Pistorius e il ritmo incostante dell'immaginario
Se guardi il video qui sopra, vedi un uomo senza piedi che corre più veloce di te e di me. Anzi, probabilmente l'hai già visto. Tutti i telegiornali hanno rilanciato la notizia. E in tre giorni è invecchiata. Dicono che sia colpa delle troppe informazioni bombardate dai mass media. Può darsi. Il 13 luglio era un evento, quando Oscar Pistorius è arrivato secondo nei 400 metri al Golden Gala di Roma correndo sulle sue gambe di lega di carbonio. Il 15 luglio l'hanno squalificato perché ha invaso la corsia di un altro atleta, al Grand Prix di Sheffield, e la squalifica non è andata su tutte le prime pagine perché Pistorius era già quasi un atleta come tutti gli altri.
Questa cosa, se ci pensi, ha qualcosa a che fare con l'arte. E con la scrittura. Quando produci qualcosa, devi infilarti in quel passaggio lì, che è strettissimo, davvero strettissimo. Se lo manchi perché arrivi troppo presto, sei stravagante. Se arrivi dopo, sei banale. Pensa a scrivere il racconto di un uomo che corre alle Olimpiadi con delle protesi in carbonio al posto delle gambe. Prima di Pistorius. Immagina i commenti. Qualche apprezzamento, solo da chi è un patito di racconti fantastici. Qualche doverosa citazione di Cronenberg e Terminator. Ma in tutti l'idea del solito racconto di genere, magari aggiornato perché invece dell'ippogrifo ci stanno le protesi di carbonio. Pensa a scriverlo adesso. Dopo Pistorius. Una cosa già sentita. Banale. Consueta.
E infatti i giudici sportivi non hanno avuto nessuna reazione di meraviglia e quando Oscar Pistorius ha sbagliato l'hanno immediatamente punito. A Sheffield, Pistorius non ha corso al meglio. E' partito molto male, per via delle protesi in carbonio che non sono l'ideale al momento dello start. Pare che siano meglio i piedi, alla partenza. E ha corso male anche per via della pista, viscida a causa della pioggia battente. E pochi minuti dopo la gara e' stato squalificato per invasione di corsia. Così gli è stato assegnato l'ultimo posto.
Squalificato? Ultimo posto? A uno che corre senza le gambe? A uno che corre senza i piedi e si batte e batte atleti con i piedi ben sistemati nelle loro ultrasofisticate scarpe da ginnastica? Ma squalificate vostra sorella! O vostro fratello! Mi viene da gridare. Poi penso che hanno fatto bene. Lo sport è lo sport. Se vuoi correre alle Olimpiadi devi seguire tutte le regole. Altrimenti dove andiamo a finire? Non fosse mai che a qualcuno venisse in mente di utilizzare sostanze dopanti per tenere testa a uno con le gambe di carbonio. Non sia mai. E poi... ma chi lo può mai squalificare
davvero Oscar Pistorius? C'è gente che
non può essere squalificata. Chi può squalificare il mio amico Mario Sandro? Lui avanza tutto sghembo e scrive a mano lettere storte troppo grosse per il foglio. Ma corre in pista, scrive poesie,
scrive racconti, dipinge quadri e li mette in mostra. Insomma, nessun giudice sportivo può
davvero squalificare e far finire ultimo uno come Pistorius o uno come Mario.
Solo che, appunto, oggi la corsa di Pistorius non può più diventare un racconto, una storia adatta a fare emozionare tutti quelli che amano l'arte. E' diventata cronaca. E tu che vuoi inventare qualcosa di nuovo te lo devi ricordare Oscar Pistorius, lo devi ricordare inserito in questo ritmo incostante dell'immaginario. Che un attimo prima fa della tua opera un'invenzione e un attimo dopo solo un luogo comune. E devi imparare a ballare a questo ritmo per centrare quell'unica fessura in cui far passare la tua idea come un uomo senza piedi che sogna di andare all'Olimpiade dei normodotati. Che solo a scriverla questa parola, ti fa tristezza e sembra così imperfetta da farti venire il bisogno di trovarne altre. Quelle giuste.
Nino La Rocca: “Dormi una sera per terra e una sul letto e alzati alle tre…”
Una chiacchierata con Nino La Rocca (ex campione europeo dei pesi welter, soprannominato the Italian Alì) avvenuta in un ristorante di Roma. La serata è stata splendida e Nino era in grande forma.
Non fate la boxe…mi raccomando. Se devi andare fino in fondo col pugilato fatela, se volete fare carriera, ma anche qui ve la sconsiglio. Allenatevi come un pugile, tenetevi in forma e studiate. Lo studio è la vera salvezza, i cazzotti fanno male. Di campioni ce n’è uno…uno soltanto, il resto è gente che finisce a parlare da sola. No…il titolo più bello è la laurea. Quello sì che permette di essere qualcuno…Prendiamo quei ragazzi là giù…
Che hanno fatto…
Voi giovani a me fate rabbia…avete tutto, ma non avete i denti. Se non vedete un po’ di fame non vedete il mondo.
Uno dei ragazzi si alza e dice a Nino che lui è stato in Africa, a Capo Verde…
Ehehe…a Capo Verde…ma che vuoi avere visto a Capo Verde…un albergo con piscina e vasca con l’idromassaggio. Io quando vivevo vicino Genova dormivo dividendo la stanza con un’altra persona. Be’ il letto era uno e ce lo dividevamo, una notte io e una lui. Poi vicino a questo palazzo dove stavo c’era la zona ricca, dove abitava Mancini che giocava con la Sampdoria. Lui faceva la bella vita…tornava tutte le sere all’una…io andavo a letto alle nove e mi alzavo alle quattro per andare a correre…perché se non correvo non mi davano i soldi per vivere in quel buco.
E’ questo che ti porti dietro dall’Africa?
Là c’è la miseria che qui ci vuole una gran fantasia per riuscirla a vedere. Una volta quando sono tornato in Mali… mi ricordo che ero in un bar. Sulla strada passa un ragazzino che si mangiava le mani…dico letteralmente… se le mordeva facendosi uscire il sangue. Allora ho chiesto al barista che diavolo avesse quel ragazzino e lui mi ha risposto che probabilmente non mangiava da sei gironi…Gli ho allungato un pezzo di pane… mai visto nessuno ingoiare senza masticare. Capisci quello che dico? Così tu Ste’ non fare gli incontri… devi solo allenarti come un pugile, fai il vuoto e tutto, ma niente incontri.
Ma la boxe mi piace da matti…
Sì…ma non è giusto che tu la faccia. Tu devi studiare, tu devi scrivere… ma la boxe è giusto che la faccia qualche altro…altrimenti si scombina tutto. Io vedo questi ragazzi che vanno in discoteca…hanno fatto un po’ di palestra e sono pronti a picchiarti per la prima cosa che gli gira. Fanno un paio di mesi di pugilato e sono convinti di essere pugili…non girano così le cose capisci?
Ora ti racconto una storia. Una volta mi allenavo in una palestra e c’era un ragazzo che prometteva bene. Allora il suo allenatore mi fa fare guanti con lui. Questo ragazzo era appena diventato professionista e io avevo finito la carriera ormai da tempo. Parte il primo round e questo, bassetto e muscolosissimo, mi inizia a venir contro sparando certi colpi della miseria. Voleva buttarmi giù capisci… perché buttare giù uno che è stato un campione… insomma ti fomenta. Allora alla fine della ripresa dico al suo allenatore di far andare più tranquillo il ragazzo. Ma niente, alla seconda ripresa quello riprende a boxare come prima. Finisce anche quel round e io riparlo con l’allenatore. Nemmeno a dirlo che alla terza ripresa questo riprende a picchiare sodo, come se fosse convinto di potermi buttare giù. Ora io ho fatto ottanta incontri e cinquanta vinti per k.o. Così ho deciso di insegnare una cosa al ragazzo, sperando che l’abbia capita. L’ho messo col culo per terra… all’ennesima volte che cercava di entrare, bum l’ho messo giù… se l’era meritato. In quel momento ho sentito che non avevo lasciato tanto quanto avrei voluto col mio lavoro…
E a te è mai capitato di ricevere queste lezioni…
Be’ non mi sono mai comportato così…io ho sempre fatto vita da prete. Tra l’altro sono molto religioso. Comunque una volta, quando ero a Genova, ho fatto tardi…mi ero concesso una serata. Così il mio allenatore lo viene a sapere e il giorno dopo mi organizza un incontro di allenamento con un peso massimo. Questo era alto uno e novanta e pesava centodieci chili. Ovviamente erano solo muscoli. Mentre questo mi massacrava il mio allenatore mi urlava “così impari a fare tardi”. E poi al bestione di cento chili diceva:” se non lo pesti per bene non ti pago questo mese.” Mi ricordo che, quando legavamo, il bestione mi diceva all’orecchio: “ vattene via, scappa dal ring ti prego…io qui ti devo pestare.”
E tu che hai fatto?
Ho recuperato il footing che non avevo fatto la mattina. Il ring me lo sono fatto avanti e indietro per sei riprese. Quel bestione aveva una famiglia e lo stipendio gli serviva e avrebbe fatto qualunque cosa per averlo.
Nino La Rocca (Cheid Tijani Sidibe) (Port-Etienne, Mauritania, 5 aprile 1959), pugile italiano attivo negli anni '80, categoria Pesi Welter; statura m 1,77. Nato da padre del Mali (Moussa Sidibe, paracadutista dell'Esercito Coloniale Francese) e madre siciliana (Nunzia La Rocca, nata a Resuttano), ottenne la nazionalità italiana nel 1983, nel corso della carriera. Gli americani (presso cui è d'uso la grafia Nino LaRocca) gli attribuirono il soprannome "The Italian Ali". (da Wikipedia)