Omero - dal 1988 - la prima scuola di scrittura creativa in Italia

LABORATORI DI FORMAZIONE

Omero, cogliete la differenza! Al contrario di quello che si fa in altri corsi, pubblicizzati con molta enfasi, gli allievi dei nostri laboratori vengono seguiti personalmente in ogni passaggio (lezione, correzione, commento) dai professionisti e dagli autori che scelgono di diventare nostri docenti.

I laboratori di formazione della Scuola Omero permettono ai partecipanti di apprendere alcune forme di scrittura 'pratiche', cioè legate al mondo delle professioni, guidati da esperti dei singoli campi.
In questa stagione sono attivati i seguenti laboratori:

SCRITTURA PUBBLICITARIA, condotto da Ernesto Spinelli 
MANAGEMENT CULTURALE, condotto da Maria Ida Gaeta (Casa delle letterature)
FORMAZIONE EDITORIALE, condotto da Enrico Valenzi (editor)
TRADUZIONE LETTERARIA
, condotto da Eva Kampmann
GIORNALISMO 1 - INTRODUTTIVO  condotto da Giampaolo Cadalanu (giornalista "La Repubblica")
GIORNALISMO 2 - AVANZATO  condotto da Giampaolo Cadalanu (giornalista "La Repubblica")
SCRITTURA D'ARTE E CURATELA DI MOSTRE condotto da Patrizia Ferri

Tutti i laboratori si svolgono a Roma in via Tirso 90. Per maggiori informazioni, per iscrizioni e per i programmi dettagliati ci puoi contattare via Email o telefonando allo 06.580.99.90 o a 349.4695283
Per chi frequenta più di un laboratorio c'è uno sconto del 10%.

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LABORATORIO DI SCRITTURA PUBBLICITARIA

A cura di Ernesto Spinelli

Immaginate di incontrare qualcuno per la prima volta, a una cena o in un pub davanti a un bicchiere di vino. Gli chiedete che lavoro fa. Vi risponde che è un medico o un attore o uno studente. Voi conoscete la sua professione e avete argomenti di discussione. Ora è lui a chiedervi qual è il vostro lavoro. Rispondete: “sono copywriter”. Di solito la persona che avete davanti finge di aver capito, ma presto vi chiede spiegazioni. Questa scena accade spesso a chi lavora come copywriter nel reparto creativo di un’agenzia pubblicitaria. Infatti, nonostante cartelloni, annunci stampa e spot televisivi circondino la vita di tutti, la pubblicità è un piccolo enigma per i non addetti ai lavori.

Il primo laboratorio di scrittura pubblicitaria della scuola Omero scioglierà questo enigma. Chiarirà i meccanismi produttivi del mondo della pubblicità e darà ai partecipanti tutte le basi per diventare copywriter, dal cosa si scrive al come si scrive. Per farlo, oltre alle principali tecniche di scrittura creativa, il laboratorio analizzerà a fondo il lavoro dei più importanti copywriter internazionali. Grazie alle continue esercitazioni, inoltre, permetterà ai partecipanti di preparare un book personale e, alla fine del corso, di produrre una campagna stampa.  

  Il programma è diviso in dieci lezioni:

1)      Cosa fanno le agenzie di pubblicità. Spot TV, campagne stampa e affissioni, radio, below the line. Come funzionano le agenzie di pubblicità e qual è il ruolo del copywriter. Impostazione del book personale.

2)      Dal brief al lavoro creativo. Le idee prima della scrittura. Il dialogo con l’art director e il gruppo essenziale.

3)      Cosa scrive un copywriter. Pay off. Headline. Bodycopy. Copy ad.

4)      Come scrive un copywriter. Analisi del lavoro di alcuni importanti copywriter e delle migliori campagne pubblicitarie degli ultimi anni.

5)      Analisi e sviluppo del book personale.

6)      Il confronto creativo. Incontro con un copywriter e un art director di una delle più importanti agenzie italiane.

7)      Brief per una campagna pubblicitaria.

8)      Analisi e sviluppo delle idee per la campagna pubblicitaria.

9)      Finalizzazione della campagna pubblicitaria.

10)  La produzione, il lavoro come free lance e il rapporto con i clienti.

    

Ernesto Spinelli
E' un copywriter. Ha 31 anni e ha lavorato per molte agenzia di pubblicità internazionali, come Saatchi & Saatchi, JWT, Young & Rubicam. Oltre a scrivere per la pubblicità, scrive e dirige cortometraggi cinematografici.

10 incontri, il mercoledì, dal 29.9 al 1.12.04, ore 18-20, costo € 420,00 iva inclusa

Tel. 06.5809990 – 349.4695283  Email: barca.gif (1737 bytes)


LABORATORIO DI MANAGEMENT CULTURALE

A cura di Maria Ida Gaeta

Il lavoro dell' operatore culturale : ideare - progettare - realizzare eventi culturali

I percorsi formativi , accademici e non, offerti dalle aree di studio umanistiche appaiono oggi inadeguati a soddisfare le domande provenienti dal mondo del lavoro. Ed è per questo che spesso si definiscono "deboli" . Una debolezza data dal fatto che buona parte degli individui provenienti da questi percorsi di studio si trova costretto a "riciclare" le proprie conoscenze in ambiti differenti. Ma tale "debolezza" , in un mondo in continuo cambiamento, possiede al suo interno una forza che è data proprio dalla duttilità e dalla adattabilità mentale e, quindi, dalla capacità di ragionare e riformulare il sapere acquisito.
Immaginare nuovi percorsi formativi che si richiamino al patrimonio umanistico mettendolo al servizio delle imprese e della Pubblica Amministrazione. Perché il mondo del lavoro ha necessità di persone  con solide basi di cultura generale, ma flessibili ed adattabili ai diversi contesti sociali , relativi al marketing, alla comunicazione e alla gestione delle risorse umane.

Il percorso formativo del laboratorio propone  moduli di lavoro corrispondenti ad altrettanti contenuti :
- Introduzione generale
- Management  e teorie della qualità
- Progettazione di attività ed eventi culturali
   a. oggetto della politica culturale
   b. azioni di politica culturale
   c. la fruizione culturale
   d. analisi dei procedimenti : dall'ideazione alla realizzazione dell'evento culturale
- Marketing e marketing internazionale
   a. la definizione di marketing
   b. il marketing mix
   c. l'internazionalizzazione e la globalizzazione
   d. le strategie di rapporto con i mercati stranieri
- La comunicazione
   a. gli strumenti della comunicazione
   b. le aree della comunicazione
   c. la comunicazione pubblica
   d. le attività di comunicazione
   e. la misurazione dell'efficacia delle attività di comunicazione

Il laboratorio proporrà lo studio di una manifestazione già realizzata, come case study esemplificativo e la realizzazione di un nuovo evento, che sarà scelto dal gruppo di iscritti al laboratorio, come sperimentazione delle nozioni apprese. L'ambito di intervento sarà letterario.

Maria Ida Gaeta, direttrice della Casa delle letterature
Maria Ida Gaeta  è laureata in filosofia e in lettere . Ha conseguito due specializzazioni post-laurea in ricerca filosofica e in informatica per le scienze umanistiche. Ha svolto stage di studio e di lavoro in
Europa ( Amsterdam e Praga ) e negli Stati Uniti ( Boston) . Negli anni ottanta ha lavorato alla riorganizzazione del Sistema bibliotecario comunale di Roma occupandosi in particolare dell'animazione culturale di promozione della lettura . Dall'inizio degli anni novanta cura la programmazione degli eventi culturali del Comune di Roma , in particolare di quelli a carattere letterario ed editoriale. Ha ideato e realizzato la Casa delle Letterature di Roma, inaugurata nel maggio 2000, nuovo centro cittadino dedicato alla letteratura italiana e straniera del 900.

15 incontri, il venerdì, dal 14.1.05 al 22.4.05, ore 18-20, costo € 600,00 iva inclusa

Tel. 06.5809990 – 349.4695283  Email: barca.gif (1737 bytes)


LABORATORIO DI TRADUZIONE LETTERARIA

A cura di Eva Kampmann

Perché alla gamma diversificata di proposte di corsi di scrittura creativa abbiamo affiancato un laboratorio di traduzione letteraria, ossia un’introduzione a una forma di scrittura che, per definizione, creativa non lo è affatto? Se avete una buona conoscenza della lingua inglese, amate giocare con quella italiana e siete incuriositi da un mestiere enigmatico quanto affascinante, possiamo scoprirlo insieme intraprendendo un viaggio in dieci tappe all’interno del processo traduttivo. Sarà un percorso tracciato all’insegna degli esercizi pratici e del confronto, e cosparso di provocazioni, sfide e tranelli, perché solo vivendo in prima persona i dilemmi e le illuminazioni, le frustrazioni e le gioie della traduzione in atto è possibile raggiungere allo stesso tempo una chiara consapevolezza del proprio stile di scrittura e la distaccata capacità mimetica necessaria per tradurre un testo scritto da un’altra persona nella maniera meno intrusiva possibile. In questo modo, a poco a poco emergeranno tutte le facce di un’attività funambolica e paradossale, diversa eppure sotto molti aspetti simile a quella dello scrittore, sempre in bilico tra la superbia più spudorata e l’umiltà assoluta, una scrittura derivativa, sì, ma allo stesso tempo ri-creativa, sempre tesa a rendersi invisibile, ad annullarsi proprio nel momento in cui rende un’opera letteraria visibile in un’altra lingua.

Eva Kampmann, traduttrice
Ha tradotto, tra gli altri, Paul Auster (Leviatano), Karen Blixen (Carnevale), Joseph O' Connor (Il rappresentante), ecc.

10 incontri, il venerdì, dal 17.9 al 19.11.04, ore 16-18, costo € 420,00 iva inclusa                     

Tel. 06.5809990 – 349.4695283, Email: barca.gif (1737 bytes)

 

 

Dar la voce agli scrittori

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    JT Leroy                       D. F. Wallace

incontro con la traduttrice Martina Testa
sul mestiere del traduttore

a cura di Daniele Battaglia e Cristina Esposito



Qual è stato il tuo percorso di formazione per diventare traduttrice letteraria? Hai seguito delle scuole? O cos'altro?

Questa è una domanda che mi fa sentire molto in colpa. Non ho frequentato nessun corso specifico. Liceo classico e laurea in lettere antiche, nel frattempo studiavo inglese il pomeriggio in una di queste scuole di lingua al centro di Roma. Per quattro cinque anni. Un anno ho fatto un corso di "traduzione" ma in realtà era semplicemente pratica della lingua. Leggevo i libri, guardavo i film, d’estate andavo in vacanza coi miei negli Stati Uniti. Praticavo l’inglese americano, ma così, per diletto.

Finiti gli esami all’università, mentre facevo finta di scrivere la tesi, il mio amico Christian mi disse che aveva saputo da un suo amico che lavorava a minimum fax che cercavano un traduttore in gamba per un libro di saggi di David Foster Wallace. Io avevo appena finito il libro e mi era piaciuto da morire. Io e Christian ci siamo proposti, abbiamo fatto una prova di traduzione, è piaciuta molto. Sono passati tre anni e ho tradotto per minimum fax altri...ehm... tredici libri fra traduzioni e cotraduzioni. Nel frattempo ho lavorato anche un po’ per Fazi: anche lì, tutto è nato da un’amicizia con Simone Caltabellota, l’editor-in-chief, che ho conosciuto lavorando insieme su un progetto di rivista letteraria chiamata "Eliot-narrazioni" (due numeri soli, ma bellissimi!).

Insomma, mai fatto corsi, mai fatto stage, mai mandato curriculum...
Che consigli posso dare a chi vuole cominciare? Bazzicate le case editrici... i corsi e gli stage sono utili anche perché si conosce gente. E se si è bravi la gente se ne accorge, e gli viene voglia di lavorare con voi. Per quello che ho visto, l’editoria funziona per raccomandazioni, ma per raccomandazioni "sane", cioè quando uno è bravo la voce si sparge in fretta.

E poi un altro trucco secondo me è quello di coltivarsi una passione in proprio: che ne so, seguire da vicino la narrativa scozzese, cercare di capire chi sarà il prossimo Irvine Welsh, andare sul posto a spulciare nelle librerie, nelle riviste letterarie, fiutare l’aria che tira... Poi si va da una casa editrice che si interessa di quell’area lì e oltre a consegnare il curriculum si presenta qualche ghiotta proposta di pubblicazione. Cento punti in più.

Cosa deve essere in grado di fare il traduttore ideale? Questo traduttore ideale si è mai incarnato in Italia in qualcuno in particolare? (a parte te, naturalmente)

Quando ancora non immaginavo di fare la traduttrice, come tutti non notavo il nome del traduttore sui libri. Tranne quello di Yasmina Melaouah. La traduttrice di Pennac. (Mi piaceva molto Pennac, avevo tutti i suoi libri e sul frontespizio c’era sempre lo stesso strano nome di donna.) Ecco, secondo me il massimo per un traduttore è essere "il traduttore di" uno o più specifici autori. La loro voce italiana. Come Ferruccio Amendola che è la voce di DeNiro. Questo significa conoscerli come le proprie tasche, quegli autori: leggere tutto quello che pubblicano, imparare il loro lessico, lo stile, sapere come la pensano sulle cose... E se possibile conoscerli di persona, essere in contatto con loro. Riconoscere la loro voce da quella degli altri. Cazzo, ma questi non sono i doveri del traduttore, sono i suoi piaceri!

Una cosa che secondo me i traduttori dovrebbero fare (sarebbero le persone più adatte a fare) è lo scouting, cioè individuare nuovi scrittori e proporli agli editori. E anche scrivere sui giornali, o comunque fare critica: perché nessuno conosce tanto bene un libro quanto la persona che l’ha tradotto. Le recensioni dovrebbero scriverle tutte i traduttori, non i giornalisti che si leggono dieci libri a settimana e hanno un paio d’ore per buttare giù le loro impressioni!

Ma mi sa che non sto rispondendo a tono alla domanda.

Allora: cosa deve fare il bravo traduttore... be’, mi pare sempre valido il paragone con il doppiaggio, cioè il bravo doppiatore fa sì che lo spettatore non faccia mai veramente caso al fatto che la sua voce è "sovraimposta" a quella vera dell’attore che muove le labbra (anche se razionalmente sa che la voce è quella del doppiatore e non dell’attore): e così il bravo traduttore deve scomparire, deve far dimenticare al lettore che esiste. Un po’ frustrante, detto così. Sì, io penso che bisogna essere umili per essere buoni traduttori, disposti a scomparire, a non farsi mai notare.

Quanto bisogna padroneggiare, in proporzione, la propria lingua e quella che si deve tradurre per fare un bel lavoro?

Hmmm... queste riflessioni teoriche non le ho mai fatte... ma mi sa che sono una di quelli che credono che per fare una buona traduzione è più importante la padronanza della lingua di partenza che quella di arrivo. Perché io credo che il momento cruciale sia quello in cui ti formi in mente il concetto che l’autore sta esprimendo nella sua lingua. Devi cogliere non solo il significato delle parole, ma ogni loro sfumatura di registro (colloquiale, gergale, old-fashioned...; e che tipo di gergo? quanto old-fashioned?) l’importanza della loro collocazione, e poi se alludono ad altro (giochi di parole, parodie, citazioni nascoste, rimandi intertestuali...). Se il traduttore non arriva a farsi un’idea così precisa e dettagliata di quello che sta dicendo l’autore, secondo me la traduzione sarà meno buona.

E comunque io sono una di quelli che non amano molto le traduzioni "libere", e se un traduttore è anche scrittore, e quindi padroneggia per così dire troppo bene la lingua di arrivo, temo che tenda con più facilità ad allontanarsi dalla lettera del testo originale per metterci del suo.

E' un caso o no che le tue traduzioni vadano sempre incontro ad autori americani di forte impatto narrativo (Homes, Leroy, Wallace, ma anche Bukowski)?

Più che caso, è culo! Perché io ho la fortuna di poter scegliere cosa tradurre, e anzi a volte i libri che traduco ho contribuito personalmente alla decisione di pubblicarli... E quindi traduco questi autori americani di forte impatto narrativo perché quello è il tipo di letteratura che preferisco, quella che leggo. Mi appassiona la narrativa fatta di cose concrete, di storie, di trama. E conosco meglio la cultura e la società americana che quella inglese e australiana.

Mettiamo che ora ti ritrovi con un nuovo libro da tradurre poggiato sulla scrivania: da dove cominci? Come organizzi il lavoro?

Innanzitutto, la cosa migliore sarebbe aver letto tutto il libro prima di tradurlo. Per questioni di tempo, di lavori che si accavallano, non sempre mi è possibile. Ma mi sembra di fare un peccato mortale quando mi metto a tradurre senza aver presente tutto lo svolgimento del libro, il tono, il clima.

Come organizzo il lavoro? Mmm... Non lo organizzo, temo. Prendo e traduco. Traduco di sera e nel weekend, perché di giorno lavoro in redazione a minimum fax. La sera da brava giovane spesso esco con gli amici e col fidanzato, quindi non c’è "scaletta" che tenga. Non riesco a tradurre tot pagine ogni giorno. Magari alle nove di sera le mie amiche del liceo mi invitano al cinema, che faccio non ci vado? E un altro giorno di lavoro è saltato. Poi recupero, perché quando mi ci metto sono veloce, e allora dopo tre giorni che non ho fatto neanche una pagina un sabato ne faccio dieci, quindici.

Ma non si dovrebbe fare così. Se uno facesse il traduttore e basta, di mestiere, e avesse quindi sempre alcune ore della giornata dedicate a quello, dovrebbe farsi un programma e rispettarlo.

Mentre traduco cerco di non lasciare niente in sospeso. Tranne le cose che vanno cercate su internet o chieste all’autore perché proprio non si capiscono. Ma cerco sempre di trovare l’espressione giusta alla prima stesura, magari perdendoci parecchio tempo, piuttosto che tirare avanti con una traduzione letterale raffazzonata e tornarci sopra dopo. Perché odio la revisione. La revisione di quello che ho tradotto la faccio in fretta e a tirar via, e non ci trovo mai tanti errori perché non ho voglia di trovarceli. (Per fortuna c’è il revisore della casa editrice che ci mette le mani con più serietà.)

Dicevo delle cose da chiedere all’autore: per fortuna nella maggior parte dei casi ho tradotto cose di contemporanei vivi e raggiungibili via email. Perché trovo impossibile completare una traduzione senza nessun aiuto da parte di una persona madrelingua. Ho sempre almeno una cinquantina di dubbi a libro che solo un madrelingua (e in particolare l’autore) può risolvermi. E poi ho una serie di aiutanti per questioni specifiche: Valerio che mi risolve le questioni enologiche o sportive, un giornalista del Corriere dello Sport che mi aiuta dove non arriva Valerio, un newsgroup di appassionati delle armi per quando devo tradurre i racconti di Thom Jones sul Vietnam, Matteo per verificare che l’espressione che voglio usare non sia troppo romana e la capisca anche un milanese, Caterina per i riferimenti a Guerre Stellari, Andrea per i riferimenti ai fumetti... Se un traduttore pensa di poter fare un buon lavoro senza nessun collaboratore esterno, sta fresco! Secondo me una buona traduzione ha bisogno di un sacco di persone diverse.

Che rapporto c'è tra il tuo lavoro e la casa editrice che ti commissiona il lavoro? Riscontri, verifiche, condizionamenti, tempi...

Ho lavorato solo con due case editrici finora, minimum fax e Fazi Editore.

Ripeto, sono in una posizione assolutamente privilegiata: a minimum fax ho discreta voce in capitolo sulla stesura del piano editoriale, quindi bene o male scelgo i libri che voglio tradurre e scelgo pure quando tradurli. In un certo senso sono la datrice di lavoro di me stessa. Per quanto riguarda Fazi, mi sono addirittura permessa di rifiutare un paio di lavori che mi hanno offerto perché non avevo tempo... Ma i libri di JT Leroy non li rifiuterei. Per la famosa questione che mi piace l’idea di essere "la voce italiana" di questo autore. Fortunatamente gli editor della Fazi sono soddisfatti del mio lavoro e spero che continueranno a lasciarmi questo onore.

In media per la traduzione di un libro di due-trecento pagine impiego due o tre mesi, in cui con la casa editrice di fatto non interagisco (tranne per farmi dare l’indirizzo email dell’autore o del suo agente in modo da comunicare direttamente con lui).

Dopo la consegna (che in genere avviene con non più di una o due settimane di ritardo sulla scadenza, tempi che rientrano ampiamente nella media fisiologica della categoria dei traduttori, proverbialmente inaffidabili), una persona mi rivede la traduzione, poi riguardiamo insieme le correzioni, io in genere le accetto praticamente tutte perché 1) i revisori fanno osservazioni generalmente giuste e preziose, 2) ne ho abbastanza di quel libro e voglio passare ad altro! Da quel momento in poi, sul libro lavora solo la casa editrice.

Che libidine hai potuto sviluppare nella realizzazione e traduzione del libro "Burned Children of America",  Minimum Fax 2001, dal momento che hai potuto partecipare alla scelta dei testi e degli autori?

Eh, adesso mi spunta la lacrimuccia perché Burned Children per me più che un libro è un figlio! Che devo dire, una sera io e Marco Cassini, l’editore di minimum fax, eravamo al ristorante ad appuntare su una tovaglietta di carta i nomi di un po’ di autori che avremmo voluto mettere in una nostra antologia ideale della nuova narrativa americana, e un anno e mezzo dopo eravamo al ristorante io lui e un libro: quell’antologia, con quegli autori.

È stata una cosa divertentissima ed emozionante, e ovviamente anche un lavoraccio: ci siamo messi a cercare racconti rigorosamente inediti di quegli autori, magari ne trovavamo uno che era inedito ma così così e lo scartavamo, oppure uno inedito e bellissimo di cui però non potevamo comprare i diritti, e poi uno di quegli autori ci consigliava un racconto di un altro autore, e bisognava andare a cercarci la rivista su cui era stato pubblicato, e poi bisognava risalire all’agente... E poi quando abbiamo avuto la scaletta definitiva abbiamo chiamato a raccolta un po’ di amici traduttori per lavorare chi a un racconto chi a un altro... Non so, quando penso alla "costruzione" di Burned Children non riesco a immaginare niente di più bello. Poi il libro che è venuto fuori magari non è perfetto; c’è gente a cui è piaciuto molto ma anche gente a cui non è piaciuto; ma io come faccio a giudicarlo obiettivamente, non è un libro, è un figlio!

Quale degli autori tradotti finora ti ha dato più soddisfazione e quale meno? E perché?

Più soddisfazione: "Verso Occidente l’Impero dirige il suo corso" di David Foster Wallace (minimum fax 2001), perché è stato in assoluto il più difficile e io sono una secchioncella presuntuosa e le cose facili mi piacciono meno.

Meno soddisfazione: "Intervista con Henry Miller", un bel libretto di poche cartelle che ho tradotto per minimum fax nel 1999; il compenso era di trecentomila lire e il giorno che sono andata a prendere l’assegno ho preso l’autobus senza biglietto e mi hanno fatto una multa di centocinquanta.

Che rapporto umano hai con gli autori che hai tradotto?

Mamma mia, ma ci rendiamo conto? Sono una traduttrice che ha rapporti umani con la maggior parte degli autori che ha tradotto! È bellissimo! Quelli con cui ho avuto a che fare sono stati tutti, nessuno escluso, gentilissimi e disponibilissimi con me. Hanno risposto alle domande che gli facevo via via sul testo che traducevo, mi hanno fatto ringraziamenti, complimenti... Una serie di soddisfazioni enormi. Che devo dire... Forse non è così frequente che i traduttori facciano domande agli autori mentre lavorano sui loro libri, e quindi quando capita gli autori si sentono lusingati.

Con alcuni degli autori che ho tradotto, tipo Aimee Bender e Jonathan Lethem, siamo in rapporti di amicizia a tutti gli effetti. Wallace è abbastanza irraggiungibile perché non usa l’email, ma una volta mi ha mandato una letterina scritta a mano per ringraziarmi dell’introduzione a "Verso Occidente" e un altro po’ casco per terra dall’emozione.

Quale scrittore ti piacerebbe tradurre e perché?

Mi piacerebbe tradurre tutti i libri di David Foster Wallace, è lui lo scrittore di cui, nella mia presunzione, vorrei essere "la voce italiana". Perché è complicato, cerebrale, erudito, ostico, e anche geniale e toccante. Ma ecco, già il prossimo libro di racconti l’agente l’ha venduto a Einaudi invece che a minimum fax e quindi lo tradurrà qualcun altro. Uffa!

Esposta come sei alla scrittura degli altri, riesci a trovare spazio e voglia per una tua scrittura autonoma?

Non ho mai sentito il desiderio di scrivere qualcosa di mio. Scrivere per farmi leggere da un pubblico di sconosciuti, intendo. Niente racconti, niente poesie, niente giornalino della scuola, mai niente. L’introduzione a "Verso Occidente" di Wallace e le cose che scrivo ogni tanto sul sito di minimum fax rappresentano la mia intera produzione letteraria. Va benissimo così!

Com'è in Italia la situazione lavorativa dei traduttori?

I traduttori letterari sono pagati in media troppo poco. Ma c’è poco da fare, nell’editoria di soldi non ne girano tanti per nessuno. Per dire: non vedo gente arricchirsi smodatamente alle spalle dei traduttori sfruttati. Nella situazione in cui lavoro io, ci sono case editrici che pagano i traduttori appena possono e quanto più possono, ma spesso possono pagarli solo dopo molti mesi e non quanto meriterebbe la loro bravura. Però questa è la situazione in cui lavoro io, e io lavoro solo da tre anni e in un contesto abbastanza ristretto. Dovreste chiedere a molte persone diverse.

C’è la questione della visibilità dei traduttori. Quando i giornali e le riviste pubblicano estratti da traduzioni di libri, troppo spesso non citano il nome del traduttore; in parecchi contesti (recensioni, informazione radiofonica o televisiva) in cui si citano i dati di un libro (titolo, autore, pagine, prezzo) il nome del traduttore viene omesso. Questa situazione andrebbe cambiata, le case editrici, specie le piccole e medie che seguono da vicino i propri titoli, dovrebbero sostenere il più possibile i loro traduttori. Perché, è inutile dirlo, sono fra i principali responsabili del successo di un libro.

Fandango e Fazi mettono il nome del traduttore in copertina su alcune loro collane. minimum fax e meridiano zero mettono una nota biografica sul risvolto di copertina. Questi sono segnali importanti.

Consigli per chi volesse intraprendere la professione del traduttore.

Fare un altro mestiere.

No, seriamente, fare almeno un altro mestiere che paghi regolarmente e decentemente, perché tradurre i romanzi sarà anche molto bello ma di sola traduzione letteraria non si vive!!! Magari fare sempre il traduttore, ma di manuali per computer, cataloghi di mostre, libri di cucina, che ne so. Lavorare per un’agenzia di traduzione, o per il cinema e la tv (tradurre episodi di "Febbre d’amore" è l’attività lavorativa con miglior rapporto fatica-compenso che abbia mai svolto).

E poi soggiornare il più spesso possibile nei paesi in cui si parla la lingua da cui si traduce. Farsi un’esperienza di prima mano della lingua e della cultura materiale di quei paesi. E tenersi ben aggiornati sulla loro produzione letteraria.

...Non mi viene in mente altro, ma mi sa che ho parlato abbastanza!


LABORATORIO DI GIORNALISMO 1 - INTRODUTTIVO

A cura di Giampaolo Cadalanu

Chi’, ‘che cosa’, ‘dove’, ‘quando’, ‘perché’, ‘come’. Sono le fatidiche "W" del giornalismo anglosassone, gli elementi caratteristici di ogni notizia, cinque in origine (tutti con l’iniziale W) ma alla fine diventati sei (anche se ‘come’, cioè ‘How’, ha la doppia v solo alla fine). Sono organi di un corpo vivente, capaci di sostenersi a vicenda o di strapparsi l’un l’altro l’energia se male assortiti e incapaci di collaborare. Eppure per descrivere la vita del lavoro giornalistico manca ancora una definizione. Con quali parole? Anche se i giornalisti non lo ammettono facilmente, nella stampa italiana l’attenzione alla scrittura è sempre più importante. E riflettere un momento sulla scrittura giornalistica può servire a scrivere bene, e a leggere meglio. Naturalmente, ogni volta che sarà possibile, sarà meglio ascoltare direttamente dalle voci dei protagonisti un commento in prima persona sulle scelte lessicali come sull’impostazione generale del lavoro. Qualcuno forse vorrebbe nascondersi dietro "l’istinto", senza accettare di sezionare il corpo della sua prole scritta. Sintassi e retorica, ‘senso della notizia’ e gusto del racconto: sono tutti là, sulla pagina scritta, in attesa di spiegarci le regole del loro gioco.

Giampaolo Cadalanu, giornalista
Giornalista de "La Repubblica", redazione Esteri

Corso introduttivo

10 incontri, il venerdì, dal 24.9 al 26.11.04, ore 16-18, costo € 420,00 iva inclusa

LABORATORIO DI GIORNALISMO 2 - AVANZATO

Il corso di giornalismo avanzato della scuola Omero è in tutto e per tutto un’immersione nella pratica. Fra i giornalisti il luogo comune vuole che “il mestiere si impari in redazione” (ammesso che si riesca ad entrarci, e che ci sia qualcuno con il tempo, la voglia e la pazienza per insegnarlo). E dunque nel corso avanzato della scuola Omero gli allievi sono organizzati in una vera e propria redazione, con la guida del docente Giampaolo Cadalanu, della redazione Esteri del quotidiano "La Repubblica". Gli allievi - in un gruppo ristretto - avranno a disposizione i mezzi abituali in redazione: telefoni e computer con una connessione veloce a Internet. Ogni allievo verrà seguito passo passo, prima nell’orientamento generale, poi nella ricerca delle notizie (anche attraverso i diversi strumenti del web, ma non solo), nella realizzazione dei servizi, nella scrittura e infine nell’approccio alle testate più adatte, così da creare le basi per le prime collaborazioni. L'obbiettivo del corso è quello di formare dei free lance in grado di vendere con successo le loro collaborazioni alle pubblicazioni giornalistiche più importanti. Il corso è destinato a chi ha già qualche esperienza di base della scrittura giornalistica.

Lab. avanzato 
12 incontri, il venerdì, dal 14.1 al 1.4.05, ore 16-18, costo € 500,00 iva inclusa

  
Tel. 06.5809990 – 349.4695283
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LABORATORIO DI FORMAZIONE EDITORIALE

A cura di Enrico Valenzi

Imparare i mestieri dell’editoria attraverso il confronto concreto con le diverse fasi dell'ideazione, della produzione, della commercializzazione e della diffusione di un testo, stampato su carta o pubblicato sul web.
E’ questa la filosofia che muove il laboratorio di formazione editoriale e che condurrà i partecipanti in un’avventura che li vedrà protagonisti dalle prime battute preparatorie fino alla pubblicazione di un libro della casa editrice Omero e fino alla realizzazione e all'"impaginazione" di intere porzioni del sito Omero. Così affronteranno direttamente il giudizio reale delle librerie e della rete internet. Gli iscritti al laboratorio formeranno una redazione che, diretta da me in qualità di editore-caporedattore e col contributo di altri esperti, si applicherà ai tanti aspetti tecnico-professionali del mondo editoriale. Dalla lettura dei manoscritti alla stesura di schede di giudizio, dalle tecniche di fabbricazione alla veste grafica, dalla distribuzione all’ufficio stampa. Per permettere ai partecipanti al laboratorio di svolgere un corretto e ampio apprendistato la Scuola di scrittura Omero metterà a disposizione tutti gli spazi e le esperienze editoriali acquisiti in oltre quindici anni di attività. Siamo convinti che alla fine di questo percorso alcuni dei partecipanti ne sapranno di più di chi li avrà guidati con passione fino all’ultimo incontro.

Programma del corso di formazione editoriale a cura di Enrico Valenzi, editore delle edizioni Omero e del portale www.omero.it, fondatore e direttore della Scuola di scrittura creativa Omero.

PRIMA PARTE
Ideare e progettare un prodotto editoriale (rivista, libro, sito)

1. Conoscere i prodotti editoriali più importanti
Osservatorio su riviste, libri, siti internet di argomento culturale, artistico, spettacolare.
2. Smontaggio e rimontaggio di un prodotto editoriale
La rivista di scrittura creativa Omero si mette a nudo sul banco di lavoro del laboratorio di formazione editoriale per essere esaminata in ogni suo elemento redazionale, grafico, compositivo. Analisi comparata con altre riviste italiane e internazionali.
3. Il disegno di una collana editoriale
Visione e studio delle più importanti e interessanti collane editoriali italiane; dalle scelte tematiche allo stile grafico.
4. Siti, miti e riti di internet
Visita ad alcuni dei siti più riusciti su internet e studio delle diverse impostazioni editoriali.

SECONDA PARTE
Realizzare, sperimentare e distribuire un prodotto editoriale

1. Fasi di lavorazione di una rivista
Dall'idea iniziale al visto si stampi. La distribuzione dei compiti editoriali per raggiungere la massima efficienza e professionalità.
2. Come si concepisce e realizza un libro, sia esso di narrativa oppure no
Le qualità che caratterizzano un prodotto librario in un mercato editoriale saturo.
3. Allestimento di un sito internet
Peculiarità del mezzo. Frammentazione del messaggio o densità di comunicazione? Calda trasmissione familiare o algido snobismo linguistico? Quanto scritto, quanta immagine, quanto suono?
4. La parte economica
Il bello deve sposarsi all'utile e all'economico. Come conciliare bellezza e preventivi nei prodotti editoriali.
5. Far conoscere il proprio prodotto - l'ufficio stampa
Fiere del libro, conferenze stampa, presentazioni pubbliche, internet; ogni luogo prevede un diverso tipo di lancio editoriale.
6. La distribuzione
Come entrare nel "mercato" e come restarci bene e il più a lungo possibile.

TERZA PARTE
I mestieri dell'editoria

1. Chi lavora in una rivista che si occupa di cultura e spettacolo
Dal correttore di bozze all'editore. Come ci si organizza quando si è una piccola squadra.
2. Suddivisione dei compiti per portare a buon fine un prodotto librario
Dal rapporto con l'autore o con il curatore del libro alle "relazioni improprie" con i critici e gli addetti ai lavori.
3. Lavorare per un sito internet
Come far nascere, ma anche tenere brillantemente in vita il proprio sito. Segreti dell’audience


Enrico Valenzi
, direttore della Scuola di scrittura Omero e responsabile editoriale della casa editrice Omero e del sito Omero.
Laboratorio in cui si affronteranno in modo approfondito gli aspetti specifici dei tanti mestieri che compongono il campo dell'editoria e dell'imprenditoria culturale, cartacea e web.

15 incontri, il martedì, dal 25.1 al 3.5.05, ore 16-18, costo € 500,00 iva inclusa              

Tel. 06.5809990 – 349.4695283 Email: barca.gif (1737 bytes)


LABORATORIO DI SCRITTURA D'ARTE E CURATELA DI MOSTRE

A cura di Patrizia Ferri

La professione del critico e del giornalista d’arte sta uscendo dalla sfera elitaria a cui era relegato solo qualche decennio fa e si sta sempre più divulgando tra i giovani, tra coloro i quali hanno una formazione teorica di base sull’arte moerna e contemporanea, svolta presso Università e Accademie, ma anche tra chi, pure non provenendo da studi specifici nutra passione o interesse verso l’arte e la cultura visiva in senso ampio. Una predisposizione innata o indotta, con una buona dose di curiosità, spirito d’osservazione e sensibilità, capacità di analisi e un certo talento investigativo, sono alla base di una professione che appartiene al vasto mondo della scrittura creativa che si rivolge, in questo caso, all’interpretazione e alla lettura dell’esperienza estetica e del processo artistico nelle sue varie declinazioni linguistiche, dalla pittura alla scultura, fino alle nuove tecnologie applicate alla creatività.
Il laboratorio prevede una breve parte introduttiva riguardante la metodologia  critica, elementi di storia di critica d’arte, una geografia sintetica dei maggiori movimenti artistici dal Novecento fino ad oggi e delle maggiori riviste d’arte, l’analisi dell’opera d‘arte con  la lettura dei testi di poetica dei maggiori artisti contemporanei, alcuni dei quali parteciperanno alle esercitazioni in aula. Il secondo livello del corso riguarderà la curatela di eventi e  mostre nei suoi vari aspetti, scientifici e logistici:dal progetto iniziale nelle sue varie tipologie, alla scelta della sede espositiva a quella degli artisti e delle opere, all’organizzazione,  all’allestimento, al catalogo ai rapporti con la stampa per la sua diffusione.
I partecipanti presenteranno alla fine del corso l’elaborazione di  testi critici, recensioni di mostre visitate durante il laboratorio che saranno pubblicati nel sito Cut-Art all’interno del portale di Omero.it e il progetto di una manifestazione artistica.
A conclusione un decalogo chiavi in mano per orientarsi nel complesso e affascinante mondo lavorativo del critico d’arte e del curatore. 

Patrizia Ferri, storica, critica d'arte e curatrice indipendente. Titolare della cattedra di storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Urbino, collabora con Università, Musei e Istituzioni nazionali e Internazionali, Gallerie private e Associazioni Culturali che promuovono l’arte contemporanea.Ha scritto e scrive per quotidiani e riviste specializzate tra cui “La Repubblica”, “Next”, “Art e Dossier”,”Juliet”, “Flash Art”come corrispondente per Roma e il Lazio e alcune riviste digitali come “La Critica”. Critico militante, curatrice di mostre e rassegne storiche e contemporanee, ha lavorato per il ripristino  di alcune Collezioni permanenti istituzionali.Consulente per la De Agostini, Rai International, ha collaborato con Rai Sat e Rai Libro, conduttrice di programmi tematici, relatrice a Convegni sulla comunicazione estetica e le nuove tecnologie. Pubblica con varie Case Editrici tra cui De Agostini, Gangemi, Maretti Editore, Joice & c. Curatrice del sito Cut-Art all'interno di Omero.it.

10 incontri, il mercoledì, dal 12.1 al 15.3.05, ore 16-18, costo € 420,00 iva inclusa                  

Tel. 06.5809990 – 349.4695283 Email: barca.gif (1737 bytes)