Robert Capa ![]() Foto di guerra per non dimenticare a cura di Alessandro Torrelli
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Dopo lo sbarco Le foto di Capa non solo hanno fatto scuola ai fotografi dei giorni nostri, ma anche ai grandi registi. Capa ha sposato lo stile del connubio compositivo/ soggettistico, non trascurando la luce. Dove la composizione chiarisce luoghi e fatti in una sorta di scena da set cinematografico, i soggetti ne diventano protagonisti, inconsapevoli attori per un pubblico a venire. Barcellona I soggetti di Capa difficilmente guardano nell'obbiettivo, il fotografo li sorprende e ne ritrae gli stati d'animo, congelando paure e noia, rabbia e sofferenza. Sicilia, ricovero di fortuna in una chiesa Robert Capa è il testimone dei giusti e degli oppressi e nelle battaglie, il nemico si impersonifica nell'essere umano di pari sofferenza, infatti il soldato di qualsiasi divisa, si spoglia di essa. Sicilia, seconda guerra mondiale L'obbiettivo di Capa immortala la natura umana e le sue angosce e ci ricorda che alla fine, nelle guerre dell'odio dettate dai potenti (tra l'altro quasi mai fotografati dall'autore), l'unico indiscusso vincitore è Thanatos - La Morte
Soldato americano ucciso dai cecchini a Lipsia Capa come un vero attore e grande artista, alla fine diventerà vittima sacrificale dei suoi stessi soggetti fotografici. Nel '54 dopo aver rincorso la guerra in lungo e in largo per il pianeta, firma il suo ultimo racconto dilaniato da una mina in Indocina. ![]() Miliziano anarchico colpito a morte in Spagna Ecco così riaffiorare da queste immagini e in modo sempre più nitido il senso che hanno oggi per noi le foto di questo grande autore: non dimenticare.
Interessante è il catalogo dei fratelli Alinari di Firenze, organizzatori della mostra itinerante che si concluderà a Siena dall'11 Ottobre al 12 Gennaio, presso Santa Maria della Scala, p.zza Duomo 2. Nelle 102 pgg vengono riportati fedelmente e in buona stampa tutti i viaggi di Capa in una sorta di enciclopedia delle immagini di guerra dello scorso millennio. Le vostre impressioni sulle foto di Robert Capa Deanna Definire Capa un fotografo di guerra è riduttivo rispetto alla sua capacità di rappresentare con estrema immediatezza la guerra e le sue sfaccettature. E non grazie alla rappresentazione delle azioni belliche, ma dal punto di vista delle emozioni di chi la subì. I sentimenti, la paura e le emozioni degli uomini e delle donne, siano essi civili che soldati in tempo di guerra e di pace. Difficile trovare una netta demarcazione nelle sue fotografie tra amici e nemici, tra i "grandi che hanno fatto la storia" e la gente comune. Capa, fotografo di guerra, che blocca il momento della morte di un anarchico perché è dentro i conflitti rischiando continuamente la vita e Capa edonista amante della vita e dei suoi piaceri che immortala la voglia di leggerezza di una borghesia che vuole dimenticare le difficoltà e le sofferenze. Robert Capa fu un grande fotografo e come tale complesso e sfuggente alle etichettature. Ratto Cosa può raccontare Robert Capa a chi non è fotografo, né esperto di fotografia? Cè una sensazione, nellosservare le foto di Capa, che è come un filo conduttore che accompagna il visitatore tra le immagini esposte. Tutte, o quasi, le foto del percorso proposto dalla mostra danno limpressione di congelare per sempre non semplici immagini, ma attimi di vita, nel preciso istante in cui locchio di Capa si è fermato su di loro. E lesperienza che può essere vissuta da chiunque di noi si soffermi, per alcuni istanti, magari anche per una manciata di secondi a riflettere, o fantasticare, su chi possa essere in realtà luomo o la donna seduti al nostro fianco in metropolitana, o sul bus. E un volto, certo, ma ogni volto è solo la punta di un iceberg, dietro ogni volto cè una storia, un vissuto. E le foto di Capa sono, soprattutto, foto di volti: è come se il fotografo si chiedesse, curioso, qual è la storia che sta dietro una soldatessa dellesercito della Cina Popolare fotografata mentre si distrae dallesibizione militare cui sta partecipando oppure come sarà tra unora, un anno, dieci anni, la vita del bambino che, trascinato dalla madre, corre a mettersi al sicuro da un bombardamento aereo nella IIa Guerra Mondiale. In questo senso, la fotografia di Capa blocca nel tempo tanti volti, tante storie passate o future che si incontrano, per caso, in un preciso momento strorico. Lavvenimento è solo una tappa, il crocevia in cui questi fiumi si incontrano. Vite che poi proseguono ciascuna secondo il proprio destino, caso o volontà, dopo aver vissuto o essere sopravvissute allattimo fotografato da Capa. Allora se vi è capitato, almeno una volta nella vita, di chiedervi "chissà chi è, che vita ha avuto o avrà questo sconosciuto che sta seduto qui di fronte a me" allora, forse, Capa vi regalerà unemozione, un déjà vù , un momento darte finalmente non riservato ai soli "addetti ai lavori", ma aperto a tutti.
Aggiungo con piacere un link: www.photographers.it/articoli/capa.htm, segnalato dagli autori stessi: (Luca Pagni, critico di fotografia e Lucio Valerio Pini), dove si approfondisce la non autenticità dell'evento del miliziano anarchico colpito a morte ripreso dall'obbiettivo di Capa (vedi foto nell'articolo). Ovviamente sapevo del mistero che aleggia attorno all'immagine del miliziano di Capa e delle ricerche per mettere in discussione l'autenticità dei fatti. Da conoscitore e amante della fotografia non mi sono mai posto il problema, però mi sembra giusto informare i lettori (anche se di questa storia si è sentito troppo parlare). Credo che il fine del messaggio di Capa, sia che la ripresa fosse reale che montata, non cambi; percorrendo tutta la mostra, si vedono immagini più cruente (anche morti in diretta) e non penso che siano tutte montature. Insomma non credo, che pur nel voler "ricostruire" questa scena Capa volesse falsificare la storia e usare le immagini per ingannare, questo è un vizio più dei mass-media di potere, e in ogni caso l'importante lavoro e il sacrificio di quest'uomo (tra l'altro morto su una mina), è servito per rendere al mondo una verità difficile da immaginare altrimenti. Capa, documentarista e anche artista dell'immediato, che riusciva a coniugare composizione, luci e tecnica con l'espressione dei soggetti, rendeva una fotografia espressiva come una scena di film. Un film dove siamo solo noi a meditare e giudicare la veridicità dello stato d'animo degli attori, protagonisti di una guerra che purtroppo ancora oggi è viva e vegeta. Alessandro Torrelli
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