, ultima meta conosciuta; di lì in poi, il buio. Da allora questa sensazione l'ho associata ai viaggi più impegnativi, quelli che mi avrebbero portato veramente fuori da ogni riferimento noto, dagli ancoraggi abituali.
Le prime volte prevaleva l'angoscia; poi imparai ad apprezzare l'eccitazione. L'aeroporto del paese sconosciuto, poi la strada che mi si apriva davanti, mai conosciuta, neanche immaginata; l'aria, odori e colori di una grana nuova, da scoprire.
- Certo l'Africa è grande, un intero continente, cui non è possibile ‘soltanto accennare'. Qui vorremmo rimanere alle esperienze che hanno riguardato le piante...
In Africa rimasi colpito da quanto tutto fosse grande; il cielo e gli orizzonti soprattutto, e poi le formiche, i ragni, le lumache, le piante. Gli odori forti e penetranti, la luce accecante, l'intensità dei colori. Non è un paese per vecchi, l'Africa. Tiene tutti i sensi all'erta; mette continuamente alla prova [Vedi su "O": Piante e storie dall'Africa (prima e seconda parte) del 19.08 e 27.08.2007].
- Dev'essere un ecosistema condizionato dalla scarsità d'acqua..!
Non ero nella fascia desertica e non ho avuto lì esperienza di vero deserto. All'interno c'era una vegetazione riarsa, adattata a precipitazioni scarse, che chiamavano ‘boscaglia'. Comunque di acqua non ce n'era molta e quella poca era colonizzata da sterminate estensioni di giglio d'acqua, che notavo allora per la prima volta.
- Una pianta di cui si è molto parlato per i danni che arreca!
Lasciata a se stessa può diventare un flagello; come il problema dei conigli in Australia e altre dissennate manipolazioni dell'ambiente da parte dell'uomo, famoso apprendista stregone. Sì, l'Eichhornia crassipes (Eichhornia dal piede rigonfio) è invasiva, ritenuta causa di un impoverimento di ossigeno delle acque e di interferenze con la sopravvivenza di pesci; e anche perché favorisce la proliferazione delle zanzare. Inoltre le masse di piante morte e putrefatte creano ulteriori problemi. Usata con criterio costituisce invece un sistema di chiarificazione delle acque nere.
Giglio d'acqua, ‘water lily' (Eichhornia crassipes - Fam. Pontederiaceae). E' una pianta acquatica galleggiante, che cresce sulla superficie di stagni, laghi e canali. È originaria dell'Amazzonia, ma è divenuta invasiva in tutte le regioni tropicali. I suoi bulbi hanno una struttura spugnosa, adatta al galleggiamento

Il fiore dell'Eichhornia crassipes o giglio d'acqua, Se, con tutti i problemi che la pianta pone, si ha ancora voglia di pensare al fiore, esso è molto bello e fiorisce anche nello stagno di casa, o in un mastello sul terrazzo; ma nelle stagioni fredde la pianta non sopravvive e andrà sostituita in primavera
In Africa e nei paesi della fascia equatoriale alcune piante hanno caratteristiche di forme e colori incomparabili. Tra queste le bouganvillee, gli ibischi e gli Adenium; le prime due diffuse anche ai nostri climi.
Gli Adenium sono il tipico esempio di un meccanismo messo in atto da molte piante - di varie famiglie, anche diverse tra loro - degli ambienti poveri d'acqua, di incamerarne un'abbondante riserva nel tronco. Dal baobab a varie altre piante, dette in modo aspecifico ‘alberi bottiglia': i Pachypodium e gli Adenium appunto, la Chorisia speciosa, Brachychiton e altre.
Gli ibischi (Hibiscus spp. - Fam. Malvaceae) sono caratteristici dei paesi tropicali. Di modeste pretese e adattabili dovunque, manifestano ai tropici la maggiore varietà di forme e colori. A sin. nella foto, Hybiscus schyzopetalus (dai petali divisi). I petali di un altro ibisco (Hibiscus subdariffa) si usano in infusione per la bevanda nota come karkadè

Diverse forme e colori del fiore di Adenium obesum - Fam. Apocynaceae. La pianta - originaria dell'Africa (desert rose) - si è poi diffusa in tutti i paesi tropicali (è conosciuta in Oriente con il nome di Pride of Japan). Non supera di solito i 70 cm - 1 m. di altezza; alcune varietà sono invece alberi maestosi, come gli alberi bottiglia di Socotra - Adenium obesum var. socotranum [Vedi su "O": Piante di Socotra. L'erbario di Atlantide del 13.01.08]
Certo che l'Africa resta nel cuore; i suoi grandi alberi, le savane a perdita d'occhio, i branchi di animali che corrono verso il nulla. Una mescolanza di cose viste di persona e al cinema o lette sui libri, che si confondono e si sovrappongono. Mi sorprendo a volte a ripensarci con un senso di perdita, senza neanche sapere perché...
- Allora è vera questa storia del mal d'Africa?
Su questo argomento ognuno parla per sé; io potrei parlare a lungo del mal d'Oriente. Ci sono luoghi che inspiegabilmente attirano; certi altri, sempre senza un motivo definito, respingono. Ho bei ricordi di un viaggio in Centro America, tra Costarica e Guatemala, ma è in Oriente che continuo a tornare. Non trovo una spiegazione accettabile; è qualcosa nell'aria, nelle persone, che fa sentire a casa...
- Non vorrai tirare in ballo le vite precedenti..?!
Certo che no! Sai che sono un tipo razionale, ma non ho ipotesi convincenti al riguardo. E' stata un'esperienza reiterata, nel corso degli anni, quella di trovarmi a mio agio in alcuni posti e non in altri...
- Seguo meglio quando parli di piante. Cos'hai trovato di particolare in Centro America?
Il Costarica è ricchissimo! "Un laboratorio della biodiversità" era lo slogan che girava a quei tempi. Ma davvero ha un cospicuo numero di parchi naturali e una diffusa attenzione per la preservazione dell'ambiente.
- Ne hai riportato impressioni o, più praticamente, semi e piante?
Il viaggio è stato indimenticabile; su e giù per montagne avvolte nelle nebbie, vulcani in quota e vegetazione tropicale più in basso; un'umidità tale che letteralmente gli alberi stillano acqua. Lì ho fatto la conoscenza col vasto mondo delle felci, quelle arboree - fern tree - piante antichissime, sopravvissute all'epoca in cui da sole ricoprivano il pianeta.
In quell'atmosfera umida e calda, prosperano anche le piante epifite, aggrappate le altre per semplice appoggio, mentre le radici sono libere nell'aria.
Felci arboree, ‘fern tree' (Pteridophytae: numerose famiglie) nel loro ambiente naturale, caldo-umido. Del periodo geologico (Carbonifero) in cui le felci erano l'esclusiva vegetazione del pianeta Terra residuano enormi giacimenti di carbon fossile

Nella foresta umida proliferano le piante epifite (v. nel testo). Nella foto un'orchidea e tillandsie di specie diverse

Diverse specie di Tillandsia - Fam. Bromeliaceae, tra cui Tillandsia usneoides (a sin.) che forma colonne pendenti dagli alberi o perfino dai fili dell'elettricità e Tillandsia cianea (in alto a dx). Prevalentemente senza radici, assorbono il loro nutrimento dall'umidità circostante

Fiore di Tillandsia cianea: piccoli elementi viola a tre petali che fioriscono dal basso verso l'alto su una spata di color rosa acceso. Può essere coltivata anche da noi, in ambiente idoneo
Diverse forme e colori di una tipica pianta tropicale, Heliconia, un genere di circa 200 specie - Fam. Heliconiaceae, già nella fam. delle Musaceae, come il comune banano
Diverse immagini di Strelitzia regina, 'uccello del paradiso' (Fam. Musaceae), una tropicale che si è acclimatata anche da noi. Il nome onora Sophia Carlotta di Mecklemburg-Strelitz, diventata regina di Gran Bretagna nel 1761, sposando Giorgio III
- Hai portato piante, da quel viaggio?
Mah! Al giorno d'oggi le piante e i semi si trovano dappertutto; ci sono vivai specializzati e vendite per corrispondenza. Direi che il lascito più importante dei viaggi - anche in campo botanico - sia aprire la mente al possibile: poi la curiosità fa il resto. Però la tendenza a raccogliere semi è quasi compulsiva, a volte. La jacaranda che prospera nel mio giardino, alta 7-8 metri, è venuta da un seme portato dal Costarica [V. su "O": Piante clandestine in città del 23.06.08]
- Dal Costarica al Guatemala, dicevi... Anche lì tante piante?
L'interesse di base era diverso: eravamo lì per le rovine Maya di Tikal, immerse e in parte ricoperte dalla foresta tropicale. Le piante erano tutt'intorno; se si vuole anche metafora della natura che ingloba e cancella le opere degli uomini...
- Non siamo qui per filosofeggiare, né per parlare di rovine...
Giusto. Rimaniamo alle impressioni che mi sono rimaste più vive del viaggio. La giungla vista dall'alto di un tempio Maya e la possibilità che le alture dei dintorni fossero altrettanti templi a gradoni ricoperti dalla vegetazione. Poi una visione fuggente - un lampo smeraldo nel folto della vegetazione - dell'uccello mitico degli Incas, il Quetzal dalle piume preziose. Infine il mercato dei fiori di Chichicastenango; già ai miei tempi (1992) molto ad uso dei turisti, chissà adesso..! Un mercato povero, di gente povera e dignitosa, con la fatica di vivere negli occhi - come dovunque in Guatemala - ma i colori, i profumi... Un'atmosfera indimenticabile! E un viaggio irrepetibile, legato ad alcune persone che non ci sono più.

Il Quetzal (Pharomachrus mocinno) è l'uccello simbolo nazionale del Guatemala (...e anche il nome della moneta in uso); il maschio si distingue dalla femmina per la lunghissima coda, delle cui piume si adornavano già i re maya. A destra, scene dal mercato dei fiori di Chichicastenango; la donna della foto in basso vende tra l'altro delle tuberose
Il mercato dei fiori del giovedì e della domenica a Chichicastenango nella provincia di El Quiché, sui gradoni e intorno alla chiesa di Santo Tomás.
- Ecco, questo è un punto su cui volevo soffermarmi... C'è una differenza tra i viaggi fatti da soli e quelli in compagnia?
In compagnia di amici o in coppia?
- Diciamo in coppia...
Ma non dovevamo rimanere stretti al tema delle piante?
- E' che poi la vita riesce sempre a intrufolarsi, tra una pianta e l'altra...
Capisco. Beh, su questo punto sono preparato, per aver avuto esperienza di entrambi. In Somalia per esempio, sono stato da solo. Si può immaginare quanto fosse un altro mondo, per me che non avevo conosciuto altro che l'Europa, fino ad allora. Un soggiorno di tre mesi molto coinvolgente, per luce, colori, genti, modi di vita: odori e sensazioni che ancora oggi mi porto dentro e mi fanno sobbalzare, a volte. Ma è mancata a quel viaggio una dimensione: la presenza di una persona al fianco, con cui spartire quel che andavo vivendo. A volte un testimone serve a rendere più vera la realtà stessa; è la prova che quello che hai vissuto non e' stato solo immaginazione. Vale anche a rievocare l'esperienza e a farla rivivere. Oggi, a distanza di tanti anni, potrei anche pensare di essermi sognato tutto.
- Già... Ma come disse il Profeta, i compagni vanno e vengono...
Appunto! Si può rischiare di investire a senso unico, tutto su una sola persona? Ho fatto molti viaggi in coppia, quindi parlo in concreto. Aver vissuto tanta vita con un'altra persona la rende un testimone che entra per forza di cose in tutto quello che si farà in seguito. Quasi insensibilmente si arriva a guardare attraverso lo sguardo dell'altra/o. E allora, le cose che si vedono, le decisioni che si prendono, sono una scelta autonoma o si è, senza accorgersene, reciprocamente condizionati?
- Come rispondi?
Uno se ne rende conto al primo viaggio da solo, quando si trova a fare a meno di quella che è diventata un'abitudine. All'inizio si è spaesati, non solo in senso geografico, ma mentale, emotivo. Si ha come compagno di viaggio un fantasma e si continua a portarlo con sé. Poi...
- Poi?
Si riprendono le misure. Non che sia facile, ma ci si arriva, nel giro di qualche anno.
Preferenze?
Sono due modi diversi di viaggiare. Parlo per me: per sfuggire a questa trappola, all'inizio si prova a dare un'accelerazione alla propria vita, fino a diluire, moltiplicare e sommergere tutto quel che si è vissuto prima. Non che non funzioni! Ma e' dura ...e richiede anche una buona dose di fortuna. Poi, col tempo, si ritrova un centro...
- Sarebbe?
Un centro che è esattamente se stessi; il piacere del viaggio vissuto ‘al momento'; la strada che non esisteva prima e che si dissolve dietro di noi, come ‘scie nel mare'
- Quelle di Machado, in epigrafe?
Sì. Alcune parole si leggono senza capirle veramente; poi ritornano alla mente dopo molta strada e molta vita...
- Così ci sono differenze tra i primi viaggi e quelli attuali?
Si, un fattore per così dire ‘esterno' si è inserito nel gioco: la possibilità di essere in collegamento tramite internet con gli amici restati a casa e con altre persone che hanno fatto o stanno facendo lo stesso viaggio. Ne accadono delle belle, ed è un'ulteriore dimensione di interesse...

Varie forme e colori di Passiflora (Fam. Passifloraceae), una rigogliosa rampicante originaria dell'America centro-meridionale, con un fiore dalla complessa simbologia (Fotocomposizione di diverse immagini di Maurizio Vecchia - http://www.passiflora.it)

Passiflora quadrangularis è tra le passiflore dai fiori più grandi; deve il suo nome al fusto di sezione quadrata
Alcune passiflore (P. edulis, P. ligularis, P. quadrangularis) producono frutti commestibili (maracuja, granadilla) costituiti da una mucillagine dolce-acidula in cui sono immersi i semi. Dal profumo e sapore molto intensi, sono anche usati per succhi e bevande
Visto che siamo in tema di passioni, ricordo la storia di due mie amiche, rispettivamente biologa e chimica nel laboratorio di analisi cliniche di una struttura privata. Furono irretite dal direttore amministrativo - un piacione, fama di grand viveur - che faceva il grandioso con i dipendenti ma (al solito) sotto sotto tirava a fregarli.
- Che c'entra questo con le piante?
Aspetta... Beh! Le due signore furono invitate ad una cena dal tipo, della qual cosa erano innegabilmente lusingate... Solo che il suo fine era proporre loro un notevole aumento dell'impegno di lavoro, per soli quattro soldi in più... Indubbiamente ci sapeva fare!
Il giorno dopo le due erano ancora frastornate e mi raccontavano della cena in un locale di fama del litorale: - Una cena raffinatissima... Pensa che alla fine ci ha offerto un sorbetto al frutto della passione, facendo delle battute maliziose sulle sue proprietà afrodisiache...
Veramente ... - ho detto io - si chiama così dalla ‘passione' di nostro Signore! Era una storiella inventata dai Gesuiti nel '600, per colpire la fantasia dei nativi da convertire: i viticci erano la frusta della flagellazione; i tre stili i chiodi; gli stami il martello; la corolla a raggiera la corona di spine.
- Ach!
Ma ormai il danno era fatto! Avevano accettato l'aggravio di lavoro!
- Come dire: le conoscenze botaniche non sono indispensabili nella vita... Ma aiutano!
(Piante rare e preziose. 3. Continua)