Omero
- dal 1988 - la prima scuola di scrittura creativa in Italia Omero, cogliete la differenza! Al contrario di quello che si fa in altri corsi, pubblicizzati con molta enfasi, gli allievi dei nostri laboratori vengono seguiti personalmente in ogni passaggio (lezione, correzione, commento) dai professionisti e dagli autori che scelgono di diventare nostri docenti. I laboratori di formazione della Scuola Omero permettono ai
partecipanti di apprendere alcune forme di scrittura 'pratiche', cioè legate al mondo
delle professioni, guidati da esperti dei singoli campi. SCRITTURA
PUBBLICITARIA, condotto da Ernesto Spinelli LABORATORIO
DI SCRITTURA PUBBLICITARIA A cura d i Ernesto SpinelliImmaginate di incontrare qualcuno per la prima volta, a una cena o in un pub davanti a un bicchiere di vino. Gli chiedete che lavoro fa. Vi risponde che è un medico o un attore o uno studente. Voi conoscete la sua professione e avete argomenti di discussione. Ora è lui a chiedervi qual è il vostro lavoro. Rispondete: “sono copywriter”. Di solito la persona che avete davanti finge di aver capito, ma presto vi chiede spiegazioni. Questa scena accade spesso a chi lavora come copywriter nel reparto creativo di un’agenzia pubblicitaria. Infatti, nonostante cartelloni, annunci stampa e spot televisivi circondino la vita di tutti, la pubblicità è un piccolo enigma per i non addetti ai lavori. Il primo laboratorio di scrittura pubblicitaria della scuola Omero scioglierà questo enigma. Chiarirà i meccanismi produttivi del mondo della pubblicità e darà ai partecipanti tutte le basi per diventare copywriter, dal cosa si scrive al come si scrive. Per farlo, oltre alle principali tecniche di scrittura creativa, il laboratorio analizzerà a fondo il lavoro dei più importanti copywriter internazionali. Grazie alle continue esercitazioni, inoltre, permetterà ai partecipanti di preparare un book personale e, alla fine del corso, di produrre una campagna stampa. Il programma è diviso in dieci lezioni: 1) Cosa fanno le agenzie di pubblicità. Spot TV, campagne stampa e affissioni, radio, below the line. Come funzionano le agenzie di pubblicità e qual è il ruolo del copywriter. Impostazione del book personale. 2) Dal brief al lavoro creativo. Le idee prima della scrittura. Il dialogo con l’art director e il gruppo essenziale. 3) Cosa scrive un copywriter. Pay off. Headline. Bodycopy. Copy ad. 4) Come scrive un copywriter. Analisi del lavoro di alcuni importanti copywriter e delle migliori campagne pubblicitarie degli ultimi anni. 5) Analisi e sviluppo del book personale. 6) Il confronto creativo. Incontro con un copywriter e un art director di una delle più importanti agenzie italiane. 7) Brief per una campagna pubblicitaria. 8) Analisi e sviluppo delle idee per la campagna pubblicitaria. 9) Finalizzazione della campagna pubblicitaria. 10) La produzione, il lavoro come free lance e il rapporto con i clienti.
Ernesto
Spinelli 10 incontri, il mercoledì, dal 29.9 al 1.12.04, ore 18-20, costo € 420,00 iva inclusa Tel. 06.5809990
349.4695283 Email:
LABORATORIO DI MANAGEMENT CULTURALE A cura di Maria Ida Gaeta Il lavoro dell' operatore
culturale : ideare - progettare - realizzare eventi culturali Maria Ida Gaeta, direttrice della Casa delle letterature 15
incontri, il venerdì, dal 14.1.05 al 22.4.05, ore 18-20, costo € 600,00
iva inclusa Tel. 06.5809990
349.4695283 Email:
LABORATORIO DI TRADUZIONE LETTERARIA A cura di Eva Kampmann Perché alla gamma diversificata di proposte di corsi di scrittura creativa abbiamo affiancato un laboratorio di traduzione letteraria, ossia unintroduzione a una forma di scrittura che, per definizione, creativa non lo è affatto? Se avete una buona conoscenza della lingua inglese, amate giocare con quella italiana e siete incuriositi da un mestiere enigmatico quanto affascinante, possiamo scoprirlo insieme intraprendendo un viaggio in dieci tappe allinterno del processo traduttivo. Sarà un percorso tracciato allinsegna degli esercizi pratici e del confronto, e cosparso di provocazioni, sfide e tranelli, perché solo vivendo in prima persona i dilemmi e le illuminazioni, le frustrazioni e le gioie della traduzione in atto è possibile raggiungere allo stesso tempo una chiara consapevolezza del proprio stile di scrittura e la distaccata capacità mimetica necessaria per tradurre un testo scritto da unaltra persona nella maniera meno intrusiva possibile. In questo modo, a poco a poco emergeranno tutte le facce di unattività funambolica e paradossale, diversa eppure sotto molti aspetti simile a quella dello scrittore, sempre in bilico tra la superbia più spudorata e lumiltà assoluta, una scrittura derivativa, sì, ma allo stesso tempo ri-creativa, sempre tesa a rendersi invisibile, ad annullarsi proprio nel momento in cui rende unopera letteraria visibile in unaltra lingua. Eva Kampmann, traduttrice 10 incontri, il venerdì, dal 17.9 al 19.11.04, ore 16-18, costo € 420,00 iva inclusa Tel. 06.5809990
349.4695283, Email:
incontro con la
traduttrice Martina Testa
Questa è
una domanda che mi fa sentire molto in colpa. Non ho frequentato nessun corso specifico.
Liceo classico e laurea in lettere antiche, nel frattempo studiavo inglese il pomeriggio
in una di queste scuole di lingua al centro di Roma. Per quattro cinque anni. Un anno ho
fatto un corso di "traduzione" ma in realtà era semplicemente pratica della
lingua. Leggevo i libri, guardavo i film, destate andavo in vacanza coi miei negli
Stati Uniti. Praticavo linglese americano, ma così, per diletto. E poi un altro trucco secondo me è quello di coltivarsi una passione in proprio: che ne so, seguire da vicino la narrativa scozzese, cercare di capire chi sarà il prossimo Irvine Welsh, andare sul posto a spulciare nelle librerie, nelle riviste letterarie, fiutare laria che tira... Poi si va da una casa editrice che si interessa di quellarea lì e oltre a consegnare il curriculum si presenta qualche ghiotta proposta di pubblicazione. Cento punti in più. Cosa deve essere in grado di fare il traduttore ideale? Questo traduttore ideale si è mai incarnato in Italia in qualcuno in particolare? (a parte te, naturalmente) Quando ancora non immaginavo di fare la traduttrice, come tutti non notavo il nome del traduttore sui libri. Tranne quello di Yasmina Melaouah. La traduttrice di Pennac. (Mi piaceva molto Pennac, avevo tutti i suoi libri e sul frontespizio cera sempre lo stesso strano nome di donna.) Ecco, secondo me il massimo per un traduttore è essere "il traduttore di" uno o più specifici autori. La loro voce italiana. Come Ferruccio Amendola che è la voce di DeNiro. Questo significa conoscerli come le proprie tasche, quegli autori: leggere tutto quello che pubblicano, imparare il loro lessico, lo stile, sapere come la pensano sulle cose... E se possibile conoscerli di persona, essere in contatto con loro. Riconoscere la loro voce da quella degli altri. Cazzo, ma questi non sono i doveri del traduttore, sono i suoi piaceri! Una cosa che secondo me i traduttori dovrebbero fare (sarebbero le persone più adatte a fare) è lo scouting, cioè individuare nuovi scrittori e proporli agli editori. E anche scrivere sui giornali, o comunque fare critica: perché nessuno conosce tanto bene un libro quanto la persona che lha tradotto. Le recensioni dovrebbero scriverle tutte i traduttori, non i giornalisti che si leggono dieci libri a settimana e hanno un paio dore per buttare giù le loro impressioni! Ma mi sa che non sto rispondendo a tono alla domanda. Allora: cosa deve fare il bravo traduttore... be, mi pare sempre valido il paragone con il doppiaggio, cioè il bravo doppiatore fa sì che lo spettatore non faccia mai veramente caso al fatto che la sua voce è "sovraimposta" a quella vera dellattore che muove le labbra (anche se razionalmente sa che la voce è quella del doppiatore e non dellattore): e così il bravo traduttore deve scomparire, deve far dimenticare al lettore che esiste. Un po frustrante, detto così. Sì, io penso che bisogna essere umili per essere buoni traduttori, disposti a scomparire, a non farsi mai notare. Quanto bisogna padroneggiare, in proporzione, la propria lingua e quella che si deve tradurre per fare un bel lavoro? Hmmm... queste riflessioni teoriche non le ho mai fatte... ma mi sa che sono una di quelli che credono che per fare una buona traduzione è più importante la padronanza della lingua di partenza che quella di arrivo. Perché io credo che il momento cruciale sia quello in cui ti formi in mente il concetto che lautore sta esprimendo nella sua lingua. Devi cogliere non solo il significato delle parole, ma ogni loro sfumatura di registro (colloquiale, gergale, old-fashioned...; e che tipo di gergo? quanto old-fashioned?) limportanza della loro collocazione, e poi se alludono ad altro (giochi di parole, parodie, citazioni nascoste, rimandi intertestuali...). Se il traduttore non arriva a farsi unidea così precisa e dettagliata di quello che sta dicendo lautore, secondo me la traduzione sarà meno buona. E comunque io sono una di quelli che non amano molto le traduzioni "libere", e se un traduttore è anche scrittore, e quindi padroneggia per così dire troppo bene la lingua di arrivo, temo che tenda con più facilità ad allontanarsi dalla lettera del testo originale per metterci del suo. E' un caso o no che le tue traduzioni vadano sempre incontro ad autori americani di forte impatto narrativo (Homes, Leroy, Wallace, ma anche Bukowski)? Più che caso, è culo! Perché io ho la fortuna di poter scegliere cosa tradurre, e anzi a volte i libri che traduco ho contribuito personalmente alla decisione di pubblicarli... E quindi traduco questi autori americani di forte impatto narrativo perché quello è il tipo di letteratura che preferisco, quella che leggo. Mi appassiona la narrativa fatta di cose concrete, di storie, di trama. E conosco meglio la cultura e la società americana che quella inglese e australiana. Mettiamo che ora ti ritrovi con un nuovo libro da tradurre poggiato sulla scrivania: da dove cominci? Come organizzi il lavoro? Innanzitutto, la cosa migliore sarebbe aver letto tutto il libro prima di tradurlo. Per questioni di tempo, di lavori che si accavallano, non sempre mi è possibile. Ma mi sembra di fare un peccato mortale quando mi metto a tradurre senza aver presente tutto lo svolgimento del libro, il tono, il clima. Come organizzo il lavoro? Mmm... Non lo organizzo, temo. Prendo e traduco. Traduco di sera e nel weekend, perché di giorno lavoro in redazione a minimum fax. La sera da brava giovane spesso esco con gli amici e col fidanzato, quindi non cè "scaletta" che tenga. Non riesco a tradurre tot pagine ogni giorno. Magari alle nove di sera le mie amiche del liceo mi invitano al cinema, che faccio non ci vado? E un altro giorno di lavoro è saltato. Poi recupero, perché quando mi ci metto sono veloce, e allora dopo tre giorni che non ho fatto neanche una pagina un sabato ne faccio dieci, quindici. Ma non si dovrebbe fare così. Se uno facesse il traduttore e basta, di mestiere, e avesse quindi sempre alcune ore della giornata dedicate a quello, dovrebbe farsi un programma e rispettarlo. Mentre traduco cerco di non lasciare niente in sospeso. Tranne le cose che vanno cercate su internet o chieste allautore perché proprio non si capiscono. Ma cerco sempre di trovare lespressione giusta alla prima stesura, magari perdendoci parecchio tempo, piuttosto che tirare avanti con una traduzione letterale raffazzonata e tornarci sopra dopo. Perché odio la revisione. La revisione di quello che ho tradotto la faccio in fretta e a tirar via, e non ci trovo mai tanti errori perché non ho voglia di trovarceli. (Per fortuna cè il revisore della casa editrice che ci mette le mani con più serietà.) Dicevo delle cose da chiedere allautore: per fortuna nella maggior parte dei casi ho tradotto cose di contemporanei vivi e raggiungibili via email. Perché trovo impossibile completare una traduzione senza nessun aiuto da parte di una persona madrelingua. Ho sempre almeno una cinquantina di dubbi a libro che solo un madrelingua (e in particolare lautore) può risolvermi. E poi ho una serie di aiutanti per questioni specifiche: Valerio che mi risolve le questioni enologiche o sportive, un giornalista del Corriere dello Sport che mi aiuta dove non arriva Valerio, un newsgroup di appassionati delle armi per quando devo tradurre i racconti di Thom Jones sul Vietnam, Matteo per verificare che lespressione che voglio usare non sia troppo romana e la capisca anche un milanese, Caterina per i riferimenti a Guerre Stellari, Andrea per i riferimenti ai fumetti... Se un traduttore pensa di poter fare un buon lavoro senza nessun collaboratore esterno, sta fresco! Secondo me una buona traduzione ha bisogno di un sacco di persone diverse. Che rapporto c'è tra il tuo lavoro e la casa editrice che ti commissiona il lavoro? Riscontri, verifiche, condizionamenti, tempi... Ho lavorato solo con due case editrici finora, minimum fax e Fazi Editore. Ripeto, sono in una posizione assolutamente privilegiata: a minimum fax ho discreta voce in capitolo sulla stesura del piano editoriale, quindi bene o male scelgo i libri che voglio tradurre e scelgo pure quando tradurli. In un certo senso sono la datrice di lavoro di me stessa. Per quanto riguarda Fazi, mi sono addirittura permessa di rifiutare un paio di lavori che mi hanno offerto perché non avevo tempo... Ma i libri di JT Leroy non li rifiuterei. Per la famosa questione che mi piace lidea di essere "la voce italiana" di questo autore. Fortunatamente gli editor della Fazi sono soddisfatti del mio lavoro e spero che continueranno a lasciarmi questo onore. In media per la traduzione di un libro di due-trecento pagine impiego due o tre mesi, in cui con la casa editrice di fatto non interagisco (tranne per farmi dare lindirizzo email dellautore o del suo agente in modo da comunicare direttamente con lui). Dopo la consegna (che in genere avviene con non più di una o due settimane di ritardo sulla scadenza, tempi che rientrano ampiamente nella media fisiologica della categoria dei traduttori, proverbialmente inaffidabili), una persona mi rivede la traduzione, poi riguardiamo insieme le correzioni, io in genere le accetto praticamente tutte perché 1) i revisori fanno osservazioni generalmente giuste e preziose, 2) ne ho abbastanza di quel libro e voglio passare ad altro! Da quel momento in poi, sul libro lavora solo la casa editrice. Che libidine hai potuto sviluppare nella realizzazione e traduzione del libro "Burned Children of America", Minimum Fax 2001, dal momento che hai potuto partecipare alla scelta dei testi e degli autori? Eh, adesso mi spunta la lacrimuccia perché Burned Children per me più che un libro è un figlio! Che devo dire, una sera io e Marco Cassini, leditore di minimum fax, eravamo al ristorante ad appuntare su una tovaglietta di carta i nomi di un po di autori che avremmo voluto mettere in una nostra antologia ideale della nuova narrativa americana, e un anno e mezzo dopo eravamo al ristorante io lui e un libro: quellantologia, con quegli autori. È stata una cosa divertentissima ed emozionante, e ovviamente anche un lavoraccio: ci siamo messi a cercare racconti rigorosamente inediti di quegli autori, magari ne trovavamo uno che era inedito ma così così e lo scartavamo, oppure uno inedito e bellissimo di cui però non potevamo comprare i diritti, e poi uno di quegli autori ci consigliava un racconto di un altro autore, e bisognava andare a cercarci la rivista su cui era stato pubblicato, e poi bisognava risalire allagente... E poi quando abbiamo avuto la scaletta definitiva abbiamo chiamato a raccolta un po di amici traduttori per lavorare chi a un racconto chi a un altro... Non so, quando penso alla "costruzione" di Burned Children non riesco a immaginare niente di più bello. Poi il libro che è venuto fuori magari non è perfetto; cè gente a cui è piaciuto molto ma anche gente a cui non è piaciuto; ma io come faccio a giudicarlo obiettivamente, non è un libro, è un figlio! Quale degli autori tradotti finora ti ha dato più soddisfazione e quale meno? E perché? Più soddisfazione: "Verso Occidente lImpero dirige il suo corso" di David Foster Wallace (minimum fax 2001), perché è stato in assoluto il più difficile e io sono una secchioncella presuntuosa e le cose facili mi piacciono meno. Meno soddisfazione: "Intervista con Henry Miller", un bel libretto di poche cartelle che ho tradotto per minimum fax nel 1999; il compenso era di trecentomila lire e il giorno che sono andata a prendere lassegno ho preso lautobus senza biglietto e mi hanno fatto una multa di centocinquanta. Che rapporto umano hai con gli autori che hai tradotto? Mamma mia, ma ci rendiamo conto? Sono una traduttrice che ha rapporti umani con la maggior parte degli autori che ha tradotto! È bellissimo! Quelli con cui ho avuto a che fare sono stati tutti, nessuno escluso, gentilissimi e disponibilissimi con me. Hanno risposto alle domande che gli facevo via via sul testo che traducevo, mi hanno fatto ringraziamenti, complimenti... Una serie di soddisfazioni enormi. Che devo dire... Forse non è così frequente che i traduttori facciano domande agli autori mentre lavorano sui loro libri, e quindi quando capita gli autori si sentono lusingati. Con alcuni degli autori che ho tradotto, tipo Aimee Bender e Jonathan Lethem, siamo in rapporti di amicizia a tutti gli effetti. Wallace è abbastanza irraggiungibile perché non usa lemail, ma una volta mi ha mandato una letterina scritta a mano per ringraziarmi dellintroduzione a "Verso Occidente" e un altro po casco per terra dallemozione. Quale scrittore ti piacerebbe tradurre e perché? Mi piacerebbe tradurre tutti i libri di David Foster Wallace, è lui lo scrittore di cui, nella mia presunzione, vorrei essere "la voce italiana". Perché è complicato, cerebrale, erudito, ostico, e anche geniale e toccante. Ma ecco, già il prossimo libro di racconti lagente lha venduto a Einaudi invece che a minimum fax e quindi lo tradurrà qualcun altro. Uffa! Esposta come sei alla scrittura degli altri, riesci a trovare spazio e voglia per una tua scrittura autonoma? Non ho mai sentito il desiderio di scrivere qualcosa di mio. Scrivere per farmi leggere da un pubblico di sconosciuti, intendo. Niente racconti, niente poesie, niente giornalino della scuola, mai niente. Lintroduzione a "Verso Occidente" di Wallace e le cose che scrivo ogni tanto sul sito di minimum fax rappresentano la mia intera produzione letteraria. Va benissimo così! Com'è in Italia la situazione lavorativa dei traduttori? I traduttori letterari sono pagati in media troppo poco. Ma cè poco da fare, nelleditoria di soldi non ne girano tanti per nessuno. Per dire: non vedo gente arricchirsi smodatamente alle spalle dei traduttori sfruttati. Nella situazione in cui lavoro io, ci sono case editrici che pagano i traduttori appena possono e quanto più possono, ma spesso possono pagarli solo dopo molti mesi e non quanto meriterebbe la loro bravura. Però questa è la situazione in cui lavoro io, e io lavoro solo da tre anni e in un contesto abbastanza ristretto. Dovreste chiedere a molte persone diverse. Cè la questione della visibilità dei traduttori. Quando i giornali e le riviste pubblicano estratti da traduzioni di libri, troppo spesso non citano il nome del traduttore; in parecchi contesti (recensioni, informazione radiofonica o televisiva) in cui si citano i dati di un libro (titolo, autore, pagine, prezzo) il nome del traduttore viene omesso. Questa situazione andrebbe cambiata, le case editrici, specie le piccole e medie che seguono da vicino i propri titoli, dovrebbero sostenere il più possibile i loro traduttori. Perché, è inutile dirlo, sono fra i principali responsabili del successo di un libro. Fandango e Fazi mettono il nome del traduttore in copertina su alcune loro collane. minimum fax e meridiano zero mettono una nota biografica sul risvolto di copertina. Questi sono segnali importanti. Consigli per chi volesse intraprendere la professione del traduttore. Fare un altro mestiere. No, seriamente, fare almeno un altro mestiere che paghi regolarmente e decentemente, perché tradurre i romanzi sarà anche molto bello ma di sola traduzione letteraria non si vive!!! Magari fare sempre il traduttore, ma di manuali per computer, cataloghi di mostre, libri di cucina, che ne so. Lavorare per unagenzia di traduzione, o per il cinema e la tv (tradurre episodi di "Febbre damore" è lattività lavorativa con miglior rapporto fatica-compenso che abbia mai svolto). E poi soggiornare il più spesso possibile nei paesi in cui si parla la lingua da cui si traduce. Farsi unesperienza di prima mano della lingua e della cultura materiale di quei paesi. E tenersi ben aggiornati sulla loro produzione letteraria. ...Non mi viene in mente altro, ma mi sa che ho parlato abbastanza! LABORATORIO DI GIORNALISMO 1 - INTRODUTTIVO A cura di Giampaolo Cadalanu Chi, che cosa, dove, quando, perché, come. Sono le fatidiche "W" del giornalismo anglosassone, gli elementi caratteristici di ogni notizia, cinque in origine (tutti con liniziale W) ma alla fine diventati sei (anche se come, cioè How, ha la doppia v solo alla fine). Sono organi di un corpo vivente, capaci di sostenersi a vicenda o di strapparsi lun laltro lenergia se male assortiti e incapaci di collaborare. Eppure per descrivere la vita del lavoro giornalistico manca ancora una definizione. Con quali parole? Anche se i giornalisti non lo ammettono facilmente, nella stampa italiana lattenzione alla scrittura è sempre più importante. E riflettere un momento sulla scrittura giornalistica può servire a scrivere bene, e a leggere meglio. Naturalmente, ogni volta che sarà possibile, sarà meglio ascoltare direttamente dalle voci dei protagonisti un commento in prima persona sulle scelte lessicali come sullimpostazione generale del lavoro. Qualcuno forse vorrebbe nascondersi dietro "listinto", senza accettare di sezionare il corpo della sua prole scritta. Sintassi e retorica, senso della notizia e gusto del racconto: sono tutti là, sulla pagina scritta, in attesa di spiegarci le regole del loro gioco. Giampaolo Cadalanu, giornalista Giornalista de "La Repubblica", redazione Esteri Corso introduttivo 10 incontri, il venerdì, dal 24.9 al 26.11.04, ore 16-18, costo € 420,00 iva inclusa LABORATORIO DI GIORNALISMO 2 - AVANZATO Il corso di giornalismo avanzato della scuola Omero è in tutto e per tutto un’immersione nella pratica. Fra i giornalisti il luogo comune vuole che “il mestiere si impari in redazione” (ammesso che si riesca ad entrarci, e che ci sia qualcuno con il tempo, la voglia e la pazienza per insegnarlo). E dunque nel corso avanzato della scuola Omero gli allievi sono organizzati in una vera e propria redazione, con la guida del docente Giampaolo Cadalanu, della redazione Esteri del quotidiano "La Repubblica". Gli allievi - in un gruppo ristretto - avranno a disposizione i mezzi abituali in redazione: telefoni e computer con una connessione veloce a Internet. Ogni allievo verrà seguito passo passo, prima nell’orientamento generale, poi nella ricerca delle notizie (anche attraverso i diversi strumenti del web, ma non solo), nella realizzazione dei servizi, nella scrittura e infine nell’approccio alle testate più adatte, così da creare le basi per le prime collaborazioni. L'obbiettivo del corso è quello di formare dei free lance in grado di vendere con successo le loro collaborazioni alle pubblicazioni giornalistiche più importanti. Il corso è destinato a chi ha già qualche esperienza di base della scrittura giornalistica. Lab. avanzato LABORATORIO DI FORMAZIONE EDITORIALE Imparare i mestieri
delleditoria attraverso il confronto concreto con le diverse fasi dell'ideazione,
della produzione, della commercializzazione e della diffusione di un testo, stampato su
carta o pubblicato sul web.
15 incontri, il martedì, dal 25.1 al 3.5.05, ore 16-18, costo € 500,00 iva inclusa Tel. 06.5809990
349.4695283 Email:
LABORATORIO DI SCRITTURA D'ARTE E CURATELA DI MOSTRE A cura di Patrizia Ferri La
professione del critico e del giornalista d’arte sta uscendo dalla sfera
elitaria a cui era relegato solo qualche decennio fa e si sta sempre più
divulgando tra i giovani, tra coloro i quali hanno una formazione teorica di
base sull’arte moerna e contemporanea, svolta presso Università e Accademie,
ma anche tra chi, pure non provenendo da studi specifici nutra passione o
interesse verso l’arte e la cultura visiva in senso ampio. Una
predisposizione innata o indotta, con una buona dose di curiosità, spirito
d’osservazione e sensibilità, capacità di analisi e un certo talento
investigativo, sono alla base di una professione che appartiene al vasto
mondo della scrittura creativa che si rivolge, in questo caso,
all’interpretazione e alla lettura dell’esperienza estetica e del processo
artistico nelle sue varie declinazioni linguistiche, dalla pittura alla
scultura, fino alle nuove tecnologie applicate alla creatività. Patrizia Ferri, storica, critica d'arte e curatrice indipendente. Titolare della cattedra di storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Urbino, collabora con Università, Musei e Istituzioni nazionali e Internazionali, Gallerie private e Associazioni Culturali che promuovono l’arte contemporanea.Ha scritto e scrive per quotidiani e riviste specializzate tra cui “La Repubblica”, “Next”, “Art e Dossier”,”Juliet”, “Flash Art”come corrispondente per Roma e il Lazio e alcune riviste digitali come “La Critica”. Critico militante, curatrice di mostre e rassegne storiche e contemporanee, ha lavorato per il ripristino di alcune Collezioni permanenti istituzionali.Consulente per la De Agostini, Rai International, ha collaborato con Rai Sat e Rai Libro, conduttrice di programmi tematici, relatrice a Convegni sulla comunicazione estetica e le nuove tecnologie. Pubblica con varie Case Editrici tra cui De Agostini, Gangemi, Maretti Editore, Joice & c. Curatrice del sito Cut-Art all'interno di Omero.it. 10 incontri, il mercoledì, dal 12.1 al 15.3.05, ore 16-18, costo € 420,00 iva inclusa |