I racconti, le poesie, i dialoghi, i radiodrammi, ecc. Le opere, insomma, che vengono fuori dai laboratori della Scuola Omero, raccolte per i nostri lettori.
In questa pagina:
La collana di perle di Antonella Garofalo
Cose di Giorgia Catapano
Va tutto bene di Valentina Gentile
Tutto ovvio semplice scontato di Mariarita Seminara
La collana di perle
di Antonella Garofalo
Ho una collana di perle e quando la indosso ogni perla si trasforma in una mosca. Ogni mosca aderisce alla mia pelle e lascia un'orma nera e catramosa. Le ali verdastre e trasparenti battono frenetiche. Gli occhi si iniettano di rosso rubino ed eruttano lingue di sangue. La devo togliere per l'atrocità del dolore che mi trafigge e ne porto a lungo i segni. Striature rossastre, viscide e pruriginose. Ho riposto la collana in un cassetto del comò e di tanto in tanto ripenso alla prima volta che l'ho indossata. Qualche volta non ho resistito e l'ho rimessa al collo. La metamorfosi delle perle che sputavano mosche si è ripetuta. Con ribrezzo mi sono strappata via le mosche ed esse hanno ronzato sopra di me. Poi le ho viste cadere, ricongiungersi e ridiventare perle.
Sono trascorsi mesi da allora e ora, davanti a questo cassetto, mi riassale la tentazione. Apro il cassetto e guardo la collana. L'avorio delle perle sa di antico, come la foto ingiallita di mia nonna che ho davanti. I suoi occhi dolcissimi mi attraggono. Sembra che vogliano parlarmi. Allargo lo sguardo sulla foto e il collo grinzoso mi mostra la collana. Non mi ero mai soffermata a guardare mia nonna. Non avevo mai indugiato a guardare le perle che sto per indossare.
Cose
di Giorgia Catapano
La aspetto. Dovrebbe arrivare tra poco, ha detto alle otto. Mi ha stupito il fatto che accettasse di nuovo il mio invito, qui a casa mia.
L'ultima volta che è stata qui era pomeriggio. Era entrata in casa guardando tutto con molta attenzione, mi ha infastidito un po'. Rovistava con gli occhi tra le mie cose. Osservava i miei cd disordinati e impilati come una costruzione troppo alta e insicura. Ero sollevato dal fatto che su quelli a cui tenevo di più il titolo non si leggesse. Mi sono sentito salvo, stupidamente. Si aggirava per casa alla ricerca di segnali, di indizi su di me. Non mi guardava, forse non si era neanche accorta di cosa avevo addosso. Di lì a poco non avrei avuto più nulla. Ma prima ha iniziato a spogliarmi prendendo i miei libri, esaminandoli. Per ognuno faceva un commento. E ogni commento non corrispondeva minimamente a quello che io pensavo. Il punto più alto della mia insofferenza è stato quando ha preso dalla mensola sopra il letto il mio libro preferito ed è esplosa in una risata isterica "Non capisco come si possa leggere questa merda. Eppure questo stronzetto ne vende uno dietro l'altro. Spero che te lo abbiano regalato. Sicuro. Non sei il tipo che compra sta roba". Poi ha buttato il libro e me sul letto.
Mentre mi rivestivo era già andata via.
Ecco, è arrivata. E' diversa stavolta. Sembra più fragile e impacciata. Non sa bene cosa fare. Le offro un bicchiere d'acqua e lei lo beve come se fosse il più pregiato dei vini, assaporando ogni sorso e facendo roteare il bicchiere. Mi guarda negli occhi a lungo cercando un sorriso. Le accarezzo il collo, sembra quello di un ragazzo da quando si è tagliata i capelli. Mi piace sentire quel punto dove la pelle è più morbida, dove finisce il corpo e inizia la testa.
"Oggi è un momento difficile. Tutto quest’anno è un momento difficile", mi dice sforzandosi di non piangere. La faccio sedere sul divano e metto su un po' di musica. Una qualunque. Lei mi sorride, è il suo pezzo preferito. Allora spengo lo stereo e il suo sorriso con un bacio distratto. Mentre mi rivesto mi aspetto che se ne vada. Invece rimane e mi fissa. Cerca le mie mani, i miei occhi. Io non riesco a guardarla. Guardo attorno. La mia casa è un disastro. C'è lo stendipanni al centro della stanza, appesi i calzini e le mutande. Mi alzo dal divano e ne prendo una pulita. La infilo e me la sistemo addosso. E' diventata rigidissima dopo una settimana che stava lì. E forse non è neanche tanto pulita. Puzza di fumo. Vado in bagno. Lei rimane sul divano. Spero di non trovarla quando esco. Vorrei che sparisse mentre tiro lo sciacquone.
La ritrovo nella stessa posizione, girata su un fianco. Non si è ancora rivestita.
Fa una smorfia come i gatti quando si stiracchiano e mi dice fuori luogo "Dai, vieni un po' qui vicino". Io non ho nessuna intenzione di ricominciare. Il suo odore è stato fin troppo qui dentro. Anche lei puzza di fumo ed è rigida, ma non la voglio ancora addosso. Per non essere scortese le propongo "Andiamo a fare una passeggiata". La porterò fuori e l'accompagnerò da qualche parte così me ne libero. Lei si illumina, si riveste in un baleno e mi fa "Buona idea". Prima di uscire cerca di abbracciarmi e di parlare. La osservo dritta negli occhi per mantenere le distanze. Anche lei mi guarda soffermandosi sulle mie ciglia, ci gira intorno e arriva al centro degli occhi. Per un secondo ci incontriamo ed è un secondo molto lungo, troppo. I suoi occhi diventano tutto d'un tratto senza profondità, non capisco perché e non voglio saperlo. Comunque è uno sguardo strano. Forse guarda se stessa. Si sta chiedendo come la guardo, sta cercando di capire cosa mi frulla in testa. Vuole leggermi per sapere cosa penso di lei. Io non lo so cosa penso di lei, non so cosa voglio da lei. So bene che pretendo che se ne vada. Ma non lo penso, lo pretendo e basta. Adesso la guardo cercando di capire il mio sguardo. Mi specchio nei suoi occhi come un narciso. Ho la faccia da cretino. Ho un pizzetto che mi allunga il viso e i baffi mi trattengono le parole. Mi vedo piccolissimo. I miei capelli sono arruffati. Lei sbatte le ciglia e ride gustandosi questo momento di intimità. Torno a guardare attorno, cerco le chiavi di casa. "Sono stata molto bene", mi sussurra lei nell'orecchio "Sai non stavo così da tanto tempo. Ho paura". Non trovo le chiavi. Forse sto corrugando la fronte perché lei mi dice "Volevo dirti una cosa carina. Sei un tipo romantico in fondo se leggi tutti quei romanzi d'amore. Per un uomo è strano. Voglio dire, è bello". Mi ricordo che le chiavi potrebbero essere dentro la tasca della giacca. Mentre lei fa per abbracciarmi, le tengo i polsi vicino al corpo e la lascio immobile. Prendo la giacca e inizio a perquisire le mie tasche, sono tantissime. Infilo velocemente le mani in tutte le tasche poi di nuovo, una tasca dietro l'altra, ma non trovo niente. Sento finalmente sulla mano qualcosa di metallico. Sorrido. La prendo per mano e la porto fuori. Chiudo la porta di casa con tutte le mandate. Mi piace quel rumore di ferro. E' un rumore giusto, sordo e pesante. Scendo le scale a piedi, lei mi segue. Sembra un cane, ma parla. Parla del tempo, del palazzo, delle scale, della mia fretta, della mia andatura, della mia giacca sgualcita. L'aria di fuori mi prende subito alla testa, aria nuova. Vorrei essere da solo. Respiro a lungo e guardo la strada. Poche macchine passano veloci. Sento il mio respiro amplificato. Mi volto per vedere dov'è lei. E’ accanto al portone e sta rovistando nella sua borsa, ne è quasi ingurgitata. Tira fuori il pacchetto di sigarette. Mi viene vicino e me ne offre una. Mentre fumiamo non ci scambiamo una parola e non ci guardiamo. Finisco la sigaretta e la getto lontano sulla strada. Lei getta la sua vicino. La guardo. Si sta spegnendo.
Va tutto bene
di Valentina Gentile
Ciaaaaooooo!!! ... Vieni qua, fatti abbracciare! ... Be', ti trovo in forma ... sei felice di vedermi, eh? ... Ti avevo promesso che sarei passata anche solo per pochi minuti e lo sai che per me una promessa è sacra... Ti pare che non venivo a trovarti? ... Ma scusa, per chi mi hai preso? ... Allora, come va? ... Bella la stanza, piena di luce ... ma ti hanno fatto scegliere? ... No, perché se fosse così quasi quasi varrebbe la pena ... ma no, scherzo, non ti preoccupare ... ma ti pare? ... Siamo già tutti così preoccupati per te e poi, figurati, il tempo chi ce l'ha ... con tutto quello che ho da fare ... Comunque ti volevo dire che sto meglio ... lo so che me lo volevi chiedere, ma non volevo farti preoccupare, non mi sembra il caso. Be', comunque ti dicevo che sto molto meglio ... Non ho più neanche quella sensazione di prurito sotto le ascelle e le bolle sono andate via ... il dermatologo mi ha detto che dev'essere stata la crema che usavo per depilarmi ... e pensa che ho pure dovuto cambiare deodorante ... ma ti rendi conto ... dopo tanti anni che usavo lo stick adesso devo passare al vaporizzatore per una stupida allergia! ... E' così scomodo da portare in borsa ... ne dovrò comprare una più grande ... il dermatologo dice che è una cosa momentanea ... mah, speriamo ... se ci penso mi vengono certi nervi! ... Sì, perché potevo evitarlo, sai, se solo fossi stata più attenta a me stessa ... e invece no ... mia madre me lo dice sempre che dovrei pensare di più a me stessa invece di mettere sempre gli altri al primo posto... ma io sono fatta così... che ci posso fare ... proprio non ci riesco ... prima gli altri, gli amici e i loro problemi e poi quel po' di tempo che rimane per me stessa ... non cambierò mai ... per esempio oggi non sai che corsa per venire qua ... ma certo sono contenta di essere venuta ... solo non sai che stress ... perché ho la macchina dal meccanico, te l'ho già detto? ... No, quindi sono venuta con gli autobus e per strada era tutto bloccato per un incidente che c'è stato non so dove e io alla fermata per quasi tre quarti d'ora ... ma ti rendi conto ... con questo caldo e la mia pressione bassa, ma l'importante è che tu stia bene ... e ti trovo proprio in forma, sai? Ti hanno dato proprio una bella stanza ... peccato che ho così poco tempo, devo proprio scappare prima che chiudano i negozi ... sì, perché ho preso un vestitino celeste delizioso da Scotia solo che non avevo abbastanza contanti e ho dovuto lasciare un acconto così ora mi tocca fare una corsa per andarlo a prendere prima che chiudano ... altrimenti mi tocca ritornarci con i mezzi e ... tesoro mio, non ci penso nemmeno... comunque è veramente delizioso ... magari lo metto la prossima volta che vengo ... be', ora devo proprio scappare ... e mi raccomando non mi fare preoccupare... Alessio non è ancora passato? ... be', avrà trovato traffico ... certo che da qui hai proprio una bella vista ... ma cerca di stare su, mi raccomando ... ma certo che farete un altro bambino, siete ancora giovani! ... Ma ti pare! ... Ora però scappo ... vieni qua, fatti abbracciare!
Tutto ovvio semplice scontato
di Mariarita Seminara
La sera della scoperta mi sono svegliata perché avevo sete. Ho aperto gli occhi e guardato dal suo lato del letto e ho visto che lui non c'era. "Sarà in bagno", mi sono detta. E così l'ho cercato per casa ma non era da nessuna parte. Allora sono tornata in camera e lì, sul momento non ci avevo fatto caso, ho notato che dal piumone, appoggiata al cuscino uscita una testolina. Mi sono avvicinata e ho visto che c'era un pupazzo. Ho acceso la luce, spostato il piumone e lui non c'era più. C'era solo questa scimmia gialla e verde col pigiama blu a righe bianche di mio marito. Mi ha detto subito: "Che cazzo fai? Perché hai acceso la luce?" Visto il mio stupore misto a paura, ha aggiunto: "Giuliana, ma che hai? Perché mi guardi così? Sai che fai? Visto che sei in piedi e che siamo svegli accendimi una sigaretta." E io gliel'ho accesa. Gliel'ho data e mi sono seduta davanti a lui. Non sono riuscita a dire nemmeno una parola per almeno per dieci minuti. Poi ho farfugliato il suo nome. "P...P... Paolo? "Ma Giuliana che c'è?" In preda al panico gli ho messo davanti alla testa uno specchio, "Guardati!" Paolo lo ha preso con una zampa, si è guardato e ha detto: "E allora, che ho?"
Che ho? Non si è accorto di nulla! Era tutto normale per lui. Tutto ovvio, semplice e scontato.