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FOTOGRAFO DI POESIE

Mario Giacomelli

a cura di Alessandro Torrelli

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Gente, gente e poi gente, ritratta a raccontare storie di anime perse e a volte ritrovate. File di uomini a indicarne il loro destino, immutabile e mai uguale.
E la vita diventa una poesia spontaneamente geometrica alla portata di tutti i visitatori della mostra che si tiene al Palazzo delle Esposizioni in Via Nazionale a Roma fino al 2 aprile. Mario Giacomelli, nato a Senigallia nel 1925, dove è morto nel novembre del 2000, ha lasciato una grande eredità all’arte fotografica italiana. La sua originalità nell’interpretare le poesie di grandi autori come Pavese, Adams, Lee Master, Leopardi ecc., è stata unica nel suo genere e significativa riuscendo ad esserne un fedele sceneggiatore. Famosi anche i suoi reportage come: Scanno, Lourdes, Loreto e Puglia che si aprono come finestre sul desiderio di ricomposizione della nostra gioia perduta.

 

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Nella famosa sequenza dei "pretini" (Io non ho mani che mi accarezzino il volto) del 1961 e tratta da una poesia di Padre David Maria Turoldo, l’alto contrasto da lui spesso usato, dà alle immagini e ai personaggi un gioco di linee e movimento, quasi assumendo forme coreografiche.

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Io non ho mani che mi accarezzino il volto
(duro è l’ufficio di queste parole che non
conoscono amori), non so le dolcezze dei
vostri abbandoni:
ho dovuto essere custode della vostra
solitudine.
Sono salvatore di ore perdute.


                             Padre David Maria Turoldo


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Nell’opera Ninna nanna (1985-7), l’autore mostra la lotta infinita contro il tempo, ogni volto ripreso trasmette le angosce infinite della propria esistenza, ogni ruga però diventa saggezza assoluta come a indicare una speranza per nuovi cieli.

 

Ninna nanna
Zitta, nanna,
Tutti i tuoi tesori
S’incrostano di ruggine.
I tuoi frivoli piaceri
Cadono
In polvere.
Sotto l’arco di zaffiro
Sopra il suolo d’erba
Non v’è più nulla
Da tenere
E il gioco è vecchio disfatto.
I tuoi occhi
Scintillano in febbre assonnata,
Le tue palpebre scendono
Sul loro sogno.
Tu vaghi tarda, sola.
La carne rode contro le ossa,
L’amore vien meno
Nel tuo petto.
Ecco il guanciale.
Riposa.

                              Léonie Adams

 

Stessa tematica si ripete in "io sono nessuno’’ tratto da una poesia di Emily Dickinson e nella "felicità raggiunta si cammina" ispirato invece dall’opera omonima di Montale (1992); la maturità fotografica dell’autore è all’apice, le opere acquistano decisamente un’elevata creatività compositiva e grafica dandone un’impronta astratta a volte impressionista, le ombre sono frequentemente presenti, alcune foto non sono più contrastate, ma sgranate fino a diventare evanescenti, quasi ad indicarne la dissolvenza di un sogno, forse chissà, il sogno della sua vita e raccontato attraverso questo percorso come un nonno racconta ai nipoti la propria esistenza (questo ricordo lo vorrei raccontare).

 

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.


                                         E. Montale

 

 

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