| Recensioni alla moda sui Promessi sposi di Bartleby
Pietro Citati Leggendo il romanzo sentiamo palpitare dentro di noi il cuore oscuro dell'anima dell'Innominato (profumata di spezie e disperazione) e dimoriamo con apprensione nell'animo tremante e ostinato di Lucia e abitiamo spaventati nei terribili conflitti di coscienza di Agnese, ma poi ci accade di raccoglierci nella tranquilla fede del cardinale Borromeo e nella fede semplice degli umili che popolano il romanzo (contigua a quella del contadino che si occupa, con grazia arcaica, del giardino della mia villa in Maremma), e ci sembra infine di vibrare insieme al paesaggio stesso descritto da Manzoni, con quel cielo che è così bello quando è bello...
Roberto Cotroneo Questo romanzo è una truffa, un imbroglio editoriale. Ci viene presentato nella manchette come il grande, insuperabile romanzo italiano del secolo. Ma non si tratta di un romanzo. Del romanzo ottocentesco non ha alcuni elementi caratterizzanti il genere: né una storia d'amore più o meno tormentata, né il crudo realismo sociale dickensiano, né il respiro epico tolstoiano. E poi più che essere un romanzo è un pamphlet ideologico-morale, un manifesto del cattolicesimo italiano e delle sue istanze illuministiche (che avrebbe potuto essere ben prefato da mio zio Umberto Eco). Questo la dice lunga sui meccanismi dell'editoria, sul modo con cui vengono fatte le promozioni librarie...
Angelo Guglielmi Un romanzo interessante (e atipico), dato che si discosta dal prodotto medio (e normalizzato): qui infatti l'autore si impegna a raffreddare i sentimenti, o meglio a darne una rappresentazione anomala (da una angolazione inconsueta). C'è dentro di tutto, di più: cronaca, documento storico, meditazione morale, polemica ideologica, ritrattistica psicologica ... (che non si sia ispirato, magari in un immaginario flash-forward storico, al mio "Blob" televisivo?)
Asor Rosa A monte della qualità intrinseca del romanzo ci sembra interessante per il discorso che stiamo tentando di svolgere sui grandi processi storici di ricomposizione sociale la questione degli intellettuali cattolici, della loro formidabile propensione a una mediazione concreta tra istanze illuministico-radicali di impronta francese e un moderatismo autoctono
Spinazzola La scelta da parte di Manzoni del linguaggio toscano, e non di quello letterario, ma del fiorentino vivo, parlato, rappresenta forse l'aurora di quella "democrazia letteraria" che descrivo da qualche anno . Così già nel secolo scorso tenta di ristabilire l'antico patto che lega il romanziere al proprio pubblico sempre più ampio, destinato a crescere poi nel'900, grazie alla scolarizzazione di massa e all'acculturazione legata a partiti e sindacati
Il romanzo manzoniano può essere letto come una favola e quindi descritto nelle 6 categorie semantiche (o "attanti" fissate da Greimas (che riguardano i diversi ruoli dei personaggi): Soggetto: Renzo E questo è tutto
Goffredo Fofi Rispetto ai capolavori del romanzo europeo i Promessi sposi ci era sembrato secondario. Poi però abbiamo rivalutato Manzoni come atipico narratore del nostro paese (al pari di altri autori come Fellini, Altari o Sergio Bruni) che, oltre a consolarci molto, ci presenta pure figure che resistono alla omologazione. Pensiamo a fra Cristoforo, che soprattutto agisce (cent'anni dopo avrebbe aderito alle marce per la pace di Capitini ... ). La sua è una religiosità radicale, concreta, che sta lì a ricordarci la nostra viltà e infingardaggine e abulia...
Enrico Ghezzi Devo dire (ma a ben pensarci "devo no", perché nessuno mi obbliga) che mi viene voglia di partire (ma "no partire": chi parte arriva, io non so arrivare, non voglio arrivare, in un certo senso siamo già arrivati tutti ...) dicevo di cominciare da Re(nzo) ... ovvero da questa straordinaria ambiguità, da questo vuoto o v(u)oto che è al centro del romanzo (che poi non è un'opera prima ma un remake degli Sposi promessi) ... Re(nzo), dunque Re, il primo cittadino, sovranità di uno sguardo partecipe e impartecipe... eppure anche l'ultimo cittadino ... la sua infinita deriva ... la storia romanzesca come deriva (dei corpi, del desiderio, anzi del corpo del desiderio ... ) ... sempre intempestivo, in un certo senso fuori orario... ma anche erranza felice, oltre il tempo ... e poi gli appestati deformi a Milano come gli zombies nel videoclip di John Landis per Michael Jackson "Thriller" ... buona visione.
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