MA SERGIO FANUCCI SOGNA PECORE ELETTRICHE?
di Lucia Pappalardo



Quando si pensa a Fanucci Editore si pensa inevitabilmente alle copertine fluorescenti, nel reparto fantascienza, che mostrano, in vari colori, le mirabolanti opere di Philip K. Dick. Mi sono chiesta cosa ci fosse dietro a quest’intuizione e quest’amore della Fanucci per Dick, e così ho pensato che l’unica dietrologia immaginifica che avrei accettato sarebbe stata quella di Sergio Fanucci in persona: l’ho incontrato al Palazzo dei Congressi durante la manifestazione più Libri, più Liberi, dopo una conferenza dei piccoli editori in cui lui non sembrava poi così “piccolo” mentre spiegava animatamente le sue ragioni ad un “grande” libraio…




Fanucci editore fino a qualche tempo fa era specializzato nella fantascienza, cosa è diventato oggi? 


Una casa editrice che fa della fantascienza un punto di partenza e come maturazione porta il suo progetto editoriale verso l'immaginario. Quindi, tratta dell'immaginario più vasto che comprende la fantascienza ma comprende anche l'immaginario più realistico, comprende il fantasy e soprattutto una scelta di autori molto più significativi anche riscoprendo vecchi autori dimenticati.


C’è una cultura fantascientifica in Italia? 


Sì, c’è una cultura fantascientifica in Italia un po’ in depressione in questo momento perché non ha saputo rinnovarsi. Un po’ la realtà ha raggiunto e superato la fantascienza e questo non ha consentito di trovare nuovi spunti, nuove idee, nuove visioni. Noi, come casa editrice, allargando il progetto editoriale siamo andati a cogliere le idee e le visioni che la fantascienza cosiddetta tradizionale non ci ha dato andando verso una narrativa più di speculazione e quindi, appunto, verso una narrativa di immaginario.


Uno dei vostri autori più importanti è sicuramente Philip Dick, il battage pubblicitario che c’è durante l’uscita dei suoi film influisce sulle vendite dei vostri libri? 


Assolutamente sì. Il Rapporto di Minoranza ha venduto in un solo mese più di 25.000 copie grazie all’uscita del film. Però devo dire che Dick non si esaurisce solamente negli eventi cinematografici ma in realtà ha una vita di grande autore, grande scrittore che è stato, che è, soprattutto grazie alla vendita di romanzi meravigliosi come Ma gli androidi sognano pecore elettriche o anche L’uomo nell’altro castello.


Le è piaciuto Minority report, il film che Spielberg ha tratto dal racconto di Dick? 


Parte bene e… devo dire che finisce male, nel senso che quello è un finale non assolutamente dickiano, è un finale che se Dick l’avesse visto sarebbe rimasto, diciamo, a bocc…


A bocca aperta? E' un po’ melo’?

 

Esatto. Perché appunto questo “yankees go home”, questo finale del vogliamoci bene, e che comunque c’e’ una salvezza… in realtà non c’è nel racconto di Dick, non c’è proprio in tutta la produzione Dickiana.


Quindi c’è un abisso, per esempio, tra Blade Runner, sempre tratto da Dick, e Minority Report, secondo lei?


Sì, assolutamente sì.

 

Quali sono gli autori migliori che pensa di aver pubblicato, a parte Philip Dick?

 

Angela Carter, è appena uscito La bottega dei giocattoli, è uscito 7 mesi fa; e pubblicheremo I buoni e i cattivi, altro romanzo inedito, sempre di Angela Carter. Inglese, scomparsa 10 anni fa, una scrittrice straordinaria, soprattutto per aver colto questa sensazione di gotico che c’è in ognuno di noi. Quindi è un’autrice che ha fatto veramente da capostipite. E poi sicuramente James Ballard, che è stato pubblicato tanti anni fa, di cui ripubblicheremo tutti quanti i racconti in due volumi, sono più di 1200 pagine, più di 150 racconti; è uno dei grandi scrittori che dalla fantascienza è approdato all’immaginario.

 

C’è un libro che sta per uscire di cui vi sentite particolarmente convinti?

 

Sì. C’è un libro per ragazzi, l’autore si chiama Serge Brussolo, il ciclo è Peggy Sue e gli invisibili, il titolo del romanzo è Il sonno del demonio, secondo romanzo delle avventure di Peggy Sue: una eroina anti Harry Potter decisamente più accattivante e più interessante, meno classista.

 

Se ci fosse un acquirente che avesse i soldi per comprare un solo libro della Fanucci quale consiglierebbe?

 

Un libro tascabile che si chiama Ubik di Philip K. Dick che costa soli 7 euro e 23 centesimi.

 

C’è un progetto culturale preciso dietro la vostra casa editrice?

 

Assolutamente sì. Il progetto, appunto, era quello che prima in qualche modo presentavo, questo della letteratura dell’immaginario. Nella nostra casa editrice è possibile cogliere tutti gli aspetti dell’immaginario e non del realismo, neanche del realismo magico. L’immaginario secondo noi è oggi la chiave più efficace per leggere il presente proiettandosi in avanti: visioni e idee possono procurarti quel punto di vista diverso che occorre oggi per capire di più dove stiamo andando e cosa saremo.

 


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