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Lucarelli: un lupo mannaro alla corte
Secondo il dottor Frosten Hugebart sezionare i libri è immorale: nel quarto volume de L’integrità della continuità ce ne dà un’ampia spiegazione. Piluccare le pagine di un tascabile Einaudi cercando i segreti di un manoscritto e del suo autore è disdicevole e scevro da ogni etichetta intellettuale. In ogni ricerca, poi, la purezza viene meno quando si cerca di dimostrare una tesi che per qualche istante – e qualche balzano motivo – ci ha attraversato la mente. Era notte, in casa ero sola e di birra non c’era neanche il ricordo atavico del luppolo. In televisione c’era un talk show e io portavo un pigiama a fiori; il conduttore il solito abito blu e l’ospite d’onore stesso colore ma più pregiato. Avevo tra le mani un libro: magro e maneggevole. La coperta mi copriva cosce e gambe dimenticandosi dei piedi: un fottuto guaio che avrebbe inficiato ogni mio futuro giudizio. Il conduttore del talk show mi fissava dal monitor e mi spiegava come fosse onorato di avere quella sera proprio quell’ospite lì. Stringevo forte il libro che avevo deciso di leggere e mi dicevo che quella notte la televisione non l’avrebbe avuta vinta. Impugnai il telecomando, pronta a togliere la sicura, e aprendo il libro mi immersi nella lettura. Era Lupo Mannaro di Carlo Lucarelli. Fagocitando le parole quello che vedevo e quello che leggevo cominciavano a fondersi nella mia testa. Il conduttore aveva dei nei orrendi sul viso e l’ospite faceva strani schemi su una lavagna, illustrando le sue migliori intenzioni. Leggevo. E il terrore cominciava a corrermi affannato lungo le ossa… “E’ magro, non tanto alto, un po’ calvo.” “- E chi è questo signore?
“Calvo, magro, non tanto alto, ma con qualcosa di strano. Il naso dritto, la bocca grande, dalle labbra sottili, i capelli neri tagliati corti che gli girano attorno alla testa come una corona, sopra le orecchie, con appena un velo di riporto sopra il cranio lucido… “ “E’ la pelle, me ne accorgo quasi immediatamente, è la pelle del volto che è strana. Liscia e rosea, quasi senza rughe, distesa come quella di un bambino. Al buio, l'altra sera non me ne ero accorto.” “Allungo il braccio senza alzarmi e mentre l’avvocato mi sfiora solamente le dita, l’ingegnere mi stringe forte, piegandomi il palmo.” “Veronica si sedette sul bracciolo della poltrona,
gli appoggiò un gomito su una spalla per restare in equilibrio e inclinò
leggermente la testa all’indietro, come faceva sempre per guardare qualcosa
che la incuriosiva. Sullo schermo le ragazze di Non è la Rai ballavano
saltando sul bordo di una piscina, mentre Ambra squittiva nel microfono una
risata nevrotica, a singhiozzo. “- Le ha uccise lei. Tutte. Non può negarlo, questo… è stato lei.
Chiusi gli occhi, ma fu solo per un attimo. Avevo il colpo in canna. L’Ingegner Velasco mi guardava beffardo e io non potei fare altro. Un colpo netto, preciso e pulito. Il tasto verde. Clic. Ingegnere, stanotte non mi avrai. Continuai a leggere e quella notte sognai che i serial killer, alla fine, li catturano sempre.
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