I racconti, le poesie, i dialoghi, i radiodrammi, ecc. Le opere, insomma, che vengono fuori dai laboratori della Scuola Omero, raccolte per i nostri lettori.
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Tiri liberi di Marco Borraccino
Waterproof di Alice Scornajenghi
Tiri liberi di Marco Borraccino
E’ dall’inizio che si sgola, con quella vocina stridula, tendente al falsetto. “A nano, sei cotto! Sei bollito!”. Nel frattempo mastica pop-corn, sbriciolandone un po’ per terra. Ora si è spostato proprio di fronte a me, dietro la ringhiera del canestro. Ci provo a ignorarlo, ma non posso.
Palleggio, una, due, tre volte, e poi scocco. La traiettoria imposta dalle mani mi è parsa corretta, anche se un po’ frettolosa. Un tiro libero a canestro non dovrebbe averne mai, di fretta. La palla impatta sul ferro interno del cesto e poi s’impenna a sinistra, lontana dal proprio obiettivo, finendo la propria parabola nelle mani di Francesco. Il pivot me la rilancia immediatamente, con sguardo d’intatta fiducia nei miei mezzi. Lui, continua: “dai nano, tira quest’altro, tanto non sei capace!”.
La faccio rimbalzare a terra allo stesso modo, concentrato e senza enfasi. Scocco di nuovo, però stavolta chiudo gli occhi. Un secondo, forse meno, rubato a tutti per non soffrire, troncato dal chiasso perentorio dell’urto della palla sul bordo esterno del cesto.
Ho sentito Francesco dire “No, Cristo, no”. Ho sentito chi mi chiamava “nano” gridare forte “sììì!”. Ho riaperto gli occhi e Martini, guardia del Sant’Elena, s’era già avventato sotto il canestro, agile e perfetto nella presa, longilineo e plastico come un marmo dell’età classica. L’ho invidiato. Il fischio dello scadere del tempo è giunto subito.
Il Sant’Elena aveva appena battuto il Sei Fontane 92 a 91 nella quarta finale di play-off del campionato C-2. Così, era due pari. La quinta, ultima e decisiva, era fissata per due giorni dopo. Qualcuno, per consolarmi, mi disse che “gli unici a non sbagliare mai i rigori sono quelli che non li tirano”. Lo ringraziai, “giustissimo”, ma i rigori non sono tiri liberi. Nel calcio chi subisce il fallo non è tenuto a tirare: ci sono i rigoristi. Nel basket non ti puoi sottrarre: tira chi ha subito il fallo. Nell’ultimo allenamento prima della finalissima, il nostro coach ci raccolse tutti a metà a campo e ci fissò serioso e meditabondo per qualche secondo. Poi prese a parlare con quella cadenza statunitense che quand’era su di giri dominava meno del solito. “Chi sbalia tiro libero, fa male a tuto team. A fine alenamenti si deve sempre fare tiri liberi”. Quel pomeriggio mi fermai più a lungo di tutti. E quand’ero solo, decisi di provarne 30. Ne infilai 28. Una media alta, ma nella norma per me. Mai avuto problemi coi tiri liberi. Ci fu però un particolare a non placare le mie angosce: avevo fallito il diciottesimo e il diciannovesimo tiro. L’eventualità della successione di due errori esiste.
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Waterproof di Alice Scornajenghi
Cara, come stai?
non sai! devo proprio scriverti, non posso proprio tenermela per me.
fai conto che io e Maddalena eravamo appena tornate dalla piscina e quella lo sai com’è che non si contiene dopo la piscina, che poi ieri si era davvero spinta oltre, poi ti dico. insomma era tutta un po’ esaltata e io a starle dietro che lo sai non mi dispiace. quella lavava i piatti veloce e io lenta lenta dietro pulivo i fornelli tutti incrostati di caffè, che doveva arrivare la futura suocera.
lo sai? ha deciso che si sposa a dicembre.
però poi mentre insapona una tortiera incrostata si ci incanta su e mi dice che non è più sicura, me l’ha già detto in verità, ma di solito più seria, invece ora un po’ ridendo dice che vuole essere libera, che potrebbe pure stare sola, tanto ora è tutta contenta che l’hanno messa a gareggiare ai campionati mondiali, e lei vuole solo il nuoto ora. E io le ho detto che un giorno il nuoto non è detto che ci sia sempre, che magari il motivo è un altro. e lei: no, no il motivo è proprio quello, e poi non ci saranno le gare, il resto sì.
che cosa ci includa nel resto oltre a due vasche in solitudine non lo so.
e non gliel’ho neanche chiesto perché lì per lì mi aveva convinta.
Fatto sta che stava proprio colla ridarella, e a un tratto se ne esce: facciamo uno scherzo a Donatella? che è la suocera, e io: “che? sì. aspetta che finisco qua”. poco convinta. dico, che mi rappresenta?
Ma lo sai com’è Maddalena, mica puoi dire no senza litigarci, quindi dico sto sì così, tanto.
insomma lo scherzo era di riempire i guanti per lavare i piatti, che sono pure di una specie di rosso carminio, hai presente, è sanguigno però un po’ sul fucsia. insomma, e poi appenderli allo scolatoio che sembrassero delle mani, di un mostro che scende dico io, di un cadavere dice lei.
Io mi siedo, che non ti nego ero parecchio stanca, e lei si mette a sto lavandino a riempire e a scegliere la quantità d’acqua giusta. “va bene così?” sì, dico io e lei guardandoli “ma no sono troppo pieni, manco le caviglie di quella tua zia incinta sono così gonfie.” e io le dico che effettivamente c’ha ragione, sembrano due cotechini e un po’ rido. anche se lì per lì ero stupita che le venisse in testa proprio zia.
poi li riempie di modo che non siano neanche troppo mosci e con due mollette per i panni li appende allo scolatoio dei piatti, di modo che scendano proprio all’altezza dei pomelli del rubinetto. li guardiamo e ridiamo, ci fanno un po’ paura e nessuna delle due ha il coraggio di fare finta di aprire l’acqua per farsi sfiorare il dorso della mano e vedere che effetto fa.
lei è proprio impressionata, alla fine provo io, e sembra la mano di un cadavere le dico, lei ride e poi va a provare, e ride ancora, dice pensa che bello se stanotte viene a prendersi un bicchiere d’acqua al buio! Ahhh! dico io.
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